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Impedito l’esercizio di libertà fondamentali: per la Costituzione gli italiani avrebbero diritto all’asilo

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La nostra Carta costituzionale, all’articolo 10, prevede il diritto d’asilo per “lo straniero, al quale sia impedito nel suo Paese l’effettivo esercizio delle libertà fondamentali garantite dalla Costituzione italiana”. E se invece avvenisse il contrario? Se fosse lo Stato italiano attuale a ostacolare e a rendere in alcuni casi impossibile godere di quelle libertà? Se lo Stato italiano proibisse le manifestazioni nel centro delle città più importanti, come ha fatto il governo Draghi-Lamorgese? Se manganellasse pesantemente addirittura i ragazzi minorenni che stanno esercitando la loro libertà di esprimere il pensiero riconosciuta dall’articolo 21, come è avvenuto a Milano in piazza Missori, il 28 gennaio scorso, e a Roma? Se comminasse un numero elevatissimo di multe e di Daspo per ridurre drasticamente il numero delle persone che protestano in piazza, come sta avvenendo da mesi a questa parte in tutto il territorio nazionale? Se denunciasse per “occupazione di suolo pubblico” gli studenti universitari a Torino, Milano e Roma e utilizzasse sistematicamente l’arma della minaccia e delle sanzioni anche nel caso di manifestazioni pacifiche?

Non è questo un “impedire l’effettivo esercizio delle libertà fondamentali garantite dalla Costituzione italiana”? Si noti che la nostra legge fondamentale parla di esercizio “effettivo” delle libertà; la Costituzione non ha in mente l’osservanza delle norme giuridiche strettamente intesa, bensì il rispetto sostanziale della libertà e dignità della persona. Per intenderci, i Padri costituenti avevano benissimo in mente come criterio quello della giustizia sostanziale, non quello della legalità formale. Avevano benissimo in mente il recente passato di ostacoli alla democrazia e di eliminazione dei diritti di libertà che fu attuato dal fascismo. E che fu realizzato a poco a poco, con metodi assolutamente legali: attraverso leggi del Parlamento e soprattutto attraverso cambiamenti della legge fondamentale di allora, che era lo Statuto Albertino.

Per tale ragione occorre chiedersi: perché hanno modificato la Costituzione all’articolo 9 e all’articolo 41? Perché, per la prima volta nella storia della Repubblica italiana, è stato modificato uno degli articoli all’interno dei principi fondamentali, che sono sempre stati considerati intangibili? Perché tale modifica è passata in maniera surrettizia, tanto che la maggior parte della popolazione ne è venuta a conoscenza (in maniera parziale) solo alla fine di tutto il procedimento, che ha richiesto mesi per essere adottato? E soprattutto, perché il Parlamento ha approvato tale riforma con la maggioranza dei due terzi? Per impedire il referendum costituzionale, che sarebbe stato possibile solo se la maggioranza fosse stata inferiore? Non è questo un “impedimento alle libertà fondamentali garantite dalla Costituzione italiana”? Non è questo un impedimento al diritto di voto del popolo italiano? Non è questo un trattare i cittadini italiani semplicemente come destinatari di decisioni calate dall’alto, facendo sì che non si possano esprimere?

E se la modifica della Costituzione fosse nella scia di un disegno sistematico di limitazione delle libertà democratiche? Perché inserire, all’articolo 9, la dizione che la Repubblica “tutela l’ambiente, la biodiversità egli ecosistemi, anche nell’interesse delle giovani generazioni”? Perché introdurre questi concetti, peraltro estremamente vaghi e suscettibili di differenti interpretazioni? Perché aggiungere, all’articolo 41, che “l’iniziativa economica privata non può svolgersi in modo da recare danno alla salute e all’ambiente”? E che deve essere indirizzata e coordinata a fini, oltre che sociali, anche ambientali? Non c’è una normativa già abbastanza dettagliata e limitativa? A cosa serve questa ulteriore specificazione? A giustificare i prossimi stati d’emergenza basati su dati contraffatti? A controllare e a vessare ancora di più le piccole e medie imprese italiane, facendo in modo che chiudano? Questo sarebbe favorire l’iniziativa privata? Questo sarebbe un aiuto alla ripresa economica? Questo sarebbe libero mercato?

O non sarebbe invece concedere al Governo la possibilità di emanare decreti-legge a raffica e finire così per legiferare al posto del Parlamento? E che dire di un organo legislativo ridotto al compito di convalidare le decisioni governative? Per quale motivo i parlamentari si schierano così massicciamente dalla parte dell’Esecutivo? Per quale motivo non esiste più di fatto alcuna opposizione al governo Draghi? Perché deputati e senatori vogliono evitare lo scioglimento delle Camere e quindi la perdita del loro emolumento fino al 2023, in quanto vedono improbabile la loro rielezione per la riduzione del numero dei parlamentari?