Cultura

La meraviglia di Artemis II, che riapre una porta chiusa per 50 anni

La missione della Nasa intitolata alla dea della Luna e il mito di Orione, l'importanza della ricerca spaziale. Tra i meriti di Donald Trump il ritorno della Luna come meta

Artemis II (screenshot Nasa Tv)
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Chi spera di trovare in questo articolo considerazioni di politica internazionale o un pezzo basato sugli aspetti tecnici della missione Artemis II rimarrà deluso. Nonostante chi scrive sia, da sempre, molto interessato a tutto ciò che vola e che l’astronautica sia uno degli aspetti che trova più interessanti di questo scampolo di storia a metà tra il XX ed il XXI secolo, si parla d’altro.

L’abbandono della Luna

La missione Artemis II della Nasa, così intitolata per un doveroso omaggio alla dea della Luna, Artemide, riapre quasi all’improvviso una porta lasciata chiusa negli ultimi 50 anni, dopo la missione Apollo 17 del 1972, con la quale due astronauti camminarono per ultimi sul nostro satellite.

La Nasa si dedicò poi, con crescenti sforzi e sempre più sofisticate tecnologie, alla costruzione della Stazione Spaziale Internazionale (l’attuale I.S.S.) e per oltre mezzo secolo non si è quasi più parlato della Luna come meta dei nostri astronauti.

Vi furono, in verità, moltissime polemiche sull’utilità di spendere valanghe di denaro, principalmente dei contribuenti americani, nelle missioni lunari e sappiamo pure che fu un errore madornale, perché la tecnologia impiegata in quelle missioni è, da un certo punto di vista, diversa da quella delle stazioni orbitanti permanenti, principalmente perché queste ultime ruotano intorno alla Terra ad un’altezza enormemente inferiore a quella delle capsule lunari (circa 400 km contro gli oltre 308.000k m della distanza Terra-Luna).

L’importanza della ricerca spaziale è enorme ed indiscutibile per chiunque ne comprenda le svariatissime ricadute sulla tecnologia della nostra vita coi piedi per terra: basti pensare ai materiali inizialmente utilizzati per le imprese spaziali ed oggi divenuta beneficio comune della nostra civiltà tecnologica, oppure allo sviluppo di reti di comunicazione a distanze inimmaginabili fino ai primi anni ‘60 del secolo scorso.

In questi giorni possiamo assistere al ritorno verso la Luna fortemente voluto da Donald Trump cosa che possiamo senza dubbio ascrivere nella colonna dei meriti del controverso presidente americano, così come fu un altro presidente poco gradito ai benpensanti di sinistra nel mondo, ossia George W. Bush, un altro fervido sostenitore della necessità di implementare ulteriormente la ricerca spaziale.

La meraviglia

Ciò che, anche ai più smaliziati, suscita ancora meraviglia nella missione della navicella Orion, sparata all’incredibile velocità di oltre 5000 km/h verso il lato oscuro della Luna, è l’idea che degli umani possano sopportare tale viaggio sospesi nella microgravità di una angusta navicella, sulla quale, però, mangiano ravioli, cioccolato, pizza come niente fosse.

La quotidianità di andare al bagno e di cibarsi contro l’incredibile routine di controlli, tutti minuziosamente regolamentati e codificati da sigle incomprensibili, come lo stupore, ancora possibile a noi che abbiamo visto proprio tutto, degli astronauti che, proprio mentre scrivo, non riescono a staccarsi dalle finestre della capsula spaziale, letteralmente sopraffatti dalla meraviglia di avere addirittura la Luna davanti agli occhi…

Non so quanti tra i lettori abbiano seguito finora le dirette di Nasa Tv ma, se ancora in tempo quando mi leggerete, fatelo. È roba dell’altro mondo, nel più nobile e letterale senso del termine. Staccarsi per qualche ora, nel mio caso, o anche soltanto per alcuni minuti per altri, dalle miserie di questo mondo, fa bene.

Silenzio radio

Ci sono dei momenti, come gli sforzi e le enormi difficoltà a vestire le tute di emergenza nei due test specifici che la missione prevede, che rendono l’idea di cosa possa accadere in caso di emergenza (depressurizzazione della cabina). Impossibile non pensarci.

Altrettanto istruttivo è l’esatto momento che vivo mentre scrivo, in diretta tv, esattamente in questo momento, ossia a metà dei 40 minuti in cui Artemis II ha perso il collegamento radio con il Kennedy Space Center di Houston, in quanto si trova esattamente dietro la Luna e non avrà altra possibilità di comunicare con la Terra finché non spunterà dal lato opposto.

Esperienza unica al mondo e tra le pochissime nella storia dell’umanità: essere nello spazio nell’impossibilità di comunicare con altri esseri umani. Personalmente, tirerò un sospiro di sollievo quando si udranno nuovamente le voci dei componenti dell’equipaggio “Integrity”, composto dagli statunitensi Gregory Reid Wiseman, Victor Glover e Christina Koch, oltre al canadese Jeremy Hansen.

Veri eroi

Altra cosa che non può passare inosservata: poche ore fa, la navicella Orion ha oltrepassato la distanza record delle missioni Apollo, per cui quei quattro viventi sono gli esseri umani ad essersi spinti più lontano dalla Terra. Possiamo forse non tributare loro un omaggio?

Il mondo è in fiamme ma, beati loro, fare le cose giuste al momento giusto è unica preoccupazione e condanna. Basta pochissimo a fare la mossa sbagliata e non ci sarebbero, almeno al momento, missioni di salvataggio a riportarli a casa.

Quelli sì, eroi, altro che pagliacci in calzoncini corti con quella specie di reggiseno sotto la maglietta che vediamo sui campi da calcio. Quelli sì che rischiano la pelle, e la rischiano davvero, per il progresso dell’umanità e senza nemmeno diventare milionari.

Il mito di Orione

Artemide il nome della missione e Orione quello della Navicella. Proprio lo stesso Orione, il cacciatore di cui s’invaghì perdutamente la gelosissima Artemide, che, secondo alcuni, temendo per la propria verginità, lo uccise col morso di uno scorpione inviatogli in dono, salvo poi pentirsi e metterlo per sempre in cielo, nella bella costellazione, appunto, dello Scorpione, in cui brilla la splendida Antares. Si sa, le donne sono volubili. Secondo altri, il birichino Orione avrebbe tentato di violentare la dea della caccia e per questo venne ucciso, stavolta da un dardo avvelenato. Comunque la mitologia l’abbia raccontata, l’amore, non si sa quanto platonico, tra Artemide-Diana e Orione ricorre nella attuale, per me bellissima, missione Artemis II. The dark side of the Moon, come nell’indimenticabile album dei Pink Floyd.

P.S. Contatto ristabilito. Dio esiste.

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