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Una generazione di schiavi del telefonino. Meglio un sano Nokia 3310

Un pezzo della nostra vita, il custode della nostra intimità, il complice (quasi) perfetto, il mezzo di lavoro, la nostra giostra per adulti

smartphone (screenshot Rai)
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Si chiama telefonino, perdiana! Chiamarlo smartphone è fare il gioco di quelli che ce ne hanno reso schiavi. Per quanto mi riguarda, ho avuto il primo telefono mobile nel 1988, una valigetta che si montava nel bagagliaio dell’auto e che, al massimo, permetteva di montare il mattoncino nero su un accrocco dotato di maniglia che lo rendeva portatile, nonostante peso ed ingombro.

Un pezzo della nostra vita

Quindi l’evoluzione di quello che sarebbe diventato l’attuale smartphone l’ho proprio vista nascere, crescere e proliferare all’inverosimile, fino a diventare, per certo versi, il nostro vero padrone.

Senza quel pezzo di vetro e plastica in tasca, meglio non uscire di casa, lo sappiamo. Se lo si dimentichi da qualche parte è imperativo sospendere ogni altra attività per recuperarlo il più presto possibile. Ieri, un amico mi rammostrava soddisfatto una specie di ciabatta incurvata. Era il suo telefonino perso e ritrovato, ma non prima di esservi passato sopra con la macchina. Contento lui mi direte…

Dietro al sorriso ebete di chi abbia appena recuperato il prezioso ed insostituibile oggetto made in China, c’è la consapevolezza di aver ritrovato un pezzo della nostra vita, il custode della nostra intimità, il complice (quasi) perfetto, il mezzo di lavoro, la nostra giostra per adulti. 

Cosa sia per i giovani è talmente imbarazzante persino da dire che preferirei evitarlo, in quanto giungerei fatalmente ad affermare, prove alla mano, che i loro Iphone o Samsung (tertium non datur) sono i distintivi ed i passaporti globali per affrontare il lungo viaggio nell’inconsistente ricerca di cose inutili e/o dannose, alle quali dedicheranno una bella fetta delle loro vite.

Piace a loro, chi se ne frega. Soffriranno tutti di disturbi dei primi tratti della colonna vertebrale (sempre che tutti ce l’abbiano) a forza di stare chini sul piccolo schermo che racchiude ogni loro interesse ed impedisce loro di evitare le testate nei pali (metaforici e non ) che il destino metterà sui loro passi.

Un toccasana: il Nokia 3310

Fatti loro, ci mancherebbe, ma anche per noi adulti sarebbe un toccasana un sano Nokia 3310, sì proprio quello con lo schermo soltanto lontanamente grafico ed il dizionario T9 che permetteva brevissimi messaggi di testo prima di lanciare il telefonino contro il muro e di andare a mangiare una pizza in totale relax e lontano dai rompicoglioni.

Buffonata privacy

Il troppo non soltanto stroppia, ma ci rimbecillisce prima del tempo, e il grave è che lo abbiamo fortemente voluto noi. Sappiamo tutti che attraverso lo smartphone siamo tracciati h24 e poi blateriamo di privacy con la leggerezza di chi non ha capito un accidente di come funziona questa enorme buffonata della beneamata privacy.

Quanti i consapevoli che ci stiamo scavando la fossa con le nostre mani? Ai postini l’ardua sentenza, tantopiù ora che Poste Italiane ha comprato Tim e che, proprio alla faccia della privacy gli uffici postali stanno chiusi a turno per due mesi per togliere il bancone e mettere simpatici e colloquiali tavolini, sedendosi ai quali possiamo agilmente far sapere i fatti nostri a quelli che stanno in piedi dietro di noi.

Ben vengano i sempre più frequenti guasti e malfunzionamenti della rete cellulare e degli stessi telefonini in questi giorni di gran caldo. Si spegne da solo? E noi non lo riaccendiamo per ore. Stia punito e si metta bene in quella CPU bacata che comandiamo ancora noi e che potremmo pure sopravvivergli.

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