Politica

Regno Unito, quando troppa inclusione uccide

Gli agenti di polizia sottoposti ai corsi obbligatori "DEI" si sentono sotto pressione e temono di dover rispondere dell'accusa di razzismo. Rischio che, ormai, corriamo anche in Italia

Nowak
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Continua a destare scandalo nel Regno Unito la vicenda di Henry Nowak, lo studente britannico di 18 anni ucciso lo scorso dicembre dal sikh Vickrum Singh Digwa, lui pure con cittadinanza britannica. Ciò che più stupisce nella vicenda è la dinamica dell’assassinio, che avrebbe potuto essere evitato se le autorità di polizia avessero prestato maggiore attenzione.

I fatti

Le immagini mostrano Nowak ripetere più volte di essere stato accoltellato e di non riuscire a respirare. Dal canto suo il giovane sikh sostiene invece di essere stato vittima di un’aggressione a sfondo razziale.

I poliziotti adottano allora un comportamento quanto meno anomalo, ma in linea con l’istruzione ricevuta. Credono a Digwa e non a Nowak perché è stato loro intimato di assumere un atteggiamento antirazzista, e tra un bianco (aggettivo che peraltro non si può più usare) e uno che bianco non è, l’aggressore è per forza di cose il bianco.

I poliziotti ammanettano Nowak anche se le sue condizioni critiche sono evidenti, tant’è vero che di lì a poco morirà. Digwa insiste però nella sua versione, che sarà poi smentita dai fatti. Menzogne che ne causeranno in seguito la condanna all’ergastolo.

Starmer sotto attacco

Poco contano, a questo punto, le scuse della polizia e delle autorità alla famiglia di Nowak. Anche perché il traballante leader laburista Keir Starmer poco o nulla ha fatto per arginare l’ondata di violenze a sfondo etnico e razziale esplosa negli ultimi mesi in ogni parte del Regno Unito.

Starmer si è limitato a condannare Nigel Farage, il leader di Reform UK, ed Elon Musk accusandoli, assieme ad altri commentatori, di “alimentare le divisioni nel Paese”. Ciò ha accresciuto ancor più l’irritazione dell’opposizione e dei cittadini britannici che non si sentono tutelati da Starmer e dal suo governo.

Indottrinamento DEI

Il fatto è che detto governo ha adottato, su pressione della sinistra, una strategia basata sulle politiche di equità, diversità e inclusione (DEI) che dovrebbe per l’appunto promuovere il maggior grado possibile di inclusività.

Ma è solo una pia illusione, giacché non c’è verso di indurre i giovani britannici di seconda generazione ad assumere comportamenti più civili e meno violenti. Gli agenti di polizia sottoposti ai corsi obbligatori denominati “L’inclusione conta” si sentono sotto pressione e temono sempre di dover rispondere dell’accusa di razzismo da parte dei superiori. Un rischio che, ormai, corriamo anche in Italia.

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L'inferno è pieno di buone intenzioni