Cultura

Dal Natale di Gesù a “Festa d’inverno”, ecco l’Europa che odia se stessa

Simboli, cerimonie, riti della tradizione cristiana vengono abbandonati, sostituiti per non urtare la sensibilità di chi cristiano non è e odio della propria cultura, mentre in Pakistan e Malesia...

presepe Bruxelles (Ytube)

È un fenomeno insolito, anzi unico nel suo genere, quello che si verifica tutti gli anni a Natale in Europa. I simboli, le cerimonie, i riti della tradizione cristiana vengono abbandonati, sostituiti con altri che fino a non molto tempo fa erano complementari della festa incentrata sulla nascita di Gesù.

I doni li porta Babbo Natale, non più Gesù Bambino. Si fa l’albero di Natale, non più il presepio. Ogni anno degli insegnanti eliminano i canti natalizi o li modificano togliendo Gesù e ogni riferimento alla religione cristiana. Delle scuole e delle amministrazioni comunali decidono di non fare più il presepio e scelgono decorazioni genericamente festose. Ditte, istituzioni, privati cittadini augurano – a voce, per iscritto – Buone Feste, non Buon Natale.

Dove si conserva il presepio, succede che sia snaturato, strumentalizzato, vandalizzato. A Bruxelles, nella Gran Place, quest’anno è stato allestito quello dell’artista Victoria-Maria Geyer nel quale i personaggi sono senza un volto definito e nella mangiatoia c’era da subito Gesù Bambino che invece tradizione vuole che vi venga deposto nella notte del 24 dicembre. Forse è per questo che qualcuno l’ha subito rubato.

Inclusione ad ogni costo

La giustificazione data è che si deve rispetto a chi non è cristiano, che bisogna fare attenzione a non urtarne la sensibilità. È un impegno di inclusione – dicono – per far partecipare tutti e farli sentire accolti, non tollerati ed esclusi. Se così fosse, in Italia finché la maggior parte dei non cristiani erano cittadini ebrei e immigrati cinesi non si era posto il problema, e sarebbe soprattutto per riguardo ai musulmani, ormai circa due milioni in Italia e più di 40 milioni in Europa, che si è incominciato a trasformare il Natale in Festa d’inverno.

Un fenomeno unico: oicofobia

Invece invocare il rispetto di chi non è cristiano è quasi sempre, se non sempre, in realtà un pretesto. Anche in Europa, anche in Italia, come in altre parti del mondo, si stravolge e si nega il Natale in odium fidei. A farlo – questo è il fenomeno unico – non sono fedeli di altre religioni, ma persone, quasi tutte, che sono state battezzate, cristiane almeno di nascita, e che, oltre a rigettare il loro patrimonio culturale e le loro radici religiose, cosa di per sé legittima, pretendono che anche gli altri ne facciano a meno e glielo impongono.

Per lo più sono le stesse persone che si battono invece perché i fedeli di altre religioni possano, in Italia e in Europa, conservare le rispettive tradizioni religiose, disporre di luoghi di culto e celebrare le loro feste. Questo fenomeno unico è la conseguenza di una crescente incertezza sulla propria identità e, peggio ancora, di una convinta avversione per la propria identità, per le proprie tradizioni.

Il filosofo Roger Scruton ammoniva che se una civiltà si sente a disagio con la propria identità culturale è soggetta a quella che lui chiamava oicofobia: il rigetto e il disprezzo del proprio patrimonio culturale e identitario, la tendenza a dubitare del valore delle proprie radici religiose e culturali, a diffidare della propria eredità e a disfarsene. Il risultato sono una identità individuale e collettiva indebolite.

Natale in Pakistan

Intanto però il resto del mondo, anche quello musulmano, si adorna e scintilla di luci e decorazioni perché è Natale. Dal Pakistan, Paese a maggioranza islamica, arriva la notizia che, per la prima volta nella storia, il governo di una delle sue province, il Punjab, ha deciso di festeggiare il Natale, e con un calendario ufficiale di eventi lungo 12 giorni.

Nella capitale della provincia, Lahore, la seconda città del Paese, le grandi arterie brillano di decorazioni e luci e molti centri commerciali sono decorati con alberi di Natale. Domenica 14 dicembre in città si è svolto il primo Christmas Interfaith Harmony Rally: migliaia di persone hanno sfilato intonando canti natalizi e altri canti lungo i sette chilometri che collegano la Cattedrale del Sacro Cuore al Liberty Roundabout, una rotonda del centro città, seguiti da autobus e autocarri addobbati a festa.

Le amministrazioni distrettuali del Punjab hanno ricevuto, come ogni anno e come in tutto il Paese, l’ordine di predisporre misure straordinarie di controllo e protezione ai quartieri cristiani e alle chiese, perché durante le principali festività cristiane il rischio di attentati jihadisti è più elevato. Inoltre quest’anno sono state incaricate di accertarsi che quartieri e chiese siano decorati e illuminati per la ricorrenza. Infine, per la prima volta, il governo ha stabilito che il 26 dicembre sia un giorno festivo per la comunità cristiana.

Direttiva respinta in Malesia

Anche in Malesia i cristiani sono una minoranza, oltre il 63 per cento della popolazione è musulmana e l’islam è la religione ufficiale dello stato. Eppure, come in tanti altri Paesi islamici, le città e i centri commerciali si riempiono di decorazioni e di grandi alberi di Natale scintillanti.

Ma quest’anno il ministero degli Affari religiosi ha emanato una circolare con cui, pur approvando le decorazioni natalizie, vietava di installarle in alberghi e ristoranti certificati “halal”, cioè conformi alle prescrizioni islamiche, sostenendo che il Natale è una festa religiosa e che potrebbero sorgere “questioni legate alla fede”.

Tuttavia il governo ha respinto la circolare. Particolarmente deciso è stato l’intervento del ministro del turismo, della cultura, delle arti, della gioventù e dello sport del Sarawak, Abdul Karim Rahmab Hamzah, che ha invitato gli Affari religiosi ad adottare una mentalità più aperta: “se non riescono ad accettarlo – ha detto – allora sarebbe meglio che vivessero da soli, su un’isola, come eremiti”.

I leader dei partiti di governo e di opposizione, concordi, hanno affermato che i titolari del certificato di verifica halal possono benissimo utilizzare immagini, illustrazioni o decorazioni relative a feste religiose non islamiche. In sostanza, un governo islamico e i suoi ministri si sono opposti alla direttiva che in Italia molti approverebbero.

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