Uno dei preconcetti che stanno alla base della delegittimazione d’Israele è l’equiparazione che in molti fanno tra il sionismo da una parte e il colonialismo e l’imperialismo dall’altra. Tuttavia, questo paragone è figlio di una visione terzomondista della storia, che avvelena il dibattito pubblico e non rispecchia la realtà nella sua complessità.
Le radici storiche
Innanzitutto, occorre ricordare che il sionismo è nato non per conquistare territori altrui, ma per dare uno Stato-nazione al popolo ebraico. Le terre proposte a questo scopo nei primi congressi sionisti furono varie, anche se alla fine si predilesse quella terra dalla quale il popolo ebraico fu espulso con la forza quasi duemila anni prima, ma che nei secoli della diaspora rimase un punto di riferimento per gli ebrei, che vi si recavano costantemente in pellegrinaggio.
Pertanto, il sionismo non è paragonabile agli imperialismi europei, in cui determinati Paesi invadevano altri continenti per sfruttarne le risorse. Verso la fine dell’800, il sionismo rappresentò anzi una proposta per porre fine al clima di crescente antisemitismo che si respirava in Europa; nella Russia zarista, in particolare, le persecuzioni feroci e i massacri che subivano gli ebrei ne spinsero molti a fuggire all’estero, specialmente negli Stati Uniti e nell’Impero Ottomano.
Nel maggio 1998, in occasione del 50° anniversario della nascita d’Israele, il giornalista americano Charles Krauthammer scrisse sulla rivista The Weekly Standard:
Israele è l’incarnazione vivente della continuità ebraica: è l’unica nazione al mondo che abita la stessa terra, porta lo stesso nome, parla la stessa lingua e adora lo stesso Dio di 3.000 anni fa. Scavi nel terreno e trovi ceramiche dell’epoca di Davide, monete di Bar Kokhba e pergamene di 2.000 anni fa scritte in una scrittura straordinariamente simile a quella che oggi pubblicizza il gelato nel negozio di dolciumi all’angolo.
I padri del movimento
Theodor Herzl, il padre del movimento sionista, in origine era un giornalista, e iniziò a formulare le proprie teorie dopo aver seguito come inviato del giornale austriaco Neue Freie Presse il processo in Francia contro Alfred Dreyfus, militare ebreo francese accusato ingiustamente di tradimento a causa delle sue origini, e la cui innocenza venne dimostrata solo dopo anni di battaglie legali che polarizzarono fortemente la società francese.
Nella vicenda di Dreyfus, Herzl intravide il destino di un popolo che, vivendo integrato in mezzo ai non ebrei, si illude di avere sempre garantiti gli stessi diritti degli altri senza dover più temere persecuzioni. Per lui, la creazione di uno Stato per gli ebrei era la soluzione per porre fine ad una lunga storia di discriminazioni.
Un’altra figura importante del movimento sionista la cui storia smentisce i paragoni con ideologie razziste e imperialiste è Enzo Sereni: esponente di spicco del sionismo italiano prima della nascita d’Israele, si impegnò attivamente per promuovere la coesistenza tra ebrei e arabi, e durante la Seconda Guerra Mondiale tornò in Italia per combattere contro i nazisti, finendo deportato e ucciso a Dachau nel 1944.
Colonialismi veri e falsi
L’unico Paese attualmente esistente con una genesi vagamente simile a quella d’Israele è la Liberia: così come Israele è nato attraverso il ritorno degli ebrei nella terra dalla quale i loro antenati furono in larga parte costretti ad andarsene nel 70 d.C., dopo che i romani distrussero il Tempio di Gerusalemme, così la Liberia nacque dopo che all’inizio degli anni ’20 dell’800 la società privata American Colonization Society si impegnò a trasferirvi degli ex-schiavi neri liberati, che proclamarono l’indipendenza del nuovo Paese nel 1847. Tuttavia, anche gli afroamericani insediatisi in Liberia sono stati spesso visti come “colonizzatori” dalle popolazioni tribali locali.
Andrebbe altresì ricordato che gli stessi arabi, prima di subire per secoli la dominazione dell’Impero Ottomano e successivamente delle potenze coloniali europee, sono stati a loro volta dei “colonizzatori” nei confronti di coloro che abitavano prima di loro il Levante e il Nordafrica, ai quali hanno imposto la loro lingua e la religione islamica: nel Maghreb, in particolare, i berberi furono il popolo maggioritario fino all’arrivo del Califfato omayyade nell’VIII secolo d.C., mentre gran parte delle comunità cristiane nella regione sparirono.
Successivamente, gli arabi schiavizzarono i neri ben prima dell’arrivo degli europei, e tra il XVI e il XVIII secolo i regni musulmani del Nordafrica schiavizzarono oltre un milione di europei cristiani.
Nel confutare le tesi sulle analogie tra sionismo e colonialismo, l’opinionista statunitense Bret Stephens ha scritto sul New York Times:
Qualunque altra cosa sia, il nazionalismo ebraico – ovvero, il sionismo – è il più antico movimento anticoloniale della storia, iniziato ben prima che i romani cercassero di de-giudaizzare l’area chiamando la loro colonia levantina Palestina. Hanukkah, la festa delle luci, ce lo ricorda, celebrando la ripresa di Gerusalemme dalla colonizzazione greca nel II secolo a.C.
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).
© Lightguard, sitox e Derek Brumby tramite Canva.com


