Esteri

Minnesota, ecco chi soffia sul fuoco: tutte le mistificazioni sull’ICE

Macché "esecuzione" e "Gestapo". La verità sull'ICE e le rivolte, il ruolo di Waltz e dei media. L'azione dell'amministrazione Trump in Minnesota una minaccia esistenziale al sistema di potere Dem

Pretti Minneapolis (Cnn)

Tanto tuonò che piovve. Dopo settimane di violenze di strada, agguati a chiunque assomigliasse ad un agente federale, retorica infiammatoria ed articolesse false come Giuda, la sinistra è riuscita nel suo intento: far scoppiare il finimondo a Minneapolis e sperare che basti per far dimenticare a tutti il sistema miliardario di truffe che la tiene in piedi.

Il fatto che succeda tutto mentre una tormenta storica sta colpendo gli Stati Uniti, con temperature che potrebbero raggiungere i -46 gradi centigradi è perlomeno ironico. Dopo che gli ultimi tentativi di creare ad arte la cause celebre in grado di portare l’opinione pubblica dalla loro parte sono falliti miseramente, la morte di Alex Pretti ha scatenato un’ondata parossistica di indignazione, i soliti paragoni con la polizia segreta della Germania nazista e un bailamme mediatico che non si vedeva dai tempi del “genocidio” a Gaza.

Il fatto che a mettere a ferro e fuoco le strade delle Twin Cities siano in buona parte agitatori a libro paga delle mille ong truffaldine che costituiscono la base del potere democratico viene convenientemente ignorato. Questo non è, chiaramente, un caso: qualcuno vuole arrivare allo scontro frontale, qualcuno vuole un massacro per evitare che si scavi a fondo nella montagna di corruzione e si scopra sia chi ha chiuso entrambi gli occhi sia dove siano finiti i soldi.

Macché “esecuzione”, una tragica fatalità

A conquistarsi le prime pagine dei giornali di tutto il mondo è l’incidente avvenuto nel pomeriggio di sabato in una strada di Minneapolis, casualmente vicino ad alcuni centri di assistenza sanitaria coinvolti nell’immensa truffa ai danni del sistema sanitario pubblico dello stato. Alex Pretti, 37enne infermiere che lavora coi veterani delle forze armate, non passava lì per caso: era presente con uno scopo molto preciso, impedire in ogni modo, anche con la violenza, che gli agenti dell’Immigration and Customs Enforcement Agency svolgessero il loro lavoro.

La strada era occupata da decine di agitatori, in buona parte pagati da questa o quella ong della galassia antagonista, che fischiavano ossessivamente per rendere difficile la comunicazione tra gli agenti federali, particolare anch’esso convenientemente ignorato dai media mainstream.

Pretti spinge via un’agente federale e rifiuta di obbedire agli ordini da essi espressi, resistendo alle forze dell’ordine e, quindi, mettendosi istantaneamente dalla parte del torto. La situazione diventa immediatamente caotica, con diversi agenti che intervengono per arrestarlo mentre attorno i suoi “colleghi” continuavano a filmare tutto per fornire munizioni agli alleati dei media e “documentare gli abusi”.

Il problema è che Alex Pretti si era presentato alla “protesta” armato con una Sig-Sauer P320 dotata di mirino laser, un pacchetto da circa 1.500 dollari, non un acquisto casuale. Con sé aveva anche due caricatori di riserva, per un totale di 50 proiettili calibro 9, una dotazione che va ben oltre alla difesa personale e fa sospettare intenzioni più nefaste.

Anche quando finisce a terra, Pretti continua a lottare: un agente nota l’arma nella fondina, si avvicina da un lato e la estrae rapidamente. A questo punto non è chiaro cosa succeda ma tutto lascia pensare che parta un colpo in maniera casuale che colpisce l’asfalto. Gli agenti impegnati nell’arresto temono che sia stato Pretti a sparare, estraggono la loro pistola e “neutralizzano il pericolo”, comportamento in linea con i regolamenti.

Chi parla di “esecuzione” mente sapendo di mentire e andrebbe trattato per il bugiardo propagandista che è ma l’episodio non è certo né chiaro né lineare. Nessuno in Italia parla del fatto che la P320 sia un modello soggetto a fuoco accidentale, un problema talmente grave da costringere la società svizzera ad un costoso richiamo e che l’ha vista condannata a pagare 11 milioni di risarcimento dopo un’incidente in Pennsylvania.

Resta da verificare se Pretti avesse inserito o meno la sicura ma sembra chiaro che l’agente che ha rimosso l’arma abbia commesso un errore. Appena è partito il colpo, l’esito era del tutto scontato. Avete notato come i video siano sempre riprodotti senza audio? Non è un caso: il rumore dei fischietti era assordante, tanto da rendere impossibile la comunicazione tra gli agenti.

Non si parla neanche del fatto che gli agenti federali sono costretti a lavorare in una città nella quale la polizia si rifiuta categoricamente di aiutarli ad espletare le loro mansioni e che ha le strade occupate da gente armata fino ai denti che viene incitata ogni cinque minuti a “fare fuori i fascisti”. Si è certo trattato di una fatalità ma le responsabilità vanno ben oltre agli agenti coinvolti.

La ricerca disperata di un casus belli

Il ruolo dei media (una volta) mainstream è ormai evidente: confondere l’opinione pubblica con una litania infinita di storie lacrimevoli, ignorando del tutto il fatto che molti degli arrestati siano accusati di crimini seri. L’esercito di giornalisti disceso sulle Twin Cities ha ricevuto un ordine chiarissimo: trovare a tutti i costi una storia che riesca ad infiammare i normies, quei cittadini che non seguono la politica e sono facile preda della propaganda di sinistra.

L’uccisione di Renee Nicole Good, l’attivista del Colorado morta dopo aver tentato di investire con il proprio Suv un agente dell’Ice, sembrava perfetta: una madre di mezza età che viene abbattuta da uno stormtrooper del fascistissimo orange man bad. Peccato che i video girati dai testimoni oculari abbiano rapidamente smontato la narrazione, come il fatto che l’agente abbia avuto un’emorragia interna dopo esser stato investito dall’auto.

Ci hanno riprovato con la carta del bambino arrestato: titoloni, editoriali strappalacrime, “comportamenti da Gestapo” e chi più ne ha più ne metta. Anche in questo caso, però, l’amministrazione Trump ha reagito con prontezza, smontando sistematicamente la storia. Gli agenti dell’Ice stavano cercando di arrestare Adrian Alexander Conejo Arias, immigrato illegale dall’Ecuador che, appena li ha visti, è scappato a gambe levate, lasciando da solo il figlio Liam.

Gli agenti, dopo aver arrestato il padre, hanno preso il bambino per riportarlo a casa dalla compagna del padre, che ha rifiutato di accoglierlo. A questo punto non hanno avuto altra scelta che riunirlo col padre in prigione. Per l’ennesima volta, l’alzata di scudi della totalità dei media sinistri si è rivelata un buco nell’acqua.

L’uccisione di Alex Pretti sarà stata salutata con gioia nelle redazioni dei giornaloni, pronte a scatenare l’ennesima tempesta in un bicchier d’acqua per gettare fango sull’amministrazione Trump ed i suoi agenti, accusati di ogni crimine sotto il sole. Il governatore Tim Walz ha avuto finalmente l’occasione di schierare la Guardia Nazionale del Minnesota: non per liberare le strade dalle migliaia di facinorosi armati che danno fuoco a tutto e costruiscono barricate improvvisate ma per “difenderli” dagli agenti inviati in maniera del tutto legale e legittima dal governo federale.

I Democratici hanno deciso che impedire all’Ice di inseguire gli illegali e agli agenti dell’Fbi di fare luce sulle immense truffe degli ultimi anni è così importante da rischiare una crisi costituzionale e costringere l’amministrazione Trump ad invocare l’Insurrection Act.

Chi soffia sul fuoco

Giorno dopo giorno gli incidenti diventano sempre più gravi: domenica scorsa c’è stata l’irruzione nella Cities Church di Minneapolis durante la messa, dove i fedeli sono stati presi a male parole, scandalizzando l’America profonda, che continua a prendere la religione molto sul serio. La palese violazione del Ku Klux Klan Act del 1871 e del Freedom of Access to Clinic Entrances Act del 1994, legislazioni che considerano criminale “l’uso della minaccia della forza, l’ostruzione fisica che serva ad intimidire chiunque voglia esercitare il diritto garantito dal Primo Emendamento alla libertà religiosa in un luogo ad essa dedicata” ha spinto il Dipartimento della Giustizia di Pam Bondi ad ordinare l’arresto degli organizzatori della protesta.

Quando i soliti giudici di sinistra hanno negato la richiesta di incriminazione, Stephen Miller, uno dei consiglieri più fidati di Donald Trump, ha sparato ad alzo zero: “I giudici e le giurie di sinistra stanno incoraggiando un’insurrezione violenta contro il governo per cercare di fermare l’Ice nel rimuovere dal territorio nazionale invasori alieni criminali”.

A gettare benzina sul fuoco ci ha poi pensato l’Attorney General dell’Arizona Kris Mayes: durante un’intervista concessa all’affiliata locale della Nbc, ha detto che gli agenti dell’Ice non sono veri poliziotti ed ha invitato i cittadini del suo stato ad usare le leggi esistenti per difendersi. “Ci sono questi agenti federali che portano una maschera, con pochi segni di identificazione visibili, spesso in borghese. Abbiamo una legge chiamata Stand Your Ground che dice che, se senti che la tua vita è in pericolo e ti trovi nella tua abitazione, nella tua macchina o nella tua proprietà, puoi reagire con forza letale”.

Se le parole dell’Ag dell’Arizona hanno causato l’ennesima tempesta mediatica, molti esponenti democratici stanno chiamando a gran voce per l’abolizione dell’Immigration and Customs Enforcement Agency, che a loro dire sarebbe “fascista ed irriformabile”.

L’articolo del Wall Street Journal fa notare come queste richieste potrebbero minare le chances dei Democratici nelle mid-terms di novembre, il che spiega perché molti centristi si stiano sfilando ma il fatto che molti a sinistra stiano soffiando sul fuoco per arrivare ad uno scontro frontale è ormai evidente.

Questione di vita o di morte

Mentre migliaia di attivisti stanno mettendo a ferro e fuoco Minneapolis con il resto del Paese che batte i denti per il gran freddo, nessuno parla più dell’immenso sistema di truffe orchestrate in gran parte da immigrati somali.

Avete sentito parlare del fatto che, solo venerdì scorso, il vice-segretario dell’Health and Human Services Jim O’Neill ha lanciato l’ennesima bomba? Durante le investigazioni in corso si è scoperto un’ex fabbrica che ora ospita ben 383 compagnie che forniscono servizi di assistenza medica pagati dal sistema pubblico Medicaid. Le insegne c’erano ma nessun bambino, nessun malato si recava in quella una struttura palesemente inadatta allo scopo.

Le uniche cose che viaggiavano spedite erano le corpose fatture inviate alla sanità pubblica, per un totale che si avvicina ai 400 milioni di dollari all’anno. L’ex fabbrica è sorvegliata da vedette come quelle che si vedono a Scampia, pronte a segnalare chiunque si avvicini troppo e convincerlo a girare i tacchi.

O’Neill non ha dubbi riguardo a come sia stata possibile una truffa del genere: né il governatore del Minnesota né il sindaco di Minneapolis volevano sapere cosa stava succedendo. I contributi alle campagne dei Democratici arrivavano in orario, i somali andavano a fare il porta a porta e votavano in blocco per loro. Chi se ne frega se i malati del Minnesota, dopo aver pagato fior di tasse, non ricevevano le cure necessarie?

Il livello di rabbia dei contribuenti americani è ben oltre al livello di guardia e molti, non solo all’interno del movimento Maga, chiedono a Trump di invocare l’Insurrection Act e riportare l’ordine manu militari nel Minnesota.

Altri, invece, fanno notare come il caos stia danneggiando la causa democratica e come molti sondaggi indichino che, quando si parla di law and order, gli elettori indipendenti si fidano più di Trump.

Perché continuare su una strada che sembra ai più autolesionistica? Forse perché l’establishment democratico è totalmente ostaggio dell’ala più radicale, l’unica ancora in grado di raccogliere fondi e mobilitare attivisti.

La fine delle truffe attorno all’Usaid ha aperto una voragine nei conti del Dnc e l’azione dell’amministrazione Trump in Minnesota è percepita come una minaccia esistenziale al sistema di potere democratico. Finiti i soldi, finito l’amore. Le migliaia di attivisti e avvocati che si sono riempiti le tasche coi soldi dei contribuenti vogliono che la mesata arrivi sempre, costi quel che costi. Poco importa che gli ultimi sondaggi indichino come la gara per il governatore della California veda al momento due repubblicani in testa.

Trump non ha più voglia di scherzare e sta attaccando il cuore del sistema di potere democratico, quel portafoglio infinito che gli consente di assumere centinaia di migliaia di “attivisti” ed infiltrarli nelle istituzioni ad ogni livello. A questo punto non è più una questione politica ma di vita o di morte. Senza gli immensi sprechi dell’amministrazione federale e statale, i Democratici sono finiti. Venderanno cara la pelle.

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