Nella narrazione comune, si tende a pensare che l’Autorità nazionale palestinese (Anp) guidata da Fatah sia più laica e moderata rispetto a Hamas. Tuttavia, questa parvenza di moderazione è stata parzialmente smentita dopo la recente pubblicazione, voluta dal presidente dell’Anp Mahmoud Abbas, della bozza della nuova costituzione di un eventuale Stato palestinese.
Il quotidiano israeliano Jerusalem Post ha avuto modo di leggere l’intera bozza, mettendone in evidenza non pochi aspetti problematici.
Gerusalemme
L’articolo 3 della bozza della costituzione omette i legami storici del popolo ebraico con Gerusalemme, definendola “capitale dello Stato di Palestina e suo centro politico, spirituale, culturale ed educativo, nonché suo simbolo nazionale”, e impegnandosi a “preservare il suo carattere religioso e a proteggere i suoi santuari islamici e cristiani”.
Lo stesso articolo invita lo Stato di Palestina a impegnarsi a proteggere lo “status legale, politico e storico” di Gerusalemme, affermando che “qualsiasi misura volta a modificarne il carattere o l’identità storica è considerata nulla e priva di valore secondo il diritto internazionale”.
Il ruolo dell’Islam
Nonostante la presunta laicità dell’Anp, l’articolo 4 designa l’Islam come religione ufficiale di uno Stato palestinese, con i principi della Sharia come “fonte primaria per la legislazione”, proteggendo al contempo il cristianesimo come religione con uno statuto speciale.
L’articolo 76 prevede che il presidente palestinese debba “giurare su Dio Onnipotente” quando entra in carica, mentre l’articolo 132 dichiara che le controversie legate alla Sharia debbano essere gestite dai tribunali religiosi.
Sebbene l’articolo 27 invochi l’uguaglianza senza discriminazioni basate su diversi aspetti, tra cui la religione, e l’articolo 37 affermi “la libertà di credo e di praticare riti religiosi, stabilendo luoghi di culto per i seguaci delle religioni monoteiste”, non vi è alcun riferimento all’ebraismo o al popolo ebraico in nessun articolo della Costituzione.
La natura araba dello Stato
Sebbene l’opinione pubblica internazionale abbia contestato duramente il premier israeliano Benjamin Netanyahu quando, nel 2018, ha emanato la legge sullo Stato-nazione secondo la quale Israele è la patria del popolo ebraico, la nuova costituzione palestinese non si discosta molto da questo modus operandi: l’articolo 1 afferma che la Palestina è “parte della patria araba”, e dichiara che “il popolo palestinese è parte della nazione araba”.
Sussidi alle famiglie dei terroristi
L’articolo 24 afferma che lo Stato deve “impegnarsi per fornire protezione e assistenza alle famiglie dei martiri, dei feriti e dei prigionieri, nonché a coloro che sono stati rilasciati dalle prigioni dell’occupazione e alle vittime del genocidio”.
Con questo articolo, l’Anp sta sostanzialmente difendendo la continuazione della politica di pagare le famiglie di coloro che sono morti o finiti in prigione per aver commesso attentati terroristici contro dei cittadini israeliani. E questo nonostante lo stesso Abbas avesse dichiarato nel febbraio 2025 di aver smantellato questo sistema, spesso accusato di premiare il terrorismo tramite sussidi.
Reazione di Hamas
Nonostante le affinità ideologiche non siano poche, un alto ufficiale di Hamas, Bassem Naim, ha respinto la bozza della costituzione palestinese proposta da Abbas, definendola una “violazione dei nobili diritti del popolo palestinese, che ha bisogno di una leadership migliore”, e “un tentativo fallito dell’Anp di salvarsi dagli sviluppi della storia”.
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