Politica

L’assurdo rapporto di Amnesty contro l’Italia: così ha perso credibilità

Le incredibili accuse lanciate all'Italia nel rapporto 2024 sono il frutto di decenni di relativismo culturale e morale, campagne anti-occidentali e politicizzazione di Amnesty International

Amnesty Italia

Una volta quando Amnesty International denunciava delle violazioni dei diritti umani tutti le credevano. La sua correttezza e imparzialità erano indiscusse. Anche adesso AI assicura di essere indipendente “dai governi, da qualsiasi ideologia politica, interesse economico o credo religioso” e che tutte le sue azioni “sono basate su fatti documentati grazie ai nostri ricercatori sul campo, che verificano e segnalano le violazioni dei diritti umani”.

Lo ha ribadito la sua segretaria generale, Agnes Callamard, il 23 aprile scorso quando è stato presentato a Bruxelles l’ultimo rapporto annuale dell’organizzazione, “Lo stato dei diritti umani nel mondo”, relativo al 2024.

Solo che decenni di relativismo culturale e morale, di ideologie anti-occidentali, di campagne di avversione all’Occidente hanno lasciato il segno anche su Amnesty International. Callamard ha elencato come maggiori minacce ai diritti umani, sempre più preoccupanti, non le dittature, non il jihad, i conflitti tribali, la corruzione eretta a sistema… bensì “i continui attacchi degli stati, in particolare quelli più potenti, al sistema di regole internazionali”, il “collasso climatico”, la trasformazione tecnologica, l’“annichilimento del diritto internazionale” e il “profondo disprezzo per i diritti umani universali che caratterizza l’amministrazione Trump”. “L’effetto Trump – si legge nel rapporto – sta mettendo il turbo al disfacimento del rispetto dei diritti umani, ponendo a rischio miliardi di persone in tutto il pianeta”.

Le accuse all’Italia

Nel rapporto 2024 l’Italia compare più volte, accusata insieme ad altri Paesi di diverse violazioni dei diritti umani. A provare quanto AI sia cambiata basta la consultazione della sezione del rapporto, da pagina 216 a pagina 219, in cui le principali violazioni del nostro Paese sono trattate nel dettaglio. Eccole.

Diritti climatici

In Italia è compromesso il diritto a un ambiente sano, dice AI che evidenzia a conferma la modifica, decisa nel luglio del 2024, del Piano nazionale per l’energia e il clima che posticipa dal 2025 al 2030 il termine per la graduale eliminazione del carbone. Questo – osserva AI che dà per certa la controversa teoria di un progressivo riscaldamento globale di origine antropica – proprio nel mese in cui il Paese soffriva per una ondata di caldo estremo “che gli scienziati hanno attribuito ai cambiamenti climatici provocati dall’uomo”.

Il global warming ha avuto un impatto economico catastrofico soprattutto per gli allevatori in Sicilia e Sardegna, sostiene AI, citando uno studio di World Weather Attribution, una associazione che studia la correlazione tra riscaldamento globale e eventi meteorologici estremi.

Diritti sociali

Poi AI chiede conto al governo italiano delle difficoltà economiche in cui versa il 10 per cento della popolazione. Sono violati i diritti economici, sociali e culturali di 2,2 milioni di famiglie, 5,7 milioni di persone, che vivono in condizione di povertà assoluta, afferma, insistendo sulle responsabilità del governo soprattutto in considerazione del fatto che il 30 per cento delle famiglie in assoluta povertà sono composte da almeno una persona di origine straniera.

Inoltre AI, facendo proprie le preoccupazioni espresse dal CEDAW (Comitato per l’eliminazione delle discriminazioni contro le donne), ritiene che esisterebbe una disparità di accesso ai servizi sanitari legata proprio allo status sociale ed economico e inoltre al genere e alla posizione geografica.

Libertà d’espressione

Fattore centrale di negazione dei diritti umani sono le leggi, le politiche e le pratiche contro la libertà d’espressione, di associazione e di riunione pacifica. L’Italia è accusata anche di questo, di attentato alla libertà di riunione pacifica. AI cita in particolare la norma introdotta di recente che criminalizza la deturpazione o il danneggiamento di edifici e manufatti storici, norma che può portare “a eccessive restrizioni al diritto di protesta pacifica”. AI denuncia inoltre “l’uso eccessivo e non necessario della forza contro i manifestanti in numerose occasioni” da parte della polizia, in particolare “l’uso illegale dei manganelli”.

Mitiga il giudizio negativo e fa ben sperare, secondo AI, l’operato del Tribunale di Milano che a febbraio di quest’anno ha assolto otto attivisti per il clima accusati di aver ostacolato il traffico e deturpato la proprietà pubblica durante una protesta, sentenza emessa in ragione delle, secondo AI condivisibili, motivazioni dei manifestanti che volevano indurre i governi a prendere iniziative contro i cambiamenti climatici.

Razzismo

Citando rapporti diffusi dal Meccanismo internazionale di esperti indipendenti Onu per la promozione della giustizia razziale e dell’uguaglianza nell’applicazione della legge e dalla Commissione Ue contro il razzismo e l’intolleranza (Ecri), l’ulteriore accusa rivolta da AI all’Italia è che Rom, africani, persone di discendenza africana, migranti e persone Lgbtq continuano a essere oggetto di razzismo e discriminazione anche da parte di funzionari statali.

AI parla di sistematica profilazione razziale da parte delle forze dell’ordine e di applicazione della giustizia macchiata da “pervasiva presunzione di criminalità” nei confronti degli africani e delle persone di discendenza africana. Preoccupazione in particolare suscitano, secondo l’Ecri, “i discorsi xenofobi, omofobi e transfobici, anche da parte di politici e funzionari pubblici”.

Falsità sui migranti

Innumerevoli violazioni di cui l’Italia si è resa responsabile hanno a che vedere con i “diritti dei rifugiati e dei migranti”. AI evita di dire che si riferisce agli emigranti illegali ed esordisce dicendo che nel 2024 lungo la rotta del Mediterraneo centrale che porta in Italia ne sono annegati circa 1.700. Tanto basta per capire la sua prospettiva. Benché i dati lo smentiscano, per AI sono tutti profughi in cerca di salvezza e povera gente che spera in una vita migliore. Eppure l’Italia rifiuta di soccorrerli e li lascia morire.

Non è vero, è superfluo dirlo, tuttavia AI accusa l’Italia di lentezza o rifiuto di soccorso in mare, di detenzione ingiustificata nei centri per il rimpatrio (dove soggiornano in attesa di lasciare il Paese gli emigranti illegali a cui è negato il permesso di soggiorno nel nostro Paese, ovviamente per fondati motivi), di costringere le navi delle ong a sbarcare in porti lontani prolungando il viaggio e le sofferenze delle persone a bordo.

Inspiegabilmente persino gli accordi con l’Albania, per esaminare nei centri allestiti dall’Italia i richiedenti asilo provenienti da Paesi in realtà sicuri, e quelli con la Tunisia, per il monitoraggio delle sue coste e acque allo scopo di ridurre le partenze, sono classificate come violazioni dei diritti umani. L’ulteriore accusa, in relazione ai flussi migratori illegali, è di “criminalizzare la solidarietà” perseguendo le ong che avrebbero l’unica colpa di prodigarsi per salvare vite umane soccorrendo chi si avventura in mare.

Ad AI risulta anche che in Italia molti detenuti, inclusi dei minori, abbiano subito torture e che migliaia, compresi gli emigranti trattenuti nei centri per il rimpatrio, siano costretti a vivere in condizioni degradanti. Parla di persone rinchiuse in gabbie, “con mobili di cemento e servizi igienici inadeguati”.

I veri dati sull’aborto

Per finire il nostro Paese viola i diritti sessuali e riproduttivi. In sostanza si tratta dell’aborto. Le donne che intendono praticarlo continuano a incontrare troppi ostacoli. Come per le altre violazioni denunciate, la domanda è a quali fonti attinge AI perché, rispetto agli anni precedenti, nel 2024 il numero delle interruzioni volontarie di gravidanza è aumentato, i tempi di attesa per eseguire un intervento si sono ridotti a un massimo di 14 giorni, è scesa dal 66,3 a 60,5 per cento la percentuale di medici obiettori e, ulteriore dato indicativo, il 92,9 per cento delle interruzioni di gravidanza vengono effettuate nella regione di residenza delle donne.

Come se non bastasse, sostiene AI, il Parlamento nell’aprile del 2024 ha addirittura consentito ai gruppi antiabortisti di operare nei consultori famigliari. Per “gruppi antiabortisti” AI intende quelli pro vita che, senza violare alcun diritto e nel rispetto delle finalità della legge 194, forniscono assistenza e supporto alla maternità.

Lo sapevi che...

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