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Il Governo Conte galleggia grazie al mega bazooka di Christine Lagarde, ma il tempo sta per scadere

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Tra il numero sempre crescente di regioni arancioni/rosse e un lockdown sempre più probabile, il Governo Conte con sprezzante tranquillità si vanta dello spread che continua a diminuire, millantando di aver riportato l’Italia (a differenza dei tempi dei populismi) in linea col progetto europeo e di aver così ristabilito la fiducia sui mercati. Ma è davvero così?

Su una cosa il governo ha ragione: lo spread continua a diminuire, è arrivato a 124 punti base e si pensa possa sfondare il muro dei 100 punti e scendere ulteriormente. Ma è proprio questo dato a rendere ancor più manifesto il paradosso: l’Italia in questo momento è al riparo da qualsiasi tipo di speculazione finanziaria, ma il divario tra economia finanziaria ed economia reale non è mai stato così ampio. Stando infatti ai semplici dati dell’economia reale, cioè delle imprese e delle famiglie italiane, lo Stato dovrebbe essere vicino alla bancarotta. Disoccupazione che sale, disoccupazione giovanile che rischia di raggiungere i livelli della Grecia nel 2014, partite Iva lasciate sempre più sole e stimoli fiscali impercettibili. Né vi è un barlume di speranza di vedere arrivare i tanto millantati sussidi (definiti “elemosine” in tutti i trading floor finanziari europei), che comunque continuano ad aumentare la spesa pubblica corrente (diversa dalla spesa pubblica che mira ad aumentare gli investimenti, non percepita dai mercati finanziari come “debito cattivo”).

Dunque, sulla base di questi fatti, è davvero merito del governo la situazione apparentemente tranquilla del debito italiano e delle banche italiane? Assolutamente no. Come detto, vi sono larghissime differenze in questo momento tra il mondo finanziario e l’economia reale: le banche sono state messe a riparo dal mega bazooka di Christine Lagarde – che terminerà immediatamente alla fine della pandemia – e dalla Commissione europea, che per il momento ha sospeso tutte le ferree regole di bilancio – che comunque torneranno in vigore con tutta la loro forza dal 2022 o anche prima, a seconda dell’andamento della pandemia, e che i Paesi del Nord non vedono l’ora di restaurare. 

A rendere ancor più evidente il paradosso, un grafico della FRED (Federal Reserve Bank of St. Louis, una delle più grandi banche dati del mondo), che mostra semplicemente come il credito concesso dalle banche all’economia reale (piccole e medie imprese e famiglie) sia crollato negli ultimi tempi.

Dunque, nonostante tutti i soldi che le banche centrali stanno iniettando per fronteggiare la crisi, le banche non erogano credito all’economia reale. Questo cosa vuol dire? Che le politiche monetarie, se non accompagnate da politiche fiscali serie e coraggiose, non daranno mai quella credibilità sui mercati che questo governo millanta tanto di avere. Con i soldi in arrivo dall’Europa si ha la possibilità di attuare un grande piano infrastrutturale, riforme nel campo delle relazioni industriali, nel campo della concorrenza, nel campo bancario, nel sistema fiscale, insomma di avere quella lungimiranza che Roosevelt ebbe col New Deal quando salvò gli Stati Uniti da una banca rotta certa.

Ma qui si sa, non abbiamo Roosevelt, abbiamo l’Avvocato del Popolo, e appena la droga monetaria sarà finita, arriveremo in maniera semplice e veloce alla morte per overdose, con tanti saluti alla sovranità nazionale…