O, America!

Neocon per forza, speriamo senza bomba

Forse la democrazia non si esporta, come Ferrara dolorosamente (e coraggiosamente) riconosce. Ma allora in che senso avevano ragione loro?

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E finalmente Giuliano Ferrara si tolse il sassolino puntuto – e neanche tanto sassolino – dalla scarpa: “Avevamo ragione noi”, anzi lui scrive con modestia “loro”, cioè i neoconservatori, quelli che nel lontano 1997 fondarono un think tank che prendeva il nome di Project for the New American Century (PNAC).

E che bella soddisfazione per il grande Bill e il vecchio Bob (William Kristoll e Robert Kagan), i due dioscuri del “Progetto per il nuovo secolo americano”, secondo il quale nel XXI secolo gli Stati Uniti “avrebbero dovuto dispiegare tutta la loro forza militare, diplomatica, economica per assicurare agli americani e al mondo una ‘benevola egemonia’” del sistema uscito vincitore dalla Guerra Fredda.

Per intendersi, quei due “spingevano, prima ancora dell’11 settembre, per la riscrittura armata della mappa del Medio Oriente (la famosa esportazione della democrazia, il regime change) e per una nuova concezione euroamericana dell’atlantismo, non più segnata dall’equilibrio multilaterale ma da un tratto di unilateralismo guidato dagli Usa”. Ci pensate? Ancor prima dell’11 settembre! Non è commovente?

E che peccato che le cose, per il solito destino cinico e baro, oltre che per l’insipienza e inettitudine dell’Occidente preso nel suo complesso, abbiano preso un’altra piega, fino alla fuga ingloriosa da Kabul nell’agosto dello scorso anno, a sigillo delle guerre dei due Bush e dei loro ispiratori e mentori neocon.

E a dimostrazione, qualora ce ne fosse stato bisogno, che “forse” la democrazia non si esporta, come Ferrara dolorosamente (e coraggiosamente) riconosce. Eh già, duro esportare la democrazia, persino quella di Biden, che è notoriamente di larghe vedute quanto a tentazioni e vizietti imperanti in quelle lontane terre mediorientali.

E comunque, già ai tempi di Obama gli uomini del PNAC erano in ritirata, o come dice Ferrara erano entrati nel cono d’ombra della politica internazionale.

Ok, ma allora in che senso avevano ragione loro? Semplice: quest’ultima fase storica segnata dalla crisi russo-ucraina vede proprio trionfare (o quasi) l’unilateralismo teorizzato dai neocon, con un’America che finalmente assume il ruolo che le compete. Per l’esattezza:

“Il ruolo di guida degli Stati Uniti nella ripolarizzazione dell’occidente, ma sulla difensiva, nasce sulle rovine della politica estera di Obama e di Trump (al quale Putin regalò perfino un beffardo pallone). Questo ruolo obbligato è reso credibile dal miracolo della resistenza e controffensiva dell’Ucraina, che smentisce in parte la diagnosi famosa di Bob Kagan, il neoconservatore che descrisse gli americani come il popolo di Marte e gli europei come il popolo di Venere (fu Il Foglio a popolarizzare le sue tesi in Italia, pubblicando il suo saggio). Ma a dirla tutta siamo in un momento in cui gli analisti si interrogano, come intorno a un’eventualità quasi banale, su quale tipo di armi nucleari tattiche saranno, e quando, impiegate sul fronte europeo dai russi”. 

Quanto alle “rovine” della politica estera trumpiana avremmo bisogno di qualche ragguaglio, dato che al momento riusciamo a distinguere nettamente soltanto quelle dei Bush e di Obama, ma non importa, da Ferrara, notorio e viscerale odiatore di Trump, non ci si può aspettare altro.

Un po’ meno automatico è sorvolare sul quasi banale scenario nucleare testé evocato, ma si sa, Giuliano Ferrara ama talmente tanto i paradossi che neppure la bomba può fermarlo.

In ogni caso è d’obbligo rallegrarsi per il coup de théâtre del tutto insperato della resistenza ucraina, che decisamente ha lavorato e continua a prodigarsi per la vittoria postuma – e a qualunque costo, osiamo dire – del PNAC. Nel contempo si prenda atto mestamente di un dato di fatto obiettivo:

“I venticinque anni che ci separano dalla formalizzazione del progetto neoconservatore dimostrano che l’occidente ha respinto il piano A dell’egemonia americana benevola in una strategia di attacco sui molti fronti del potere mondiale, ma forse non aveva un piano B.”

Tanto è vero che stiamo messi come stiamo messi. Neocon per forza, speriamo senza bomba.