C’è una sindrome mentale da cui sono affette schiere di individui minacciosamente armati di telefonino e appostati sul divano di casa: l’odio ossessivo verso gli Stati Uniti. È un odio feroce che li fa schiumare con la bava alla bocca, un odio diretto contro gli Usa e tutti i loro alleati (Israele, quindi, per primo), e si esplica al massimo grado solo con i presidenti repubblicani.
Questa gente attribuisce agli Usa ogni disgrazia terrena, ogni tragedia storica e politica, accusando l’America d’essere colpevole di tutto senza alcuna possibilità di appello. Per questi soggetti, solo la completa eliminazione degli Stati Uniti dalla faccia della Terra renderebbe il mondo migliore. Il motivo? Non ne hanno la più pallida idea. Ma ne sono assolutamente convinti.
Questi geni dell’umanità non odiano, per esempio, il Pakistan, dove le bambine di 9 anni sono date in spose ad anziani e a 10 anni sono già incinte; non odiano l’Afghanistan, dove alle donne è proibito imparare a leggere e a scrivere e sono tenute analfabete; non odiano l’India dove vige di fatto una schiavitù terrificante, una miseria spaventosa e una divisione di caste preistorica; non odiano la Cina, dittatura priva di qualsiasi diritto politico e civile per i suoi abitanti; non odiano la Russia, tirannia brutale da secoli e secoli.
Non odiano l’Iran che uccide 50 mila suoi cittadini innocenti perché chiedono riforme democratiche, impicca alle gru in piazza le donne che mostrano un ciuffo di capelli e gli omosessuali. L’Iran che da 47 anni proclama pubblicamente di voler sterminare Israele e gli Usa non appena avrà finito di costruire le sue testate nucleari; che da 47 anni fomenta guerre e stermini con milioni di morti nei Paesi limitrofi, e da 47 anni finanzia il terrorismo internazionale.
Non odiano i Paesi centro-africani immersi in spirali infernali di corruzione e violenze bestiali. Non odiano neppure i Paesi sudamericani che inondano con migliaia di tonnellate di droga l’Occidente uccidendo i nostri figli.
No, non odiano tutti quei Paesi rimasti all’età della pietra senza alcun sentore di democrazia e diritti umani: odiano soltanto gli Stati Uniti. Dove naturalmente non sono mai stati, non hanno mai vissuto, come d’altra parte non hanno mai vissuto in nessun altro luogo se non il proprio condominio da cui pontificano sui massimi sistemi mondiali.
E non odiano la religione musulmana, che sarà certo una fede di pace come dicono i predicatori islamici, ma è proprio la religione di cui si ammantano tutti i terroristi del pianeta. Però odiano, a prescindere, qualsiasi immagine che arrivi dagli States, pure se Trump si mette a pregare.
Affermano tutti tronfi che “sono sempre stati gli Usa a fare le guerre”. Come nella Seconda Guerra Mondiale quando combatterono contro Italia, Germania e Giappone per liberare il mondo dall’imperialismo fascista e nazista? O contro la Corea del Nord in difesa della Corea del Sud? O nel Vietnam venuti in soccorso dell’alleato Vietnam del Sud invaso dal Vietnam del Nord? O in Iraq che aveva occupato il Kuwait e voleva distruggere Israele? O quando hanno combattuto l’Afghanistan in cui Osama Bin Laden aveva le sue basi? O forse adesso contro l’Iran, da 47 anni dittatura teocratica medievale guerrafondaia in procinto di avere testate nucleari? Ah, se si ribatte in questo modo, gli odiatori non vogliono sentire ragioni: la colpa comunque è dell’America…
Se a questi odiatori seriali si chiede il motivo di tanto odio focalizzato soltanto contro gli States, non avendo mai letto in vita loro più di tre libri, raccolte di fumetti comprese, sono costretti a far ricorso agli slogan intravisti sui social e a ripetere luoghi comuni mal compresi nei talk-show televisivi.
In questo modo, sproloquiando come pappagalli scempiaggini contro gli Stati Uniti, si sentono d’avere un’identità, appagati del proprio impegno politico, con la coscienza a posto e politicamente corretti.
Forse è giunto il momento in cui qualche studioso di psichiatria debba intraprendere un serio studio sulla sindrome psicotica di chi odia a prescindere: a prescindere dai motivi, dai fatti storici, dalla realtà, dalla verità, dalla fatica di studiare seriamente per anni argomenti che non si conoscono. E di come si accetti così facilmente di essere ignoranti, ma con la presunzione di parlare di ogni argomento che si ignora.
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