Cultura

Ricomincia la scuola, ormai fabbrica di ignoranza coi paraocchi woke

Ultimo avamposto combattente di una sinistra interamente protesa a propagare l'ideologia woke, sfornando battaglioni di ignoranti dalla lingua lunga e dal corto sapere

scuola ambientalisti
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Questi sono gli anni della spersonalizzazione, un (brutto) termine che, comunque, indica efficacemente quanto ciascuno di noi stia sempre più confluendo nel gregge, a discapito di qualsiasi elemento personale che derivi da indole, carattere, cultura, stile di vita.

Quasi inconsapevolmente, spingiamo il rimasuglio di civiltà occidentale di cui siamo eredi verso le pianure della mediocrità, evidentemente conformata a veri e propri standard comportamentali che (e qui sta il grave) a nostra volta lasceremo in eredità alle nuove generazioni.

D’altra parte, genitori che fanno di tutto per sembrare dei ragazzini e che dei figli si gloriano di essere amici e confidenti totali, rischiano di essere impacciati discenti fuori quota più che primi docenti della scuola della vita.

Già, la scuola, che proprio in questi giorni riapre i battenti dopo le più lunghe vacanze estive al mondo.

Avamposto della sinistra

Cancellata con cura ogni diversità, rimosso ogni grado e ruolo, in cui chi sa insegna a chi non sa, perlomeno l’abc delle regole di sopravvivenza sociale, nel triste panorama di una scuola che non forma più gli studenti a crearsi uno spazio nel mondo, vacilla e scricchiola uno dei pilastri portanti della società.

In questa nostra scuola, ultimo avamposto combattente di una sinistra interamente protesa a propagare l’ideologia woke più che a insegnare l’italiano, la matematica, la storia e la geografia, stiamo sfornando battaglioni di ignoranti dalla lingua lunga e dal corto sapere.

Su questo punto, invito i cortesi lettori a osservare quali parti politiche stiano facendo fuoco e fiamme contro la recentissima normativa di questo governo per ridare all’esame di maturità un straccio di dignità e credibilità. Sia detto per inciso: non sarà magari la miglior riforma possibile e forse i buoi sono già scappati dalla stalla, ma è almeno un tentativo per non regalare diplomi a chiunque, come accaduto negli ultimi vent’anni.

Presunzione giovanile

Purtroppo, siamo passati, senza soluzione di continuità, dalla diffusa rinuncia popolare a capirne di politica, prevalente fino a non troppi anni fa, alla odierna prosopopea di insegnare cosa dovrebbero fare i grandi della Terra che anche un ragazzino di seconda media ritiene di sapere.

Tanta ingenua e malaccorta presunzione giovanile (età di riferimento: dai 10 ai… 40 anni) è certamente derivata dall’insegnamento scolastico del tipo “Voi giovani potete tutto anche senza studiare e l’importante è che siate di sinistra” più che a programmi didattici che mettano in primo piano lo studio e, se ne avanzasse, ad approfondire i grandi temi sociali.

Docenti propagandisti

Una volta si usava dire che il buon insegnante deve limitarsi ad indicare la direzione in cui l’allievo possa guardare, senza prefigurare ciò che vedrà. Oggi i docenti, nella stragrande maggioranza, sono impegnatissimi a insinuare nelle menti dei loro scolari le loro stesse idee politiche (guarda caso, sempre le medesime), dando priorità assoluta alle grandi campagne sociali care a professori vestiti tutti uguali (li riconosci da dieci metri) che, dalla laurea in poi, hanno soltanto sostituito il parka e le Clarks con la kefiah e le sneakers ai piedi. Cose fritte e strafritte appartenenti all’enclave dei sedicenti duri e puri che non ammettono altre opinioni.

Il problema vero è che se rimanessero i soli docenti ad essere poi sconfitti dalla storia (che dovrebbero studiare bene prima d’insegnare) poco o niente sarebbe; si rischia invece di buttare altri ignoranti sul mercato del lavoro, altri incazzati senza ragione, altri somari col paraocchi dei quali la società farebbe a meno volentieri.

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