Esteri

Sconfitto Starmer: così è stato affossato l’accordo sulle Isole Chagos

Bloccata la cessione a Mauritius, alleato di Pechino. Vittoria netta per il Conservatori, la svolta grazie a Trump. Da moralismo postcoloniale a paradigma della miopia e del fallimento del Labour

Starmer Chagos (screenshot GBNews)

La retromarcia di Downing Street sulla cessione delle Isole Chagos a Mauritius ha segnato il fallimento di uno dei più controversi disegni strategici dell’esecutivo Starmer. L’11 aprile il governo britannico ha infatti congelato sine die la legge di ratifica dell’accordo, riconoscendo, di fronte all’opposizione americana, l’impossibilità di procedere. L’accordo già bocciato alla Camera dei Lord non entrerà pertanto neppure nella prossima agenda parlamentare.

Un regalo a Pechino

Il risultato è una vittoria netta per i Conservatori che in questi mesi hanno condotto una battaglia di logoramento contro un’intesa che prevedeva il trasferimento della sovranità dell’arcipelago a Mauritius, lasciando però la cruciale base di Diego Garcia sotto controllo angloamericano tramite una locazione di 99 anni per oltre 35 miliardi di sterline.

Il governo l’aveva dipinta come l’unico modo per mettere al riparo la base, ma il progetto è progressivamente franato sotto il peso delle sue stesse contraddizioni: si voleva cedere un territorio strategico, pagandolo profumatamente, nella speranza di rassicurare gli alleati proprio mentre lo si consegnava ad un alleato chiave di Pechino.

La svolta

Il punto di svolta è arrivato da Washington. Donald Trump ha ritirato il proprio sostegno all’accordo e lo ha bollato come un “atto di grande stupidità”, facendo emergere ciò che l’opposizione denunciava da tempo: la cessione delle Chagos non era un gesto simbolico post-coloniale, ma un rischio per la sicurezza di Regno Unito e Stati Uniti.

Senza l’assenso americano, obbligatorio per le intese difensive anglostatunitensi del 1966, l’architettura del compromesso è andata in pezzi. Sullo sfondo hanno pesato anche le tensioni recenti fra Starmer e la Casa Bianca, a causa dell’ambiguità britannica nei confronti di Cina e nel Medio Oriente.

Convergenza destra-moderati

Tale veto è stato fortemente rafforzato dalla bocciatura dell’intesa alla Camera dei Lord  grazie alla resistenza dei pari conservatori, con il ruolo rilevante di figure come Lord Martin Callanan e Lord Daniel Hannan. Sul fronte interno non è solo una vittoria dei Tories. La vicenda delle ultime settimane mostra infatti un’ampia convergenza contro questa resa tra settori conservatori, esponenti di Reform, figure della destra britannica come Neil Gardiner e, soprattutto, gli stessi chagossiani guidati dal loro leader Misley Mandarin.

I diritti dei chagossiani

Segno di una convergenza tra le destre e i moderati di buonsenso oltre le divergenze particolari. A fine marzo, inoltre, una sentenza del tribunale del territorio britannico dell’Oceano indiano ha riconosciuto che i chagossiani hanno diritto a vivere sulle isole, aprendo un fronte ulteriore contro la narrativa di una “restituzione” negoziata sopra le loro teste.

Ed è questo il punto più imbarazzante per il Labour. L’accordo si è dimostrato sempre più come una combinazione di moralismo postcoloniale, woke e ambiguità strategica, costruita senza vero consenso interno e senza mettere al centro proprio coloro nel cui nome si pretendeva di agire.

Anzi proprio nei confronti dei nativi Starmer ha compiuto errori fondamentali. Tanto che per l’atteggiamento sostenuto in questo dossier il governo britannico è stato accusato di “pulizia etnica e potenzialmente di crimini contro l’umanità” per i tentativi di espellere gli abitanti delle isole. Accuse ora al vaglio delle Nazioni Unite.

Le Chagos si sono trasformate così, da simbolo della riconciliazione progressista, nel paradigma della miopia e del fallimento della parte più fanatica della sinistra britannica. 

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