Esteri

Non solo Qatar, ipocrisia Ue anche con Baku: prima gli affari, poi i diritti

Strillare sui diritti umani serve a ben poco se poi non si è disposti a sopportare le conseguenze di eventuali tagli alle forniture

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Ogni tanto la stampa occidentale all’improvviso si sveglia, scoprendo che gli affari con gli Stati autoritari prosperano quasi senza limiti. Naturalmente lo sapevano tutti ma, tant’è, si finge grande sorpresa (fasulla) accoppiata ad una altrettanto finta indignazione.

Ora si parla molto del Qatar, ma i fatti erano almeno in parte già noti. Come si possono organizzare i Mondiali di calcio in un simile contesto territoriale senza immaginare corruzione, giri di mazzette e volontà di farsi corrompere da parte di esponenti politici occidentali?

La sorpresa, caso mai, riguarda la condotta poco trasparente di molti membri del Parlamento europeo, giacché nessuno pensava che Bruxelles fosse a tal punto permeabile ai tentativi di corruzione.

Affari a rischio

Ancora una volta, però, stiamo attenti a non esagerare con la finta indignazione. Da anni si insiste sul tema dei “diritti umani” sapendo bene che in buona parte del mondo esso è ignorato. E quando l’insistenza viene giudicata esagerata si rischia l’affossamento degli affari.

I governanti del minuscolo ma ricchissimo emirato qatariota si sono molto irritati per l’accusa di non rispettare i diritti umani e, come sempre accade in questi casi, minacciano di tagliare all’Europa le forniture di gas, aggiungendo quindi ulteriori motivi di stress a quelli che già abbondano a causa del conflitto in Ucraina e dei tagli delle forniture energetiche russe.

Il caso Azerbaigian

Federazione Russa e Qatar, tuttavia, non sono le uniche fonti di preoccupazione. Prendiamo per esempio il caso dell’Azerbaigian, ex Repubblica sovietica situata sul Mar Caspio, anch’essa ricchissima di risorse energetiche divenute ancora più importanti dopo le minacce di tagli da parte di Mosca.

L’Azerbaigian è governato da decenni dalla dinastia degli Aliyev. L’attuale presidente Ilham Aliyev, in carica dal 2003, è figlio di Heydar Aliyev, per molto tempo segretario del locale Partito comunista ai tempi dell’Urss e plenipotenziario del Cremlino a Baku. Entrò in disgrazia con l’avvento di Gorbaciov, ma riprese subito il potere dopo la fine dell’Unione Sovietica.

Il figlio Ilham, ora al governo, ne ha continuato la politica, piuttosto laica per uno Stato a larga prevalenza islamica, e ha provveduto a rafforzare in grande misura i rapporti con la Turchia, dove Erdogan coltiva il suo sogno neo-ottomano attirando a sé le tante nazioni turcofone dell’area che in precedenza erano parte dell’Urss.

Von der Leyen a Baku

Anche l’Azerbaigian, tuttavia, è un caso da manuale se si tocca il tema dei diritti umani. La libertà di stampa non è garantita e la pur debole opposizione ha vita dura. Ciò nonostante nessuna denuncia dura da parte della Ue.

Al contrario, nel corso della sua visita a Baku nel mese di luglio la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha esaltato i legami di amicizia tra Ue e Azerbaigian.

È stata per questo duramente attaccata da alcuni parlamentari europei, ma si trattava solo di “realpolitik”. Le forniture di gas e petrolio azero sono infatti diventate indispensabili dopo l’invasione dell’Ucraina, e occorre tenerne conto.

Ipocrisia Ue

Ci si chiede, in conclusione, perché gli europei continuino a parlare di temi sgraditi ai governanti di nazioni per loro fondamentali dal punto di vista delle forniture. Strillare sui diritti umani serve a ben poco se poi non si è disposti a sopportare le conseguenze di eventuali tagli.

Meglio sarebbe pensare ad una politica energetica seria nel lungo periodo da parte della Ue, senza provocare altri guai con i nostri fornitori più importanti.