Esteri

Maduro peggio di Pinochet. Nobel a Machado una speranza

I numeri della repressione e della povertà parlano chiaro. Maduro sorretto da un "Asse del Risentimento", regimi che si oppongono all'idea occidentale di libertà. Parla Maurizio Stefanini

Maduro (Cnn)

Mentre aumentano le tensioni tra Venezuela e Stati Uniti e il Nobel per la Pace a Maria Corina Machado evoca venti di speranza, in alcuni ambienti si assiste ad un ritorno della disinformazione in chiave bolivariana e filo-Maduro. Per meglio fare chiarezza sui nodi delle relazioni di Caracas e dello stato attuale del regime venezuelano abbiamo intervistato Maurizio Stefanini, giornalista, saggista e penna storica del Foglio e di Libero, per parlare del suo ultimo libro “Intanto a Caracas. Venezuela il grande enigma geopolitico” (Paesi edizioni).

Intanto a Caracas

FRANCESCO SUBIACO: Come nasce “Intanto a Caracas”?

MAURIZIO STEFANINI: Si tratta di un libro che cerca di proseguire i temi e gli argomenti trattati nel mio saggio del 2019, “Adiós Venezuela” (sempre edito Paesi edizioni), in cui raccontavo la nascita e l’evoluzione del chavismo. In questo secondo capitolo ho invece affrontato gli sviluppi che hanno accompagnato le evoluzioni politiche del Venezuela dal fallimento del tentativo di Guaidò alla più recente attualità.

FS: E quale è il significato del titolo del tuo ultimo libro?

MS: “Intanto” è la parola che riassume tutto. Perché mentre altre evoluzioni strategiche hanno occupato l’attenzione del dibattito pubblico a Caracas la dittatura continuava le sue repressioni, la fame cresceva, l’opposizione lottava. Questo libro è il racconto di quello che è avvenuto in questi ultimi anni. 

Il caso Chavez

FS: Cosa rimane del caso Chávez?

MS: Si tratta di una figura paradossale che è stata eletta democraticamente, ma ha seguito delle derive autoritarie. Era un militare populista, con l’idea di essere il nuovo Bolívar, ma l’eredità che ha lasciato è stata ben diversa. Ha usato la retorica socialista, ma non può essere ridotto ad un comunista in senso stretto. Ha nazionalizzato, distribuito, corrotto, e con il petrolio ha costruito il suo regime.

Finché c’erano soldi, i consensi erano alti, come lo erano le repressioni. Tutto questo è però venuto successivamente meno trasformando il Venezuela da uno dei Paesi più ricchi della regione ad uno dei più poveri. Quando è arrivato Maduro, non c’erano più né soldi né consenso. È rimasta solo la paura. 

FS: Chávez quindi non era un comunista in senso stretto?

MS: No. Era un particolare esponente del socialismo del XXI secolo. Parlava di “socialismo bolivariano”, ma la sua ideologia mischiava nazionalismo, militarismo, socialismo sudamericano, messianismo cattolico. Un autoritarismo populista più che una dottrina politica. È come dire che Pinochet era fascista: non basta, la situazione era più complessa.

FS: E Maduro?

MS: Maduro governa con la paura e con l’aiuto degli altri regimi autoritari. Dove Chávez distribuiva petrolio, lui distribuisce repressione e esporta influenze. Anche perché i suoi tentativi di seguire quel modello sono naufragati miseramente. 

L’Asse del Risentimento

FS: Tu scrivi che il chavismo (specie con Maduro) è diventato forte perché è un anello chiave di una rete internazionale.

MS: Sì, è un anello chiave di una sorta di “internazionale del risentimento”. Venezuela, Cuba, Iran, Russia, Cina, un tempo la Siria. Anche se in modi diversi. È un asse di regimi che, per ragioni diverse, si oppongono all’idea occidentale di libertà e sostengono Maduro poiché in cambio ottengono un avamposto nel cortile di casa degli Stati Uniti. 

FS: Ma anche molti governi democratici in America Latina hanno taciuto.

MS: Certo. Per convenienza o per ideologia. Pensiamo a Lula in Brasile, Petro in Colombia, e tanti altri: non approvano Maduro, ma non lo condannano e hanno in molti casi rapporti con lui. Si assiste quindi ad una prevalenza dell’ambiguità come elemento distintivo delle relazioni nei suoi confronti. Preferiscono dire “sono affari loro”. Il più coerente è stato Boric, il cileno che pur essendo di sinistra ha denunciato la dittatura venezuelana. 

Gli alleati di Maduro

FS: Perché il regime venezuelano resiste, nonostante tutto?

MS: Perché non è isolato. Perché controlla con il terrore e con la fame. Come confermano le ramificazioni del suo potere repressivo. E perché i suoi alleati esterni hanno interesse a tenerlo in vita. È un regime decadente, ma un regime decadente che serve. C’è il fattore strategico in senso antiamericano. Oltre a quello del petrolio.

L’ipocrisia sul petrolio

FS: Anche se i numeri della distruzione dell’industria petrolifera sono impressionanti…

MS: Sì. Quando Chávez salì al potere, il Venezuela produceva 3,2 milioni di barili di petrolio al giorno. Oggi siamo sotto il milione. Il crollo è stato una catastrofe prevedibile. Si tratta della conseguenza principale della lotta di Chavez all’iniziativa privata e alle libertà economiche in chiave populista.

Ha poi distrutto la compagnia nazionale, cacciato i tecnici, usato il petrolio come arma politica. Alla fine, per sopravvivere, Maduro ha dovuto aprire di nuovo le porte alle multinazionali americane. Paradosso perfetto: per restare “anti-imperialista”, ha dovuto farsi salvare dalle compagnie americane. Se ci riflettiamo, queste vicende sono la prova che tutta la propaganda antiamericana e anti-mercato sul petrolio venezuelano sono cartapesta. 

Peggio di Pinochet

FS: Hai scritto che Maduro è peggio di Pinochet. Non è un’esagerazione?

MS: No. I numeri parlano chiaro. Secondo i rapporti Onu, solo nel 2018 e 2019 il regime venezuelano ha ucciso più di 10 mila persone. Pinochet, in diciassette anni, poco più di duemila. E non parliamo solo di repressione politica: ci sono torture, carceri segrete, esecuzioni sommarie. È una dittatura che si traveste da democrazia, ma uccide più di quelle che si dichiaravano tali.

E l’eredità che lascerà in futuro il chavismo non è minimamente paragonabile a quella che ha trovato il Cile democratico. Ciò ovviamente non è una attenuante nei confronti di Pinochet, però è la prova di quanto Maduro non sia da meno. Anzi.

L’opposizione

FS: E l’opposizione?

MS: È viva. Guaidó è stato un’occasione sprecata, Urrutia è stato un segnale, Machado è la speranza

FS: Perché?

MS: In quanto una liberale vera, ammiratrice di Reagan, occidentalista, anti-populista, capace di parlare di libertà senza complessi. È metà Lady di ferro, come Margaret Thatcher, per la ricetta liberale attraverso cui intende risollevare l’economia, e metà Pasionaria, come Dolores Ibárruri, per il coraggio con cui difende la democrazia contro il regime di Nicolás Maduro. L’hanno perseguitata, squalificata, ma non si è mai arresa. 

FS: Come valuti il Nobel alla Machado?

MS: Si tratta certamente di un riconoscimento al coraggio civile, oltre ad essere un grande segno che esiste una speranza per un Venezuela diverso. 

La pressione di Trump

FS: Hai scritto che il Nobel è anche un “elegante sberleffo a Trump”. Perché?

MS: Perché Trump voleva il Nobel, ci teneva molto. Aveva fatto pressioni, voleva essere premiato per gli accordi che ha realizzato dal suo ritorno alla Casa Bianca. Si trattava di una candidatura però profondamente controversa oltre ad essere tecnicamente – per le dinamiche di assegnazione del Nobel – impossibile per quest’anno.

Oslo allora ha scelto un candidato diverso verso cui l’attuale amministrazione americana non poteva polemizzare. Si tratta infatti di una leader che combatte contro un regime che Trump usa come strumento di campagna elettorale. Oltre ad essere una candidatura in chiave anti-Maduro per quelle che sono le spigolosità tra Norvegia e Venezuela.

Quindi si tratta di un premio anti-Trump, ma allo stesso tempo è diventato anche una scelta che quest’ultimo poteva apprezzare. Tanto che, aldilà di iniziali polemiche di alcuni suoi sodali, il presidente Usa è riuscito a trasformare questo premio in un suo successo. 

FS: Trump oggi sembra più aggressivo verso Maduro. È solo propaganda?

MS: Trump è un presidente molto imprevedibile. Durante il suo primo mandato aveva dato un grande sostegno a Guaidò e alla democrazia venezuelana. Oggi con la sua deriva isolazionista il timore è che sia soprattutto propaganda. Ma a volte la propaganda produce effetti. Ha mandato le navi nei Caraibi, minacciato un intervento, ordinato alla Cia di “monitorare” il Venezuela. Vedremo.

FS: C’è chi teme una nuova crisi dei Caraibi.

MS: Il rischio c’è. C’è soprattutto la tentazione che gli Usa vogliano “ripulire il cortile di casa”: eliminare un avversario geopolitico nel momento in cui la Cina si espande e la Russia si affaccia sull’Atlantico. Ma non credo ci sia un disegno chiaro di esportazione della democrazia come con i neocon

FS: Come la vede?

MS: Credo che seppure sia nata come una sorta di manovra spettacolare e propagandistica (anche per nascondere alcune concessioni) ora si stia sviluppando con esiti inaspettati. Ma è ancora tutto troppo precario. Anche se una cosa è certa: Maduro ora è profondamente sotto pressione

Fallimento del socialismo

FS: C’è un risveglio liberale in America Latina o solo un miraggio?

MS: Più che altro in America Latina c’è una situazione generale in cui tende a perdere chi sta al potere. Anche se ciò non accade sempre. In certi momenti ciò può dare una impressione di svolta a sinistra. In altri di svolta a destra. In questo momento sono soprattutto i governi a sinistra a rischio.

Bisogna poi considerare se queste svolte a destra sono verso destre liberali o meno. Javier Milei ha appunto questo profilo anarcocapitalista molto ideologico e dirompente. Anche se in parte contaminato con temi più stile MAGA, per quanto riguarda la battaglia culturale contro il woke e lo statalismo. Bisognerà però vedere se riuscirà a fortificare la sua leadership dopo il risultato delle elezioni di midterm.

Paz è democristiano come etichetta, ma fa un discorso di capitalismo per tutti stile de Soto che può essere interessante come modello social-liberale. Vedremo cosa farà. La Machado sarebbe una liberale doc, ma là il contesto è l’opposizione al regime autoritario, quindi si tratta di uno scenario estremamente diverso. Una cosa però è chiara…

FS: Quale?

MS: Sicuramente il socialismo del XXI secolo è fallito. E nuove soluzioni vanno trovate.

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Lo sapevi che...

Da oggi puoi aggiungere Nicolaporro.it alle tue fonti preferite su Google visitando questa pagina e spuntando la checkbox a destra