Cultura

Artisti controcorrente per un Iran libero

Gli stessi artisti che non perdono mai occasione per attaccare Usa e Israele, sono rimasti in silenzio sullo sterminio dei manifestanti iraniani, mentre alcuni loro colleghi si sono espressi

Iran proteste

All’ultima edizione dei Premi Oscar, tenutasi il 15 marzo, la vera vincitrice è stata la polarizzazione politica: se l’attore spagnolo Javier Bardem si è fatto notare per aver gridato sul palco “No alla guerra, Palestina libera”, a vincere 6 Oscar, tra cui quello per il Miglior Film è stato Una battaglia dopo l’altra, che si contraddistingue per l’esaltazione del terrorismo di estrema sinistra.

Ma sebbene la politica fosse onnipresente ai Premi Oscar 2026, vi era un grande assente: il popolo iraniano in lotta contro il regime della Repubblica Islamica. Gli stessi artisti che non perdono mai un’occasione per attaccare gli Stati Uniti e Israele, sono rimasti in silenzio sullo sterminio di decine di migliaia di iraniani da parte delle milizie filo-regime.

Tuttavia, a dispetto del silenzio dominante, non sono mancate negli ultimi mesi prese di posizione da parte di alcuni artisti fuori dal coro, iraniani e non solo.

I Premi Goya

Il 28 febbraio, durante la cerimonia dei Premi Goya (l’equivalente in Spagna degli Oscar negli Stati Uniti o dei David di Donatello in Italia) tenutasi a Barcellona, numerose celebrità hanno indossato spille con la bandiera palestinese o la scritta “Free Palestine”. Tuttavia, qualcuno ha scelto di assumere una posizione ben più scomoda; Aldo Comas, artista e marito dell’attrice spagnola Macarena Gómez, ha detto ai giornalisti:

Non ho sentito nessuno parlare delle 50.000 persone morte in questi due mesi in Iran. Nessuno ne parla. Vedo un sacco di spille per qualunque altra cosa, ma non per quello. […] Forse dovremmo anche porre fine ai regimi teocratici che uccidono la loro stessa gente.

Alle parole della moglie, secondo la quale la cerimonia di un premio cinematografico non è il luogo più adatto per parlare di guerra, Comas ha fatto seguito chiedendosi: “Ma chi siamo noi? Siamo buffoni, cantanti, pittori e attori. Lasciamo agli altri le opinioni”.

In seguito, Comas ha raccontato di aver ricevuto migliaia di messaggi da parte di iraniani che l’hanno ringraziato per aver preso posizione. Ha detto di aver ricevuto dei video anche se gli iraniani si ritrovano “senza internet, non so come facciano”, filmati dalle “loro finestre in cui dicono: ‘Festeggiamo ogni bomba che ammazza questi figli di puttana che ci uccidono da 50 anni’”. Ha anche aggiunto: “E ora tutti parlano di diritti umani e diritto internazionale, ma nessuno ne ha parlato per mesi”.

L’eccezione agli Oscar

Sebbene la maggior parte dei cineasti presenti all’ultima cerimonia degli Oscar a Los Angeles non abbia detto niente sull’Iran, ha fatto eccezione l’intervento dei registi iraniani Mohammadreza Eyni e Sara Khaki, che erano candidati per il Miglior Documentario con la loro opera Cutting Through Rocks. “I nostri cuori sono divisi in due”, ha detto la Khaki.

Da un lato i nostri cuori sono a casa con la nostra gente, il popolo iraniano, le cui vite sono state distrutte. Dall’altra parte siamo qui e l’unica ragione per cui siamo qui è che siamo qui per rappresentare la gente comune dell’Iran. Questi sono i tempi più bui che si possano immaginare, voglio dire, le vite dei cittadini iraniani sono state distrutte e, come se non bastasse, c’è questa guerra ingiusta in corso che deve finire, perché nessun essere umano merita né dovrebbe mai subire la guerra e la violenza.

Eyni ha aggiunto:

È strano per noi essere qui, perché a causa del blocco di Internet, non possiamo condividere con loro questa buona notizia, la storia dall’Iran sul cambiamento, sulla possibilità di un futuro migliore, non possiamo festeggiare insieme la missione alla base del film, ma allo stesso tempo, non solo non abbiamo accesso alle comunicazioni a causa del blocco di Internet, ora neanche questo è più una priorità per loro e non lo è per noi, a causa dei tanti ostacoli che stanno affrontando e delle tante difficoltà che stanno attraversando adesso.

Celebrità con i manifestanti iraniani

Già a gennaio, mentre buona parte dei media e delle istituzioni erano indifferenti alle manifestazioni in Iran contro il regime o le etichettavano superficialmente come “proteste nate per il carovita e l’inflazione” (testuali parole di Laura Boldrini), qualcuno ha deciso di andare controcorrente.

Sam Asghari, modello americano di origine iraniana ed ex-marito della cantante Britney Spears, aveva postato sul suo profilo Instagram delle immagini della sua partecipazione alle manifestazioni degli iraniani anti-regime a Los Angeles, in cui dichiarava:

A tutti i miei amici non iraniani e agli iraniani con follower non iraniani: per favore, non rimanete in silenzio sull’Iran. Nelle ultime 48 ore, almeno 2.000 persone sono state uccise in una brutale repressione dei manifestanti! Il blackout digitale ha lo scopo di nascondere tutto questo al mondo. Se i diritti umani sono importanti per voi, per favore parlate dell’Iran! Siate la voce del popolo iraniano!

Originale il commento della scrittrice di Harry Potter J.K. Rowling, che su X aveva scritto: “L’Iran sembra essere insolitamente pieno di Grifondoro”, in riferimento alla casata di Hogwarts i cui membri si contraddistinguono per il loro coraggio. E che ha come simbolo un leone, proprio come la bandiera degli iraniani che si battono contro la teocrazia degli Ayatollah.

“Se pretendi di sostenere i diritti umani ma non riesci a mostrare solidarietà con chi combatte per la propria libertà in Iran, ti sei smascherato. Non ti importa nulla delle persone che vengono oppresse e brutalizzate, purché vengano fatte dai nemici dei tuoi nemici”, ha scritto in un altro tweet.

Voci dal mondo della musica

Anche la cantante americana Pink si è schierata con i manifestanti iraniani, condividendo i loro post già a gennaio. Mentre Sharon Osbourne, produttrice discografica britannica e vedova del musicista Ozzy Osbourne, ha pubblicato sul suo profilo un’immagine ripresa dall’alto della folla oceanica dei manifestanti iraniani.

Si è espresso con fermezza anche David Draiman, frontman del gruppo metal americano dei Disturbed. In seguito alla cerimonia dei Grammy Awards tenutasi il 1 febbraio, Draiman ha pubblicato un video su Instagram in cui ha detto:

Sono molto deluso del fatto che nessuno abbia deciso di dire qualcosa su ciò che sta accadendo in Iran, sul massacro in Iran. Sul fatto che decine di migliaia di persone innocenti sono state massacrate, fucilate dopo le loro proteste nei letti d’ospedale, braccate senza pietà, represse.

Draiman ha continuato affermando:

Dovreste essere contro la repressione. Dovreste essere per la libertà. Dovreste essere per i diritti umani, giusto? Beh, il popolo iraniano merita la vostra compassione. Meritano la vostra preoccupazione. Meritano la vostra attenzione, e voi non gli avete dato niente di tutto questo, ed è imbarazzante per tutti voi. Non sto parlando contro le vostre rispettive cause, non sto nemmeno esprimendo la mia opinione su di esse. Tutti hanno diritto a una voce. Tutti hanno diritto a un’opinione. Ma perché? Perché non c’era una sola voce a favore del popolo iraniano? Beh, non avrebbero parlato per voi. Lo farò io. Donna, vita, libertà. Iran libero.

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