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Lockdown e Green Pass ormai endemici: cambia l’emergenza ma le parole d’ordine sono sempre le stesse

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Roberto Speranza

Il Tg1 ha deciso di suicidarsi insieme al regime, non c’è altra spiegazione. Il problema è che così ammazza pure l’informazione e chi la segue. Solo qualche pazzoide poteva sognarsi di celebrare i due anni dal lockdown, ma il primo notiziario nazionale, diretto da Monica Maggioni, c’è riuscito, manco fosse una ricorrenza, qualcosa da festeggiare anno dopo anno. E l’intento si direbbe proprio questo, perché, non contento di rievocare una macchia vergognosa nella storia patria, il telegiornale lo ha esaltato con toni sul nordcoreano andante: le scelte dolorose ma necessarie, il coraggio dei governi e dei ministri, naturalmente col solido corredo dei morti a cascata, delle bare in processione, attingendo da un repertorio che il Tg1 ha accumulato in questo biennio con uno zelo che non conosce rimorso. Tutto per dire che il lockdown non finisce mai, non deve finire, ha da diventare endemico, come quelle febbriciattole che ogni tanto risalgono. Un lockdown carsico, in combinata col Green Pass, misura infame, eversiva, unica a sopravvivere nell’universo mondo.

La Verità ha raccontato delle grandi manovre per mantenerlo altri 18 mesi, dopodiché il rinnovo sarà automatico con tutto il fallout di conseguenze illegali: obbligo di siringarsi a vita, obbedienza cieca e assoluta allo stato, diritti come concessioni condizionate e rilasciate ad arbitrio del potere. Di più: il lasciapassare prescinderà da ogni e qualsiasi esigenza sanitaria, sarà semplicemente una articolazione dell’individuo – ma si può ancora parlare di individuo a questo punto? -, una lettera scarlatta, un marchio di bestiame da esibire per ogni attività umana.

Circola una cartina per i social, stato di emergenza per la pandemia: unico Paese rosso, cioè vigente, l’Italia; stato di emergenza per la guerra (più precisamente l’invasione russa dell’Ucraina): unico Paese rosso, cioè vigente, l’Italia. Se questo vi sembra, ci sembra normale. I ricatti istituzionali, figli delle bassezze partitiche come la fiducia in Parlamento non bastano più, Draghi s’è impuntato, ha rischiato di andare sotto sulla riforma catastale e per il momento l’ha spuntata grazie al puntello di un peone di una listarella cellulare, quella del “centrista” Maurizio Lupi, nel senso che destra o sinistra basta starci in mezzo.

Draghi cerca l’incidente diplomatico, il suo anno di governo è uno sfascio, non ha più credibilità e se glielo dimostrano s’incazza, diventa velenoso, ma come credere alla promessa, “questa riforma è necessaria e non porterà nuove tasse” a uno che ha mentito sistematicamente, su tutto, per tredici mesi? Il ricatto politico non è più sufficiente, ci vorrà quello sociale, o mi fate fare quello che voglio o io sbatto 60 milioni in quarantena, fino a quando mi piacerà e se poi si buttano dalle finestre o si danno al bere, tanto meglio.

Lockdown e Green Pass, le nuove parole d’ordine del Panopticon all’italiana. Una virologa, immunologa, come Antonella Viola – che si piace molto, si trova molto televisiva – è palesemente atterrita all’idea di uscire di scena, così si mette a discettare di geopolitica, di strategie ambientali e cosa vuole? Un “lockdown energetico”, per non sbagliare. Come la Gabanelli, che pretende il ritorno all’igiene medievale, lavarsi poco e in acqua ghiaccia, così Putin vedrai come ci resta male col suo gas, ma senti un po’ che bischerate dai professionisti dell’informazione moralista. Ed è la stessa che poi va in televisione a dire, tutta giuliva, eh beh, sull’energia ci siamo sbagliati, sulle fonti rinnovabili abbiamo propalato un mucchio di cazzate, che sarà mai. Della serie: temere lo Scanzi che è in sé.

La soluzione dei grandi tecnici, dei comunicatori, dei propagandisti è sempre la stessa, per ogni emergenza, e di imbarazzante pochezza: rinunciare, sacrificarsi, fare a meno. Da quanti anni ce lo sentiamo ripetere? Ah, che nostalgia, si torna al 1973 dell’austerity e della crisi petrolifera. Ma ci siamo già, anzi siamo oltre. Poi salta fuori l’Alessandro Gassman di turno che, essendo piddino, è sempre pronto all’obbedienza cieca e assoluta e fa sapere di avere portato il termostato a 18 gradi come vogliono Letta e Draghi detto Supermario: così si salva il pianeta e si disinnescano le guerre. Greta, al confronto, è davvero un Nobel omnibus.

E il Tg1 celebra i due anni di alienazione, di reclusione paranoide, inutile, devastante come a dire: è solo l’inizio, fatevene una ragione. E dipinge Speranza e Ricciardi, due personaggi altrove irrilevanti, qui pericolosi, quali uomini della provvidenza, superiori allo stesso Draghi evidentemente impotente oppure complice, comunque inutile se non sa o non può rimuoverli. È precisamente per trovate come questa che l’informazione ufficiale o mainstream, come piace dire, suscita sempre meno credibilità e sempre più disprezzo al punto da non riuscire più attendibile neanche quando documenta gli orrori di una invasione a un passo dalla guerra totale.