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Dopo l’euforia per Mattarella, la riconferma di Draghi: ma gli dèi accecano coloro che vogliono perdere

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Sergio Mattarella Mario Draghi

Un respiro di sollievo, un sospirone a dire il vero, con ad alimentarlo un paio di polmoni comparabili a mantici a pieno regime, che ha accomunato entrambi i lati dell’Atlantico, da Bruxelles a Washington: questo l’enfatico giudizio corale della stampa che conta, la Repubblica e il Corriere della Sera a tenere la regia, più scoperta l’una più coperto l’altro, tanto da rivendicare insieme una larga rappresentanza della gente “responsabile”, che dovrebbe essere la sola a contare, casomai attraverso una legge elettorale in grado di legittimare al voto lei sola. Nell’attesa, la riconferma di Mattarella e di Draghi andrebbe prolungata, resa una costante, cosa già fatta, facendo prevalere rispetto alla Costituzione formale del 1948, data la vista impossibilità di modificarla, una costituzione materiale con carica tendenzialmente a vita, se pur con qualche perdita di faccia.

Lo si è fatto per il presidente della Repubblica, che si è visto gratificato da una rielezione costruita ad arte; lo si vorrebbe fare per il presidente del Consiglio, che si è ritrovato umiliato da una conferma di fatto assolutamente non voluta. Ognuno ha eseguito il suo gioco, ma il casinò di turno era molto più adatto all’inquilino del Quirinale, parcheggiato per decenni alla Camera, trasmigrato opportunamente dalla Dc al Pd, con tutta una serie di prudenti passi intermedi, uno di quei democristiani che, perso il proprio partito, ne hanno colonizzato un altro, un politico, cioè un buon conoscitore del dialetto romanesco. Molto più adatto che per l’occupante di Palazzo Chigi, un apolide senza alcun passaporto, con tutta una sequenza di incarichi bancari prestigiosi, ma per ciò stesso visti come spendibili solo alla bisogna, un tecnico, cioè un ottimo padrone del solo vocabolario internazionale.

Ad assicurare lunga vita all’attuale presidente del Consiglio ci stanno pensando i centristi, spingono per un sistema più che proporzionale, sì da contare, in prima battuta, di potersi presentare con a capolista Draghi; e, in seconda battuta, in un Parlamento dove dovrebbero acquisire il carattere del pendolo decisivo, riconfermarlo nel ruolo di capo dell’esecutivo. Per l’intanto, contribuire al fuoco a vista contro Salvini, reo confesso del fallimento dell’operazione “una donna al Quirinale”, perché non era quella giusta, una dirigente del dipartimento comprensivo dei servizi segreti, una Putin in gonnella per Renzi, che pur vanta qualche relazione internazionale equivoca, una non politica per Tajani, che pur ha contribuito ad affondare la Casellati, una figlia di Forza Italia, designata dallo stesso Berlusconi a presidente del Senato.

Fuoco a vista contro Salvini, come il pericoloso terrorista con la miccia accesa per far saltare il governo, qualsiasi cosa dica o faccia, pur che non sia in assoluta sintonia con Draghi, che, ora, ha perso ogni fiducia nei partiti, naturalmente la Lega – mentre Fratelli d’Italia ha ogni buon diritto di lucrare la rendita di unica opposizione. Da ultimo, la sua presa di distanza rispetto ad una discriminazione fra alunni vaccinati e non vaccinati perpetrata in perfetta mala fede, con la precisa finalità di confermare l’esattezza della politica sanitaria governativa seguita con ossessiva continuità dall’autoperpetuantesi Speranza, nei modi di un’autentica caccia ai no-vax, da prendere letteralmente per la fame. Era già chiaro da tempo che Omicron, raggiunto un picco, si sarebbe sgonfiata da sola, tanto da dover cominciare a prenderne atto con una piccola diminuzione della linea rigida. Ma che fare di tutta quella bardatura messa a regime solo all’inizio dell’anno, a cominciare dall’obbligo del Green Pass per andare a lavorare, destinato a scattare dal 15 febbraio?

Si era detto e ripetuto trionfalmente, che l’Italia era assurta a modello per tutta l’Europa, la nostra naturale modestia ci ha impedito di sentirci imitati in ogni parte della terra, ma trattasi di gigantesca e amara bugia, che non ci farà onore nella vera storia della pandemia. Quale era l’enfatica promessa, salvare dall’infezione, ma oggi si deve prendere atto che non è più possibile; no, salvare dall’infezione per salvare dalla morte. Non è stato affatto così, qualcuno ne dovrà pur dare conto, se l’immagine assunta a referente è quella dei camion militari che in funebre colonna trasportano le bare destinate all’incinerazione. Chiunque se ne può rendere conto con una semplice comparazione fra il numero attuale di decessi per Covid con rispetto alla popolazione del 2020, per Regno unito (157.938 su 67,22 milioni); Italia (147.320 su 59,55 milioni), Francia (132.583 su 67,39 milioni), Germania (118.139 su 83,24 milioni), Spagna (93.857 su 47,35 milioni).

Solo il Regno Unito ci è davanti, ma a parte i circa nove milioni di popolazione in più, c’è da aggiungere che assai minore è stato il costo pagato dalla libertà personale, che naturalmente in un Paese come il nostro, perennemente tentato da un uomo solo al comando, non è stato affatto tenuto presente, con lo slogan assordante che tale libertà può essere coartata ogni volta viene deciso dall’alto, in ragione di una presunta salute pubblica, senza farsi carico di alcuna ragionevolezza e proporzionalità.

Esaurita l’euforia per la conferma del presidente della Repubblica, che verrà ricordata non come l’“eccezione” ma come la “regola” Mattarella, il quale comunque resta formalmente dotato di un potere, quello dello scioglimento delle Camere, il cui impegno a non esercitarlo è stato la conditio sine qua non alla sua permanenza al Quirinale, certo residenza più conveniente rispetto alla casa prescelta; esaurita tale euforia oggi, al comando ci sarebbe quel principe illuminato, insomma un Pericle del ventunesimo secolo, rappresentato proprio da Draghi, dato per rafforzato dopo una cocente sconfitta, attenzione proprio per questa frustrato e incavolato. Questi intende mettere in riga i partiti – cioè la Lega, che proprio non ce la fa a disfarsi di quell’autentico gangster di Salvini – all’insegna del “prendere o prendere”, ricorrendo sistematicamente al voto di fiducia, cui ci ha ormai abituato. Tanto, un Parlamento che lo ha rifiutato non merita altro. Che dire, forse affidandosi alla saggezza degli antichi, solo che gli dèi accecano coloro che vogliono perdere.