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La “droga dell’Isis” era in realtà di Hezbollah: trova conferme l’ipotesi di Atlantico Quotidiano

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“La droga di Isis”, così venne definito nel luglio del 2020 il mega carico di Captagon – una anfetamina molto popolare in Medio Oriente – che venne sequestrato al porto di Salerno. Poco dopo quel mega sequestro – 85 milioni di pasticche, del valore di almeno 1 miliardo di euro – Atlantico Quotidiano fu il primo sito di informazione in Italia a dubitare della versione ufficiale, rimarcando come quella droga non potesse essere stata prodotta dallo Stato Islamico, ma molto probabilmente ci fosse lo zampino di qualcun altro: Hezbollah.

Da sempre, infatti, Hezbollah si autofinanzia per mezzo del traffico di droga e il Captagon è proprio una di quelle che maggiormente il Partito di Dio – proxy per eccellenza del regime iraniano – produce ed esporta dal porto di Latakia, in Siria, in tutto il mondo (America Latina in testa). A distanza di mesi, la tesi di Atlantico Quotidiano sembra aver trovato conferma.

Il 21 dicembre scorso, infatti, il corrispondente della Bbc Quentin Sommerville ha avuto modo di prendere parte, in esclusiva, all’operazione con cui le forze dell’ordine italiane hanno incenerito il mega carico di droga. Nel breve filmato, Sommerville rivela per l’appunto che quel carico di Captagon non era dell’Isis ma di Hezbollah. Un carico destinato alla Libia che, come si sente dire da un rappresentante delle forze di sicurezza italiane, avrebbe potuto inondare il mercato. Una droga che ha la caratteristica di far percepire invincibile il combattente jihadista e che, proprio per questo, avrebbe rappresentato un pericolo per l’intera regione mediorientale.

Quanto scoperto, oltre a dimostrare la fondatezza dell’analisi di Atlantico Quotidiano, dimostra anche la pericolosità del regime iraniano e dei suoi alleati non solo per il Medio Oriente ma anche per la sicurezza nazionale italiana (ed europea). I terroristi di Hezbollah, infatti, avrebbero usato quelle pasticche non solo per drogare i propri jihadisti, ma anche per drogare i jihadisti dell’Isis – ufficialmente nemici, ma alleati quando si tratta di far soldi. Il risultato è chiaro a tutti: nuovi combattimenti in Libia, ma anche nuovi terroristi islamici pronti a saltare su un barcone destinazione Italia, per farsi esplodere in qualche altra capitale europea. Come purtroppo è accaduto a Vienna, appena qualche settimana addietro.