Sebbene segua la politica a stelle e strisce da una vita, non ricordo l’ultima volta che l’intero gabinetto del presidente degli Stati Uniti si sia presentato al funerale di un “civile”. Charlie Kirk non era un capo di stato straniero, non aveva ricoperto alcun incarico ufficiale ma, nei suoi 13 anni passati alla guida di Turning Point Usa era riuscito in una missione che pareva ai più impossibile: iniziare la reconquista del sancta sanctorum dell’estrema sinistra, le università americane.
Guerra alla macchina dell’odio
I veri libberali de noaltri, disposti a tutto pur di accedere a questo o a quel salotto bene, saranno rabbrividiti di fronte alla cerimonia tenuta nel cavernoso State Farm Stadium di Glendale ma quella che hanno visto sfilare è l’avanguardia del nuovo movimento America First, quello che, una volta persa la sua voce ragionevole, moderata, sta per dichiarare guerra alla macchina dell’odio. Non fatevi ingannare dalle citazioni bibliche o dagli eccessi in salsa evangelica: il fatto che l’intera amministrazione Trump fosse presente a Glendale è un segnale inequivocabile che qualcosa di grosso sta per succedere.
L’enormità dell’assassinio non lascia peraltro alternative ai dirigenti Maga: bisogna passare dalle parole ai fatti. Quei giovani che sono sfilati nelle strade di tante città americane in memoria del loro fratello maggiore ne hanno piene le tasche del gaslighting della sinistra e dell’aria fritta di chi, magari proprio tra le fila dei Democratici, vorrebbe continuare a riempirsi le tasche coi soldi dell’establishment. Il tempo della tattica è finito: ora bisogna iniziare a fare davvero sul serio.
Lo promette il presidente Donald Trump in alcuni passaggi del suo discorso:
La tradizione della ragione e del dibattito aperto che Charlie praticava non è solo un pilastro della nostra democrazia, in molti modi è la base della nostra intera società… La difenderemo a tutti i costi – e porteremo avanti la torcia della libertà che Charlie Kirk ha tenuto così orgogliosamente e così alta.
(…)
Piangiamo per l’amico e il leader che abbiamo perso. Ma andiamo avanti rafforzati dalla sua fede, sostenuti dal suo coraggio e ispirati dal suo esempio per difendere il Paese per cui ha vissuto, per le libertà per cui è morto e per i valori in cui credeva così profondamente.
Risveglio spirituale
La lunga cerimonia pubblica che ha occupato per ore ed ore la domenica pomeriggio americana, tradizionalmente dedicata al football, non potrebbe essere più diversa da quanto era considerato normale nella politica a stelle e strisce fino a pochissimi anni fa. Quegli stessi politici che avevano il sacro terrore anche solo di nominare en passant la propria fede cristiana per paura di essere crocefissi dai media mainstream non si fanno più problemi.
Lo stesso JD Vance, che peraltro non ha mai nascosto l’importanza della sua fede cattolica nel suo cammino di vita, ha ammesso che qualcosa è cambiato nella pancia del Paese. Davanti ai sessantamila attivisti arrivati da tutta l’Unione ha ammesso di essersi “sempre sentito a disagio nel parlare in pubblico della mia fede, nonostante ami il Signore profondamente e renda la fede una parte fondamentale della mia vita. Ho parlato più di Gesù Cristo nelle due ultime settimane di quanto non abbia fatto nella mia intera carriera politica”.
Lo stesso Robert Kennedy Jr, ancora più esitante nel parlare della sua fede in pubblico, ha citato San Francesco nel suo discorso e si è lanciato in un paragone ardito, al limite della blasfemia, paragonando la vita di Charlie Kirk a quella di Nostro Signore: anche lui, morendo giovane ed arrendendosi alla potenza dello Spirito Santo, ha cambiato la traiettoria della storia. RFK Jr non è stato l’unico a lanciarsi in questo paragone; anche Tulsi Gabbard, Tucker Carlson e molti altri avevano espresso sentimenti simili. La sensazione che da quel fatale pomeriggio nello Utah niente sarebbe più stato lo stesso era veramente palpabile.
Guerra aperta alle quinte colonne
Gli osservatori attenti delle dinamiche interne alla Casa Bianca sono rimasti di stucco quando la portavoce Karoline Leavitt ha annunciato che, assieme all’Air Force One che ha portato il presidente, il vicepresidente e buona parte del governo in Arizona, altri due aerei pieni di membri dello staff presidenziale sarebbero stati presenti alla cerimonia pubblica.
Ancora più significativo è il fatto che abbia voluto parlare anche il vero deus ex machina della seconda amministrazione Trump, la Ice Maiden Suzie Wiles. Questa figura tanto potente quanto notoriamente schiva ha parlato di quanto il lavoro indefesso di Charlie Kirk abbia contribuito alla vittoria lo scorso novembre e di quanto il suo entusiasmo sia stato importante negli ultimi, frenetici giorni della campagna elettorale.
Il fatto che abbia trattenuto a stento le lacrime è prova provata di quanto il colpo sia arrivato al cuore del “cerchio magico” dell’amministrazione Trump. Il discorso più significativo dal punto di vista politico è stato quello ben più energico dell’ideologo del movimento America First, l’influente Stephen Miller. Il deputy chief of staff della Casa Bianca non ha menato il can per l’aia, infiammando il pubblico presente allo stadio ed i milioni di persone che stavano seguendo la cerimonia in diretta.
Pensavate di poter uccidere Charlie Kirk? L’avete reso immortale. Non possono nemmeno immaginare cosa hanno svegliato, l’esercito che hanno creato in tutti noi. Non ci potrete sconfiggere, rallentare o fermare. Porteremo Charlie ed Erika nei nostri cuori ogni singolo giorno e combatteremo ancora più duramente per quello che ci avete fatto. Non avete idea del drago che avete svegliato e di quanto determinati saremo nella nostra missione. La Casa Bianca farà confluire tutta la rabbia di questo popolo nel combattere la campagna organizzata che ha portato a questo omicidio e nello smantellare le reti terroristiche che l’hanno reso possibile.
Un martire per la fede e la libertà
Gli analisti più cinici saranno pronti a dire che questo assassinio politico è stato estremamente opportuno, visto che ha contribuito a cambiare di colpo la narrativa dei media e mettere in secondo piano i problemi dell’economia americana, il fatto che la situazione in Ucraina e a Gaza si stia complicando giorno dopo giorno e l’impazienza di chi non ha ancora visto il cambio di rotta nelle proprie finanze dal giorno dell’inaugurazione.
In realtà, però, il revival cristiano che ha riempito di colpo le chiese in tutta l’Unione e fatto esplodere le domande di affiliazione a Turning Point Usa da gruppi in migliaia di università e high school è un fenomeno la cui portata epocale è difficile da valutare da questa parte dell’Atlantico.
“Non dovrebbe sorprendere che Charlie, che ha passato la sua vita a parlare con i critici di queste tradizioni, alla fine si sia convinto che non avevamo bisogno solo di un riallineamento politico, ma anche di un risveglio spirituale“, ha osservato il presidente Trump.
La società americana è molto sensibile a momenti del genere, talmente scioccanti da riuscire a svegliare molti dal torpore delle cose di tutti i giorni, fornendo energie e motivazioni insospettabili. La stessa nipote di Martin Luther King, Alveda, non ha avuto alcun problema a fare paralleli tra l’omicidio di Charlie Kirk e quello del famoso predicatore repubblicano, nonché icona del movimento per i diritti civili.
JD Vance, amico di lunga data del fondatore di Turning Point Usa, cui deve la decisione di scendere in politica, lo ha descritto come una persona che non accettava di veder trionfare il male, un martire che è stato ucciso per aver detto la verità. Per il vicepresidente degli Stati Uniti, essere assassinati non è la fine peggiore: “è meglio affrontare un assassino che vivere la tua vita col terrore di dire la verità”. Bisogna avere il coraggio di ammettere che “il male cammina tra di noi e che non dobbiamo ignorarne l’esistenza per far finta che tutto vada bene. Va affrontato senza compromessi, onestamente, trattandolo come la malattia dell’anima che è. Per ogni voce piena di odio che celebra il suo assassinio, ci sono mille persone che ne piangono la morte e combatteranno ogni giorno perché la sua visione diventi realtà”.
Il perdono di Erika
Il finale del lungo evento ha vissuto del discorso della vedova di Charlie, Erika Kirk, cui il board di Turning Point Usa ha voluto affidare la presidenza. Un discorso del quale Charlie sarebbe stato fiero, pieno di pietà cristiana, di preghiere per l’anima di quei milioni di giovani le cui menti sono state offuscate dall’ideologia mortifera ed anti-umana sparsa a piene mani da troppi cattivi maestri.
Proprio mentre sono troppi gli estremisti di sinistra che, nascosti dietro la tastiera del computer, hanno già annunciato che le faranno fare la stessa fine del marito, Erika Kirk testimonia la sua profonda fede cattolica ripetendo che “la risposta all’odio non può essere l’odio. La risposta è quella del Vangelo, ovvero l’amore per i nostri nemici e per chi ci perseguita”. Il contrasto con le parole della deputata democratica Jasmine Crockett, che poche ore prima della cerimonia, ai microfoni della Cnn aveva definito Charlie Kirk un “razzista la cui retorica prendeva di mira spesso le persone di colore” non potrebbe essere più stridenti.
Non stiamo parlando di due opinioni diverse, queste due Americhe sono fondamentalmente incompatibili, le cui visioni del mondo e della stessa realtà sono lontane anni luce. Quando Erika Kirk dice che “Charlie voleva salvare giovani proprio come quello che gli ha tolto la vita” e che non può che “perdonarlo perché questo è quello che Cristo ci insegna”, l’altra America, quella col cervello obnubilato dall’odio, non solo non riesce a capire ma continuerà imperterrita a fare il tifo per terroristi ed assassini.
Due Americhe
L’America profonda, quella degli indipendenti, della gente che vorrebbe esser lasciata in pace, ha notato che dopo la morte di Charlie Kirk non ci sono state violenze, saccheggi, rivoluzioni ma le chiese che si riempiono di nuovo, preghiere pubbliche e un ritorno all’impegno civico. Lo ha sottolineato la stessa Erika: “Dopo l’assassinio di Charlie, non abbiamo visto violenza. Non abbiamo visto sommosse. Non abbiamo visto rivoluzioni. Invece, abbiamo visto ciò che mio marito ha sempre pregato di vedere in questo Paese – abbiamo visto un risveglio”.
Se da una parte ci sono le voci di chi, come la deputata Marjorie Taylor Greene, chiama apertamente al “divorzio nazionale”, dicendo che con certa sinistra è impossibile discutere in maniera onesta, resta da capire che direzione prenderà l’amministrazione Trump. Il discorso finale del presidente a Glendale è stato insolitamente moderato: se è vero che ha definito Charlie Kirk un “martire per la libertà, un grande eroe americano”, aggiungendo, poi che “se il fucile era puntato su di lui, il proiettile era diretto ad ognuno di noi”, non c’è stata una vera e propria chiamata alle armi.
Ancora Donald Trump:
Gli stessi commentatori che gridano “fascismo” per uno show televisivo notturno cancellato, dove il conduttore non aveva talento né ascolti, insinuavano che Charlie Kirk meritasse ciò che gli è successo! Nessuna parte della politica americana ha il monopolio sulle persone disturbate o fuorviate – ma c’è una parte della nostra comunità politica che crede di avere il monopolio sulla verità, la bontà e la virtù, e conclude che dovrebbe anche avere il monopolio sul potere, il pensiero e la parola. Bene – questo non succede più! Abbiamo svoltato quell’angolo molto rapidamente. Tragicamente, atrocità come quelle viste nello Utah sono la conseguenza inevitabile di quel tipo di pensiero. Se le parole sono violenza, allora alcuni sono destinati a concludere che la violenza è giustificata per fermare le parole.
Pace con Musk?
Forse, la notizia più interessante è stata la stretta di mano con Elon Musk e quelle poche parole pronunciate dietro al vetro antiproiettile che lasciano presagire una riconciliazione almeno parziale.
Una cosa, però, è certa: tutte le citazioni bibliche e le buone intenzioni del mondo non riusciranno a ricucire la ferita sanguinante che sta separando da decenni l’America in due. Charlie Kirk aveva tracciato un percorso che avrebbe portato nel tempo a ricostruire un dialogo tra questi due mondi: ora che la sua voce è stata silenziata, le soluzioni rimaste non saranno né semplici né indolori.
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