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	<title>Liberilibri</title>
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	<description>Il giornale di Nicola Porro</description>
	<lastBuildDate>Thu, 07 May 2026 14:50:33 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
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		<title>Distrutto da un’indagine infinita: la vita spezzata di un innocente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Michele Silenzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2026 13:47:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Liberilibri]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Esposito]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un libro per capire come stampa e magistratura possono rovinare la vita di un cittadino tra intercettazioni illegali, gogna mediatica e verità negate</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/distrutto-da-unindagine-infinita-la-vita-spezzata-di-un-innocente/">Distrutto da un’indagine infinita: la vita spezzata di un innocente</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe style="border: none; overflow: hidden;" src="https://www.facebook.com/plugins/video.php?height=476&amp;href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Freel%2F26535950892729580%2F&amp;show_text=false&amp;width=267&amp;t=0" width="267" height="476" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Sette anni sotto indagine. Accuse gravissime. <strong>Una vita sospesa.</strong> Questa non è la storia di un potente caduto in disgrazia, ma di un cittadino qualunque travolto da un ingranaggio più grande di lui. Un’indagine infinita, centinaia di intercettazioni illegali, una gogna mediatica che divora reputazione, lavoro, famiglia, dignità, sotto il peso di una condanna che arriva prima ancora di qualsiasi processo.</p>
<p>Nel libro parla in prima persona la vittima di questo tritacarne mediatico-giudiziario,<strong> l’ex senatore Stefano Esposito</strong>, ma anche chi ha vissuto quel calvario accanto a lui: un figlio costretto a vedere il padre trasformato in un mostro sui giornali; un amico, Giulio Muttoni, schiacciato da anni di inchieste e sospetti; un avvocato che ha combattuto contro un’indagine assurda; esponenti della politica (pochi) che hanno reagito a un’ingiustizia plateale.</p>
<p>Come nota <strong>Giuliano Ferrara nella prefazione</strong>, la vicenda Esposito è talmente surreale che rievoca Il processo di <strong>Franz Kafka.</strong> Si è di fronte a «un caso esemplare di errore e orrore giudiziario» che potrebbe accadere a chiunque. E leggerlo fa paura. Proprio per questo è necessario.</p>
<p>Michele Silenzi, 4 maggio 2026</p>
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		<title>Sull’orlo della guerra: i segreti dietro lo stretto di Hormuz</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Michele Silenzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2026 15:30:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Liberilibri]]></category>
		<category><![CDATA[Mike Pompeo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalla CIA al Dipartimento di Stato. Mike Pompeo racconta le decisioni che hanno ridefinito gli equilibri globali</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Se volete capire meglio quello che accadendo in Iran, e in generale sullo scenario geopolitico globale in questo momento così complesso, il modo migliore per farlo è andare alla fonte, ossia a chi dentro le stanze del<strong> potere americano</strong> ci è stato da protagonista.</p>
<p><strong>Mike Pompeo</strong> è stato l’uomo politico più vicino a Donald Trump durante il suo primo mandato presidenziale. Prima come direttore della CIA, poi come segretario di Stato, ha lavorato su tutti i fronti più caldi a livello globale: dall’Iran alla Corea del Nord, dalla Russia a Israele e il mondo arabo. Ma soprattutto, ha guidato una trasformazione generazionale delle relazioni dell’America con il suo avversario numero uno: la Cina.</p>
<p>I principi trasmessi dai Padri Fondatori e la sua profonda fede cristiana hanno ispirato costantemente la sua azione politica, e i suoi sforzi per <strong>promuovere la libertà religiosa</strong> in tutto il mondo non hanno eguali nella storia diplomatica americana.</p>
<p>Mescolando le storie memorabili e spesso divertenti delle sue interazioni con i principali leader mondiali e un’acuta e rigorosa analisi della storia recente, Mai un passo indietro racconta come Pompeo abbia aiutato l’amministrazione <strong>Trump</strong> a cambiare la rotta geopolitica del mondo.</p>
<p>Un grande racconto delle tendenze e dei protagonisti che plasmano il mondo di oggi, questo libro è <strong>una visione straordinaria</strong> dietro le quinte del grande potere americano.</p>
<p>Michele Silenzi, 20 aprile 2026</p>
<p><iframe style="border: none; overflow: hidden;" src="https://www.facebook.com/plugins/video.php?height=476&amp;href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Freel%2F1294268836130521%2F&amp;show_text=false&amp;width=267&amp;t=0" width="267" height="476" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>&#8220;Titanic Europa&#8221;, come l&#8217;Ue sta perdendo la sua identità</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/titanic-europa-come-lue-sta-perdendo-la-sua-identita/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Liberilibri]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Apr 2026 14:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Liberilibri]]></category>
		<category><![CDATA[giulio meotti]]></category>
		<category><![CDATA[ue]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Unione europea, un attore politico fuori dai giochi</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/titanic-europa-come-lue-sta-perdendo-la-sua-identita/">&#8220;Titanic Europa&#8221;, come l&#8217;Ue sta perdendo la sua identità</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe style="border: none; overflow: hidden;" src="https://www.facebook.com/plugins/video.php?height=476&amp;href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Freel%2F1421121833145907%2F&amp;show_text=false&amp;width=267&amp;t=0" width="267" height="476" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p><strong>L&#8217;Unione europea è a un punto drammatico</strong> della sua vicenda Dinanzi agli eventi che stanno sconvolgendo il mondo e il precedente ordine globale, l&#8217;UE non riesce a giocare un ruolo seppur minimo. Viene continuamente travolta dai venti della storia. E&#8217; quindi legittimo chiedersi quale senso abbia la sua esistenza politica.</p>
<p><strong>Giulio Meott</strong>i, in questo libro formidabile, tagliente e pieno di informazioni dettagliate, traccia un quadro drammatico dell&#8217;attuale Europa. Se da un lato l&#8217;UE appare attivissima nella sua attività burocratica, nella sua volontà di intervenire nelle vite dei singoli Paesi con le folli regolamentazioni (a partire dall&#8217;assurdo Green Deal), dall&#8217;altro <strong>è incapace di fronteggiare le sfide</strong> che la storia gli pone davanti, prima tra tutti un&#8217;immigrazione che non riesce in alcun modo a controllare, e poi l&#8217;energia, la strategia di difesa e molto altro.</p>
<p>Del resto, quando si perde la propria identità, e l&#8217;Europa oggi non sa più chi sia perché ha tranciato ogni rapporto con le proprie radici ebraico-cristiane, è anche difficile pensare di difendere qualcosa. Giulio Meotti ci pone davanti a tutto questo, ma non dispera fino in fondo. Traccia il percorso per <strong>una speranza ancora possibile</strong> per il nostro continente.</p>
<p>Michele Silenzi, 6 aprile 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/titanic-europa-come-lue-sta-perdendo-la-sua-identita/">&#8220;Titanic Europa&#8221;, come l&#8217;Ue sta perdendo la sua identità</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Martino, quella lezione liberale contro la politica dei No</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/martino-quella-lezione-liberale-contro-la-politica-dei-no/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Liberilibri]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Mar 2026 14:11:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Liberilibri]]></category>
		<category><![CDATA[antonio martino]]></category>
		<category><![CDATA[liberismo]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Michele Silenzi racconta "Semplicemente liberale" di Antonio Martino</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/martino-quella-lezione-liberale-contro-la-politica-dei-no/">Martino, quella lezione liberale contro la politica dei No</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il recente insuccesso del &#8220;Sì&#8221; al referendum sulla riforma della magistratura, il trionfo del &#8220;No&#8221; a qualsiasi cambiamento in questo Paese, è l&#8217;ennesima triste conferma che<strong> le idee liberali hanno poca fortuna</strong> <strong>quando si va alle urne</strong>. Siamo un Paese strutturalmente gattopardesco. Tuttavia, non bisogna demordere, la battaglia delle idee rimane sempre la battaglia fondamentale, quella politica segue!</p>
<p>Per questo è quanto mai <strong>opportuno tornare a leggere chi ha fatto dell&#8217;adesione alle idee liberali</strong> una vera e propria ragione di vita, chi di quelle idee è stato un grande maestro. E stiamo parlando di <strong>Antonio Martino.</strong> Liberilibri ha appena rimandato in libreria, in una nuova edizione con la prefazione di Nicola Porro, <a href="https://l.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Fliberilibri.it%2Fcatalogo%2Fsemplicemente-liberale%3Ffbclid%3DIwZXh0bgNhZW0CMTAAYnJpZBEwVGhKU1hBQVMzelRrb2ljOXNydGMGYXBwX2lkEDIyMjAzOTE3ODgyMDA4OTIAAR4KBgYzqB6pkfOStBc3F24nshuGHqi_gbJz7eOvRFYLKWtqC_7rWJ2nZCbU8g_aem_3Lk1hKmqlD1SRmXFZ5lFeQ&amp;h=AT5T0-SSrnzV5lFHCHURWGcs89qHxE781twoWSkv4QzkXhehiwUNe8zVq2DaLDTMP4RTNe2GblWOogO7A4jhRDnB-jLHkzKDv9SlFLZWRJy_m5EBjOAN6odRkIHKR3cF8biOzzWujhahua38rHY&amp;__tn__=KF&amp;c[0]=AT5BFxzikfFiFw7w0283DZnzVnYSV659KUY4s6Mb1t0-8vMfXcZ1GfHyfEJd8x6uCOqb6_AA-4SVrBkcVrltlyNjc3ki4xadHzGQRkwo7cfC-CfiBTrSH4LPvdUX4JZBojlU7vmeplme1xZuXGyPJtnHEC1g-JfebR0rXG5JiMHW50sBSQ" target="_blank" rel="noopener"><strong>il testo fondamentale di Antonio Martino: Semplicemente liberale.</strong></a></p>
<p>E <strong>bisogna correre a leggerlo</strong> per trovare gli strumenti per provare a modificare il modo in cui funziona questo nostro straordinario e un po&#8217; sventurato Paese. Sventurato, perché spesso lo rendiamo tale con le nostre stesse mani, con <strong>le nostre scelte ben poco liberali!</strong></p>
<p>Liberilibri, 29 marzo 2026</p>
<p><iframe loading="lazy" style="border: none; overflow: hidden;" src="https://www.facebook.com/plugins/video.php?height=476&amp;href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Freel%2F1510390891098099%2F&amp;show_text=false&amp;width=267&amp;t=0" width="267" height="476" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/martino-quella-lezione-liberale-contro-la-politica-dei-no/">Martino, quella lezione liberale contro la politica dei No</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>Il diritto di odiare? Una piccola inchiesta di Liberilibri&#038;AI</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fiorenza Cirillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Mar 2026 15:18:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Liberilibri]]></category>
		<category><![CDATA[AI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Parola, odio e democrazia nell’era dell’Intelligenza Artificiale</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-diritto-di-odiare-una-piccola-inchiesta-di-liberilibriai/">Il diritto di odiare? Una piccola inchiesta di Liberilibri&#038;AI</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Liberilibri</strong> ci provoca due volte. Innanzitutto, sceglie di scrivere in collaborazione con l’IA e poi avvia un’indagine sull’odio pensato e, talvolta, esplicitato: possiamo accettarlo?</p>
<p><strong>La scrittura con l’IA è temibile,</strong> perché ci fa sentire sostituibili, ci toglie una forma di creazione e d’espressione che è propria dell’uomo almeno dal 3500 a.C.</p>
<p>A ben guardare però <strong>non possiamo fare finta di nulla</strong> e ignorare questo alieno intelligente e onnipresente, tanto vale collaborare con la consapevolezza che il supporto tecnologico non sostituisce quel guizzo ideativo che resta soltanto nostro.</p>
<p>E poi è <strong>l’interpretazione delle parole che umanizza</strong> e rende nostro il testo; quindi, c’è ancora bisogno di noi uomini per “significare”.</p>
<p>Il secondo punto, <a href="https://www.liberilibri.it/catalogo/il-diritto-di-odiare-una-piccola-inchiesta/?srsltid=AfmBOopTKcvemQwSh-PZ8TRhOc9viRq4T6wreN4tLo9XrAPkDpkQ0w3o" target="_blank" rel="noopener"><strong>il vero quid di questa indagine,</strong></a> è il più spinoso. Siamo davvero disposti a tollerare la parola dell’altro, persino quando ci appare ripugnante?</p>
<p>Liberilibri interroga un principio democratico basilare:<strong> la parresia.</strong> Se la libertà di parola implica libertà di pensiero, di percezione e di emozione, essa può contemplare anche l’odio; è compito della democrazia sradicare questo moto così brutalmente umano?</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/lintelligenza-artificiale-governera-le-nostre-vite-non-e-per-forza-un-male/" target="_blank" rel="noopener">L&#8217;intelligenza artificiale governerà le nostre vite? Non è per forza un male</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/economia-finanza/ef-economia/intelligenza-artificiale-lavoro-licenziamenti-automazione/" target="_blank" rel="noopener">L&#8217;intelligenza artificiale;licenzia i lavoratori</a></li>
</ul>
<p>L’odio espresso in pensiero e parole deve innanzitutto essere definito per ciò che è e, quindi, come qualcosa di brutto e potenzialmente dannoso che deturpa la comunità. <strong>Non lo si può annullare per decreto,</strong> ma lo si può modulare attraverso la riflessione che solo la libertà di parola favorisce.</p>
<p>Anche il pensiero più oscuro, infatti, quando si fa verbo, in qualche modo si attenua, perché si incontra e si scontra con parole diverse, frutto di altre percezioni, ed è forse questa la più grande opportunità evolutiva della democrazia.</p>
<p>La nostra società è complessa e imprevedibile, ha infatti al suo interno un andamento non lineare, in cui però siamo tutti coinvolti, collegati, come suggerisce<strong> l’effetto farfalla di Edward Lorenz:</strong> &#8220;[…] un cambiamento infinitesimale nella posizione iniziale della particella può causare enormi cambiamenti nella sua posizione futura: un cambiamento minuscolo ora può portare a un cambiamento gigantesco e imprevedibile in futuro&#8221;.</p>
<p><strong>Se dunque non si può negare la presenza dell’odio,</strong> non si può nemmeno permettere che prolifichi come un’erbaccia infestante, visto che la sua emanazione, sia pure verbale, ha delle conseguenze nella società.</p>
<p>Ci vogliono <strong>realismo e intelligenza</strong> per promuovere un dialogo in cui ci si chieda il perché delle cose, quale ne sia il destino; quando infatti l’umanità riflette su sé stessa, riscopre il senso di un accordo profondo per vivere insieme, stimola una mente collettiva in cui l’individuo va verso l’altro in un dialogo coraggioso che inevitabilmente lotta per estinguere l’odio in nome della pace.</p>
<p>Questa finalità di pace è talmente importante per il nostro stare al mondo che non si può ignorare, soprattutto in questo periodo, con tanti conflitti aperti e minacce di guerre in cui ci rendiamo conto che <strong>il mondo soffoca senza dialogo. </strong></p>
<p>In questi termini potrebbe essere <strong>una sfida della nostra società plurale e democratica</strong> quella di offrire infinite opportunità per la gestione a parole di ciò che provoca disagio, scandalo, indignazione, fino allo stremo, fino a perdere il fiato, fino a un incontro.</p>
<p>Così, forse, <strong>questo gomitolo di male che si trova in ogni uomo</strong> potrà essere preso per un filo di verbo e a poco a poco tirato fuori per creare nuovi tessuti in cui il contrasto si piega in un intreccio originale e armonioso.</p>
<p>Fiorenza Cirillo, 3 marzo 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-diritto-di-odiare-una-piccola-inchiesta-di-liberilibriai/">Il diritto di odiare? Una piccola inchiesta di Liberilibri&#038;AI</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;intelligenza artificiale governerà le nostre vite? Non è per forza un male</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/lintelligenza-artificiale-governera-le-nostre-vite-non-e-per-forza-un-male/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Liberilibri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Dec 2025 15:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Biblioteca liberale]]></category>
		<category><![CDATA[Liberilibri]]></category>
		<category><![CDATA[AI]]></category>
		<category><![CDATA[time]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=294621</guid>

					<description><![CDATA[<p>Libertà di parola, odio e responsabilità nell’epoca degli algoritmi</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/lintelligenza-artificiale-governera-le-nostre-vite-non-e-per-forza-un-male/">L&#8217;intelligenza artificiale governerà le nostre vite? Non è per forza un male</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Anche quest’anno la rivista <strong>TIME ha eletto il suo “uomo dell’anno”.</strong> Tuttavia, non si tratta di un essere in carne ed ossa, ma di un processo creativo, di una nuova tecnologia: l’intelligenza artificiale.</p>
<p>La scelta del TIME, sicuramente controversa, è però anche realistica e brillante perché indica con chiarezza quella che non è solamente una tecnologia “del futuro”, ma un evento che sta già cambiando oggi le nostre vite e con cui<strong> è necessario confrontarsi senza allarmismi apocalittici</strong> così come senza facili ottimismi turbo-tecnologici.</p>
<p>Come casa editrice abbiamo provato a confrontarci con questa tecnologia scrivendo un libretto agile in combutta con l’AI, così che, interagendo direttamente con essa sia più facile capirne il funzionamento e l’articolazione.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.liberilibri.it/catalogo/il-diritto-di-odiare-una-piccola-inchiesta/?srsltid=AfmBOoooloLi6z1R02xZk_YUuhsOFvwb_Hit606uJMC1abfaD4DKcfgL" target="_blank" rel="noopener">Clicca qui per acquistare il libro</a></p>
<p>Il testo che ne è venuto fuori è <strong>“Il diritto di odiare? Una piccola inchiesta”</strong> in cui cerchiamo di capire, passo passo, a livello storico, filosofico e politico quali siano, e se vi siano, limiti alla libertà di parola: tenendo sempre bene a mente l’invalicabilità della linea che separa l’espressione verbale, per quanto aggressiva, e la violenza fisica, sempre da condannare.</p>
<p>Questo libro è un’eccellente occasione non solo per confrontarsi con<strong> i concetti fondamentali che sorreggono la libertà di espressione</strong>, ma anche per capire quanto possa essere penetrante, affascinante e sorprendente ragionare insieme all’AI.</p>
<p><iframe loading="lazy" style="border: none; overflow: hidden;" src="https://www.facebook.com/plugins/video.php?height=476&amp;href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Freel%2F1379697000228167%2F&amp;show_text=false&amp;width=267&amp;t=0" width="267" height="476" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/lintelligenza-artificiale-governera-le-nostre-vite-non-e-per-forza-un-male/">L&#8217;intelligenza artificiale governerà le nostre vite? Non è per forza un male</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Un comunista antico diventato molto liberale</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/un-comunista-antico-diventato-molto-liberale/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Dec 2025 15:55:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Liberilibri]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La recensione del nuovo libro di Lodovico Festa "Non sapendo fare a maglia", edito LiberiLibri</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Se avete la curiosità di come possa ridursi un ex comunista ex di ferro che ha fatto delle buone letture la sua ricchezza, ricchezza che forse l’ex partito avrebbe provato a distruggere, senza riuscirci. Se siete interessati a sapere come un poeta della politica, un’intelligenza spiccata, un uomo inquieto il quale più distante da alcune delle citazioni che propone non potrebbe essere, ma le propone lo stesso, potendone calibrare gli umori perché maneggia il loro senso con invidiabile disinvoltura. Se apprezzate la sincerità di un dissimulatore straricco di ironia e compassionevole per finta verso chi, povero lui, mai dissimula, beh, allora il nuovo libro di <strong>Vichi Festa</strong>, in libreria tra l’altro dopo quattro fantastici volumi gialli sulle mai lette miserie, e ricchezze, e umanità della politica, a sinistra ma non solo, beh, allora, <a href="https://www.liberilibri.it/catalogo/non-sapendo-fare-a-maglia/?srsltid=AfmBOormf2q_1I_E0pnkZmewTPNFnord9JXslVyT-mu8DGsOLCxfeuhW" target="_blank" rel="noopener"><em>Non sapendo fare a maglia</em>, LiberiLibri, 18 euro</a>, questo è il vostro libro.</p>
<p><strong>Spazia nell’universo del sapere</strong>, lo cita pezzetto per pezzetto, tramite le briciole rivelatrici di mille monumenti della cultura, tenendo sempre lui in mano il gioco, trattenendo signorilmente la voglia matta di pigliare per il culo qualche autore celebrato, qualche gran nome, laddove la voglia, apparentemente trattenuta, viene scatenata posizionando qui questo autore e quell’altro molto altrove. <strong>Fottutissimo e malizioso autore</strong>. Festa propone, per capirci, l’inestricabile casino del nostro mondo di oggi, oppure del mondo prossimo, avvisando, e sorridendo lui come un matto, che non sarebbe questa, per noi che non capiamo, l’ora di sorridere. Vichi Festa, anticomunista com’è, non ha mai dimenticato di amare il suo passato, che Dio lo benedica per questo, né la doppia lingua esposta a suo tempo nelle vetrine dell’aristocrazia comunista piuttosto che sui banconi del popolo militante (c’era eccome, in quei tempi, il radicamento sul territorio).</p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.liberilibri.it/catalogo/non-sapendo-fare-a-maglia/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Per acquistare il libro clicca qui</strong></a></p>
<p>Ma una citazione, per il libro di un comunista antico diventato molto liberale, non si può evitare. Tra mille scelgo questa, a pagina 60: “Nei suoi Essais, Michel de Montaigne dice di essere ‘poco soggetto alle violente emozioni, rinforzo ogni giorno la mia corazza grazie alla ragione’. Ecco cosa mi distingue da questo mirabile protagonista del Rinascimento francese, io ho una corazza per difendermi dalle emozioni che fa schifo. Piango più della vedova, se pronuncio l’eulogia di un amico morto: ma fatti una corazza come Montaigne, mi dice Lidia, l’amore della mia vita”. <strong>Un gran libro insomma</strong>, diverte e insegna senza fatica molte cose. Non andrete a comprarlo? Peggio per voi.</p>
<p>Andrea Marcenaro, 3 dicembre 2025</p>
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		<title>La tassa sugli affitti brevi è un attacco alla libertà</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/la-tassa-sugli-affitti-brevi-e-un-attacco-alla-liberta/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Liberilibri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Oct 2025 17:01:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Liberilibri]]></category>
		<category><![CDATA[affitti brevi]]></category>
		<category><![CDATA[casa]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[manovra]]></category>
		<category><![CDATA[tasse]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Al Ministero dell'Economia dovrebbero leggere "La libertà abita qui", il libro che smonta le principali obiezioni mosse contro il libero utilizzo degli immobili</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La <a href="https://www.nicolaporro.it/affitti-brevi-toc-toc-a-salvini-e-tajani-nel-testo-ufficiale-resta-la-fregatura/" target="_blank" rel="noopener"><strong>regolamentazione degli affitti brevi</strong></a> è oggi campo di una lotta ideologica: da un lato, chi vuole preservare libertà e dinamismo; dall’altro, una classe dirigente sempre più autoritaria. Dietro la pretesa di tutelare le città, si cela la volontà di soffocare l’iniziativa privata, <strong>criminalizzare la proprietà</strong> e ridurre i cittadini a semplici ingranaggi di un sistema pianificato. Il libro <em>La libertà abita qui</em> intende smontare le principali obiezioni mosse contro il libero utilizzo degli immobili: dall’aumento dei prezzi alla gentrificazione, dai troppi turisti alla concorrenza sleale e alla sicurezza. Perché il vero bersaglio non sono le case, ma <strong>la libertà degli individui</strong>, come cittadini e come imprenditori.</p>
<p><iframe loading="lazy" title="Presentazione del libro &quot;La libertà abita qui. Case, affitti brevi e diritto di proprietà&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/b-hFZTCBGmc?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Ieri, presso <strong>la sede di Confedilizia</strong> a Roma, si è svolta la presentazione di questo volume, <em>La libertà non abita qui</em>. Un testo fondamentale per capire quanto la tutela della proprietà della casa sia imprescindibile per difendere la libertà stessa dagli arbitri dallo Stato che ritiene, invece, di poterne disporre come vuole, quanto vuole, come se fosse una sorta di bancomat governativo.</p>
<p>Liberilibri, 23 ottobre 2025</p>
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		<title>Margaret Thatcher, la donna che ha cambiato il mondo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Liberilibri]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Oct 2025 15:36:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Liberilibri]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[margaret thatcher]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Perché ricordare Margaret Thatcher a un secolo dalla nascita? Non solo per le sue politiche, capaci di guarire un Regno Unito che era “il grande malato d’Europa”, ridando forza all’orgoglio britannico dopo decenni di stagnazione. Non solo per la validità delle sue opinioni, sintesi efficace e originale di etica vittoriana, liberalismo classico e conservatorismo anglosassone. [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Perché ricordare <a href="https://www.facebook.com/share/v/1F3uG1NtNZ/" target="_blank" rel="noopener nofollow"><strong>Margaret Thatcher</strong></a> a un secolo dalla nascita? Non solo per le sue politiche, capaci di guarire un Regno Unito che era “il grande malato d’Europa”, ridando forza all’orgoglio britannico dopo decenni di stagnazione. Non solo per la validità delle sue opinioni, sintesi efficace e originale di etica vittoriana, liberalismo classico e conservatorismo anglosassone.</p>
<p>Ma, soprattutto, per <strong>la sua straordinaria capacità di cambiare le idee dominanti</strong> nella società dell’epoca; per il suo coraggio di condurre una campagna vincente, senza compromessi, contro quel “consenso” che a Londra aveva reso indistinguibili i due partiti maggiori e nel mondo infiacchiva le democrazie capitaliste minacciate dal socialismo. «L’economia è soltanto il mezzo», ebbe a dire la<strong> Lady di Ferro</strong>, «l’obiettivo è cambiare la mente e l’anima». In sei saggi che vanno alla radice della visione thatcheriana, del suo impatto contingente e della sua eredità nel tempo, ispiratrice per la soluzione di molti problemi contemporanei, questo volume racconta come oltremanica fu possibile dare battaglia – e prevalere – <strong>contro i rischi di uno Stato onnipotente</strong> e un individuo massificato.</p>
<p>Perché fu una donna del popolo della provincia inglese – la “figlia del droghiere” divenuta primo ministro grazie al suo intelletto, al suo carisma, alla sua determinazione – a difendere il bene più prezioso di tutti: la libertà.</p>
<p>Liberilibri, 12 ottobre 2025</p>
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		<title>L’interesse pubblico è un’invenzione dei politici</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/linteresse-pubblico-e-uninvenzione-dei-politici/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Liberilibri]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Jul 2025 14:15:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Biblioteca liberale]]></category>
		<category><![CDATA[Liberilibri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;L&#8217;interesse pubblico è un&#8217;invenzione dei politici&#8221;. Con questa frase lapidaria il grande economista e premio Nobel James M. Buchanan distrugge un luogo comune del dibattito pubblico dietro cui spesso non si celano altri che interessi particolari di una certa consorteria politica. Ma questa frase non è uno slogan isolato. Infatti, i lavori più importanti dell’attività [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe loading="lazy" style="border: none; overflow: hidden;" src="https://www.facebook.com/plugins/video.php?height=476&amp;href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Fliberilibrieditrice%2Fvideos%2F1223575706235170%2F&amp;show_text=false&amp;width=267&amp;t=0" width="267" height="476" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>&#8220;L&#8217;interesse pubblico è un&#8217;invenzione dei politici&#8221;. Con questa frase lapidaria il grande economista e premio Nobel <strong>James M. Buchanan</strong> distrugge un luogo comune del dibattito pubblico dietro cui spesso non si celano altri che interessi particolari di una certa consorteria politica.</p>
<p>Ma questa frase non è uno slogan isolato. Infatti, i lavori più importanti dell’attività accademica di Buchanan sono dedicati alla teoria della <em>Public choice</em>, ossia quella disciplina che applica gli strumenti e i metodi dell’economia allo studio della politica e delle decisioni collettive mostrando come le decisioni politiche siano il risultato di <strong>interessi individuali e incentivi economici</strong>, anziché espressione di un “bene comune” neutrale.</p>
<p>Un modo molto agile per avvicinarsi al fondamentale pensiero di Buchanan è il libro “<a href="https://www.nicolaporro.it/liberilibri/perche-dobbiamo-lavorare-di-piu-e-risparmiare-di-piu/" target="_blank" rel="noopener"><em>Perché dobbiamo lavorare di più e risparmiare di più</em></a>” in cui sono raccolti alcuni saggi del grande economista attorno alla centralità dell’etica del lavoro in una società che vuole avere successo.</p>
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		<title>Calo demografico: il disastro è vicino</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/calo-demografico-il-disastro-e-vicino/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Nicola Porro]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Jul 2025 15:30:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Biblioteca liberale]]></category>
		<category><![CDATA[Liberilibri]]></category>
		<category><![CDATA[Demografia]]></category>
		<category><![CDATA[figli]]></category>
		<category><![CDATA[welfare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un libro appena uscito del demografo britannico Paul Morland spiega con straordinaria chiarezza la situazione che stiamo vivendo</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’Italia è <strong>un Paese vecchio</strong>, lo si sa da molto tempo. È vecchio nel senso che l’età media della popolazione è molto alta perché non si fanno più figli. La questione è enorme, urgentissima, e, se non si trova presto una soluzione, potrà divenire drammatica per il futuro stesso del nostro sistema economico, e non solo. Oltretutto, dato ancora più allarmante, non si tratta di un fenomeno unicamente italiano ma <strong>colpisce tutti i Paesi occidentali</strong> in maniera crescente e durissima espandendosi via via anche verso i Paesi in via di sviluppo, come un virus: non appena un Paese arriva a un certo grado di benessere, la quantità di figli per coppia tende via via a diminuire.</p>
<p>Un libro appena uscito, del demografo britannico Paul Morland,<a href="https://www.liberilibri.it/catalogo/senza-futuro/" target="_blank" rel="noopener"><em> Senza futuro. Il malessere demografico che minaccia l’umanità</em> (Liberilibri)</a>, spiega con straordinaria chiarezza la situazione che stiamo vivendo.</p>
<p>Come scrive Marco Valerio Lo Prete nella bella introduzione al volume, il fenomeno non inizia certo ieri: «Esattamente trent’anni fa, nel 1995, l’Italia diventava il primo Paese al mondo a registrare “lo storico capovolgimento delle popolazioni”, per citare Joseph Chamie, illustre demografo e già direttore della Divisione per la popolazione delle Nazioni unite, cioè “il punto di svolta demografico in corrispondenza del quale i ragazzi di una certa popolazione diventano meno numerosi degli anziani”».</p>
<p>Se è vero che oggi alla demografia si inizia a fare più attenzione (ad esempio è diventato uno degli argomenti più discussi da <strong>Elon</strong> <strong>Musk</strong>), non è comunque una priorità nelle agende dei principali governi occidentali. E forse perché se ne sottovaluta ancora la portata. Basterà qui accennare, di sfuggita, ad alcune questioni. In una società in cui ci sono molti più anziani che giovani <strong>il sistema pensionistico</strong> e le spese per assistenza sanitaria occuperanno necessariamente una quantità crescente della spesa pubblica, impedendo di utilizzare quei soldi magari per ridurre le tasse o per creare un ambiente economico favorevole per lo sviluppo di imprese innovative. Di conseguenza, <strong>un Paese che invecchia tende inevitabilmente a essere meno creativo</strong> (le innovazioni tendono a venire sempre dai giovani!), ad avere una minora propensione al rischio necessario per investimenti che creino sviluppo e quindi a produrre meno ricchezza. Infatti, ricordiamolo, è la ricchezza ciò su cui si regge l’intero castello politico e sociale di uno Stato, a partire dall’elefantiaco sistema di welfare.</p>
<p>Insomma, il nostro Paese diventa un Paese per vecchi e, leggendo il libro di Morland, capirete come noi siamo l’avanguardia di una tendenza che si sta impadronendo di tutto il «mondo ricco». Il declino demografico impatta in maniera devastante sulla vitalità di un Paese e <strong>sulla sua capacità di rinnovarsi</strong>, migliorare e produrre benessere. E questo gigantesco problema non è in arrivo, ma è già drammaticamente qui.</p>
<p>Nicola Porro per ilGiornale, 7 luglio 2025</p>
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		<title>L&#8217;interminabile &#8217;68</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/linterminabile-68/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Liberilibri]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Apr 2025 17:00:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Liberilibri]]></category>
		<category><![CDATA[68]]></category>
		<category><![CDATA[cattolico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 1968 rimane ancora una data iconica che riassume tutta un’impostazione ideologica che non solo non ci ha ancora abbandonato, ma che ancora costituisce il tessuto connettivo di tanta parte della nostra società occidentale. È questa la considerazione, estremamente critica ma lucidissima, che tiene insieme il libro di Giancarlo Cesana L’interminabile ’68. Un punto di vista [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 1968 rimane ancora una data iconica che riassume tutta un’impostazione ideologica che non solo non ci ha ancora abbandonato, ma che ancora costituisce il tessuto connettivo di tanta parte della nostra società occidentale. È questa la considerazione, estremamente critica ma lucidissima, che tiene insieme il libro di <strong>Giancarlo Cesana</strong><em> L’interminabile ’68. Un punto di vista cattolico</em>. Il libro è accompagnato da una splendida prefazione di Giuliano Ferrara.</p>
<p>Cesana, medico, fondatore del Centro Dipartimentale di Studio sulla Sanità Pubblica e professore onorario di Igiene presso l’Università di Milano Bicocca, ha affiancato don Luigi Giussani dagli anni Settanta al 2005 nella conduzione del movimento di Comunione e Liberazione.</p>
<p><strong>Come è cambiata la società negli ultimi decenni?</strong> Si chiede l’autore. E il radicale abbandono del cristianesimo, come ha influito sulla sua struttura? La realtà è che stiamo vivendo un “interminabile ‘68”, e la scomparsa della religione cattolica dalla vita delle persone rappresenta un fenomeno storico di importanza straordinaria, sebbene troppo poco indagato nelle sue conseguenze: sociali, politiche e morali.</p>
<p>Giancarlo Cesana scorre in queste pagine gli ultimi sessant’anni di storia del nostro Paese, che lo hanno visto spesso protagonista in diversi contesti, e lo fa interrogandosi su questo fenomeno di perdita della fede e della cornice di riferimento sociale e politica costituita dal cristianesimo, con lucidità e spregiudicatezza,<strong> da una prospettiva sempre più minoritaria</strong> e proprio per questo degna di attenzione e di riflessione.</p>
<p>«Per la mia vita di ciellino», sostiene Cesana, «autorità e carisma, anzi carisma prima che autorità, hanno determinato tutti i passaggi fondamentali dell’esistenza». Il carisma costituisce il fattore vivificante della Chiesa come capacità straordinaria di presenza, dedizione e leadership. La sfida per ritrovarlo oggi sta nel <strong>recuperare la forza educativa del pensiero e dell’azione di don Giussani</strong>, per il quale educare era «il modo adulto di imparare».</p>
<p>Attraverso la sua lente, <strong>Cesana osserva soprattutto i costumi di un tempo che cambia</strong> abbandonando per intero, ma con superficialità e approssimazione, tutto un insieme di valori che avevano strutturato in modo profondo e dotandola di senso un’intera epoca lasciando, al suo posto, poco o nulla. <strong>Lo sguardo del cattolico</strong>, un punto di vista un tempo maggioritario e oggi straordinariamente minoritario, rende le riflessioni di Cesana inattuali e allo stesso tempo originali e urgenti.</p>
<p>Giuliano Ferrara definisce questo libro «un manuale della desuetudine», come sono ormai desueti educazione, fede, lavoro, amore, carità, funzione della Chiesa e del dogma, etica pubblica e morale privata, e Cesana «un campione di razza uscito dalla Brianza dura e pura» che tenta un’impresa titanica, <strong>un laico fideista</strong> che «arde di qualcosa, di un sacro fuoco, che affonda nel pensiero inattuale», come dimostra il suo «libretto ideologico senza ideologia».</p>
<p>Liberilibri, 21 aprile 2025</p>
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		<title>Democrazia: il dio che ha fallito</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/democrazia-il-dio-che-ha-fallito/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Michele Silenzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Mar 2025 15:15:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Liberilibri]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Qual è il sistema di governo migliore? La democrazia, scrive Hoppe, è diventata un dio sul cui laico altare possono essere sacrificate tutte le libertà</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="width: 1280px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-249545-1" width="1280" height="720" poster="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2025/03/Screenshot-2025-03-13-alle-09.12.47.png" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2025/03/WhatsApp-Video-2025-03-06-at-11.41.36.mp4?_=1" /><a href="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2025/03/WhatsApp-Video-2025-03-06-at-11.41.36.mp4">https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2025/03/WhatsApp-Video-2025-03-06-at-11.41.36.mp4</a></video></div>
<p>Nel corso della storia politica ci si è spesso posti una domanda: <strong>qual è il sistema di governo migliore</strong>? Ma prima ancora bisognerebbe chiedersi: è giusto essere governati? E se così fosse, a quale prezzo?</p>
<p>La <strong>democrazia</strong>, scrive Hoppe, è diventata un dio sul cui laico altare possono essere sacrificate tutte le libertà. La gabbia mentale e sociale prodotta dall&#8217;ideologia democratica non lascia spazio a visioni alternative. La tutela dei diritti e delle libertà individuali non fa parte del patrimonio democratico, ma risale alla tradizione politica medievale del rapporto contrattuale tra governanti e governati. L&#8217;idea delle carte dei diritti e delle costituzioni, intese come sistemi di limitazione dei poteri del monarca, proviene quindi da un altro retaggio.</p>
<p>Attraverso una puntuale rassegna di deficienze, assurdità ed errori delle politiche socialdemocratiche, <strong>l&#8217;autore demolisce la fede del pensiero liberale classico nella possibilità di un governo limitato</strong>, e disegna una convergenza fra conservatorismo e libertarismo come naturali alleati per un obiettivo comune: la frantumazione degli Stati nazionali. Traguardo che potrà raggiungersi con un processo di secessioni a catena verso una moltitudine di regioni e città-Stato disseminate nel continente europeo e americano.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Clicca qui per acquistare <a href="https://www.liberilibri.it/index.php/prodotto/democrazia-il-dio//?utm_source=nicolaporroit&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=democrazia-il-dio-che-ha-fallito" target="_blank" rel="noopener"><em>Democrazia: il dio che ha fallito</em></a></strong></p>
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		<title>&#8220;Una donna può avere un pene?&#8221;. Il manifesto dell&#8217;eretico contro le élite liberal</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Michele Silenzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Feb 2025 18:15:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Liberilibri]]></category>
		<category><![CDATA[gender]]></category>
		<category><![CDATA[green]]></category>
		<category><![CDATA[liberal]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le video recensioni di Liberilibri: "Il manifesto di un eretico" di Brendan O'Neill</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="width: 854px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-245455-2" width="854" height="480" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2025/02/ilenzi.mp4?_=2" /><a href="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2025/02/ilenzi.mp4">https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2025/02/ilenzi.mp4</a></video></div>
<p>Inizia oggi la video-rubrica di <strong>Michele</strong> <strong>Silenzi</strong> sui libri di <em>Liberilibri</em>. Partiamo con <a href="https://www.liberilibri.it/index.php/prodotto/il-manifesto-di-un-eretico//?utm_source=nicolaporroit&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=il-manifesto-di-un-eretico" target="_blank" rel="noopener"><em>Il manifesto di un eretico</em></a> di Brendan O&#8217;Neill.</p>
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		<title>Piccoli marxisti crescono: le tesi anti-capitaliste nei manuali scolastici</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Liberilibri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Dec 2024 15:00:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Biblioteca liberale]]></category>
		<category><![CDATA[Liberilibri]]></category>
		<category><![CDATA[marxismo]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per gentile concessione dell&#8217;editore, pubblichiamo un estratto di &#8220;A scuola di declino. La mentalità anticapitalista nei manuali scolastici&#8221; di  Andrea Atzeni, Luigi Marco Bassani e Carlo Lottieri. Gli autori di questo volumetto sono tre professori, il primo del liceo e gli altri due universitari, che insegnano materie di carattere storico-filosofico, vale a dire proprio quelle [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Per gentile concessione dell&#8217;editore, pubblichiamo un estratto di &#8220;<a href="https://www.liberilibri.it/catalogo/a-scuola-di-declino/" target="_blank" rel="noopener">A scuola di declino. La mentalità anticapitalista nei manuali scolastici</a>&#8221; di  Andrea Atzeni, Luigi Marco Bassani e Carlo Lottieri.</em></p>
<p>Gli autori di questo volumetto sono tre professori, il primo del liceo e gli altri due universitari, che insegnano materie di carattere storico-filosofico, vale a dire proprio quelle in cui i pregiudizi sono più facili da inoculare. Le parole sono il denaro dei folli, diceva <strong>Thomas</strong> <strong>Hobbes</strong>, e noi siamo ricchissimi: maneggiamo parole di altri per professione e forse pure per vocazione.</p>
<p>Ma probabilmente proprio per questo crediamo che le idee abbiano delle conseguenze. Il lettore poco smaliziato potrebbe considerare le idee politiche ancillari rispetto alla costante della storia: la lotta per il potere. Ma resta il fatto che quelle sono un elemento essenziale di questa. E soprattutto <strong>non esiste alcun cambiamento politico rilevante</strong> nella storia umana che non abbia avuto bisogno di una qualche forma di legittimazione intellettuale. Ogni grande o piccolo mutamento si è nutrito di idee e ha provocato nuove riflessioni. Al punto che è impossibile sottovalutare il ruolo del pensiero nella storia.</p>
<p>I <strong>testi scolastici italiani</strong> vivono perlopiù in un mondo dorato e intendono portare gli studenti verso una comprensione dei meccanismi sociali e politici in senso socialista, nelle loro versioni dolci o dure, a seconda delle preferenze degli autori. I manuali sono davvero perfetti per costruire nel corso del tempo una percezione naturalmente anti-mercato. Come sostiene Tom Stoppard in La sponda dell’utopia, il mito «di una società perfetta dov’è possibile la quadratura del cerchio e l’abolizione di ogni conflitto» è chiaramente un inganno. E tuttavia, le operazioni classiche del marxismo non sono mai state quelle di costruire una cattedrale di pensiero con visioni di una società talmente bella e appetibile di fronte alla quale quella esistente non poteva durare un’ora di più. Al contrario, <strong>Marx</strong> dedica circa cinquemila pagine alla critica del capitalismo e non più di una decina a parlar di comunismo.</p>
<p>L’operazione intellettuale è proprio questa: criticare l’esistente nel passato e nel presente in modo continuo finché anche nella mente più refrattaria non si fanno strada solo due alternative che poi si riducono a una. Vale a dire o rovesciare i rapporti di produzione, o affidare le scelte non ai milioni di liberi individui che interagiscono liberamente nella società, ma a un gruppo di burocrati illuminati. In breve, affidare allo Stato la guida e la piena direzione di una società incapace di svilupparsi autonomamente. Intendiamoci, non tutti coloro che dovrebbero addestrare la gioventù di lingua italiana a riflettere criticamente sulla storia e la filosofia occidentale <strong>sono marxisti di varia estrazione</strong>, ma l’esaltazione acritica del “dispositivo politico della modernità” (lo Stato) e degli uomini che meglio ne hanno interpretato lo spirito è comunque il passatempo preferito degli estensori dei manuali.</p>
<p>Sappiamo bene che ritenere la libertà umana il più importante fine politico fa parte di un’antica tradizione ormai entrata in un declino inesorabile. E tuttavia, leggendo i <strong>libri</strong> <strong>scolastici</strong> di lingua italiana si potrebbe facilmente convincersi che questa tradizione di libertà non abbia avuto alcuna rilevanza negli ultimi venticinque secoli di storia dell’Occidente. Se il periodo da noi considerato copre quasi gli ultimi quarant’anni, questo è anche l’arco di tempo che vede un triste primato italico nel mondo: l’Italia è il Paese che è cresciuto meno sul pianeta (pare che solo lo Zimbabwe e il Venezuela abbiano fatto peggio). Sappiamo che è una cosa talmente accettata da non rientrare neanche nel <strong>dibattito</strong> <strong>politico</strong>. In ogni modo, le cause che hanno condotto una generazione e mezzo alla crescita zero sono tipicamente riconosciute nel peso dello Stato (tassazione altissima, regolamentazione folle, spesa pubblica fuori controllo), nella burocrazia incapace e invasiva, nella scarsa produttività del lavoro dovuta a una struttura industriale inadeguata (il capitalismo molecolare).</p>
<p>Crediamo di aver individuato quelle che sono le radici più profonde del nostro lento e inesorabile declino in termini di prosperità nella mentalità anticapitalista, che il grande economista austriaco <strong>Ludwig von Mises</strong> associava al risentimento intellettuale per le ambizioni frustrate, istillata nei giovani fin dalla più tenera età. Si tratta di cause ideologiche ben difficili da misurare, ma non per questo meno reali. Abbiamo documentato solo una piccola frazione di quei fumi ideologici che annebbiano le menti giovanili.</p>
<p>Quale volume di storia pubblicato in questo Paese non sorvola o minimizza i misfatti delle <strong>utopie</strong> <strong>criminali</strong> <strong>comuniste</strong>? Chi era al liceo negli anni Settanta ricorda perfettamente che, quando e se si arrivava alla storia contemporanea, tutti i manuali ci raccontavano che l’Unione Sovietica aveva ogni sacrosanto diritto di annettersi mezza Europa ed estendere il proprio glorioso sistema economico sociale anche a protezione delle sue ripetutamente violate frontiere. La dottrina del “socialismo in un solo Paese”, ma in espansione continua, era fatta propria da tutti gli storici “seri”, che non volevano narrare la storia come un insieme di fattarelli senza un filo conduttore.</p>
<p>Ma le cose sono davvero cambiate oggi? <strong>Ricercare la mentalità anticapitalistica</strong> nei libri di testo delle scuole italiane dà risultati veramente sconcertanti. In volumi pubblicati e scritti dopo il Duemila viene ammannita ai poveri giovani italofoni la fola del “liberismo selvaggio” come causa di tutti i mali del mondo. E non mancano manuali, anche recentissimi, nei quali viene semplicemente esaltata la comune maoista. Il fatto è che, perlopiù, gli intellettuali sono convinti che l’economia di mercato sia semplicemente un cancro e che il comunismo si sarà pur rivelato la cura Di Bella, ma resta comunque un tentativo di terapia rispetto al <strong>male</strong> <strong>assoluto</strong>. L’imputazione cambia e i rimedi si rivelano illusori, ma il mercato, l’Occidente e in primo luogo l’America sono sempre sul banco degli imputati. Gran parte degli intellettuali, allora, non riconosce i crimini comunisti perché li ritiene null’altro che un eccesso di legittima difesa di fronte al male in Terra, vale a dire il capitalismo e il libero mercato.</p>
<p>Politicamente la cosa è nota da decenni. A chi fu fascista si spalancarono (giustamente) due sole alternative: ammettere i propri errori o essere come minimo ghettizzato nel dibattito intellettuale. Di contro, <strong>chi è stato comunista</strong> ha avuto davanti due strade parimenti rispettabili: rivendicare tutto, “alla Luciano Canfora”, oppure chiedere e ottenere l’oblio e una tacita assoluzione sulle proprie passate farneticazioni. In breve, i fascisti hanno dovuto fare i conti col fascismo e i comunisti più che i conti si son fatti sconti. Le ragioni sono molteplici e assai dibattute, giacché il problema si ripresenta in forme diverse in tutto l’Occidente. In Italia si è sempre parlato di “egemonia culturale”, <strong>tattiche</strong> <strong>gramsciane</strong>, corteggiamento degli intellettuali da parte del partito comunista. Tutto vero, ma non basta. Il fatto è che il prodotto culturale <strong>“marxismo”</strong> era ed è un manufatto altamente sofisticato, imparagonabilmente più sottile dei rozzi regimi e degli uomini che lo hanno messo in pratica. Per smontarlo e liberare le prossime generazioni dai suoi <strong>cascami ideologici</strong> ci vuole ben più che l’improvviso crollo di un muro e qualche vaga parola d’ordine. Ci vorrebbe un movimento sia politico sia culturale disposto a puntare tutto sulla battaglia delle idee.</p>
<p>Occorrerebbe estrarre dal cilindro la merce più scarsa del mondo: intellettuali ben preparati a diffondere l’idea della legittimità morale, prima ancora che politica, del mercato. Proprio quello che manca in Italia.</p>
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		<title>Il paradosso della libertà: i Paesi poveri lodano il capitalismo più di noi ricchi</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/il-paradosso-della-liberta-i-paesi-poveri-lodano-il-capitalismo-piu-di-noi-ricchi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Liberilibri]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Nov 2024 07:00:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Biblioteca liberale]]></category>
		<category><![CDATA[Liberilibri]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[poveri]]></category>
		<category><![CDATA[ricchezza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La recensione del libro, edito Liberilibri, "Il viaggio della libertà. Un giro del mondo alle origini della povertà e della ricchezza"</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Da Asunción a Bogotá, da Buenos Aires a Bucarest, da Hanoi a Kathmandu, e ancora Montevideo, Memphis, New York, Santiago del Cile, Seoul, Tbilisi, Tirana, Ulaanbaatar, Zurigo: sono solo alcune delle tappe, raccontate nel libro<em> Il viaggio della libertà. Un giro del mondo alle origini della povertà e della ricchezza</em> di <strong>Rainer Zitelmann</strong>, percorse dall’autore tra l’aprile 2022 e l’agosto 2024.</p>
<p>Zitelmann, noto storico, sociologo e giornalista tedesco, ha visitato trenta Paesi e quattro continenti nel corso di due anni – percorrendo oltre 260mila chilometri – per testare qual è, in essi, <strong>il livello di libertà individuale, politica e d’impresa</strong>. «La libertà politica e la libertà economica sono ugualmente importanti, ma ho concentrato l’attenzione sulla libertà economica perché credo che essa sia il prerequisito più importante nella lotta contro la povertà. Per questo motivo mi batto per la libertà economica in tutto il mondo. Lo faccio con i miei libri, articoli, interviste e conferenze. Anche nei luoghi più impensabili ho incontrato persone incredibili che si impegnano per la libertà e il capitalismo: spesso si definiscono “libertari” o “liberali classici”, ma non sono etichette in cui rinchiudersi».</p>
<p>Prima di partire, l’autore ha condotto ricerche storiche e commissionato dei sondaggi a rinomati istituti di ricerca, sia sull’immagine del capitalismo (in trentacinque Paesi), sia sulla percezione della ricchezza (in tredici Paesi), che gli hanno permesso di avere una prima fondamentale impressione del loro atteggiamento verso l’economia di mercato e il capitalismo. <strong>I dati che ne emergono sono spesso paradossali, insoliti e del tutto inattesi</strong>. Molti Paesi poveri e vivaci sono molto meno avversi al capitalismo e alla libertà d’impresa di quanto non siano i ricchi occidentali sviluppati.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.liberilibri.it/catalogo/il-viaggio-della-liberta/?srsltid=AfmBOoouLF_oxzA1TlOaVxqsdEWpRiRPjbjwOLd1FqsUA75uXAldjtcs" target="_blank" rel="noopener"><strong>Per acquistare il libro clicca qui</strong></a></p>
<p>In queste pagine egli presenta <strong>un’entusiasmante miscela di impressioni di viaggio personali</strong>, risultati di indagini internazionali e centinaia di conversazioni con economisti, imprenditori, giornalisti, politici e gente comune dei Paesi attraversati. Il libro permette dunque al lettore di conoscerli in modo più approfondito di quanto possa fare una visita turistica ma, soprattutto, risulta un’appassionante e puntuale analisi storica, politica ed economica, della loro situazione attuale e di cosa stanno facendo per migliorare le condizioni di vita dei propri cittadini.</p>
<p>Liberilibri, 17 novembre 2024</p>
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		<title>La straordinaria attualità di Maffeo Pantaleoni contro la follia statalista</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/la-straordinaria-attualita-di-maffeo-pantaleoni-contro-la-follia-statalista/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Liberilibri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Nov 2024 15:00:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Biblioteca liberale]]></category>
		<category><![CDATA[Liberilibri]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[maffeo pantaleoni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Qualche tempo fa, Liberilibri ha dato alle stampe un libro che permette di conoscere il pensiero di uno dei più importanti, e purtroppo rimossi, economisti italiani: Maffeo Pantaleoni. Il libro s’intitola “Il manicomio del mondo”. Perché è importante leggere oggi Maffeo Pantaleoni, a cento anni esatti dalla sua morte? Lo spiega benissimo Aldo Canovari nella [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/la-straordinaria-attualita-di-maffeo-pantaleoni-contro-la-follia-statalista/">La straordinaria attualità di Maffeo Pantaleoni contro la follia statalista</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche tempo fa, <strong>Liberilibri</strong> ha dato alle stampe un libro che permette di conoscere il pensiero di uno dei più importanti, e purtroppo rimossi, economisti italiani: <strong>Maffeo Pantaleoni</strong>. Il libro s’intitola<strong> “Il manicomio del mondo”</strong>. Perché è importante leggere oggi Maffeo Pantaleoni, a cento anni esatti dalla sua morte? Lo spiega benissimo<strong> Aldo Canovari</strong> nella sua nota dell’editore che apre il libro: “Pubblicare oggi scritti di Maffeo Pantaleoni, grande economista, feroce avversario di ogni socialbuonismo, può apparire una iniziativa insensata. Tanto più se agli scritti del Pantaleoni si accompagna la cura di Sergio Ricossa, grande economista, e anche lui feroce avversario di ogni socialbuonismo. In questi anni di ben temperati conformismi, offrire agli italiani la possibilità di rileggere – o leggere – questi urticanti pensatori, potrà invece rivelarsi utile. I loro affilati argomenti demolitori delle sempre riemergenti superstizioni egualitarie e stataliste, non mancheranno di schiarire l’orizzonte offuscato delle nostre menti, impigrite da decenni di martellanti demagogie.”</p>
<p>Per entrare meglio nel pensiero di Pantaleoni, e per apprezzarne la brillantezza del pensiero e la forza della scrittura, non si può fare niente di meglio che leggerne le parole e apprezzarne <strong>l’assoluta, sconfortante, attualità</strong>.</p>
<p>Nel 1920 Pantaleoni era invitato a presentare alla Conferenza finanziaria di Bruxelles un <strong>memorandum sulle condizioni per il risanamento dell’economia dopo la guerra</strong>. Questo memorandum, di cui si trascrivono alcuni brani, è tuttora un documento da antologia di politica economica, sia per lo stile e sia per la sostanza.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.liberilibri.it/index.php/prodotto/il-manicomio-del-mondo/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Clicca qui per acquistare il libro</strong></a></p>
<p>I brani scelti si riferiscono a quello che i governi non fanno, ma dovrebbero fare, o fanno, ma non dovrebbero fare: sono <strong>la critica di un mondo alla rovescia</strong>, che c’è ragione di temere sia ancora il nostro. Viene in mente la domanda che un altro grande economista, l’inglese Alfred Marshall, poneva a chi gli sosteneva che il governo doveva fare questo e quello: «Intende un governo tutto saggio, tutto giusto, tutto capace, o il governo che abbiamo adesso»?</p>
<p>Da “Il manicomio del mondo”, pp. 85-87</p>
<p>1) I <strong>governi</strong> hanno, ampiamente dappertutto, ma in misura diversa, cessato di mantenere quelle che sono le condizioni necessarie per lo svolgimento della produzione quali:</p>
<ol style="list-style-type: lower-alpha;">
<li>l’ordine pubblico (assenza di violenze);</li>
<li>la stretta osservanza della validità delle contrattazioni;</li>
<li>la stabilità (o costanza) della legge.</li>
</ol>
<p>Tale loro condotta ha elevato i costi reali di produzione a livelli inverosimili. Se cotale malanno possa avere rimedio è questione di politica interna; è però questione sine qua non della rinascita economica sopprimerlo.</p>
<p>2) Ovunque i governi, ma in misura diversa, hanno incluso nella loro gestione e sottratto alle gestioni private, una notevole serie di <strong>servizi</strong>, per i quali sono totalmente inadatti, come la passata e la recente esperienza hanno provato; cioè i governi:</p>
<ol style="list-style-type: lower-alpha;">
<li>sono incapaci di gestire ferrovie;</li>
<li>sono incapaci di gestire la navigazione;</li>
<li>sono incapaci di gestire porti;</li>
<li>sono incapaci di gestire il commercio internazionale delle merci;</li>
<li>sono incapaci di gestire il commercio degli effetti;</li>
<li>sono incapaci di regolare il prezzo delle merci di prima necessità;</li>
<li>sono incapaci di conservare e distribuire queste merci dopo di averle requisite.</li>
</ol>
<p>I governi hanno spinto al rialzo i costi reali di produzione con tutto ciò e più ancora, trascurando ad un tempo le funzioni che sono loro proprie.</p>
<p>I governi hanno iniziato ciò che è stato chiamato <strong>Socialismo di Stato e Paternalismo</strong>, ovvero la tutela generale dei cittadini colla creazione di innumerevoli monopolii e privilegi; troncando le iniziative private, distruggendo le speculazioni commerciali ed industriali, facendo assurgere al grado di reato metodi assolutamente necessari negli affari, come i contratti a termine con premi, i cartelli, i trusts, la concorrenza; accaparrando o restringendo il consumo, inibendo la vendita sotto prezzo. Essi impongono e agiscono in conformità di un indirizzo totalmente errato e vieto della teoria dei prezzi, cioè questo: che il costo di produzione regoli il prezzo; là dove ogni economista sa che ciò è della pura alchimia. I governi hanno spinto al rialzo i costi reali di produzione (la resistenza della natura allo sforzo) in misura incredibile, e ciò per solo effetto della loro azione.</p>
<p>Essi hanno infatti distrutta la divisione o cooperazione del <strong>lavoro</strong>, cioè la macchina più potente della quale disponga l’umanità. La ripresa economica e la ricostruzione richiedono perciò che si cessi di procedere alla trasformazione del mondo in un manicomio.</p>
<p>Se i governi cesseranno di ingerirsi di ciò che non li riguarda, in qualunque tempo ciò sia per avvenire, bastano cinque anni perché la situazione economica possa tornare ancora ad essere normale, e se l’ampiezza del loro disinteressamento potesse essere assai vasta, la <strong>restaurazione</strong> avverrebbe anche in minor tempo.</p>
<p>La possibilità che i governi arrestino la loro <strong>ingerenza</strong> e si limitino alle funzioni che sono loro proprie e che consistono nell’assicurare quell’insieme di condizioni generali entro le quali possa liberamente svolgersi la privata iniziativa, è assai tenue, perché l’<strong>opinione pubblica</strong> sebbene a torto, e i veri e potenti interessi della burocrazia e della routine, li sostengono.</p>
<p>La pubblica opinione è largamente favorevole al socialismo ed al paternalismo e soltanto la povertà, la miseria, le calamità, le sofferenze potranno correggerne la <strong>fallace tendenza</strong>.</p>
<p>Liberilibri, 1 novembre 2024</p>
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		<title>Cara Schlein, prendi esempio dai vecchi comunisti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Terrano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Oct 2024 14:14:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Liberilibri]]></category>
		<category><![CDATA[comunisti]]></category>
		<category><![CDATA[elly schlein]]></category>
		<category><![CDATA[giovanni sallusti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il libro di Giovanni Sallusti, edito Liberilibri, mette in luce il grande paradosso della sinistra di oggi</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nell’epoca della globalizzazione e di limitazione della sovranità statale in favore dell’Unione europea, anche il pensiero politico della sinistra è cambiato. In particolare, è difficile non comprendere<strong> il grande paradosso in cui è incorsa l’attuale sinistra</strong>, in particolare della Schlein, che rappresenta, forse, il più grande paradigma della postmodernità, avendo sostituito i vecchi valori della lotta di classe al pensiero <em>woke</em> e al politicamente corretto.</p>
<p>È quanto afferma <strong>Giovanni Sallusti</strong> nel suo ultimo libro <em>Mi mancano i vecchi comunisti. Confessione inaudita di un libertario, </em>pubblicato da Liberilibri nel gennaio scorso. <strong>Si tratta di un saggio molto interessante</strong> – corroborato da una bibliografia ragionata –, una vera e propria confessione dell’autore, oltre che una provocazione, per il fatto di essere nostalgico di un nemico, il vecchio comunista, <em>“</em>di fronte al ‘paradiso’ woke<em>”</em>. In particolare, Sallusti intende sottolineare la totale estraneità dell’attuale sinistra al pensiero politico tradizionale del Partito comunista, che affonda le proprie radici nel marxismo ottocentesco, <em>longa manus</em> della sinistra hegeliana.</p>
<p>Infatti, vi è da notare come il “totalitarismo woke” – così lo definisce Sallusti – della sinistra del XXI secolo esalta i temi dell’inclusione, della transizione ecologica e della fluidità di genere, argomenti che sono assolutamente <strong>in contrasto con il pensiero dei “vecchi comunisti”</strong>. Invero, tra i vari obiettivi della nuova sinistra vi sono, innanzitutto, le cosiddette “emissioni zero”, cui ambisce l’Unione europea; poi, vi è la cosiddetta “utopia diversitaria”, che va a sostituirsi a quella egualitaria del Manifesto del Partito Comunista di Marx e di Engels.</p>
<p>Come afferma Giovanni Sallusti, per questi “nipotini degeneri” di Marx, l’origine di tutti i mali attuali è proprio<strong> l’uomo bianco occidentale</strong> che altro non è che il carnefice degli immigrati, della comunità Lgbtq e degli oppressi dal clima. Pertanto, costui va combattuto. Sallusti spiega questo fenomeno facendo spesso ricorso alla filosofia, ricordando come Marx non ha mai smesso di essere hegeliano, e ciò lo si ritrova perfettamente nelle opere del filosofo tedesco. Infatti, il pensiero marxista è imbevuto di hegelismo e lo sviluppo del pensiero occidentale non è altro che il frutto di un confronto – direi, anche, scontro – dialettico di parti contrapposte. Attività di cui non si può fare, sicuramente, a meno per un corretto sviluppo del pensiero intellettuale.</p>
<p>Per Marx, il comunismo è la parte più alta dello Spirito che si realizza concretamente e materialisticamente, la manifestazione conclusiva e più importante della logica hegeliana nella vita reale. E il nostro Autore tiene ben presente, nel suo saggio, la Fenomenologia dello Spirito di Hegel. A ben vedere, purtroppo, per la nuova sinistra il punto di riferimento non è più il pensiero di Hegel, ma quello di Serge Latouche, con il suo mito della decrescita felice e la lotta contro l’occidentalizzazione.</p>
<p>Nei tre capitoli in cui si compone l’opera, Sallusti evidenzia come la Rivoluzione industriale sia stata perfettamente condivisa dai vecchi comunisti, poiché si è trattato di un fenomeno che ha avuto impatti positivi nella realtà socio-economica e produttiva della società (capitolo I); inoltre, questi ben conoscevano e accettavano l’autonomia della politica (capitolo II), sia come oggetto di studio che come dettaglio meramente tecnico. Per questo motivo il nostro autore sottolinea la sua <strong>nostalgia verso il realismo politico</strong>, evidenziando come il pensiero della sinistra, da Togliatti a Schlein, passando per Berlinguer e D’Alema, sia degenerato.</p>
<p>Infine, Sallusti ricorda che i vecchi comunisti riconoscevano l’esistenza e l’eccezionalità dell’Occidente e del suo pensiero, che ritenevano essere l’apogeo dello Spirito hegeliano, per definirla secondo il pensiero filosofico di Marx (capitolo III). Quindi non erano “oicofobi”, <strong>non volevano cancellare la cultura occidentale</strong> ed erano contrari alla <em>cancel culture,</em> come testimonia anche il pensiero di Lukacs, sia dal punto di vista filosofico (proponendo una riformulazione della dialettica hegeliana) che letterario (esaltando <em>“</em>autori conservatori, cattolici, fin reazionari, in ogni caso ideologicamente lontanissimi da lui<em>”</em>, quali Balzac, Walter Scott, Manzoni, Tolstoj, Dostoevskij, ed anche Thomas Mann). E Lukacs non era propriamente un conservatore.</p>
<p>Inoltre, <strong>l’oicofobia</strong> – termine coniato dal filosofo Roger Scruton nel 2004, che indica <strong>la paura ed il rifiuto della propria civiltà</strong> &#8211; è tipica di questa sinistra contemporanea, e l’Unione europea, con le sue politiche green<em>, </em>non fa altro che caldeggiare l’adesione al pensiero unico e al politicamente corretto, tentando di far venir meno quel procedimento tipico della dialettica hegeliana, dal cui scontro si è sviluppata la civiltà occidentale contemporanea.</p>
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<p>A tal proposito, è opportuno evidenziare come Carl Schmitt, filosofo e giurista tedesco del XX secolo, ritiene &#8211; in una sua bellissima opera, il <em>Nomos della Terra</em> – che <strong>l’essenza della politica sia proprio il conflitto</strong>, cioè la contrapposizione tra amico e nemico, cosa che la nuova sinistra, aiutata anche dalle politiche attuali dell’Unione europea, vuole superare, tendando di imporre il consenso attraverso la propria egemonia culturale. Ma una società civile, si sa, vive solamente attraverso il confronto competitivo tra visioni diverse. Ecco perché mancano i vecchi comunisti, e non solo a Giovanni Sallusti.</p>
<p>Giovanni Terrano, <em>Il Roma</em> 16 ottobre 2024</p>
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		<title>Porno e liberismo, il diavolo della sinistra moralizzatrice</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/porno-e-liberismo-il-diavolo-della-sinistra-moralizzatrice/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Nicola Porro]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Sep 2024 14:05:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Biblioteca liberale]]></category>
		<category><![CDATA[Liberilibri]]></category>
		<category><![CDATA[liberismo]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[Porno]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La recensione di "Pornoliberismo" di Andrea Venanzoni edito da Liberilibri</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Difficile immaginare un titolo più scandaloso di <em>Pornoliberismo</em>. L’autore, coraggioso, è <strong>Andrea Venanzoni</strong> un brillante studioso di diritto, ma non solo! Dico coraggioso perché queste paroline associate, <strong>porno e liberismo</strong>, rappresentano infatti <strong>due bestie nere della sinistra moralizzatrice</strong> contemporanea. Questi due termini, tra i più detestati e mal digeriti da commentatori, intellettuali e politici esprimono invece una irrinunciabile aspirazione alla libertà individuale.</p>
<p>Mentre un tempo attorno alla liberazione del corpo si giocava la battaglia delle femministe libertarie che dicevano che del proprio corpo ogni donna poteva fare quello che voleva, le loro imitatrici attuali vanno in direzione opposta. La donna e il suo corpo vengono infatti viste non come qualcosa che ogni donna, individualmente, può utilizzare a proprio piacimento (ecco la libertà e la liberazione femminile!) bensì come <strong>qualcosa da proteggere</strong> da una narrazione che si presume eternamente <strong>“maschilista”</strong>, anche in un’epoca in cui quella che un tempo era nota come “virilità” è guardata con orrore.</p>
<p>Dall’altro lato, ovviamente, c’è l’ormai famigerato liberismo considerato la fonte di ogni male del mondo, dalla discriminazione razziale alle disuguaglianze economiche, dal cambiamento climatico fino alla sfruttamento del corpo della donna come oggetto sessuale. Questo libro originale, unendo questi due concetti, mostra come le forme più diverse del piacere sessuale e dell’utilizzo del proprio corpo sono divenute un presidio a tutela delle preferenze di ogni individuo, in <strong>una società che tende sempre più alla massificazione</strong>. «Il sesso, da sempre, non è soltanto un piacere, ma è prima di tutto una delle modalità più forti di comunicazione, di scambio, anche simbolico, di informazioni e proprio per questo di libertà» scrive Venanzoni che poi aggiunge: «Impossibile negare infatti che il sesso, in tutte le sue multiformi sfaccettature, abbia una fortissima componente libertaria ed eversiva di un ordine monolitico, granitico, basato su presupposti collettivizzanti: perché il sesso, quando consapevole, quando connesso alla radice profonda e razionalizzata dei propri gusti individuali, è autocoscienza».</p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.liberilibri.it/index.php/prodotto/pornoliberismo/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Per acquistare <em>Pornoliberismo</em> clicca qui</strong></a></p>
<p>Tutto ciò, come è ben chiaro, come ogni forma di rapporto, ha a che fare con <strong>il libero scambio tra individui</strong> ovvero con la volontà di dare o prendere liberamente qualcosa dall’altro, ha a che fare con il desiderio, come in ambito economico. Ed ecco dove viene fuori la componente “liberista” del testo: «Libertà di scambio, incontro di volontà, di domanda e offerta, e intrinseca volontà di godere dell’essere umano hanno sconfitto la cappa censoria del potere… Non a caso, in quel tanto deprecato e negletto spazio di libertà che è il mercato, forgiato dall’incontro di scelte, preferenze, gusti, bisogni, desideri, anche il sesso ha lasciato germinare, tra domanda e offerta, un suo proprio segmento.»</p>
<p><strong>Un saggio provocatorio</strong>, certo, ma che nasce da approfondite ricerche. E poi, da ricordare, il libro è arricchito da una irriverente prefazione di Giuseppe Cruciani!</p>
<p>Nicola Porro, Il Giornale 8 settembre 2024</p>
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		<title>John Law, il Sistema rivoluzionario del genio della finanza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Liberilibri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Aug 2024 14:00:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Biblioteca liberale]]></category>
		<category><![CDATA[Liberilibri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ai funerali del Re Sole la polizia fu costretta a distribuire cipolle per far piangere la folla che assisteva indifferente alle esequie. Alla sua corte avevano infatti dilagato lo sfarzo e lo sperpero mentre la miseria si diffondeva. Scomparso Luigi XIV, lo Stato era alla bancarotta, il debito fuori controllo, il commercio quasi fermo e [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ai funerali del Re Sole la polizia fu costretta a distribuire cipolle per far piangere la folla che assisteva indifferente alle esequie. Alla sua corte avevano infatti dilagato lo sfarzo e lo sperpero mentre la miseria si diffondeva. Scomparso Luigi XIV, lo Stato era alla bancarotta, il debito fuori controllo, il commercio quasi fermo e la povertà nelle campagne e nei sobborghi delle città era dilagante. Il duca d&#8217;Orleans, Reggente di Francia, dovette escogitare un modo per risanarne le finanze. E gli sembrò di averlo trovato quando s&#8217;imbatté in un affascinante scozzese, fuggito dall&#8217;Inghilterra a seguito di una condanna a morte. Si trattava di <strong>John Law</strong>, noto in tutta Europa come giocatore d&#8217;azzardo, esperto di calcolo delle probabilità e appassionato studioso di economia.</p>
<p>John Law, uomo del Settecento, è il protagonista di una vicenda esistenziale e storica degna dei più grandi personaggi letterari del ‘700 a lui contemporanei, ed è oggetto della biografia di Silvia Maria Busetti <strong>John Law. Vita funambolesca e temeraria di un genio della finanza (Liberilibri)</strong>. Bisogna subito dire ciò che di assolutamente certo sappiamo su di lui ossia che fu<strong> una persona fuori dal comune</strong>: cambiò l’economia del mondo attraverso quello che vedremo essere il suo Sistema e attraverso la grande diffusione della moneta cartacea. Lo fece in nome del benessere, della prosperità generale e della sua ambizione. Fu audace e spericolato. Per raggiungere questo obiettivo rischiò tutto, e tutto perse.</p>
<p>Scozzese, figlio di un orafo, John Law mentre viveva a Londra l’esistenza brillante del giovane galantuomo uccise un suo pari in duello e dovette fuggire dal regno britannico per evitare la condanna a morte. Visse per anni da girovago guadagnandosi da vivere come giocatore d’azzardo di altissimo livello, frequentando e affascinando i circoli e le corti più in vista d’Europa. Parlava francese molto bene con solo una punta di accento inglese ed era da ogni punto di vista uno di quei personaggi seducenti e imprevedibili che dominarono la scena di quel periodo, seducendo e talvolta illudendo i contemporanei. Ma, a differenza di Casanova e di Cagliostro, Law fu <strong>un avventuriero sostanzialmente onesto</strong>. Quello che la maggior parte della gente che lo circondava ignorava dello scozzese erano i suoi incessanti studi di economia con cui si era convinto potesse cambiare le sorti della Francia.</p>
<p>Non si esattamente come, probabilmente al tavolo verde giocando a lanzichenecco o in un festino a casa della Fillon, una mezzana molto apprezzata, ma il Reggente di Francia, il <strong>duca d’Orleans</strong>, incontrò quello scozzese alto attraente e simpatico e ne rimase affascinato. Se davvero si convinse della bontà delle teorie di Law o se la situazione era così disperata da non lasciare altra via d’uscita, Law entrò nelle grazie del Reggente che decise così di dare corso alle politiche economiche che lo scozzese proponeva con il suo sistema.</p>
<p>Solo un uomo spregiudicato come il reggente avrebbe potuto lasciarsi affascinare dalla sua idea di <strong>saldare i pesanti debiti dello Stato introducendo la cartamoneta</strong>. Le monete correnti, d’oro o d’argento, non erano più sufficienti per il nuovo slancio dell’economia. Toccava allo Stato garantirne il valore ed essere pronto, al caso, a cambiare le banconote con oro o argento. Il folgorante successo dell’innovazione fece salire alle stelle il valore delle azioni, incrementando investimenti e speculazioni. La frenesia aveva contagiato ogni strato sociale. Tutti i grandi intellettuali dell’epoca si interrogarono sulla figura di Law. <strong>Voltaire</strong> ad esempio scriveva: &#8220;Sento parlare soltanto di milioni. Law è un dio, un furfante o un ciarlatano che avvelena se stesso con la droga che distribuisce a tutti?&#8221;. E <strong>Montesquieu</strong>, deplorando ciò a cui assisteva, diceva: &#8220;Ho visto una nazione pervertita in un istante, dall’ultimo al primo dei sudditi&#8221;.</p>
<p>Ovunque venivano costruiti fastosi palazzi. I contadini lasciavano la campagna per approfittare anche loro di quella pioggia di denaro. Soltanto Law sembrava non volerne trarre vantaggio e manteneva un tenore di vita discreto ma divenne, nel volgere di pochissimi anni,<strong> uno degli uomini più potenti di Francia</strong>, se non il più potente, e dominus assoluto dell’economia francese.</p>
<p>Il sistema di Law era incentrato su un <strong>vasto utilizzo della moneta fiduciaria</strong> che permetteva di alimentare in maniera estremamente significativa il credito che si poteva garantire e quindi la liquidità disponibile generando un favoloso volano per i consumi, ma anche, ovviamente, visto che nessun pasto è gratis, lo spettro più che concreto di bolle finanziarie e iper-inflazione. Come sottolinea l’autrice della biografia: “Mentre il popolo godeva del denaro intascato grazie alle speculazioni di borsa, convinto che Law potesse trasformare in oro tutto ciò che toccava, il Reggente non teneva sotto controllo gli stampatori della Zecca Reale&#8221;.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.liberilibri.it/index.php/prodotto/john-law//?utm_source=nicolaporroit&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=john-law" target="_blank" rel="noopener">Clicca qui per acquistare il libro</a></p>
<p>Quando quello che veniva chiamato il <strong>Sistema di Law</strong>, sempre più osteggiato dai suoi nemici, crollò, per motivi più legati alla politica che non alle effettive falle del sistema, l’avventuriero dovette<strong> fuggire con ignominia dalla Francia</strong>. Dopo avere rifiutato le offerte dello zar, dell’imperatore e del re di Danimarca di divenire il loro, diremmo oggi, consigliere finanziario, riparò a Venezia dove visse della sua abilità nel gioco d’azzardo. Le spie, che lo seguivano nella speranza di scoprire dove avesse nascosto i suoi capitali, rimasero deluse. Law non si era arricchito e la modesta pensione elargita dal duca d’Orléans, che comunque gli era rimasto legato, arrivava spesso in ritardo.</p>
<p>La mente di chi ha perso una grande posizione torna sovente al momento della sua sconfitta. Montesquieu, che lo incontrò a Venezia, lo sentì rievocare la sua disfatta, ma non poté fare a meno di constatare il<strong> sostanziale disinteresse</strong> di Law, che doveva morire l’anno seguente. &#8220;È un uomo che sa ragionare… per il resto è più attaccato alle sue idee che al denaro&#8221;.</p>
<p>Genio o truffatore che fosse, giocatore d’azzardo o grande economista, il carattere e le avventure vissute rendono Law un <strong>personaggio indimenticabile</strong>, come affermò Voltaire: il Sistema fu quel prodigioso gioco della fortuna che uno straniero sconosciuto aveva fatto giocare a un’intera nazione.</p>
<p>Liberilibri, 15 agosto 2024</p>
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		<title>Sesso e porno sono un inno alla libertà</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/quando-la-liberta-passa-da-sesso-e-porno/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Liberilibri]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Jul 2024 17:00:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Biblioteca liberale]]></category>
		<category><![CDATA[Liberilibri]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[pornoliberismo]]></category>
		<category><![CDATA[Sesso]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In Pornoliberismo non troverete Javier Milei alle prese con i threesome, Walter Block seduto in un qualche cinema porno o Margaret Thatcher in blusa di cuoio nero e con frusta in mano. Ma troverete il sesso, e ne troverete tanto. E del pari troverete la libertà, in quella che è forse una delle sue manifestazioni [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In <em>Pornoliberismo</em> non troverete <a href="https://www.nicolaporro.it/impariamo-da-milei-a-combattere-linflazione/" target="_blank" rel="noopener">Javier Milei</a> alle prese con i threesome, Walter Block seduto in un qualche cinema porno o Margaret Thatcher in blusa di cuoio nero e con frusta in mano. Ma troverete il sesso, e ne troverete tanto. E del pari troverete la libertà, in quella che è forse una delle sue manifestazioni meno organicamente investigate.</p>
<p><strong><em>Pornoliberismo</em> è un libro per spiriti liberi:</strong> per chiunque cioè voglia approcciarsi al sesso e alle attività legate al sesso, dalla pornografia al BDSM, senza pregiudizi, senza tabù e del pari senza quelle pesanti, noiose, aride sovrastrutture concettuali che contraddistinguono certo progressismo contemporaneo.<br />
Sfatiamo infatti un luogo comune: ormai del sesso si parla, se ne parla tanto, forse troppo.</p>
<p><strong>Ma spesso se ne parla con approccio sbagliato</strong>, oscillante dalla pruderie moralistica e censoria alla esaltazione massificante proposta da neo e trans-femministe che dietro la retorica del sex working e dell’attivismo sessuale liquidano il singolo individuo e il suo piacere sostituendo entrambi con categorie massificate. Sempre più spesso sentiamo collegare tra loro attività sessuale, scambismo, prostituzione, pornografia, sadomasochismo con vagheggiati scenari pseudo-politici e con <strong>una esasperante burocrazia politicamente corretta</strong>, intessuta di codici, divieti, identità di genere, non-binarismi, schwa e complicazioni varie.<br />
Il godimento fatto rifluire a noioso, verboso esercizio “intellettuale”, senza più alcuna traccia della carne e della consistenza individuale di quella ultima verità consistente dell’orgasmo.</p>
<p>E in questo libro, Venanzoni fa quello che sarebbe logico fare, se non ci si vergognasse di ciò che il sesso da sempre rappresenta: <strong>snuda uno spazio di libertà e di affermazione dell’individuo</strong>, nella sua ricerca di se stesso. Proprio per questo, riflettendo sulla prostituzione, l’autore si interroga, sulla base della storia, della filosofia, del diritto, compresa la giurisprudenza della Corte Costituzionale italiana, sui motivi che hanno portato a criminalizzare tutto ciò che ruota attorno una professione antica come il mondo e che di suo è non è reato. Mentre lo si capisce parlando dello sfruttamento, che consiste in violenza e coercizione, per quale motivo invece il favoreggiamento deve essere punito come reato?</p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.liberilibri.it/index.php/prodotto/pornoliberismo/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Clicca qui per acquistare il libro</strong></a></p>
<p>Nei fatti si tratta di una attività similare al contratto di agenzia e laddove la prostituta svolga le sue prestazioni in maniera davvero volontaria, è un semplice, libero accordo di cooperazione tra parti. Discorso analogo per la pornografia e per il BDSM, di cui l’autore ripercorre la storia, i momenti salienti, i protagonisti vitali, le conquiste e i fallimenti. Anzi; dati e vicende storiche alla mano, Venanzoni dimostra come spesso molte di queste pratiche abbiano coadiuvato e accelerato lo sviluppo tecnico della stessa civiltà, dal potenziamento della velocità di navigazione del Web ai sistemi di pagamento online, passando per VHS, DVD e piattaforme digitali. La stessa OnlyFans, ormai convitato di pietra di qualunque discussione mediatica dal tono moralistico e <a href="https://www.nicolaporro.it/giovani-degenerati-rieducarli-e-tempo-perso/" target="_blank" rel="noopener"><strong>preoccupato contro la devianza giovanile</strong></a>, è offerta generata da una cospicua domanda e da sempre crescenti richieste.</p>
<p>Nonostante un processo di rimozione culturale collettiva che da sempre relega il sesso, la mercificazione del corpo, certe pratiche libertine, nello scantinato fumoso della storia umana, <strong>il sesso è una elementare e fisiologica risposta alla necessità di libertà</strong> degli individui. E Venanzoni ce lo ricorda nella maniera più diretta e esplicita possibile.</p>
<p>Liberilibri, 21 luglio 2024</p>
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		<title>La libertà e il diritto (Bruno Leoni)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Liberilibri]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Jun 2024 14:17:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Liberilibri]]></category>
		<category><![CDATA[Bruno Leoni]]></category>
		<category><![CDATA[Individuo]]></category>
		<category><![CDATA[leggi]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il livello di libertà individuale all’interno di uno Stato è spesso inversamente proporzionale alla quantità di leggi che quello stesso Stato tende a sfornare. L’eccesso di legislazione implica infatti, quasi sempre, un tentativo di arginare la libertà individuale, di limitarla. Più leggi solitamente non significa maggiore “sicurezza” ma quasi sempre significa minore libertà. A questo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il livello di <strong>libertà individuale</strong> all’interno di uno Stato è spesso inversamente proporzionale alla quantità di leggi che quello stesso Stato tende a sfornare. L’eccesso di legislazione implica infatti, quasi sempre, un tentativo di arginare la libertà individuale, di limitarla. Più leggi solitamente non significa maggiore “sicurezza” ma quasi sempre significa minore libertà.</p>
<p>A questo proposito, è fondamentale leggere il libro di uno dei più grandi pensatori liberali italiani, <strong>Bruno Leoni</strong>. Torna in libreria una nuova edizione di <a href="https://www.liberilibri.it/index.php/prodotto/la-liberta-e-il-diritto//?utm_source=nicolaporroit&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=la-libert-e-il-diritto" target="_blank" rel="noopener"><em>La libertà e il diritto</em></a> di Bruno Leoni. Il volume è curato da <strong>Carlo Lottieri</strong> e preceduto da un Saggio introduttivo di Raimondo Cubeddu. Frutto di lezioni tenute in California nel 1958, <em>Freedom and the Law</em> è il testo che maggiormente ha richiamato l’attenzione su Bruno Leoni: prima negli Stati Uniti, dove fu pubblicato nel 1961, poi anche in Italia, dove uscì soltanto nel 1995 per i tipi di Liberilibri, con il titolo <em>La libertà e la legge</em>.</p>
<p>La nuova traduzione tende ad evidenziare come al centro della riflessione di Leoni vi fosse un ripensamento del diritto e un ridimensionamento della legislazione: può dirsi una società di uomini liberi quella in cui una qualsiasi oligarchia contingente di “legislatori” può a suo arbitrio rendere nulli scambi liberamente effettuati fra adulti consenzienti? Sebbene possa sembrare un argomento tecnico non lo è affatto, perché ciò che interessa all’autore <strong>è una fondamentale difesa della libertà individuale</strong>, che egli analizza con un’impostazione filosofica ma al contempo anche economica, politica e giuridica.</p>
<figure id="attachment_204644" aria-describedby="caption-attachment-204644" style="width: 418px" class="wp-caption alignnone"><a href="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2024/06/locandina-confedilizia.png"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-204644" src="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2024/06/locandina-confedilizia.png" alt="Locandina Confedilizia " width="418" height="290" srcset="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2024/06/locandina-confedilizia.png 941w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2024/06/locandina-confedilizia-300x209.png 300w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2024/06/locandina-confedilizia-768x534.png 768w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2024/06/locandina-confedilizia-360x250.png 360w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2024/06/locandina-confedilizia-720x500.png 720w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2024/06/locandina-confedilizia-500x348.png 500w" sizes="auto, (max-width: 418px) 100vw, 418px" /></a><figcaption id="caption-attachment-204644" class="wp-caption-text">Locandina Confedilizia</figcaption></figure>
<p>In quelle conferenze Leoni volle soprattutto sottolineare che non basta chiedere “meno leggi”, poiché così si accetterebbe l’idea che il diritto non sia altro che un prodotto di Stato. Da giurista egli sottolinea la necessità di pensare un altro diritto: un differente modo di concepire ed elaborare le regole della convivenza. Leoni intuisce che riscoprire il diritto e <strong>ridimensionare il ruolo e il peso crescente della legislazione</strong> in quasi tutti gli ordinamenti giuridici del mondo è assolutamente necessario alla protezione delle libertà di tutti, difficili da definire in maniera oggettiva e univoca: «Non ritengo che la legislazione debba essere del tutto abbandonata. […] Tuttavia sostengo che la legislazione è effettivamente incompatibile con l’iniziativa e la decisione degli individui quando essa raggiunge un limite che la società contemporanea sembra avere ampiamente oltrepassato».</p>
<p>Liberilibri, 2 giugno 2024</p>
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		<title>Il manifesto di un eretico contro le donne col pene e l&#8217;islamocensura</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Liberilibri]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 May 2024 18:15:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Liberilibri]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[occidente]]></category>
		<category><![CDATA[politicamente corretto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di libri che descrivono le follie del nostro Occidente ce ne sono molti e si occupano di argomenti specifici che vanno dalle teorie del gender alle ossessioni per le catastrofi climatiche generate dall’uomo passando per la colpevolizzazione del bianco maschio etero per qualsiasi cosa negativa succeda nel mondo. C’è un libro, però, che riesce a [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Di libri che descrivono le follie del nostro Occidente ce ne sono molti e si occupano di argomenti specifici che vanno dalle teorie del gender alle ossessioni per le catastrofi climatiche generate dall’uomo passando per la colpevolizzazione del bianco maschio etero per qualsiasi cosa negativa succeda nel mondo. C’è un libro, però, che riesce a trattare di tutti questi argomenti, e di molti altri, indicando la questione comune che li tiene insieme e che mina alla base la struttura del nostro sistema di vita: la libertà di parola e quindi di pensiero.</p>
<p>Il libro, appena uscito, è <em>I<a href="https://www.liberilibri.it/index.php/prodotto/il-manifesto-di-un-eretico//?utm_source=nicolaporroit&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=il-manifesto-di-un-eretico" target="_blank" rel="noopener">l manifesto di un eretico. Saggi sull’indicibile</a></em> di <strong>Brendan O’Neill</strong>. L’eresia è volontà di affermazione della propria libertà e individualità di fronte a un’epoca che rifiuta di vedere ciò che la ragione pone davanti agli occhi. L’eresia è tentativo di testimoniare l’evidenza di ciò che abbiamo intorno per poter vivere la realtà del mondo senza paraocchi e senza infingimenti, potendo parlare francamente di ciò che vediamo.</p>
<p>Al centro del libro, a legare tra loro le tematiche trattate da O’Neill, vi è <strong>l’evidente cortocircuito</strong> che, in Occidente, si è<strong> creato tra linguaggio, pensiero e libertà</strong>. Il controllo del linguaggio implica, necessariamente, il controllo del pensiero, e il controllo del pensiero è ciò che stabilisce se e quanto si è effettivamente liberi. L’Occidente, che costituisce l’apice della libertà nella storia dell’umanità, si avvita su se stesso rimanendo vittima della sua volontà di tutelare tutti e di non offendere nessuno.</p>
<p>In nove capitoli – i “saggi sull’indicibile” del sottotitolo – (Il pene di lei; La caccia alle streghe; Il Covid come metafora; Islamocensura; La vergogna bianca; L’amore che non osa dire il suo nome; Viva l’odio; Gli impostori; Le parole feriscono), <strong>O’Neill passa in rassegna quelli che ritiene i temi centrali del nostro tempo</strong>, fornendo un’immagine drammatica dello spazio culturale e mentale della contemporaneità e ponendoci molte cruciali domande.</p>
<p><strong>Una donna può avere un pene?</strong> L’ideologia gender sta stravolgendo la relazione tra linguaggio e realtà biologica, cercando di rimodulare la realtà attraverso una neolingua. L’Occidente sarà per sempre macchiato dal razzismo? È in corso una spaventosa riattualizzazione del concetto di razza in chiave di politiche identitarie anti-maschio-bianco, e per timore dell’accusa di “razzismo” non siamo più capaci di difendere i valori della ragione occidentale, soprattutto la libertà della donna, di fronte alle ideologie islamiste. <strong>Moriremo presto tutti a causa del cambiamento climatico?</strong> L’esistenza umana dovrebbe essere sottoposta a una Nuova Inquisizione per questa forma di peccato originale del XXI secolo; <strong>persino il Covid diventa la metafora della nostra colpevolezza</strong> nei confronti di una Natura che si ribella e ci punisce, e per la cui salvaguardia dovremmo essere pronti a rinunciare alla nostra libertà.</p>
<p>Ma per l’establishment liberal europeo e anglosassone, la risposta a tutte queste domande è “sì”, e chiunque non sia d’accordo viene bollato come transfobo, razzista, negazionista. Le nuove élites governative e tecnocratiche stanno imponendo idee bizzarre, irragionevoli ed estreme, mentre nelle accademie, in teoria i luoghi per eccellenza del pensiero libero, trionfa un’ideologia repressiva che bandisce ogni forma di pensiero difforme.</p>
<p>Liberilibri, 26 maggio 2024</p>
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		<title>La grande bugia verde (Nicola Porro)</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/la-grande-bugia-verde-i-dati-che-smontano-pezzo-per-pezzo-i-dogmi-green/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Liberilibri]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 May 2024 14:16:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Liberilibri]]></category>
		<category><![CDATA[Nicola Porro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli scienziati smontano, con dati reali, i dogmi dell’allarmismo climatico. In uscita il 5 giugno: ordinalo ora qui</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: rgb(17 24 39/var(--tw-text-opacity));">I ghiacci artici si stanno riducendo? <strong>Falso.</strong> Il numero dei morti a causa dei disastri naturali è in crescita? <strong>Falso.</strong> I dati indicano un aumento dei fenomeni estremi? <strong>Falso.</strong> Le previsioni annunciano una qualche catastrofe planetaria nel prossimo futuro? <strong>Falso.</strong> </span></p>
<p><span style="color: rgb(17 24 39/var(--tw-text-opacity));">Alla base di queste idee errate, e molto diffuse, vi è un utilizzo arbitrario e strumentale della scienza da parte della propaganda green, che punta il dito contro l’uomo occidentale e il suo modello di sviluppo, presunti colpevoli del cambiamento climatico.</span></p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.liberilibri.it/index.php/prodotto/la-grande-bugia-verde//?utm_source=nicolaporroit&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=la-grande-bugia-verde" target="_blank" rel="noopener">Per ordinare il libro, clicca qui</a></p>
<p><strong>Nicola Porro</strong> raccoglie le ricerche di alcuni autorevoli specialisti (fisici, geologi, climatologi, meteorologi ma anche economisti e ingegneri) mostrando che non c’è alcun unanimismo tra gli esperti attorno al cambiamento climatico, soprattutto sul ruolo e sul­l’influenza del­l’uomo.</p>
<p>Da protagonista della comunicazione, l’autore sotto­linea che <strong>la questione è ormai passata nelle mani dei media</strong> rendendo impossibile combattere, con metodo scientifico, una narrazione che si è imposta da un lato come una sorta di fede ecologista, e dal­l’altro come il maggiore interesse economico e politico del nostro tempo: il green.</p>
<p><strong>Questo libro era atteso</strong> perché dà finalmente voce a quegli scienziati, e ai loro studi, troppo spesso silenziati in un dibattito pubblico dominato da un’opinione unica che, invece di ragionare sui dati, pretende un consenso totale che ha a che fare più con i dogmi religiosi che non con la realtà dei fatti.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.liberilibri.it/index.php/prodotto/la-grande-bugia-verde//?utm_source=nicolaporroit&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=la-grande-bugia-verde" target="_blank" rel="noopener">Per ordinare il libro, clicca qui</a></p>
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		<title>Carcere (Silvia Cecchi)</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/perche-il-carcere-ha-bisogno-di-essere-riformato/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Liberilibri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 May 2024 18:09:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Liberilibri]]></category>
		<category><![CDATA[carcere]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Riforma]]></category>
		<category><![CDATA[silvia cecchi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il carcere deve essere &#8220;altro&#8221; rispetto a quello esistente. Da questo pensiero forte prende le mosse la riflessione di Silvia Cecchi che nel volume intitolato appunto Carcere riflette su questa istituzione indicando una via per una sua potenziale riforma. Se il carcere appare impossibile da abolire è però da rifare da capo a piedi affinché [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il carcere deve essere &#8220;altro&#8221; rispetto a quello esistente. Da questo pensiero forte prende le mosse la riflessione di <strong>Silvia Cecchi</strong> che nel volume intitolato appunto <em>Carcere</em> riflette su questa istituzione indicando <strong>una via per una sua potenziale riforma</strong>. Se il carcere appare impossibile da abolire è però da rifare da capo a piedi affinché diventi occasione di reale re-inserimento sociale e <strong>non mero strumento di repressione sociale e privazione della libertà</strong> che spesso genera più crimine di quanto in realtà ne curi.</p>
<p>Silvia Cecchi, da sostituto procuratore, sa bene di cosa parla. E <strong>la riflessione sul carcere</strong>, sebbene spesso distante dagli interessi del grande pubblico, <strong>deve essere una preoccupazione per chiunque abbia a cuore la libertà</strong>, perché nessuna istituzione come il carcere, per quanto “necessaria”, appare tremenda per chi pensa che la libertà faccia tutt’uno con la persona e l’individualità. Per Cecchi è anzitutto fondamentale ripensare il concetto di “rieducazione” così da attivare realmente condizioni di vita carceraria maturative e responsabilizzanti (lavoro, affettività, relazionalità, istruzione), nel rispetto della dignità e della salute del detenuto. La persona è più del fatto compiuto, del reato e della pena che gli viene comminata. La persona, come scriveva Calamandrei, è individuo elevato a valore e per poter essere tale deve poter sperare in un futuro possibile senza il quale non vi è spazio per una ricostruzione della personalità.</p>
<p>Nella bellissima prefazione, <strong>Adolfo Ceretti</strong>, celebre criminologo, si interroga su un punto chiave: che cosa fa davvero quella che chiamiamo Giustizia: “sottrarre gli uomini dal loro ambiente di vita, limitarne fisicamente e tangibilmente la libertà, rinchiuderli in tribunale dentro a una gabbia in attesa di essere giudicati per poi destinarli – in caso di condanna – dentro a celle anguste (ora ridenominate “camere di pernottamento”) collocate nel ventre di istituti penitenziari vetusti?”. È solo questo che fa la giustizia che sprofonda i detenuti in quelli che spesso <strong>sono veri e propri gironi infernali</strong>? Se in parte tutto ciò è “inevitabile” date le attuali condizioni, ciò non significa che non bisogna immaginare un carcere diverso. Avere commesso un delitto e ricevere come punizione una lunga privazione della libertà, <strong>oltre allo stigma sociale una volta usciti</strong>, non deve in alcun modo implicare forme di “tortura” accessoria date dalle tremende condizioni di vita in carcere.</p>
<p>E <strong>una riforma radicale di questa istituzione è davvero pensabile</strong> perché, come sottolinea Cecchi, essa non è un’istituzione “eterna” ma storica e sempre soggetta a evoluzione. L’orrore che chi ama la libertà non può non provare di fronte alle mura in cui sono rinchiusi uomini e donne, deve interrogarci sulla necessità di una sua riforma: “Il carcere nella forma in cui noi lo conosciamo, a dispetto della nostra irriflessa credenza che sia sempre esistito, non conta più di due secoli e mezzo di vita: ciò giustifica la previsione che, insieme a un inizio, esso possa conoscere un declino, come accade per ogni istituzione storica.”</p>
<p>Liberilibri, 2 maggio 2024</p>
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		<title>L’antirazzismo come terrore letterario (Richard Millet)</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/lantirazzismo-e-un-terrorismo-letterario/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Liberilibri]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Apr 2024 14:00:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Liberilibri]]></category>
		<category><![CDATA[antirazzismo]]></category>
		<category><![CDATA[politicamente corretto]]></category>
		<category><![CDATA[razzismo]]></category>
		<category><![CDATA[Richard Millet]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>«In un mondo dai valori interamente rovesciati e in cui la parola vietata di &#8216;razza&#8217; diventa l’ossessiva metafora della donna, dell’omosessuale, dell’obeso, del &#8216;giovane&#8217;, dell’animale ecc., gli antirazzisti si dedicano, in nome del Diritto, a ciò in cui si sono distinti i razzisti più violenti: linciaggio mediatico, condanna giudiziaria, distruzione dell’uomo libero.» Questa frase, tratta [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>«In un mondo dai valori interamente rovesciati e in cui la parola vietata di &#8216;razza&#8217; diventa l’ossessiva metafora della donna, dell’omosessuale, dell’obeso, del &#8216;giovane&#8217;, dell’animale ecc., gli antirazzisti si dedicano, in nome del Diritto, a ciò in cui si sono distinti i razzisti più violenti: linciaggio mediatico, condanna giudiziaria, distruzione dell’uomo libero.»</p>
<p>Questa frase, tratta dal libro di <strong>Richard Millet</strong> <a href="https://www.liberilibri.it/index.php/prodotto/lantirazzismo/" target="_blank" rel="noopener"><em>L’antirazzismo come terrore letterario</em></a>, appena pubblicato da Liberilibri in una nuova edizione, rivela ancora tutta la sua drammatica attualità. Millet denuncia in questo pamphlet <strong>l’attuale antirazzismo come nuova ideologia internazionale</strong>, il cui obiettivo è imporre una visione del mondo che demolisca le identità dei popoli, per sostituirle con una non-identità globale. Sostenuta dai gruppi di potere dominanti, dei quali fa parte anche la sinistra mondiale, questa ideologia agisce, in forme subliminali ma anche con interventi eclatanti, per mezzo di un capillare controllo. Chiunque tenti di sfuggire a questa dittatura viene immediatamente perseguito dagli adepti del «partito devoto».</p>
<p>Vittima eccellente di questo perverso meccanismo lo stesso Millet, che è stato accusato di razzismo: <strong>subdola forma intimidatoria, che mira a paralizzare la libertà di espressione</strong>. Romanziere e saggista, uno dei più autorevoli scrittori contemporanei di Francia, egli afferma anche di essere diventato ormai «il più nauseabondo degli scrittori francesi», «un puro oggetto di odio», tanto da essere stato licenziato dalla casa editrice Gallimard, di cui era il principale editor. A tale accusa, replica che <strong>l’antirazzismo è un terrorismo letterario</strong>, teso a ridurre al silenzio chiunque osi esprimersi in senso contrario ai paradigmi del politicamente corretto.</p>
<p>Così, oggi, diventa una vera forma di persecuzione per imbavagliare i dissidenti, la letteratura e la libertà di pensiero, una manifestazione isterica e al tempo stesso fredda dell’odio degli altri. Renato Cristin, curatore dell’edizione italiana, nella bella e corposa introduzione definisce questo scritto «la testimonianza di un perseguitato, la risposta accorata ma lucida di un romanziere messo all’indice dalla più potente e più invisibile delle organizzazioni». <strong>Emarginato perché contesta il dogma della nostra epoca</strong>, ovvero «l’Umanità come ultimo destino politico nella sua indifferenziazione razziale, etnica, religiosa e sessuale», Millet combatte in totale solitudine la sua battaglia contro il rischio che «per cecità o ideologia, l’identità dell’Europa precipiti in un abisso che non riuscirà a risalire».</p>
<p>Liberilibri, 14 aprile 2024</p>
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		<title>La proprietà sotto attacco (Carlo Lottieri)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Liberilibri]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Mar 2024 15:21:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Liberilibri]]></category>
		<category><![CDATA[carlo lottieri]]></category>
		<category><![CDATA[case green]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[proprietà privata]]></category>
		<category><![CDATA[tasse]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La proprietà è sotto attacco. Sembra una dichiarazione arbitraria eppure se si vanno a vedere i molti provvedimenti governativi degli ultimi anni, non solo in Italia ma in buona parte dell’Occidente (in Europa in particolare), ci si può rendere conto della verità incontrovertibile di questa affermazione. E un tale evento va ad intaccare le stesse [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La proprietà è sotto attacco.</strong> Sembra una dichiarazione arbitraria eppure se si vanno a vedere i molti provvedimenti governativi degli ultimi anni, non solo in Italia ma in buona parte dell’Occidente (in Europa in particolare), ci si può rendere conto della verità incontrovertibile di questa affermazione. E un tale evento va ad intaccare le stesse fondamenta della libertà individuale.</p>
<p>Il libro di <a href="https://www.nicolaporro.it/avanza-il-neosocialismo-ora-la-proprieta-e-sotto-attacco/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Carlo Lottieri</strong></a>, di recente pubblicazione, <em>La proprietà sotto attacco</em> mostra proprio il processo di erosione costante, tanto politica quanto economica e ideologica, esercitato nei confronti di questo istituto che sta alla base di buona parte dei nostri diritti. Come spiega Lottieri nel libro, in ogni tempo gli uomini hanno dovuto rispettare norme in grado di permettere la convivenza: non regole qualsiasi, ma che fossero in qualche misura riconducibili a criteri di giustizia e che, di conseguenza, venissero riconosciute legittime e fondate. Dove ci sono due o più persone, c&#8217;è allora un ordine giuridico, ma questo significa pure che esistono confini e titoli proprietari in grado di definire ciò che non si può fare (ciò che è altrui) e ciò che si può fare (ciò che è proprio).</p>
<p><strong>Eppure, la proprietà è costantemente sotto attacco:</strong> poiché definisce uno spazio di autonomia per i singoli e per le comunità che ne dispongono, essa è avversata da tutti i cantori del potere, che da secoli utilizzano qualsivoglia pretesto per svuotare quell&#8217;istituto che, da vari punti di vista, intralcia ogni progetto sovrano e ogni aspirazione totalitaria.</p>
<p style="text-align: center;">Per acquistare il libro, <strong><a href="https://www.google.com/url?q=https://www.liberilibri.it/index.php/prodotto/la-proprieta-sotto-attacco/?utm_source%3Dnicolaporroit%26utm_medium%3Dreferral%26utm_campaign%3Dla-propriet-sotto-attacco&amp;sa=D&amp;source=editors&amp;ust=1700942646810681&amp;usg=AOvVaw3-5ASFYFBii69IN5UHc4Mo" target="_blank" rel="nofollow noopener">clicca qui</a></strong></p>
<p>E oggi, nonostante si viva in un ordinamento che si autorappresenta come massimamente rispettoso dei diritti, <strong>l&#8217;attacco portato alla proprietà si è fatto tanto insidioso</strong>, profondo e onnipervasivo da minare le basi stesse della convivenza in un modo che non ha precedenti: e tutto ciò con il tacito consenso di buona parte del capitalismo woke e green.</p>
<p><strong>Giorgio Spaziani Testa</strong>, Presidente di Confedilizia, che quindi possiamo ben dire che di proprietà se ne intende, qualche sera fa a<em> Porta a Porta</em>, prendendo spunto proprio dal libro che ha contribuito a creare, spiega in un minuto di esemplare sintesi da quante parti arrivi questo attacco alla proprietà.</p>
<div style="width: 1280px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-192500-3" width="1280" height="720" poster="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2024/03/Screenshot-2024-03-24-alle-16.03.34.png" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2024/03/Spaziani-Testa-Porta-A-Porta-1.mp4?_=3" /><a href="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2024/03/Spaziani-Testa-Porta-A-Porta-1.mp4">https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2024/03/Spaziani-Testa-Porta-A-Porta-1.mp4</a></video></div>
<p>Liberilibri, 24 marzo 2023</p>
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		<title>Eminenze grigie (Lorenzo Castellani)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Michele Silenzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Feb 2024 15:12:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Liberilibri]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[potere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In politica è più importante essere potenti o influenti? È questa la domanda di fondo di Eminenze grigie. Uomini all’ombra del potere, appena pubblicato da LiberiLibri, scritto da Lorenzo Castellani, saggista e docente universitario di storia delle istituzioni politiche. Come nel suo precedente saggio L’ingranaggio del potere (LiberiLibri 2020), Castellani in Eminenze grigie illustra una [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In politica è più importante essere potenti o influenti? È questa la domanda di fondo di <em>Eminenze grigie. Uomini all’ombra del potere</em>, appena pubblicato da <strong>LiberiLibri</strong>, scritto da <strong>Lorenzo Castellani</strong>, saggista e docente universitario di storia delle istituzioni politiche.</p>
<p>Come nel suo precedente saggio <em>L’ingranaggio del potere</em> (LiberiLibri 2020), Castellani in <em>Eminenze grigie</em> illustra una tesi semplice ma efficace: democrazia e decisione, rappresentanza e potere non coincidono. Nella politica esistono suggeritori intelligenti, vicini ai leader, le eminenze grigie appunto, che nessuno ha votato o sostenuto a livello popolare ma che sono capaci di esercitare una enorme influenza su ciò che viene deciso per il popolo. È la ragion politica, <strong>il supremo utile per lo Stato e per l’élite al potere</strong>, che guida l’azione pubblica di queste personalità. Non la morale, non l’ideologia, non il consenso, ma l’esercizio del potere per il potere al fine di mantenerlo, difenderlo o rafforzarlo. E per compiere questo scopo le eminenze grigie sono disposte anche a patti scellerati o atti atroci.</p>
<p>Castellani mostra che nella storia c’è ciò che si vede – re, dittatori, condottieri, leader politici – e ciò che non si vede – consiglieri, burocrati, banchieri, diplomatici, scienziati, santoni e spin doctor. È di questo potere invisibile che il libro si occupa, con <strong>un viaggio nella storia e nelle vite di uomini che hanno suggerito al potere</strong> in epoche storiche e luoghi molto diversi. Lontani dai riflettori, misteriosi, riservati questi personaggi si muovono con disinvoltura nei corridoi semibui dei palazzi e delle corti. Se i loro capi sono potenti, questi uomini sono influenti. E spesso le loro decisioni, i loro consigli, i loro calcoli sono stati più importanti per la storia di quelli dei grandi protagonisti che tutti conoscono. All’ombra del potere si muovono figure che spesso sono<strong> l’emblema dell’enigma che circonda il potere stesso</strong> e che si nutrono di mistero, inaccessibilità, cinismo, spregiudicatezza.</p>
<p><strong>A volte sono personaggi eccentrici ed eccessivi</strong>; altre, uomini frugali e invisibili; tra di essi si trovano degli intellettuali, ma anche uomini pragmatici e brutali; in alcuni casi sono amati e in molti altri detestati; a volte sono parte ufficiale della macchina statale mentre altre agiscono come confidenti o confessori del potente. Come in un’opera teatrale, Castellani scrive un romanzo storico del potere che ci spiega come esso può assumere mille volti e sfumature.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.liberilibri.it/index.php/prodotto/eminenze-grigie/" target="_blank" rel="dofollow noopener"><strong>Clicca qui per acquistare il libro</strong></a></p>
<p>La complessità estrema del carattere di questi personaggi – spesso difficili da analizzare psicologicamente e ancor più da giudicare sul piano morale – li rende l’oggetto di studio forse più interessante per chi si occupa di storia e di politica. Perché ciò che si muove dietro, che si vede sfocato o non si vede affatto, è sempre più interessante di ciò che figura davanti. Il libro di Castellani si concentra su questa particolarissima categoria di personaggi che forse non saranno il massimo della potenza politica, ma sono senza dubbio <strong>l’apice dell’influenza sulle menti e le scelte dei capi</strong>.</p>
<p>Figure decisive per la storia di ogni nazione, quasi invisibili ma capaci di convincere quasi sempre i propri capi e fissare i fondamenti di un’epoca. E l’autore riesce a raccontare tutto questo con uno stile narrativo e accattivante, con ritratti di personaggi e ambienti particolareggiati e raffinati, che ci proiettano direttamente dentro l’epoca storica di ogni eminenza grigia. <strong>Un libro di storia che si legge come un romanzo</strong>, ma che sa impartirci una grande riflessione sul potere e la politica del nostro tempo.</p>
<p>Michele Silenzi, 18 febbraio 2024</p>
<p><em>Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente <a href="https://www.whatsapp.com/channel/0029VaKN8o99xVJeRksTAl0p" target="_blank" rel="noopener nofollow">cliccare qui</a> per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).</em></p>
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		<title>La tirannia dell&#8217;emergenza (Andrea Venanzoni)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Liberilibri]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Feb 2024 15:32:22 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[covid]]></category>
		<category><![CDATA[emergenza]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[restrizioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il vivere in società si tiene sempre in bilico tra autorità e libertà. Un pendolo che oscilla tra queste due forze, spesso in opposizione, cercando un qualche equilibrio. Capita però a volte, ma sempre più di frequente, che il meccanismo finisca per prediligere l’autorità e la limitazione della libertà individuale, attraverso un reticolo di divieti, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il vivere in società si tiene sempre in bilico tra autorità e libertà. Un pendolo che oscilla tra queste due forze, spesso in opposizione, cercando un qualche equilibrio. Capita però a volte, ma sempre più di frequente, che il meccanismo finisca per prediligere l’autorità e la<strong> limitazione della libertà individuale</strong>, attraverso un reticolo di divieti, sanzioni, narrazioni terrorizzanti e apocalittiche, inquinando così la formazione dell’opinione pubblica.</p>
<p>In <a href="https://www.liberilibri.it/index.php/prodotto/la-tirannia-dellemergenza/?utm_source=nicolaporroit&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=la-tirannia-dellemergenza" target="_blank" rel="noopener"><em>La tirannia dell’emergenza</em> (Liberilibri)</a>, <strong>Andrea Venanzoni</strong> delinea i meccanismi attraverso cui si articola questo processo che porta ad aumentare i pubblici poteri e il principio di autorità, sacrificando sempre di più e con sempre minor preoccupazione le libertà dei cittadini.</p>
<p>Nel libro l’autore mostra quel filo rosso che nel corso del tempo ha legato tra loro emergenze in apparenza diverse ma che pure presentano un volto comune: quello della <strong>risposta autoritaria dello Stato</strong> come pure degli organismi sovranazionali. Lo abbiamo visto nella maniera più cruda ed evidente possibile durante i giorni pandemici, con il <strong>Covid trasformato in unico argomento di conversazione</strong>, di dibattito pubblico, di intervento normativo. <strong>Libertà e diritti gli sono stati sacrificati</strong>, dal lavoro condizionato al possesso del green pass fino alla possibilità, molto limitata, di spostarsi liberamente.</p>
<p><a href="https://www.liberilibri.it/index.php/prodotto/la-tirannia-dellemergenza/?utm_source=nicolaporroit&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=la-tirannia-dellemergenza" target="_blank"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-185185 size-large" src="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2024/02/la-tirannia-dellemergenza-2-1024x576.jpg" alt="La Tirannia dell'emergenza di Andrea Venanzoni" width="1024" height="576" srcset="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2024/02/la-tirannia-dellemergenza-2-1024x576.jpg 1024w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2024/02/la-tirannia-dellemergenza-2-300x169.jpg 300w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2024/02/la-tirannia-dellemergenza-2-768x432.jpg 768w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2024/02/la-tirannia-dellemergenza-2-1536x864.jpg 1536w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2024/02/la-tirannia-dellemergenza-2-364x205.jpg 364w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2024/02/la-tirannia-dellemergenza-2-455x256.jpg 455w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2024/02/la-tirannia-dellemergenza-2-730x410.jpg 730w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2024/02/la-tirannia-dellemergenza-2-912x512.jpg 912w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2024/02/la-tirannia-dellemergenza-2-1200x675.jpg 1200w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2024/02/la-tirannia-dellemergenza-2-360x203.jpg 360w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2024/02/la-tirannia-dellemergenza-2-720x405.jpg 720w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2024/02/la-tirannia-dellemergenza-2.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<p>Ma lo stesso avviene ora, e lo vediamo ogni giorno, con<strong> il dirigismo burocratico dell’Unione Europea</strong> in tema di sostenibilità ambientale che depaupera le economie nazionali, asfissia la libertà di impresa e si irradia nelle nostre città. Un dirigismo ripreso poi localmente da sindaci che, incuranti della vivibilità cittadina e delle esigenze degli individui, adottano provvedimenti del tutto sloganistici. Assistiamo all’emersione di diritti-tiranni, come quello alla salute o tutte le situazioni giuridiche legate alla sicurezza o all’ambiente, che in nome di una qualche suprema e assolta protezione della vita biologica strangolano ciò di cui la vita individuale è fatta, ossia la libertà di autodeterminarsi.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.liberilibri.it/index.php/prodotto/abbonamento/?utm_source=nicolaporroit&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=abbonamento" target="_blank" rel="dofollow noopener"><strong>Clicca qui per abbonarti a Liberilibri</strong></a></p>
<p>In questa prospettiva, pandemie, crisi finanziarie, terrorismo, tanto politico quanto religioso, riscaldamento climatico e inquinamento diventano spesso pretesti seriali per procedere a sempre più perfezionate limitazioni della libertà e, come segnalava Hayek, a <strong>erodere la libertà in maniera irreversibile</strong>. Venanzoni quindi si sofferma su quelle autentiche &#8220;apocalissi quotidiane&#8221; che abbiamo sperimentato in tempo di pandemia e attraverso la narrazione sul cambiamento climatico.</p>
<p>Opinione pubblica totalmente terrorizzata e mobilitata, principi come quelli di prevenzione e di precauzione capaci di traslarsi dall’ambito climatico a quelli sanitario e della sicurezza pubblica, fino a raggiungere quasi il punto di rottura del diritto di eccezione. <strong>Una politica pavida che abdica al suo ruolo</strong> e si de-responsabilizza esternalizzando le decisioni a corpi tecnici. Una alta tecnologia onnipresente e piegata a logiche di puro controllo.</p>
<p><strong>Un sentiero pericoloso</strong> che Venanzoni percorre ricostruendo gli snodi e le intersezioni tra distinte emergenze, e dimostrando come a ogni emergenza la libertà sacrificata e compressa dai pubblici poteri non ci venga mai restituita davvero del tutto. Semplicemente perché ormai ci viene fatto credere di vivere nel tempo dell’emergenza permanente.</p>
<p>Liberilibri, 11 febbraio 2024</p>
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		<title>&#8220;Mi mancano i vecchi comunisti&#8221; &#8211; Giovanni Sallusti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Sallusti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Feb 2024 16:02:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Liberilibri]]></category>
		<category><![CDATA[comunismo]]></category>
		<category><![CDATA[elly schlein]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mi mancano i vecchi comunisti: il Pci arrivò a dire che "l’iniziativa privata è sana" e a difendere il ceto medio, oggi escluso dal Pd</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/meglio-il-comunista-togliatti-di-mrs-woke-elly-schlein/">&#8220;Mi mancano i vecchi comunisti&#8221; &#8211; Giovanni Sallusti</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Pubblichiamo un estratto del libro &#8220;Mi mancano i vecchi comunisti&#8221; scritto da Giovanni Sallusti e pubblicato da <a href="https://www.liberilibri.it/index.php/prodotto/mi-mancano-i-vecchi-comunisti//?utm_source=nicolaporroit&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=mi-mancano-i-vecchi-comunisti" target="_blank" rel="noopener">Liberilibri</a>. </em></p>
<hr />
<p>“Non proponiamo una ricostruzione della nostra economia secondo princìpi comunisti o socialisti. (&#8230;) Noi diciamo che occorre un «nuovo corso» di economia e di politica economica. Ci si accusa, quando parliamo di questo «nuovo corso», di voler sopprimere l&#8217;iniziativa privata; ma la cosa non è vera. Noi vogliamo che venga lasciato un ampio campo allo sviluppo dell&#8217;iniziativa privata, soprattutto del piccolo e medio imprenditore”.</p>
<p>Sorpresa: è farina del sacco del Migliore, al secolo <strong>Togliatti</strong> <strong>Palmiro</strong>, uomo di <strong>Stalin</strong> in Italia, anno del Signore 1946. Certo, l’occasione, il momento storico, lo scopo politicamente obliquo, sono particolari, e spiegano l’accelerazione produttivista e fin “aziendalista” svolta in quella sede dal capo indiscusso del <strong>Partito Comunista</strong>. Ma non sono parole che esauriscono la loro funzione in un comizio di giornata, daranno corpo a una linea politica e fin a un modello amministrativo (tra l’altro, il modello alternativo allo schleinismo regressivo attuale).</p>
<p>Partiamo, però, da quel 24 settembre 1946 in cui, al teatro municipale di Reggio Emilia, Togliatti tenne il clamoroso discorso su “<strong>Ceto medio ed Emilia rossa</strong>”. È un discorso di cui è impossibile sopravvalutare l’importanza storica, perché si può considerare il momento di battesimo di un sottofilone, quasi di un partito nel partito, che porterà avanti il tratto produttivista del Vecchio Comunista nella quotidianità, senza complessi, nella “verità effettuale della cosa” rispetto all’ “immaginazione” di essa che dominava il Politburo (per dirla con Machiavelli), pure nell’articolazione concreta di reti di potere locali, certo, e con modalità parecchio disinvolte, ma anche perché libero da ipoteche ideologiche e gabbie dottrinali.</p>
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<p>La storiografia spesso amica lo chiamerà con più di una punta di trionfalismo “modello emiliano”, sta di fatto che lì, nell’Emilia Romagna tanto rossa quanto produttiva andò in scena un classico caso di <strong>doppia verità comunista</strong>. Quella per cui alle concessioni assolutiste contro il capitalismo nella retorica corrispondeva, nella effettiva pratica amministrativa adottata nella regione più importante tra quelle governate dal Pci, una modalità specifica di frequentazione (e perfino di teorizzazione) del capitalismo da parte del Vecchio Comunista. Una concezione atipica, ovviamente, perché perennemente in bilico sul<strong> principio di non contraddizione</strong>, imperniata su un protagonismo pervasivo dello Stato, sul tentativo di un interclassismo alternativo a quello democristiano spesso semplicistico e posticcio, sul ruolo via via più centrale del sistema cooperativistico che traslava nel cosmo dell’impresa le procedure e le priorità del Partito.</p>
<p>È pleonastico dirlo, non è la visione del capitalismo di chi scrive, per il quale quelli togliattiani sono tutti <strong>sofismi</strong> <strong>dirigisti</strong> che del capitalismo smarriscono l’essenza, ovvero la libertà. E tuttavia, un altro capitalismo, per quanto fallace, non è un altro mondo, <strong>non è nessuna utopia regressiva, a emissioni zero, terzomondista</strong>. Il tema è che, e detto dal capo del Pci nel 1946 è spiazzante tutt’oggi, “l’iniziativa privata è sana”. Qualunque membro pettinato e <strong>Woke</strong> della segreteria <strong>Schlein</strong> (dove non a caso non figurano esponenti della vecchia Ditta) farebbe una fatica dannata a sottoscrivere quest’affermazione, nell’anno 2023.</p>
<p>(…) Quel giorno a Reggio Emilia Togliatti inaugura un approccio specificamente comunista al tema, di più, all’urgenza, del ceto medio. “Appartiene al <strong>ceto medio il piccolo e medio proprietario</strong>, che possiede la terra che coltiva. Vi sono poi i gruppi intermedi cittadini, essi pure assai variati, dai commercianti piccoli e medi agli esercenti, agli artigiani, agli imprenditori di piccole e medie aziende”. Ebbene, e davvero ogni sillaba che segue costituisce un monumento all’intelligenza politica del Vecchio Comunista, “è errato affermare che esista una specie di incompatibilità organica tra tutti questi gruppi sociali, così numerosi e così vari, e il Partito Comunista”. <strong>Coloro che oggi il Pd ha espulso dal suo discorso</strong>, che guarda con sospetto se non addita espressamente come “evasori”, insomma i combattenti quotidiani nella trincea dell’economia reale, erano nel primissimo Dopoguerra interlocutori privilegiati per il Pci. Di più, erano un asse portante di quel “patto tra produttori” che Togliatti aveva lanciato sulle colonne de <em>L’Unità</em> già in agosto, un mese prima del discorso reggiano, come proposta qualificante della <strong>politica</strong> <strong>economica</strong> <strong>comunista</strong>.</p>
<p>Giovanni Sallusti, 4 febbraio 2024</p>
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		<title>Antifona &#8211; Ayn Rand</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/ecco-lantidoto-contro-lo-statalismo-egualitario/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Michele Silenzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Jan 2024 19:00:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Biblioteca liberale]]></category>
		<category><![CDATA[Liberilibri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Aldo Canovari accompagna il lettore nel potente e drammatico viaggio costituito della lettura di “Antifona” di Ayn Rand</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>“La mai sopita aspirazione egualitaria che vorrebbe gli individui ridotti a bocce da biliardo dello stesso colore e dello stesso diametro riaffiora in questi tempi, sotto mentite spoglie, e ci affligge con vagoni di nauseante melassa statal-solidarista-redistributiva. Questo breve e amaro racconto potrà forse servire da efficace antidoto.” Con queste parole, nella nota dell’editore, Aldo Canovari accompagna il lettore nel potente e drammatico viaggio costituito della lettura di “<strong>Antifona</strong>” di <strong>Ayn Rand</strong>, appena pubblicato in una nuova edizione.</p>
<p>La grande scrittrice russa naturalizzata americana, divenuta formidabile autrice di libri che esaltano la libertà individuale e il sistema capitalistico come il solo in cui l’intelligenza umana possa trovare la sua via di espressione, in questo splendido romanzo breve delinea il profilo di una <strong>spaventosa società distopica</strong> in cui il singolo, l’individuo, è stato abolito a favore di un soggetto collettivo.</p>
<p>Dopo <strong>una guerra catastrofica</strong> una nuova società è sorta in cui ogni forma di individualità è stata abolita perché considerata temibile, causa di scontri e di tensione. In nome della pace e della fratellanza persino la possibilità di dire “io” è stata cancellata. La prima persona singolare è divenuta tabù per eccellenza a tal punto da non poter neppure essere pronunciata. Solo il “noi”, esiste, solo il “noi” è tollerato. Ma un uomo, un individuo, si ribellerà…</p>
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<p><strong>In pagine scritte con denso lirismo</strong>, con una forza letteraria che è stata donata a pochi altri autori del Novecento, Ayn Rand ripercorre i passi di un individuo che attraverso la propria volontà e la propria intelligenza si libera dalle catene dell’uguaglianza forzata, di una tirannia che in nome di un indefinito bene sociale riduce ciascuno a un nulla collettivo. Un individuo che si libera per poter tornare a dire “io”, a riaffermare il valore assoluto del singolo con orgoglio, razionalità e realismo.</p>
<p>Il racconto di Ayn Rand mostra, in maniera plastica, come il dominio di un ideale carico di apparenti buone intenzioni possa portare alle <strong>conseguenze più oscene e disumane</strong>. Una frase, in maniera sintetica e insuperabile ben riassume la mostruosa distopica rappresentata nel libro: “Ciò che non è pensato da tutti gli uomini non può essere vero”. Questa affermazione è facile scriverla in maniera “affermativa” ossia “ciò che pensano tutti gli uomini deve essere vero”. Ci suona familiare una frase del genere? Pensandoci un attimo, è facile intravedere la pretesa di cambiare la sostanza delle cose semplicemente mutandone il nome, purchè attorno vi sia il necessario consenso. Detta in maniera ancora più esplicita, e in maniera puramente esemplificativa: non importa l’identità oggettiva/biologica di una persona, ciò che importa è il modo in cui ci si sente e il modo in cui ci si definisce. Nel momento in cui la maggioranza sarà d’accordo con la “nuova realtà” quella nuova realtà diverrà la realtà effettiva qualora ci sia una legge disposta a vidimare quella realtà. L’attenzione al reale, all’oggettivo, è centrale in tutto il pensiero e le opere di Ayn Rand e trova in questo testo breve ma estremamente evocativo una delle sue formulazioni più intriganti.</p>
<p>Il libro è attraversato anche da un altro motivo di fondamentale importanza per la scrittrice, ossia <strong>lo svilimento del valore dell’azione individuale</strong> a favore dell’azione collettiva, del primato del “sociale” sull’“individuale”. Ciò che ha valore sociale risulterebbe quindi il bene, mentre l’azione individuale viene ridotta a cattivo egoismo. Questa prospettiva è per <strong>Ayn Rand</strong>, la peggiore, la più tossica, quella più radicalmente anti-umana. Nella prefazione alla seconda edizione del libro infatti scrive “Guadagni sociali, scopi sociali, obiettivi sociali sono diventati le <strong>banalità</strong> <strong>quotidiane</strong> del nostro linguaggio. La necessità di una giustificazione sociale per ogni attività e per ogni cosa esistente è adesso data per scontata. Non c’è proposta abbastanza oltraggiosa per la quale il suo autore non possa ottenere ascolto o approvazione rispettosi se dichiara che in qualche modo indefinito essa è per il ‘bene comune’.”</p>
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		<title>Le ragioni della discriminazione (Walter Block)</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/perche-la-discriminazione-deve-fare-parte-della-societa-civile/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Michele Silenzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jan 2024 15:00:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Liberilibri]]></category>
		<category><![CDATA[casa editrice]]></category>
		<category><![CDATA[discriminazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sotto l’albero metti un abbonamento a Liberilibri, la nostra casa editrice</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>discriminazione</strong> è una delle bestie nere delle società democratiche, che hanno fatto della sua sconfitta un baluardo di progresso e civilizzazione. Tuttavia, discriminare significa dire sì a qualcosa e no a qualcos’altro, significa fare distinzioni, stabilire differenze ma, soprattutto, in ultima analisi, discriminare non significa altro che scegliere. Pensare quindi di rimuovere questo concetto equivale ad abolire ciò su cui si fonda la pratica stessa della libertà: ossia la scelta.</p>
<p>Il titolo del libro del professor Block,<em> Le ragioni della discriminazione</em>, potrebbe far scattare un campanello d’allarme. In modo certo provocatorio ma soprattutto analitico e consequenziale, il filosofo ed economista libertario <strong>Walter Block</strong> spinge la sua difesa della <strong>libertà</strong> fino a dimostrare che la discriminazione non deve riguardare lo Stato e le sue leggi ma la<strong> libera scelta individuale</strong>. Lo Stato che regola gusti e preferenze di individui e imprese, mascherandosi dietro potenziali vittime di discriminazione stabilite a seconda dell’emergenza del momento, non mira che a espandere la propria sfera d’influenza a discapito della libertà dei singoli.</p>
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<p>Un tempo, essere discriminanti significava essere in grado di percepire sottili distinzioni. Era un complimento. Ad esempio, dire di una persona che “aveva un gusto discriminante per i vini” significava che aveva un palato fine, in grado di apprezzare le sottili differenze tra diversi tipi e varietà di vino. Un gusto discriminante significava un gusto colto. Non è più così: oggi accusare qualcuno di comportamento discriminante significa insultarlo e calunniarlo. In molti casi significa considerarlo un <strong>criminale</strong>, poiché in molte società in apparenza civilizzate praticare una discriminazione è <strong>contro la legge</strong>.</p>
<p>Nel libro Block sostiene sia giunto il momento di correggere questa situazione e di far rientrare il discriminatore nella società civile. E questo perché la discriminazione può non essere piacevole, certo, soprattutto se riguarda l’etnia, le preferenze sessuali, l’età, le disabilità o qualsiasi altro aspetto del genere, ma come <strong>libertari</strong>, dice Block, non ci interessa la “gentilezza”.</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/a-natale-piu-cattivi-e-piu-liberi-ecco-come/">A Natale più “cattivi” e più liberi: ecco come</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/avanza-il-neosocialismo-ora-la-proprieta-e-sotto-attacco/">La proprietà sotto attacco (Carlo Lottieri)</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/tutti-i-segreti-e-gli-errori-della-religione-ecologista/">Tutti i segreti (e gli errori) della religione ecologista</a></li>
</ul>
<p>Block parte da un assunto fondamentale, ossia dal principio di non aggressione secondo cui le persone dovrebbero poter legalmente fare tutto ciò che vogliono, con l’unica eccezione di non attraversare una sorta di linea di confine “aggredendo” individui innocenti. Ossia, non si può uccidere, schiavizzare, rapire, derubare, commettere frodi, aggredire e percuotere, oppure minacciare di compiere uno di questi atti. È lecito prendere a pugni le persone, ma solo se prima hanno accettato di essere prese a pugni, come in un incontro di boxe. Tutti gli atti tra adulti consenzienti dovrebbero essere legalizzati. Questo è il <strong>Principio di Non Aggressione (PNA)</strong>. Ripetiamolo, tutti gli atti tra adulti consenzienti dovrebbero essere legalizzati. Tutte le interazioni tra le persone dovrebbero essere volontarie. Nessuno può costringere qualcun altro ad associarsi con lui, contro la volontà di una persona innocente.</p>
<p>La legge dice che non si può escludere nessuno dai posti di lavoro o dalle università per motivi di razza, sesso, religione, disabilità o qualsiasi altra caratteristica prevista dalla legge stessa. Ma, fermiamoci un attimo a pensare, come fa lo Stato a <strong>sapere con certezza</strong> che si discrimina o che non si discrimina? Può fingere di leggere le menti e le motivazioni delle persone, cosa verosimilmente impossibile. Per tentare di scoprirlo, spiega Block, ascolta le lamentele e decide se sono valide contando il numero delle persone che le esprimono.</p>
<p>È qui che entrano in gioco le <strong>quote</strong>, ed esistono poche forme di pianificazione centralizzata più gravi di questa. Le quote, le quote di genere o etniche o di disabilità o di qualsiasi altro tipo, creano<strong> risentimento di gruppo e alimentano il conflitto e l’odio</strong> laddove non ce n’è alcun bisogno, il tutto in nome di una fantomatica risoluzione dei conflitti e della proibizione dell’odio. Ma questa è la visione della società che i sostenitori delle leggi sulla discriminazione hanno ereditato dai marxisti. L’ironia della politica basata su questa idea è che essa stessa crea il conflitto, come succede con tutte le violazioni della libertà di associazione.</p>
<p>L’alternativa a tutto ciò è quella promossa da Walter Block secondo cui la società di per sé non si fonda sul conflitto ma sulla <strong>cooperazione</strong>. Certo, esistono i problemi e i conflitti, ma non c’è nessuna istituzione che possa risolverli meglio del libero mercato stesso, ossia della libera interazione delle persone.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.liberilibri.it/index.php/prodotto/le-ragioni-della-discriminazione/?utm_source=nicolaporroit&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=le-ragioni-della-discriminazione" target="_blank">Per acquistare il libro, clicca qui</a></p>
<p>È estremamente raro che qualcuno affronti, come ha fatto Block, una tale questione di petto e offra un’alternativa senza compromessi: <strong>abolire tutte le leggi antidiscriminazione</strong> perché non hanno alcun senso economico e generano solo conflitti dove non ce ne sono. Questo libro susciterà polemiche? Certamente. Ma non è questo il suo obiettivo. Il suo obiettivo è eliminare una teoria sociale fallimentare e sostituirla con una teoria realistica che si basi sulla genuina preoccupazione per i diritti umani e per il bene di tutti.</p>
<p>Michele Silenzi, 1 gennaio 2024</p>
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		<item>
		<title>Contro l’egalitarismo (Murray N. Rothbard)</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/perche-i-talebani-delluguaglianza-mettono-in-pericolo-la-liberta/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Michele Silenzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Dec 2023 15:00:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Liberilibri]]></category>
		<category><![CDATA[casa editrice]]></category>
		<category><![CDATA[egalitarismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Murray N. Rothbard in Contro l’egalitarismo s'interroga su quale sia il limite dell'uguaglianza e perché questa possa rappresentare una minaccia</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;<strong>egalitarismo</strong> costituisce ormai un dogma delle nostre società. Ma se è vero che l&#8217;uguaglianza dei diritti è un concetto fondativo per il rispetto del prossimo e per la convivenza civile, è vero anche che tale concetto nasconde un <strong>lato oscuro</strong>. Il filosofo ed economista libertario <strong>Murray N. Rothbard</strong>, nel libro <em>Contro l’egalitarismo</em> appena pubblicato da Liberilibri e curato dalla professoressa Roberta Modugno, s&#8217;interroga su quale sia il limite dell&#8217;uguaglianza e perché questa possa rappresentare una minaccia per l&#8217;individuo e per la sua libertà. Nell&#8217;unicità dell&#8217;individuo riposa la sua eccezionalità e il rispetto assoluto che gli si deve: ciò significa che ciascuno è diverso da tutti gli altri, e quindi naturalmente disuguale! Se tutti gli uomini fossero davvero &#8220;uguali&#8221; allora non esisterebbe l&#8217;individuo, la sua diversità e quindi la sua libertà. &#8220;Un mondo egalitario dovrebbe essere necessariamente un mondo da film dell&#8217;orrore &#8211; un mondo di creature identiche e senza volto, prive di ogni individualità, varietà o specifica creatività&#8221;.</p>
<p>Con raffinata razionalità e penetrante arguzia, spaziando dal campo filosofico, al campo economico e politico, Rothbard offre al lettore una <strong>nuova possibilità di riflettere su questioni complesse e niente affatto scontate</strong>, perché, scrive, l&#8217;obiettivo dell&#8217;uguaglianza, termine largamente invocato ma poco analizzato, &#8220;è stato trattato troppo a lungo in maniera acritica e assiomatica in quanto ideale etico&#8221;. Rothbard spiega come la <strong>Nuova Sinistra</strong>, dopo il fallimento del marxismo economico, abbia lanciato con successo gramsciano una &#8220;lunga marcia nelle istituzioni”, acquisendo l’egemonia sulla nostra cultura. Questa sinistra, infatti, sentendosi sconfitta e sbaragliata sul piano strettamente economico si è issata “sulla presunta altura morale dell’egalitarismo&#8221;.</p>
<p>Nella sua bella introduzione, la professoressa Roberta Modugno spiega con grande efficacia come le idee di Rothbard siano indispensabili per capire il panorama sociale, politico e culturale contemporaneo. In effetti, oramai, da nessuna parte della sinistra si sente più sostenere la bontà dell’economia marxista, che è ormai sconfitta, superata e improponibile. E dunque, che fare? La nostra è l’<strong>epoca del politicamente corretto</strong> o, come direbbe Tocqueville, della <strong>tirannia della maggioranza</strong>. Chiunque osi fare riferimento a differenze di etnia, di aspetto fisico, di capacità, di merito o critichi il transessualismo ovverosia la disforia di genere, viene colpito dall’emarginazione. Anche la semplice satira a sfondo razziale, sessuale o antifemminista può portare alla distruzione di intere carriere accademiche o comunque a pesanti san­zioni. Il risultato è che nessuno osa farsi avanti con una critica a tutto questo, e che il diritto alla libertà di opinione ed espressione viene del tutto soppresso.</p>
<p>Leggi anche:</p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/a-natale-piu-cattivi-e-piu-liberi-ecco-come/">A Natale più “cattivi” e più liberi: ecco come</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/avanza-il-neosocialismo-ora-la-proprieta-e-sotto-attacco/">La proprietà sotto attacco (Carlo Lottieri)</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/tutti-i-segreti-e-gli-errori-della-religione-ecologista/">Tutti i segreti (e gli errori) della religione ecologista</a></li>
</ul>
<p>Nella logica della manipolazione delle menti e delle coscienze, ben intravista da Rothbard, perché non eliminare parole scomode e la possibilità di pronunciarle e sostituirle con parole più convenienti? Perché limitarsi a questo? Perché non modificare, censurare o mutilare un libro o un’opera cinematografica e riadattarli all’ortodossia stabilita in questo caso dal politicamente corretto? Perché non rimuovere vestigia storiche come sculture e statue per accreditare un’ideologia? Del resto, stiamo assistendo esattamente a operazioni di questo tipo. La <strong>manipolazione del linguaggio</strong> ha un suo significato molto profondo.</p>
<p>Per raggiungere varie forme di uguaglianza, a volte si fa ricorso alle cosiddette “<strong>quote</strong>” per le minoranze. Ovviamente Rothbard è contrario al sistema delle quote per la rappresentanza nelle istituzioni per quelle che vengono comunemente considerate minoranze oppresse e sottorappresentate ma che, in realtà, in virtù di questo loro ipotetico status di oppressione, ricevono privilegi e trattamenti ad hoc. Il sistema delle quote viene visto come qualcosa di <strong>profondamente ingiusto e illiberale</strong>, dal momento che non si fonda sul merito e sulle capacità individuali. Porta quindi alla mortificazione dell’impegno degli individui a coltivare le proprie capacità e a dare un contributo fattivo alla società.</p>
<p>Per acquistare il libro, <a href="https://www.liberilibri.it/index.php/prodotto/contro-legalitarismo" target="_blank" rel="noopener">clicca qui</a></p>
<p>Per concludere con le parole dello stesso Rothbard: &#8220;La specie umana è caratterizzata da un alto grado di varietà, diversità, differenziazione; in breve, di disuguaglianza. Una società egalitaria può sperare di raggiungere i suoi obiettivi solo attraverso metodi di coercizione totalitari; e anche in questo caso, tutti noi siamo convinti e speriamo che lo spirito del singolo uomo si sollevi e ostacoli qualsiasi tentativo di raggiungere un mondo-formicaio&#8221;.</p>
<p>Michele Silenzi, 26 dicembre 2023</p>
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		<title>Tutti i segreti (e gli errori) della religione ecologista</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/tutti-i-segreti-e-gli-errori-della-religione-ecologista/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Liberilibri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Dec 2023 18:00:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Liberilibri]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[francesco giubilei]]></category>
		<category><![CDATA[green]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel giro di pochi anni l’ambiente è divenuto un tema centrale nel dibattito politico e mediatico facendo ricadere sotto il suo ombrello gli eventi più diversi. Ciò ha inevitabilmente comportato che questo tema assumesse centralità nelle decisioni dei governi e delle entità sovranazionali, influenzando direttamente e in modo significativo, fin dentro la nostra quotidianità, la [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel giro di pochi anni <strong>l’ambiente è divenuto un tema centrale nel dibattito politico</strong> e mediatico facendo ricadere sotto il suo ombrello gli eventi più diversi. Ciò ha inevitabilmente comportato che questo tema assumesse centralità nelle decisioni dei governi e delle entità sovranazionali, influenzando direttamente e in modo significativo, fin dentro la nostra quotidianità, la vita dei cittadini e delle imprese. Una tendenza che appare destinata a crescere, in particolare in Europa e in Occidente.</p>
<p>A molti cittadini non sembrano essere ancora ben chiare le implicazioni che avranno nei prossimi anni le politiche ambientali e quale sarà l’impatto sulle loro vite. Già oggi vivono sulla propria pelle le conseguenze di una iper-regolamentazione delle imprese – in particolare di piccole e medie dimensioni – costrette a fare i conti con un aumento esorbitante dei costi e delle leggi. <strong>La nuova Bibbia dell’Ue si chiama Green Deal</strong>, un grande piano realizzato con l’obiettivo di raggiungere la neutralità energetica entro il 2050 (con una prima scadenza nel 2030) attraverso il FIT for 55, ovvero la riduzione delle emissioni del 55%. Per capire il valore che le istituzioni europee attribuiscono a questo progetto, basterebbe citare le parole del presidente della Commissione europea <strong>Ursula von der Leyen</strong> secondo la quale il Green Deal sarà come lo sbarco dell’uomo sulla Luna! Per quanto il piano dell’Ue sia in effetti “lunare” nei contenuti e nelle scadenze, purtroppo per i cittadini europei le conseguenze saranno ben concrete.</p>
<p>Presi individualmente, i regolamenti approvati dall’Unione europea negli ultimi anni possono apparire decisioni con un impatto limitato a singoli ambiti della società: l’ambiente, l’alimentazione, la famiglia, la religione. Tuttavia, se si uniscono i puntini, <strong>emerge un disegno politico ben preciso</strong>. Si tratta di un progetto portato avanti da una parte dell’establishment europeo per<strong> ridefinire i nostri stili di vita</strong>, le nostre usanze e le nostre tradizioni, un grande piano pedagogico di rieducazione basato su un leitmotiv: il senso di colpa. «Dobbiamo cambiare il modo di vivere!», questo è il mantra che viene ripetuto perché a causa dei nostri comportamenti il pianeta starebbe morendo. <a href="https://www.nicolaporro.it/cruciani-e-furioso-sapete-quanto-ci-costano-i-vandali-green/" target="_blank" rel="noopener">Bisogna smettere di mangiare carne</a> poiché gli allevamenti producono troppo inquinamento.</p>
<p>Non si deve più dire che un bambino nasce da una mamma e un papà perché è discriminatorio. Non si possono celebrare le festività cristiane perché altrimenti i fedeli di altre religioni si offendono. Dobbiamo rinnegare il nostro passato a causa di quanto accaduto con il colonialismo e così via, in <strong>un profluvio di politicamente corretto e di smania di cancellazione</strong>. Se le politiche europee rappresentano lo strumento legislativo per modificare abitudini e stili di vita, è indubbio che ciò sia possibile perché il campo è stato preparato da una campagna mediatica e culturale senza precedenti per spingere un’agenda green dai precisi connotati ideologici. Attori più recenti di questa narrazione,<strong> nuovi guerriglieri del “bene verde” dell’umanità</strong> sono le organizzazioni ambientaliste radicali, gli eco-attivisti catastrofisti (o, per meglio dire, “eco-teppisti”) che attraverso le loro azioni di disobbedienza rivendicano politiche ancor più rivoluzionarie sui temi ambientali.</p>
<figure id="attachment_163321" aria-describedby="caption-attachment-163321" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://whatsapp.com/channel/0029Va8gHP5Au3aTdW0kIe3a" target="_blank" rel="nofollow"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-163321 size-medium" src="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2023/11/WhatsApp-Image-2023-11-04-at-12.15.11-300x300.jpeg" alt="Whatsapp Zuppa di Porro" width="300" height="300" srcset="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2023/11/WhatsApp-Image-2023-11-04-at-12.15.11-300x300.jpeg 300w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2023/11/WhatsApp-Image-2023-11-04-at-12.15.11-1024x1024.jpeg 1024w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2023/11/WhatsApp-Image-2023-11-04-at-12.15.11-150x150.jpeg 150w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2023/11/WhatsApp-Image-2023-11-04-at-12.15.11-768x768.jpeg 768w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2023/11/WhatsApp-Image-2023-11-04-at-12.15.11-360x360.jpeg 360w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2023/11/WhatsApp-Image-2023-11-04-at-12.15.11-720x720.jpeg 720w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2023/11/WhatsApp-Image-2023-11-04-at-12.15.11-124x124.jpeg 124w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2023/11/WhatsApp-Image-2023-11-04-at-12.15.11-32x32.jpeg 32w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2023/11/WhatsApp-Image-2023-11-04-at-12.15.11-96x96.jpeg 96w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2023/11/WhatsApp-Image-2023-11-04-at-12.15.11.jpeg 1080w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><figcaption id="caption-attachment-163321" class="wp-caption-text">Clicca sulla foto: iscriviti al canale WhatsApp</figcaption></figure>
<p>Dalle strade bloccate alla vernice gettata su quadri e monumenti sempre a favore di telecamera e con toni tanto apocalittici quanto pacifisti, alcuni di questi gruppi hanno imboccato derive estremiste e violente (come vedremo più avanti). Ma <strong>l’ambientalismo ideologico</strong> ha molte sfaccettature, ciascuna a suo modo dannosa come testimonia l’ambientalismo del “no a tutto”, particolarmente diffuso nel nostro Paese. In inglese c’è un’espressione per descriverlo, ovvero <em>Nimby</em> (<em>Not in my backyard</em>, “Non nel mio cortile”) che sta a significare il rifiuto di opere – anche se necessarie – realizzate vicino a casa propria. Più in generale, però, e alla base, c’è un problema di approccio culturale. Per opporsi alla<strong> retorica dell’“ambientalista collettivo”</strong> è necessario conoscere e approfondire le sue caratteristiche, i temi e le battaglie portate avanti con l’intento di cambiare radicalmente la nostra società con la scusa dell’ambiente. Solo così ci si potrà poi concentrare su una parte più propositiva oggi quantomai necessaria.</p>
<p>Liberilibri, 8 dicembre 2023</p>
<hr />
<p><em>Domani, 9 dicembre alle ore 17, nella Sala Elettra alla Nuvola dell&#8217;Eur, ci sarà la presentazione del libro &#8220;Follie ecologiste&#8221; di Francesco Giubilei, ospiti dell&#8217;evento &#8220;Più libri, più liberi&#8221;. L&#8217;autore ne parlerà con Chicco Testa, Lorenzo Castellani e Francesco Borgonovo.</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/tutti-i-segreti-e-gli-errori-della-religione-ecologista/">Tutti i segreti (e gli errori) della religione ecologista</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>La proprietà sotto attacco (Carlo Lottieri)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Michele Silenzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Nov 2023 19:02:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Liberilibri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La proprietà è costantemente sotto attacco. Poiché definisce uno spazio di autonomia per i singoli e per le comunità che ne dispongono, essa è avversata da tutti i cantori del potere, che da secoli utilizzano qualsivoglia pretesto per svuotare quell&#8217;istituto che, da vari punti di vista, intralcia ogni progetto sovrano e ogni aspirazione totalitaria. È [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La proprietà è costantemente sotto attacco. Poiché definisce uno spazio di autonomia per i singoli e per le comunità che ne dispongono, essa è avversata da tutti i cantori del potere, che da secoli utilizzano qualsivoglia pretesto per svuotare quell&#8217;istituto che, da vari punti di vista, intralcia ogni progetto sovrano e ogni aspirazione totalitaria. È questo il cuore teorico dell’ultimo libro di <strong>Carlo Lottieri</strong> “La proprietà sotto attacco” edito da Liberilibri.<br />
Oggi, nonostante si viva in un ordinamento che si autorappresenta come massimamente rispettoso dei diritti, <strong>l&#8217;attacco portato alla proprietà</strong> si è fatto tanto insidioso, profondo e onnipervasivo da minare le basi stesse della convivenza in un modo che non ha precedenti: e tutto ciò con il tacito consenso di buona parte del capitalismo woke e green.</p>
<p>Scrive Lottieri “È evidente che <strong>l’idea socialista</strong> di libertà e di diritto che si è imposta nelle società occidentali implica tassazione, redistribuzione e spesa pubblica; e quindi implica il costante ricorso a meccanismi che svuotano il diritto di proprietà e, alla fine, dissolvono ogni autonomia degli individui e delle comunità. Dobbiamo allora chiederci se Marx sia stato veramente sconfitto nel 1989, come si tende ingenuamente a credere, nel momento in cui le società del socialismo reale sono crollate a causa della povertà e dell’ingiustizia che hanno creato; oppure se, al contrario, egli sia alla fine uscito “urbanizzato” e – grazie a questa riformulazione – in qualche maniera vincitore.”<br />
Risulta evidente anche solo osservando distrattamente il dibattito pubblico come questa forma di “<strong>neosocialismo</strong>” sia l’ideologia abbracciata, in maniera più o meno esplicita, da quasi tutti gli attori politici, come se fosse lo stesso potere pubblico a richiedere una determinata forma di inimicizia nei confronti di quelle strutture che difendono l’autonomia individuale dall’invadenza di quel potere. Un potere pubblico che occulta la sua invadenza in ciò che è più privato avvolgendosi dietro la benevola coperta di una pretesa “tutela dei più deboli” che mutano di volta in volta in base all’esigenza del momento del ceto politico burocratico: “in tal senso, tutto il <strong>progressismo post-marxista</strong> – che può assumere le forme dell’ecologismo, del solidarismo, del femminismo, del terzomondismo o altre ancora – è in un rapporto assai stretto con le élites dominanti della società contemporanea.”<br />
Per farci capire meglio tutto ciò, Lottieri, partendo da una tradizione culturale ben fondata, spiega come il politico sia un soggetto autointeressato (ad esempio, ha bisogno di essere rieletto). Pertanto, muovendo da questo assunto piuttosto chiaro ed evidente, è abbastanza facile prevedere che di fronte a una domanda d’intervento pubblico – quale esso sia, ma sempre a scapito della libertà e della proprietà – che aumenti la regolazione e la distribuzione, chi vive di politica sarà portato ad accogliere quella richiesta.</p>
<p>Per acquistare il libro, <a href="https://www.google.com/url?q=https://www.liberilibri.it/index.php/prodotto/la-proprieta-sotto-attacco/?utm_source%3Dnicolaporroit%26utm_medium%3Dreferral%26utm_campaign%3Dla-propriet-sotto-attacco&amp;sa=D&amp;source=editors&amp;ust=1700942646810681&amp;usg=AOvVaw3-5ASFYFBii69IN5UHc4Mo" target="_blank">clicca qui</a></p>
<p>“Data la struttura dei <strong>regimi politici democratici</strong> e rappresentativi, si può quindi affermare che il potere statale si regga su logiche quasi irresistibili. Come s’è già detto, questa asimmetria vale per tutti, così che in certe circostanze non è molto importante chi governerà, perché politici di ogni orientamento si muoveranno nella medesima direzione. Naturalmente il fatto che oggi prevalga un <strong>mainstream progressista</strong> che considera necessaria sul piano morale la redistribuzione e la gestione statale del disagio dei ceti più deboli, riformulando in termini inediti alcuni temi di matrice marxista, contribuisce a rafforzare ulteriormente simili dinamiche e il potere dei pochi sui tanti.”</p>
<p>Michele Silenzi, 25 novembre 2023</p>
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		<title>L&#8217;America, ricerca della felicità (Margherita Sarfatti)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Michele Silenzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Oct 2023 15:00:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Liberilibri]]></category>
		<category><![CDATA[benito mussolini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>"L'America, ricerca della felicità": il libro di Margherita Sarfatti, protagonista nella politica culturale del nostro Paese</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Intellettuale coltissima e intraprendente, <strong>Margherita Sarfatti</strong> ha ricoperto un ruolo da protagonista nella politica culturale del nostro Paese almeno fino alla fine degli anni Trenta del Novecento, quando avvenne la rottura del sodalizio con <strong>Benito Mussolini</strong>. Nata a Venezia nella facoltosa famiglia ebrea dei Grassini, nel 1898 sposa Cesare Sarfatti. È nella redazione dell’<em>Avanti!</em> che conosce Mussolini. Negli anni Venti, nel suo salotto milanese e poi in quello romano, si riuniscono i principali artisti e intellettuali del tempo da Boccioni a Severini, da Balla a Marinetti.</p>
<p><em>L&#8217;America, ricerca della felicità</em> è il magnifico racconto del viaggio compiuto in America nel 1934, pubblicato da Mondadori nel 1937 e mai più ristampato. Un momento che segna la rottura ormai definitiva con il fascismo e con Mussolini, con cui aveva avuto una lunghissima relazione sia lavorativa che sentimentale. Scrive <a href="https://www.nicolaporro.it/buttafuoco-poeta-imprevedibile-ha-un-pensiero-libero/" target="_blank" rel="noopener">Buttafuoco</a> nella prefazione al libro accennando al profondissimo rapporto tra <strong>Mussolini</strong> e <strong>Sarfatti</strong>: «Quando capita che lui è in ospedale – ferito in guerra – la signora Mussolini, al capezzale, all’arrivo di Sarfatti si alza e rovina in un ruggito: ‘Vado io a ricevere questa tua moglie’. In DUX – il best seller di Sarfatti, pubblicato negli Usa, e che fa del Capo del Fascismo una celebrità mondiale – non è solo l’autrice ma la protagonista. Le pagine del libro – un successo ovunque, tradotto perfino in giapponese e in turco – sono più l’autobiografia di lei che l’agiografia di lui. <strong>E la storia d’amore che ne traspare</strong>, con gli occhi di oggi, diventa presagio di tragedia e solitudine. Il destino proprio ‘degli esseri che si concludono in un fallimento’. È veneziana ed è ebrea. È la più internazionale tra gli italiani e ama un uomo che così dice di se stesso: ‘Sono in cerca del buon senso. E voglio ucciderlo’. <strong>Lui diventa Mussolini grazie a lei</strong>. E sarà lei, ebrea, a vivere per intero la tragedia della guerra. Perseguitata pure lei quando – separati dal loro stesso destino, ‘tutto passa’ – a lui dirà ancora: ‘Grazie, amore, di quella tristezza’».</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Clicca qui e acquista il libro<br />
</strong><a href="https://www.liberilibri.it/index.php/prodotto/lamerica-ricerca-della-felicita/?utm_source=nicolaporroit&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=lamerica-ricerca-della-felicit" target="_blank" rel="noopener"><em>L&#8217;America, ricerca della felicità &#8211; Liberilibri</em></a><strong><br />
</strong></p>
<p>In questo appassionante reportage americano, con uno stile vibrante che riporta il lettore in piena epoca futurista, Margherita Sarfatti racconta un viaggio durato alcuni mesi, fatto di scoperte affascinanti, incontri con uomini potenti e personaggi di spicco, discorsi pubblici, conferenze sull&#8217;arte, e persino un colloquio privato con il<strong> presidente Roosevelt</strong> alla Casa Bianca. Sarfatti dopo la sua traversata arriverà ovviamente a New York, che osserva ammirata e stupita, immagina plastica della potenza creativa dell’individuo, passando poi per Chicago, Washington, Miami e Los Angeles. La scrittrice ci restituisce un quadro a 360 gradi della<strong> società statunitense dell&#8217;epoca</strong> attraverso la descrizione di città, monumenti, ma anche di usanze e stili di vita, incluso un capitolo dedicato alla condizione delle donne in America viste da Sarfatti non come vittime ma come persone piene di risorse, ottimiste, cercatrici della felicità come gli uomini.</p>
<p>Ma già il momento dell’imbarco sul mitico transatlantico Rex e la partenza da Napoli ci restituisce tutta la forza dello spirito dell’epoca (impregnato dalla smania del progresso e della velocità) e un formidabile stile di scrittura di cui Sarfatti è maestra: «Forse questo è un istinto nuovo del nostro tempo, carico ad alto potenziale. La nostra linea di navigazione ideale è la freccia, che fende diritta lo spazio. <strong>Ogni tergiversazione ci annoia</strong>. L’aeroplano, l’automobile, la nave, una volta scoccati da<br />
una sponda, noi non concepiamo più che si attardino romanticamente».</p>
<p>Vi è una straordinaria <strong>esaltazione dell’<em>homo faber</em></strong> che con la potenza del suo ingegno riesce a creare a slanciarsi in avanti con velocità e capacità mai viste in precedenza sulla Terra. Allo stesso tempo però vi è nella Sarfatti un dubbio, un’incertezza rispetto alla capacità dell’uomo di essere in grado di gestire questo progresso, questa accelerazione: «La potenza esteriore dell’uomo oltrepassa l’uomo interiore con tanta veemenza, ch’egli ne appare sperduto». Ed è per comprendere meglio questa capacità dell’uomo di gestire i prodotti del suo stesso ingegno che visita l’America, la nuova frontiera dello sviluppo e del moderno: «Soprattutto, l’equazione ‘civiltà uguale macchina’ ancora ci lascia incerti; i due termini non si risolvono e identificano pienamente l’uno nell’altro, senza residui. Sapremo noi crescere di statura morale per adeguarci ai giganteschi giocattoli, nostre creature; per saperli dominare; per non cadere in loro schiavitù? È per assicurarmi sul fondamento di certe paure istintive e di certi meditati timori, che io mi imbarco sul Rex, sventolante a poppa il nastro azzurro di sovrano delle velocità marine; è per assicurarmi e, se possibile, per rassicurarmi, su questi stupendi e terribili interrogativi, che mi reco ‘<strong>a scoprire l’America</strong>’».</p>
<p>Michele Silenzi, 29 ottobre 2023</p>
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		<title>Lettere (Yonathan Netanyahu)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Liberilibri]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Oct 2023 14:15:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Liberilibri]]></category>
		<category><![CDATA[israele]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[Yonathan Netanyahu]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In questo momento in cui Israele è sotto attacco, è giusto evocare uno dei suoi più grandi eroi. Nel 1976 un’unità scelta dell’esercito israeliano atterrò in piena notte nell’aeroporto della città ugandese di Entebbe per liberare più di cento ostaggi ebrei e israeliani tenuti lì da terroristi tedeschi e palestinesi dopo il dirottamento di un [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/yonathan-netanyahu-eroe-autentico-di-liberta/">Lettere (Yonathan Netanyahu)</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In questo momento in cui <a href="https://www.nicolaporro.it/zuppa-di-porro/zuppa-di-porro-8-ottobre-2023/" target="_blank" rel="noopener">Israele è sotto attacco</a>, è giusto evocare uno dei suoi più grandi eroi. Nel 1976 un’unità scelta dell’esercito israeliano atterrò in piena notte nell’aeroporto della città ugandese di Entebbe per liberare più di cento ostaggi ebrei e israeliani tenuti lì da terroristi tedeschi e palestinesi dopo il dirottamento di un volo partito da Tel Aviv e diretto a Parigi. A guidare quell’impresa era un giovane tenente colonnello, comandante di <strong>Sayeret Matkal</strong>, la più prestigiosa unità dell’élite dell’esercito israeliano. Il suo nome era <strong>Yonathan Netanyahu</strong>. Yonathan (Yoni) fu l’unico caduto israeliano di quell’operazione perfetta che il giorno dopo venne salutata come un’impresa epocale da tutti i media occidentali.</p>
<p><strong>Il nome di Yoni</strong>, fino ad allora sconosciuto, <strong>divenne in Israele sinonimo di eroe</strong>. Allora i suoi familiari, tra cui il fratello Bibi attuale Primo ministro d’Israele, per rendergli omaggio e farne conoscere la personalità decisero di raccogliere le lettere che dai diciassette anni fino a pochi giorni prima di morire, Yoni aveva inviato ai suoi cari. Dalle lettere (pubblicate in italiano da Liberilibri) emerge una sorta di romanzo epistolare di formazione di un giovane che, dopo essere stato plasmato dalla storia del proprio Paese, l’avrebbe a sua volta plasmato con l’eccezionalità della sua impresa e del suo carattere. Nelle lettere c’è tutta la trasformazione di un giovane intellettuale in un grande combattente, che altro non voleva fare se non difendere l’esistenza del suo Stato e della sua gente. Un percorso perfetto e brutale, mai dimenticato.</p>
<p>Visitando il cimitero militare di Gerusalemme, appoggiato su un fianco del Monte Herzl, la tomba di Yoni, una tra le tantissime tutte identiche le une alle altre, si staccava soltanto per la quantità di sassolini depositati sopra di essa, a testimonianza della quantità di persone passate di lì a dare il loro rispettoso saluto a questo giovane eroe.<strong> Un eroe autentico, classico, epico</strong>. Un eroe di quelli che l’Occidente, per anni, ha tentato di dimenticare, di deridere, di rimuovere attraverso l’oscenità brechtiana “beato il Paese che non ha bisogno di eroi” e sostituendo a questa epica dell’individuo eccezionale quella dell’“eroe normale”, che poi non si capisce bene cosa significhi.</p>
<p>Un’eventuale sconfitta, per Israele, non ha mai avuto lo stesso significato che poteva avere per qualsiasi altro Paese per cui una disfatta militare significa ridimensionamento dei confini o perdita di influenza. <strong>Per Israele, la sconfitta ha sempre coinciso con l’annientamento</strong>, per questo è sempre stato costretto a vincere, anche quando tutto sembrava perduto Israele ha sempre trovato il coraggio disperato ma lucido per sopravvivere e andare avanti.</p>
<p><strong>Nelle lettere di Yoni c’è il dipanarsi di un racconto epico</strong>. Iniziano dal 1963 quando Yoni era con la famiglia negli Stati Uniti dove il padre Benzion, grande storico si trovava per fare ricerca. La prima lettera la scrive dai sobborghi di Philadelphia a un suo ex compagno di classe di Gerusalemme. Da qui, come in tutte le altre lettere del suo anno americano, si sente un costante desiderio di fare ritorno in patria. Non importa se la famiglia, a cui pure era legatissimo, si trovava lì con lui. Era alla sua terra che Yoni voleva costantemente ritornare. <strong>Ritornare per difenderne l’esistenza.</strong> E questo accadrà l’anno successivo.</p>
<p>Nell’estate del 1964 ritorna in Israele, da solo, perché la famiglia era rimasta negli Stati Uniti, per iniziare il servizio militare. Sarà il momento che cambierà tutto. <strong>Dalle sue lettere non traspare mai uno spirito militarista</strong>, anzi, a volte si avverte il disagio per una vita che non sente interamente sua e, fino a pochi giorni prima della sua morte, fino alle sue ultime lettere, si troverà sempre il desiderio di questo giovanissimo tenente colonnello, comandante di Sayeret Matkal, di fare ritorno alla vita civile. Perché questo è il punto. Yoni non era uno studente qualsiasi. Era stato ammesso ad Harvard e aveva ricevuto lettere d’invito da Yale e Princeton. Finito il servizio militare, obbligatorio per ogni israeliano maggiorenne, avrebbe potuto fare ritorno ad Harvard, dove aveva iniziato gli studi di matematica e filosofia per poi abbandonarli perché l’impulso a tornare nel suo Paese per difendere l’esistenza stessa di Israele superava ogni altra aspirazione.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.liberilibri.it/index.php/prodotto/lettere-n/?utm_source=nicolaporroit&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=lettere" target="_blank" rel="noopener"><strong>Per acquistare il libro &#8220;Lettere&#8221; clicca qui</strong></a></p>
<p>C’è un passaggio, in una lettera indirizzata alla sua compagna Bruria durante il periodo di Pasqua del 1975, in cui si capisce chiaramente quanto profondo sia l’attaccamento di Yoni a Israele e il suo legame con tutta l’eredità ebraica: «Ho sempre pensato che fosse la più bella tra le nostre feste. <strong>È un’antica celebrazione di libertà, migliaia di anni di libertà</strong>. Quando navigo indietro nei mari della nostra storia, percorro lunghi anni di sofferenza, di oppressione, di massacri, di ghetti, di espulsioni, di umiliazione; molti anni che, in una prospettiva storica, sembrano vuoti di ogni raggio di luce, eppure non è così. Perché il fatto che l’idea della libertà sia rimasta, che la speranza persisteva, <strong>che la fiamma della libertà continuava a bruciare</strong> attraverso l’osservanza di questa antica festa, è per me testimonianza dell’eternità della tensione verso la libertà e dell’idea di libertà in Israele. […] Il mio anelito verso il passato si mescola con il mio desiderio per te e, a causa tua, scendo nel mio passato e trovo il tempo e la voglia di ricordare per condividere la mia vita con te. E con “passato” non intendo soltanto il mio proprio passato, ma il modo in cui vedo me stesso: come una parte inseparabile, un anello della catena della nostra esistenza e dell’indipendenza di Israele.»</p>
<p>E lui, che si sente appunto un anello della catena dell’esistenza di Israele e del popolo ebraico, ritiene che il suo dovere morale, la sua chiamata sia quella per la difesa dello Stato ebraico. Scrive Yoni il 16 febbraio 1969: «[il nostro esercito] è l’unica cosa che si interpone tra noi e il massacro della nostra gente, come successo in passato.<strong> Il nostro Stato esiste e continuerà ad esistere finché riusciremo a difenderci</strong>. Sento che devo dare una mano.» Un giovane che avrebbe potuto essere qualsiasi cosa, che poteva avere davanti a sé una carriera splendida negli Stati Uniti, sceglie di tornare in uno dei luoghi più violenti e pericolosi al mondo, sceglie di vivere la difficile e poco remunerativa vita dell’esercito, per la necessità di abbracciare ciò in cui crede. Sceglie, con tutta la forza e la radicalità che questa parola implica, la propria strada.</p>
<p>Liberilibri, 8 ottobre 2023</p>
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		<title>Liberilibri, vi racconto il progetto che ama la libertà</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nicola Porro]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Sep 2023 17:24:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Liberilibri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una grande sfida per la libertà di pensiero e contro il conformismo dei nostri giorni. Le prossime iniziative della casa editrice</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe loading="lazy" title="Liberilibri, vi racconto il progetto che ama la libertà" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/O-NTnsF6OSs?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Una sfida controcorrente. Insieme a <strong>Michele Silenzi</strong>, vi parlo di <em>Liberilibri</em>: un progetto che ho sposato con entusiasmo, per la libertà di pensiero e contro il conformismo dei nostri giorni.</p>
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<p><em>Qui sotto vi anticipavo, lo scorso aprile, la decisione di comprare la casa editrice Liberilibri.</em></p>
<p>&#8220;Non tutti lo sanno, ma ho recentemente contribuito a rilevare<strong> Liberilibri</strong>, una casa editrice straordinaria fondata Aldo Canovari, che è morto recentemente. Stava male, quando sono andato a trovarlo aveva la SLA, ma aveva una forza d’animo incredibile. La stessa forza d’animo che gli permise di creare questa casa editrice 20 anni fa.</p>
<p><span style="color: rgb(17 24 39/var(--tw-text-opacity));">Prossimamente, vi darò tutti gli elementi sul questo sito per poter comprare archivi, libri e nuove edizioni di questa casa editrice di cui sono diventato proprietario. 300 grandi pezzi, 300 grandi libri. Da </span><strong style="color: rgb(17 24 39/var(--tw-text-opacity));">Antonio Martino</strong><span style="color: rgb(17 24 39/var(--tw-text-opacity));"> a Popper ed Ayn Rand: praticamente il massimo del liberalismo e di teoria libera contro il politicamente corretto.</span></p>
<p>Penso che ci sia <strong>un grande spazio di mercato</strong> rivolto a quelli che non seguono come delle pecore tutte le stupidaggini che ci stanno propinando Timmermans e compagnia cantante. <a href="https://bit.ly/3HknmMl" target="_blank" rel="noopener nofollow">Ci sarà anche<strong> la possibilità di abbonarsi</strong></a>. Si tratta, come è evidente, sia di un classico abbonamento sia di un modo per sostenere con un’azione di mercato una casa editrice che ha fatto della battaglia per il libero pensiero e per la libera azione degli individui la propria cifra distintiva. Una battaglia che richiede mezzi maggiori per essere proseguita e ampliata ma che richiede soprattutto <strong>il coraggio e la curiosità</strong> di servirsi della propria intelligenza contro il conformismo dilagante. Un conformismo che ha i tratti di un totalitarismo bonario.</p>
<p class="p2"><strong>Per essere liberi è necessario pensare</strong>, per pensare è necessario parlare – ha aggiunto – Tuttavia, nelle nostre società vediamo delinearsi l’inquietante ombra di un’ideologia unica che sta minando la libertà di parlare e quindi di pensare. L’ultimo baluardo a difesa della vita pensante sono i libri, perché è da lì che si annidano le idee che cambiano il corso delle cose”.</p>
<p>Da oggi quindi, quando sarete alla ricerca di un libro, pensate a <strong>Liberilibri</strong>. Su questo sito vi farò vedere tutti i titoli e le letture che vi consiglio. Insomma al percorso editoriale iniziato con la Zuppa, continuato con questo il sito (che è diventato una testata online) e con gli eventi dal vivo della Ripartenza, adesso si aggiunge<strong> una casa editrice</strong>, con amici nuovi che renderanno questo nostro piccolo semi-liberale sempre più florido&#8221;.</p>
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		<title>Tutte le facce del popolo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Liberilibri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Jul 2023 14:36:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Liberilibri]]></category>
		<category><![CDATA[popolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ovunque vai, qualcuno evoca un popolo. A messa o allo stadio, in guerra o in tivù, sopra e sotto palchi e pulpiti. Lo vedo coi miei studenti: anni fa popolo era parola vaga di chi non sapeva, oggi è parola ricorrente di crede di sapere. “Che popolo?”, domando. Per chi, come me, studia l’America Latina, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ovunque vai, qualcuno evoca un popolo. A messa o allo stadio, in guerra o in tivù, sopra e sotto palchi e pulpiti. Lo vedo coi miei studenti: anni fa popolo era parola vaga di chi non sapeva, oggi è parola ricorrente di crede di sapere. “Che popolo?”, domando.</p>
<p>Per chi, come me, studia l’America Latina, il popolo è pane quotidiano. In spagnolo è sia il luogo sia chi ci abita: una cosa sola. Un indizio? <strong>Un tempo speravo che l’Europa facesse scuola</strong>, che dal popolo spuntasse un dì la persona. Macché, si sono invertiti i ruoli. D’altronde la storia va di qua e di là, ad ogni età di primato dell’individuo risponde un’età di primato del popolo. O viceversa. A noi come ai nostri avi cent’anni orsono tocca la seconda. Abbiamo dimenticato il popolo, tuonano a “sinistra”, fanno eco a “destra”. “Che popolo?”, domando. Conscio che chi invochi oggi l’individuo e faccia le pulci al popolo è come chi dinanzi a Torquemada dubitava di Dio. <strong>Ma individualismo</strong>, diceva un saggio, <strong>non è sinonimo di egoismo</strong>, è il contrario di collettivismo, anticamera di totalitarismo. Che fare, dunque?</p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.liberilibri.it/index.php/prodotto/popolo/?utm_source=nicolaporroit&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=popolo" target="_blank" rel="noopener">Per acquistare il libro, clicca qui</a></p>
<p><strong>Profilassi.</strong> Detesto le metafore organiche, il popolo organico è il mio nemico. Ma l’uso apposta: questo libricino, intitolato semplicemente <em>Popolo</em>, è di uso profilattico. Nel senso che volete. Cosa offre e cosa cela questa parola che colma bocche e gonfia petti? Cosa fu e cos’è? Cosa fa e cosa vuole? Da Atene e Sparta a Washington e Pechino, da Platone e Aristotele a Laclau e Popper, le idee di popolo si riducono grosso modo a due: il popolo uno e il popolo plurale. Lo so, <strong>gli schemi binari sono rozzi e manichei</strong>. In realtà né l’uno è così monista né l’altro così pluralista, gli idealtipi son belli a dirsi ma inesistenti in natura. Vero. Ma non si può nemmeno spaccare sempre il capello in quattro, disquisire sull’acqua liscia o gassata. Per cui ripeto: sono due. Quali? Come?</p>
<p>Il popolo uno è caldo e naturale, omogeneo e tribale, protettivo e identitario. È un popolo sacro, eletto, è il popolo di Dio. <strong>Il popolo plurale è freddo e artificiale, caotico e diseguale</strong>, cinico e indifferente. È un popolo profano, qualsiasi, è il popolo costituzionale. A prima vista non c’è gara, viva il primo e abbasso il secondo. Così va spesso, infatti. Ma i canti di sirene fanno schiantare le barche, le buone intenzioni portano dritto all’inferno. <strong>Il popolo sacro sacrifica la parte al tutto: è uno</strong>! Una patria, una fede, un popolo. Come fosse un corpo vivente ama e odia, soffre e gioisce, muore e uccide. Uccide chi minaccia l’unità! L’unità del popolo parziale erettosi a popolo totale, del popolo padrone del monopolio del bene. In nome di Dio o patria, classe o etnia, fede o ideologia, onestà o misericordia, arcobaleni o suprematismi. Il popolo uno ci ama in cambio di amore incondizionato: è il popolo del populismo, né liberale né democratico.</p>
<p>E il popolo profano? C’è nulla di più antipatico? Di più gelido e scostante? Di meno paterno e rassicurante? Non è un corpo vivo. È una cosa astratta, un patto politico, un matrimonio d’interesse, un contratto davanti a un notaio. Non ha nome né volto, non t’ama né t’odia, non ha fede né la chiede. Invoca la legge, uguale per tutti! Tutto qui. Niente tamburi, pochi inni. Ma che vantaggi! Già, perché<strong> il popolo profano siamo ognuno allo stesso modo</strong>, ossia nessuno in particolare. Nessuna parte ha alcun monopolio per elevarsi a tutto. E’ il popolo plurale! Il popolo democratico e liberale.</p>
<p><strong>Tempi duri per chi ci crede, per chi tollera e pazienta.</strong> Per chi al meglio preferisce il bene, all’armonia perfetta l’equilibrio precario, all’omogeneità la diversità. Ma sarei fiducioso. Spaventati dalla frammentazione nel popolo cerchiamo riparo. Ma così tanti e frammentati sono ormai i popoli che nessun popolo parziale può ascendere a popolo totale. Meglio di niente, no?</p>
<p>Liberilibri, 6 luglio 2023</p>
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		<title>L&#8217;individualismo statalista è la religione degli italiani</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Sep 2022 14:00:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Individuo]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A ridosso della tornata elettorale, potrebbe essere illuminante riflettere su un peculiare carattere degli italiani. Come si può essere allo stesso tempo individualisti e statalisti? La vera religione degli italiani, che secondo Desiderio è L&#8217;individualismo statalista (Liberilibri) suona sulle prime come un ossimoro. Se l&#8217;individualista è chi sostiene che l&#8217;individuo sia sovrano di se stesso, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">A ridosso della tornata elettorale, potrebbe essere illuminante riflettere su un peculiare carattere degli italiani. </span><span style="font-weight: 400;">Come si può essere allo stesso tempo individualisti e statalisti? La vera religione degli italiani, che secondo Desiderio è </span><i><span style="font-weight: 400;">L&#8217;individualismo statalista</span></i><span style="font-weight: 400;"> (Liberilibri) suona sulle prime come un ossimoro. </span><span style="font-weight: 400;">Se l&#8217;individualista è chi sostiene che l&#8217;individuo sia sovrano di se stesso, come potrebbe allo stesso tempo essere statalista, ovvero credere che sia consono e proficuo che lo Stato intervenga il più possibile nella vita del singolo?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>L&#8217;individualismo statalista è la religione degli italiani</strong> perché gli italiani non sono una nazione. Sono un gruppo di individui che spesso e volentieri nutrono invidia sociale. L&#8217;Italia è &#8220;un paese diviso in bande in cui ogni brigante e ogni manutengolo pensano che la salvezza giunga loro dalla vittoria della propria cosca e dall&#8217;eliminazione di quella spazzatura della paranza nemica.&#8221; <strong>Lo Stato</strong> &#8211; anzi, il partito &#8211; <strong>diviene così il principale alleato dell&#8217;individuo</strong> quando questo, per storia e per indole, non ha mai smesso di pensare al proprio </span><i><span style="font-weight: 400;">particulare</span></i><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L&#8217;individualismo statalista è la religione degli italiani perché <strong>l&#8217;Italia nasce come uno Stato etico, assistenzialista,</strong> che per legittimare la sua esistenza, così lontana dalla realtà effettuale che avrebbe dovuto rappresentare, si fa carico, secondo la famosa citazione di D&#8217;Azeglio, di &#8220;fare gli italiani&#8221;. Perché lo Stato, in Italia, non nasce come forma istituzionale posta a garanzia delle libertà ma, all&#8217;inverso, come creatore e datore delle libertà civili. Permane oggi l&#8217;eco di quello Stato-mamma capitato tra capo e collo ad un insieme di individui che non avevano combattuto per la sua creazione. <strong>Uno Stato che non è credibile</strong>, se non nelle vesti di un alibi che può essere al contempo capro espiatorio e potenziale </span><i><span style="font-weight: 400;">deus ex machina</span></i><span style="font-weight: 400;">, a seconda delle necessità. Permane oggi lo Stato amministratore, svuotato di ogni rilevanza politica, in cui </span><span style="font-weight: 400;">chi</span><span style="font-weight: 400;"> governa è più importante di </span><span style="font-weight: 400;">quanto</span><span style="font-weight: 400;"> governa. <strong>Una democrazia che non è stata mai caratterizzata da alternanza politica</strong> ma dalla successione di blocchi di potere con cui accordarsi di volta in volta in nome del proprio tornaconto personale, in barba a ciò che si è o si era stati prima. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L&#8217;individualismo statalista è la religione degli italiani perché <strong>gli italiani sono anche anti-moderni</strong>, perché credono ancora alle favole, come Pinocchio che sotterra le monete d&#8217;oro; perché riescono ancora a credere nella scorciatoia, nella via più breve, nell&#8217;illusione che sia furbo sacrificare la libertà alla sicurezza, nell&#8217;illusione dell&#8217;esistenza di un&#8217;istituzione salvifica alla quale vendere l&#8217;anima in cambio della salvezza del corpo.  </span><span style="font-weight: 400;">Ciò che è necessario capire, allora, non è tanto che la politica e <strong>il rapporto che gli italiani hanno con il potere statale si riduce a una commedia</strong>; che &#8220;sulla scena pubblica al politico compete il ruolo di dire ciò a cui non crede e agli italiani quello di fingere di crederci&#8221; è evidente, anche perché nessuno potrebbe fingere senza sapere di fingere. Non si tratta neanche di capire chi, in mezzo a tutti gli attori, è colui che recita di meno, chi si avvicina maggiormente alla verità. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ciò che è necessario capire è che <strong>il problema degli italiani non è l&#8217;individualismo</strong>, ma la statolatria, il fiscalismo, la cultura paternalistica, la politica brigantesca; che &#8220;l&#8217;individuo è sovrano di se stesso e deve ambire a non farsi mettere i piedi in testa e le mani in tasca&#8221;; che &#8220;ciò che ci deve interessare fino a toglierci il sonno non è chi governa, ma che chi governa non ci governi molto perché la decenza della nostra vita &#8211; e perfino la sua santa indecenza &#8211; consiste giustappunto nel non essere eccessivamente governati.&#8221;</span></p>
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		<title>Il mito italiano della famiglia Scarfiotti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Liberilibri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Aug 2022 14:58:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Liberilibri]]></category>
		<category><![CDATA[auto]]></category>
		<category><![CDATA[formula uno]]></category>
		<category><![CDATA[Lodovico Scarfiotti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’8 giugno 1968 una Porsche 910 esce di strada durante le prove del Gran Premio delle Alpi, a Rossfeld. È l’incidente in cui perde la vita Lodovico Scarfiotti, pilota di fama internazionale, l’ultimo italiano a vincere il Gran Premio d’Italia a bordo di una Ferrari. La sua morte chiude una parentesi di notorietà per la [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’8 giugno 1968 una Porsche 910 esce di strada durante le prove del Gran Premio delle Alpi, a Rossfeld. È l’incidente in cui perde la vita <strong>Lodovico Scarfiotti</strong>, pilota di fama internazionale,<strong> l’ultimo italiano a vincere il Gran Premio d’Italia a bordo di una Ferrari</strong>. La sua morte chiude una parentesi di notorietà per la famiglia Scarfiotti, che si era aperta all’inizio del secolo con un altro Lodovico, suo nonno (primo presidente della neonata Fiat), e che aveva compreso anche suo padre Luigi, deputato e industriale. Paola Rivolta ripercorre gli avvenimenti più importanti della loro storia in <em>Scarfiotti. Dalla Fiat a Rossfeld</em> (Liberilibri).</p>
<p><strong>La storia di tre generazioni della famiglia Scarfiotti</strong> (grandi imprenditori legati poi da stretta parentela agli Agnelli), opportunamente ricostruita attraverso fonti, lettere, documenti e testimonianze, <strong>diviene dunque una saga familiare</strong>, che è, a un tempo, anche un romanzo storico: le vicende della famiglia (costellate di trionfi e tragedie, soprattutto nella fine che lega i due Lodovico) divengono una chiave per comprendere un secolo cruciale per la storia del Paese, dalle questioni irrisolte del neonato Regno d’Italia, sino al boom economico degli anni Sessanta, passando per i conflitti mondiali e le sfide dei due dopoguerra.</p>
<p>Come accennato, Lodovico Scarfiotti senior fu il primo presidente del primo marchio automobilistico italiano, nonché uno dei nove soci fondatori. La fondazione della Fiat era il risultato dell’attivismo entusiastico che l’Esposizione nazionale di Torino del 1898 aveva lasciato dietro di sé e delle ambizioni di un gruppo di uomini consapevoli che la loro fosse un’epoca di prodigiosi cambiamenti. “Una acies” è il loro motto: una sola schiera di uomini, notabili, “simboli onorevoli e disinteressati di ordine e stabilità sociale”, che si incaricano di traghettare la modernità del loro presente:<strong> il progetto di realizzare un’automobile italiana</strong> rispondeva alla volontà di sopperire al ritardo nel settore del neonato Regno d’Italia rispetto ad altre nazioni, con “un prodotto innovativo che sia emblema delle potenzialità dell’artigianato e dell’industria torinese”.</p>
<p>Per l’uomo Lodovico, <strong>quell’“iniziativa industriale” è l’occasione per dare prova della sua intraprendenza</strong> e della sua contemporaneità; al momento cruciale dell’accordo, il primo pensiero è per suo figlio Luigi: prendere quella decisione può essere un esempio per lui, perché possa imparare a guardare avanti e ad avere fiducia nel futuro. Luigi erediterà da lui non solo le attività imprenditoriale e quanto sperato dal padre, ossia una mentalità da industriale, bensì anche la passione per l’automobilistica, che in lui si tradurrà in un’attività agonistica sui circuiti più importanti dell’epoca, interrotta soltanto dallo scoppio della Seconda Guerra Mondiale.</p>
<p>La carriera automobilistica di Lodovico Scarfiotti non può che apparire allora un destino. Non per questo, però, sarà meno sorprendente. I tempi sono cambiati e gli obblighi sociali e familiari non imbrigliano il pilota quanto avevano fatto con suo nonno, né circostanze storiche gli impediscono di scegliere di diventare un professionista, come era accaduto a suo padre. Lodovico non può accontentarsi di essere un <em>gentleman driver</em>; nulla, né il percorso da imprenditore che suo padre ha spianato per lui, né le preoccupazioni di sua madre, né il rischio, né la paura della morte riescono a dissuaderlo dalla sua passione irrefrenabile: “Partire nonostante tutto”.</p>
<p>I successi di Lodovico e la sua tenacia sono al tempo stesso l’apice della storia degli Scarfiotti e il risultato della sua volontà di affrancarsi dalla fortuna della sua famiglia, per fugare ogni dubbio sulla sua presunta condizione di privilegiato, per far sì che venga riconosciuto e ricordato come “<strong>un pilota capace di sopportare sofferenza fisica e fatica</strong>, che ha coltivato il proprio talento con abnegazione, che non lascia nulla al caso, sempre riconoscente a chi gli ha dato l’opportunità di gareggiare, rispettoso nei confronti del lavoro degli altri: un professionista”.</p>
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		<title>Cristiani per la libertà (Alejandro A. Chafuen)</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/cristianesimo-e-liberalismo-incompatibili-perche-e-un-falso-mito/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Liberilibri]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 May 2022 14:00:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Liberilibri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Uno dei luoghi comuni più duri a morire contro il libero mercato è che esso sia incompatibile con i valori della religione cristiana. Un’idea che si è ben affermata e continua ad affermarsi a spese di una parte tanto originale quanto esplosiva del pensiero cristiano, che da qualche secolo dimora del dimenticatoio; riscoprirla non è [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Uno dei luoghi comuni più duri a morire contro il <strong>libero mercato è che esso sia incompatibile con i valori della religione cristiana</strong>. Un’idea che si è ben affermata e continua ad affermarsi a spese di una parte tanto originale quanto esplosiva del pensiero cristiano, che da qualche secolo dimora del dimenticatoio; riscoprirla non è dunque soltanto doveroso nei confronti della cultura cattolica, ma anche un’ottima arma contro chi imbraccia l’argomento della carità contro la libertà.</p>
<p>Si tratta delle teorie economiche e politiche elaborate nel Cinquecento dai tardoscolastici, o Scolastica Spagnola, ed esposte con grande ricchezza di fonti dall’economista <strong>Alejandro A. Chafuen</strong> in <em>Cristiani per la libertà! Radici cattoliche dell’economia di mercato</em> (Liberilibri).</p>
<p>La vicinanza delle posizioni tardoscolastiche a quelle dei pensatori del liberalismo classico e addirittura della scuola austriaca di economia è sorprendente; e non sarebbe un azzardo stabilire tra loro un rapporto di ispirazione, influenza e discendenza. Infatti, come Chafuen dimostra nella sua documentatissima rassegna,<strong> l’unico bene comune che i tardoscolastici riconoscono</strong> è quello che viene realizzato quando ciascuno agisce in maniera conforme alla legge e al diritto naturale. È una legge eterna e divina, che detta le regole del retto agire umano. Una legge intuitiva e immediatamente chiara alla ragione umana, per cui <strong>ogni prescrizione che segue la legge naturale può essere detta razionale</strong>; al contrario, i comportamenti che ad essa si oppongono sono controproducenti. Così anche per i tardoscolastici tutto ciò che minaccia la libertà degli individui, la convivenza pacifica e non è in accordo con la regola d’oro è contrario alla ragione, dunque al bene comune.</p>
<p><strong>In ambito economico non è diverso</strong>. Anche per i tardoscolastici il punto di partenza è senza dubbio la proprietà privata come diritto naturale, che sarebbe irrazionale abolire o ostacolare. È da questo assunto che può essere poi dedotta la necessità che le pressioni fiscali siano moderate. Anche per i tardoscolastici soltanto la natura volontaria, libera e individuale dello scambio deve regolare il mercato e, con esso, l’andamento dei profitti e dei salari. Anche per i tardoscolastici soltanto l’abbondanza o la scarsità di un bene, pur nella loro variabilità nel luogo e nello spazio, possono determinare i prezzi. Insomma, <strong>i tardoscolastici sono stati tra i primi a dimostrare la nocività di un esteso intervento statale</strong> (o reale, nel loro caso) negli affari economici. Lungi dal sacrificare l’amore per il prossimo a una spietata legge della giungla, la solidarietà è certo raccomandata e preferibile, ma deve rimanere necessariamente un’opzione libera e volontaria. La carità cristiana non ha nulla a che vedere con lo statalismo, anzi quest’ultimo è contrario alla ragione e alla legge divina.</p>
<p>In questo senso riallacciare, grazie agli scolastici,<strong> il legame del liberalismo con il cristianesimo</strong> permette non solo di sottrarre ai detrattori del libero mercato la sempre vincente carta del solidarismo, ma anche di tornare a pensare al liberalismo come l’unica alternativa razionale per la politica, nonché la sola che convenga all’uomo e alla sua natura.</p>
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		<title>I vizi non sono crimini (Lysander Spooner)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Liberilibri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Apr 2022 14:04:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Liberilibri]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[Individuo]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
		<category><![CDATA[Lysander Spooner]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[stato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una serie di riflessioni libertarie dell'illegittimità dell'intervento governativo sulla moralità degli individui.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Lysander Spooner</strong> può a buon diritto essere considerato il padre fondatore del movimento libertario. Antiproibizionista e abolizionista, <strong>difese i diritti fondamentali degli individui dagli eccessi del potere governativo</strong> sia con le parole sia coi fatti, sfidando nel 1844 il monopolio postale con la creazione di un servizio privato, l’American Letter Mail Company.</p>
<p>Nel volume <em>I vizi non sono crimini</em> (Liberilibri) sono raccolte le sue più importanti considerazioni filosofiche: <strong>riflessioni libertarie</strong> in merito alla illegittimità di un intervento governativo sulla moralità degli individui e <strong>sul rapporto che intercorre tra l’individuo e la collettività</strong>, che per ovvi motivi risuonano ancor oggi attuali. La sola possibile base di un governo che sia giusto e di un esercizio consono delle leggi è, secondo Spooner, l’individuo con i suoi singoli diritti naturali. Questi prevedono che entro i limiti della propria vita, del proprio corpo, dell’uso che fa di ciò che gli appartiene, l’individuo sia assolutamente libero.</p>
<p>Tutto ciò che dall’esterno interferisce con questo diritto naturale può e deve essere chiamato &#8220;crimine&#8221;. La prevenzione e la punizione di tali crimini è l’unica funzione accettabile delle legislazioni e dei governi. Ma per interferenza non si intende soltanto l’esercizio bruto della forza di un singolo contro un altro, un danno arrecato volontariamente; <strong>può essere considerato un crimine anche l’obbligo, la proibizione</strong>, tutto ciò che pretende di dirigere l’individuo nella sua personalissima scelta del modo in cui condurre la sua vita. In tal senso, i vizi, quando intesi come errori dell’individuo a svantaggio di se stesso, fanno parte della sfera del diritto alla ricerca della felicità. Vietare i vizi, scambiandoli per crimini, è invece il vero crimine, in quanto limitazione della libertà.</p>
<p>È certamente giusto, dunque, che gli individui siano coadiuvati nella difesa del diritto naturale da parte di una legislazione. <strong>È giusto che chi viola il diritto di qualcuno alla vita o alla proprietà venga punito</strong>. Ma la giustizia, in quanto principio che ci permette di distinguere che le suddette azioni siano giuste e di individuare i crimini, è una legge naturale; è una legge che gli individui conoscono in maniera intuitiva e che precede i governi, non dipende da essi. È una legge naturale che ha bisogno d’essere custodita, non ampliata. È il solo “principio politico” che non sia una “sciocca fantasia”.</p>
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		<title>Chi sono i liberal (e perché non sono liberali)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Liberilibri]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Apr 2022 14:00:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Liberilibri]]></category>
		<category><![CDATA[ideologia]]></category>
		<category><![CDATA[liberal]]></category>
		<category><![CDATA[sinistra]]></category>
		<category><![CDATA[totalitarismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le istanze liberal non appaiono molto lontane da quelle di un’ideologia totalitaria. Da non confondere con il liberalismo.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I fautori di quella visione del mondo permeata di sensi di colpa e autocommiserazione nei confronti delle disuguaglianze che intercorrono tra gli uomini (e le donne!), i cui occhi non scorgono altro che una polarizzazione in vittime e carnefici, che fanno dell’indignazione e del rancore un ritornello, si autodefiniscono, genericamente,<strong> <em>liberal</em></strong>. Ma nonostante l’assonanza che suggerisce una parentela alla lontana, se si va oltre le apparenze è chiaro che <strong>tale ideologia si allontana di molto da ciò che il buon senso vorrebbe che il termine liberalismo</strong>, termine abusato a tal punto da essere svuotato, significhi. È il disvelamento di questo ossimoro l’obiettivo dichiarato di &#8220;La mente liberal&#8221; di Kenneth Minogue (Liberilibri).</p>
<p>Invece dell’individualità forte e intraprendente e della virtù del coraggio lodate dal liberalismo classico, <strong>l’ideologia <em>liberal </em>afferma la necessità che il compito di eliminare le sofferenze e conseguire la felicità individuale sia affidato alla società</strong>, dunque allo Stato; Minogue, nella sua monumentale analisi, scova l’origine di una simile deriva e delegittima le posizioni <em>liberal</em> sulla base delle loro stesse premesse e delle loro fallacie logiche. Quel che ne emerge è che l’ideologia <em>liberal</em> è un chiaro funzionalismo, in cui il fine (l’attuazione di un welfare utopistico) giustifica i mezzi.</p>
<p>Ciò che rende l’<strong>ideologia <em>liberal</em> estremamente illiberale</strong> è un profondo malinteso circa ciò che è e ciò che dovrebbe essere. Non esiste affatto un punto di partenza quale un uomo generico, sulla base del quale elaborare leggi naturali; si tratta di un artificio metafisico, di un trucco, di una caratterizzazione arbitraria. Ciò che esiste come irriducibile è solo l’individuo che si forma in comunione con l’ambiente che lo circonda e con il singolare sistema di valori che ne deriva. Allo stesso modo, presumere che possa esistere una società che sintetizza in modo così efficiente ciò che per ogni individuo rappresenta felicità e benessere, tanto da poter orientare univocamente l’azione, è soltanto un’illusione.</p>
<p>L’autocommiserazione e il senso di colpa sono due facce di quella medaglia secondo la quale esiste uno standard con cui bisogna confrontarsi e al quale è necessario adattarsi. Con ciò, <strong>l’ideologia <em>liberal</em> sembra rinunciare alla dimensione plastica della natura umana</strong>, per cui ogni situazione richiede creatività, spontaneità, deliberazione e non è in alcun modo passibile di previsione. Ciò di cui non ci si rende conto è che così facendo si perde in libertà, e che delegare qualcuno per la conquista e la salvaguardia della propria libertà è un’evidente contraddizione in termini. Si dimentica che i mezzi possono, eccome, modificare il fine.</p>
<p>Risulta chiaro allora perché <strong>le istanze <em>liberal</em> non appaiono molto lontane</strong>, in ultima analisi, <strong>da quelle di un’ideologia totalitaria</strong>. In quanto ideologia, quella <em>liberal </em>possiede una sua relatività storica. Come ogni sistema di valori, è un prodotto umano e perciò parziale. Dimenticando questa verità, i <em>liberal</em> presumono di agire in nome di tutti gli uomini. Ma così facendo, tutte le pie intenzioni di debellare la sofferenza di alcuni si tramutano inevitabilmente, per talaltri, in un’imposizione, una prescrizione tanto folle quanto coatta, una sistematizzazione, non troppo distante dal letto di Procuste.</p>
<p>Liberilibri, 3 aprile 2022</p>
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		<title>Il libero pensiero è (di nuovo) in terapia intensiva</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Liberilibri]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Feb 2022 18:27:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Liberilibri]]></category>
		<category><![CDATA[Anthony Collins]]></category>
		<category><![CDATA[fede]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Negli ultimi tempi, il libero pensiero non sembra godere di ottima salute. Se lo intendiamo come “l’uso dell’intelligenza nel tentare di scoprire il significato di qualsivoglia asserzione, nell’esaminare la natura delle prove a suo favore o ad essa contrarie, e nel giudicarla in base alla forza o alla debolezza delle prove”, è innegabile che esso [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi tempi,<strong> il libero pensiero non sembra godere di ottima salute</strong>. Se lo intendiamo come “l’uso dell’intelligenza nel tentare di scoprire il significato di qualsivoglia asserzione, nell’esaminare la natura delle prove a suo favore o ad essa contrarie, e nel giudicarla in base alla forza o alla debolezza delle prove”, è innegabile che esso sia uscito notevolmente indebolito dalla pandemia e dalla criminalizzazione di ogni posizione dissenziente, anche quella che si limita a sollevare dubbi ragionevoli, che ne è seguita. Riscoprire <em>Discorso sul libero pensiero</em> (Liberilibri) di <strong>Anthony Collins</strong> può essere un utile esercizio di vigilanza sulla questione.</p>
<p>Gli avversari di Anthony Collins, nell’Inghilterra del Settecento, non erano esattamente provvedimenti governativi limitanti la libertà degli individui: piuttosto una religione organizzata, che per la sua sopravvivenza contava sull’imposizione di dogmi e sulla condanna severa di ogni divergenza o questionamento, considerando il libero pensiero una minaccia per il mantenimento dello status quo, preoccupazione dissimulata in apprensione per il destino delle anime e per la loro salvezza.</p>
<p>Nell’opera di Collins, tuttavia, la rivendicazione del diritto al libero pensiero non passa per un’opposizione netta al contenuto del messaggio evangelico, tantomeno approda a un intransigente ateismo. Collins è anzi un deista: <strong>la libertà di pensiero supporta la fede</strong>, in quanto essa può essere autentica solo se corroborata e sostenuta da una ricerca libera dell’individuo, il quale solo se vi perverrà con il proprio intelletto potrà riconoscere i veri attributi di Dio. Qualora la possibilità di condurre una così personale indagine venga preclusa, si ottengono in cambio solo idolatria, fanatismo e superstizione: <strong>una fede che altro non è che bieco fideismo e timore</strong>. In tal senso esercitare il libero pensiero e opporsi al principio di autorità è innanzitutto un dovere, sinonimo, in un’ultima analisi, dell’agire virtuoso. Ciò che Collins insegna, dunque, è che il libero pensiero non è contraddistinto dai contenuti e dalle sue conclusioni, ma dal modo in cui questi vengono raggiunti.</p>
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		<title>Covid, così il fantomatico &#8220;rischio zero&#8221; ci avvicina al totalitarismo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Liberilibri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Jan 2022 18:33:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Biblioteca liberale]]></category>
		<category><![CDATA[Liberilibri]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[covid]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il potere durante la pandemia si è fondato sempre di più sulla paura. In nome della sanità, i cittadini hanno accettato restrizioni della libertà personale ed economica. Il potere è divenuto sempre più tecnologico, meccanico, senza volto. La classe politica-burocratica in nome dello stato d’emergenza ha nullificato la rappresentanza, espanso il potere regolamentare ed economico [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><strong>Il potere durante la pandemia</strong> si è fondato sempre di più sulla <strong>paura</strong>. In nome della sanità, i cittadini hanno accettato restrizioni della libertà personale ed economica. Il potere è divenuto sempre più tecnologico, meccanico, senza volto. La classe politica-burocratica in nome dello stato d’emergenza ha nullificato la rappresentanza, espanso il potere regolamentare ed economico del governo, reso i <strong>regimi occidentali sempre più simili a quello tecno-totalitario cinese</strong>, ridotto il dibattito ad uno scontro perenne tra scientisti e complottisti. Con l’obiettivo di ridurre i rischi sanitari, economici e politici il sistema ha scelto di correre il rischio maggiore, cioè quello di <strong>trasformare le democrazie liberali in dispotismi tecnocratici</strong>. Questo è il contenuto centrale dell’analisi del politologo Lorenzo Castellani nel suo nuovo libro <i>Sotto scacco</i> (Liberilibri).</p>
<h2>La politica brancola nel buio</h2>
<p class="p1">In nome della sicurezza collettiva, un obiettivo difficilmente messo in discussione, abbiamo visto il potere farsi più frammentario e tentacolare; più fisico, perché individuale, disciplinare, un potere che rinchiude, costringe e limita; ma al tempo stesso anche più impalpabile, racchiuso tra le spire di un apparato tecno-amministrativo senza volto e dei suoi strumenti; un potere spogliato delle sue istanze rappresentative, più vicino a un sordo e reticolare potere di polizia, patriarcale, paternalista ed eteronomo. «<strong>La politica</strong>», scrive Castellani, «<strong>è ridotta a mera attività di regolazione dei rischi, o meglio brancola nel buio alla ricerca di un irraggiungibile rischio zero</strong> con l’aiuto dell’amministrazione e della tecnocrazia che la rimpiazzano nella decisione.» Uno stato d’eccezione leggero ma permanente, fatto di interventi di salvataggio economico sempre più ingenti e ingerenti, e mantenuto in vita grazie all’allarmante connubio di scientismo e capitalismo della sorveglianza.</p>
<h2>L&#8217;ortodossia della scienza</h2>
<p class="p1">Innanzitutto, quindi, l’apoteosi di un certo <strong>razionalismo costruttivista</strong>, per cui la scienza viene spacciata per tecnica, volta a imporre un pensiero ortodosso, dimenticando che essa è «un processo dinamico che procede per errori e tentativi». Una contaminazione tra politica e scienza che incontra un doppio snaturamento, poiché «da un lato perverte la scienza, imponendole una fabbricazione di certezze che non è in grado di fornire, e dall’altro devasta la politica, arte di discussione, mediazione e decisione nel fluire di un sapere disperso e mai del tutto conoscibile».</p>
<h2>Il rischio di un capitalismo della sorveglianza</h2>
<p class="p1">In secondo luogo, ma non meno importanti, i rischi del capitalismo della sorveglianza, quello digitale, che <strong>opera a partire dall’accesso ai dati personali accordato alle piattaforme</strong>; che non si limita più a selezionare contenuti, ma si arroga il diritto di decidere ciò che è opportuno e consono da ciò che non lo è: non più solo prodotti di consumo, ma politiche e ideologie. Un meccanismo che ricorre a strategie nette come il silenziamento e fa della verità un algoritmo; che sconfina in torsioni totalitarie nel campo politico ed etico e avvicina pericolosamente le democrazie occidentali a dei regimi illiberali.</p>
<p class="p1">Ma Castellani non manca di delineare <strong>una possibile via d’uscita</strong>. Per evitare lo scacco matto, ovvero la degenerazione del trinomio paura-sicurezza-sorveglianza, e favorire l’evoluzione verso quello di fiducia-libertà-autonomia, si rivela necessario ricostituire quelle membrane spazzate via dall’emergenza, come la famiglia, la scuola, il lavoro, le chiese, che separavano l’uomo dal governo; favorire, dunque, un «<strong>federalismo sociale e politico</strong>», «un pluralismo istituzionale, dinamico e relazionale con una politica capace di plasmare forme istituzionali-culturali limitate e definite che non pretendono un’impossibile sovranità assoluta»; soccorrere, infine, la società con la sua organizzazione in ceti, associazioni, corporazioni, fondazioni, «una società capace di rallentare, di frenare l’espansione tecnocratica, la penetrazione della sorveglianza, l’impersonalità sistemica del comando, e di riportare nel terreno della ragionevolezza e della prudenza le nostre concezioni relative alla scienza nella vita pubblica e al potere pedagogico della politica.»</p>
<p>Liberilibri, 28 gennaio 2022</p>
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		<title>Perché il proibizionismo è inutile</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/perche-il-proibizionismo-e-inutile/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Liberilibri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Jan 2022 15:35:29 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[Proibizionismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come misura di natura politica e morale, la proibizione è figlia dell&#8217;idea che la rettitudine non sia di competenza dell’individuo, ma di uno “Stato terapeutico”, incaricato della lotta al peccato e all&#8217;impudicizia. Inoltre qualora si interroghi opportunamente la storia, appare chiaro come, a livello economico, all’origine del proibizionismo vi furono interessi di natura protezionistica e [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="s4"><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Come misura di natura politica e morale, la proibizione è figlia dell&#8217;idea che </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">la rettitudine </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">non sia di competenza dell’individuo, ma di uno “Stato terapeutico”, incaricato della lotta al peccato e all&#8217;impudicizia</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">. Inoltre </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">qualora </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">si interroghi opportunamente la storia</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">, </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">appare chiaro come, a livello economico,</span></span> <strong><span class="s2"><span class="bumpedFont15">all’origine del proibizionismo</span></span> <span class="s2"><span class="bumpedFont15">vi </span></span></strong><span class="s2"><span class="bumpedFont15"><strong>furono interessi di natura protezionistica e monopolistica</strong>, dissimulati</span></span> <span class="s2"><span class="bumpedFont15">dietro al</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> pretesto del senso civico</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">.</span></span> <span class="s2"><span class="bumpedFont15">È quanto </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">prova a dimostrare</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> <b>Mark Thornton</b> </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">ne </span></span><i><span class="s3"><span class="bumpedFont15">L&#8217;economia</span></span><span class="s3"><span class="bumpedFont15"> della proibizione</span></span></i><span class="s2"><span class="bumpedFont15">: </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">intrecciando </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">la </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">prospettiva libertaria </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">a</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">ll&#8217;economia e alla storia, d</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">à</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> vita a una</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> vera e propria</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> teoria economica della proibizione</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">.</span></span></p>
<p class="s4"><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Generalmente, le argomentazioni a favore della proibizione si reggono sulla valutazione del rapporto tra costi e benefic</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">i</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">: si ritiene che per quanto alti siano i primi, i secondi li superino di gran lunga. Questo assunto è quanto l&#8217;originale analisi </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">dell’autore</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">mira a smentire. </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">La posizione di Thornton è netta: <strong>una proibizione efficace ed efficiente è impossibile</strong>, ossia del tutto priva di benefici.</span></span></p>
<p class="s4"><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Tradotta in termini economici,</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> infatti,</span></span><strong><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> la proibizione è </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">nient’altro che </span></span></strong><span class="s2"><span class="bumpedFont15"><strong>una misura interventista</strong>, un atto legislativo che vieta la produzione, lo scambio e la vendita di un bene.</span></span> <span class="s2"><span class="bumpedFont15">Prendendo ad esempio l’esperienza del proibizionismo americano</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">, </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Thornton </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">mostra come</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> l</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">a convinzione</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> che una tale misura </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">sortisca l’effetto sperato </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">ripos</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">i</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> su una scarsa comprensione dei processi di mercato: la proibizione, infatti, agisce sull&#8217;offerta, vietandola, ma non influisce sulle sorti della domanda; quest&#8217;ultima continuerà inevitabilmente a sorgere, facendo sì che produttori e consumatori </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">del bene proibito</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> si organizzino clandestinamente, determinando</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">l</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">a spiacevole conseguenza del </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">mercato nero, l&#8217;altra faccia della proibizione</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">; solo costi,</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> quindi,</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> che </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">d’altronde non si limitano</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> a </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">quelli</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> d</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">e</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">ll&#8217;applicazione della legge da parte di una <strong>atrofica burocrazia</strong>, ma aumentano progressivamente man mano che le conseguenze indesiderate si palesano.</span></span></p>
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		<title>Cosa è (davvero) il &#8220;nazionalismo&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Liberilibri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Dec 2021 15:01:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Liberilibri]]></category>
		<category><![CDATA[elie kedourie]]></category>
		<category><![CDATA[nazionalismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il nazionalismo è problema storico di straordinaria complessità, ha dato forma spesso in modo tragico alla storia del mondo ma viene di frequente trattato con eccessiva approssimazione, strumentalizzato senza comprenderne le reali radici. Nazionalismo (Liberilibri), un classico della filosofia politica scritto da Elie Kedourie e appena tradotto per la prima volta in italiano da Alberto [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il nazionalismo è problema storico di straordinaria complessità, ha dato forma spesso in modo tragico alla storia del mondo ma viene di frequente trattato con eccessiva approssimazione, strumentalizzato senza comprenderne le reali radici. <em>Nazionalismo</em> (Liberilibri), un classico della filosofia politica scritto da <strong>Elie Kedourie</strong> e appena tradotto per la prima volta in italiano da Alberto Mingardi, getta una luce chiarificatrice sull’intero fenomeno.</p>
<p>Kedourie sostiene che il nazionalismo è una dottrina inventata all’inizio del Diciannovesimo secolo. Pone la sua origine storica in quel passaggio dall’Illuminismo al Romanticismo segnato dalla Rivoluzione francese, quando, esautorato un assolutismo già indebolito, alla nazione viene conferita la sovranità; il suo presupposto filosofico, invece, lo pone nella romanticizzazione della politica ad opera dell’idealismo tedesco. In questa prospettiva <strong>le nazioni vengono viste come insiemi di individui accomunati da cultura, religione e linguaggio</strong>, per cui è giusto che ad ogni nazione corrisponda uno Stato. La conformazione del popolo diviene il solo criterio per la definizione della giusta forma di governo, dell’identità del sovrano legittimo e dei giusti confini territoriali; la buona politica è solo quella che s’incarica della missione di scolpire la realtà secondo quanto dettato dalla natura; qualsiasi rappresaglia, lotta, rivoluzione o persino guerra che contrasti chi o ciò che ostacola la realizzazione di un tale assetto, che coincide con la libertà dei popoli, è considerata giusta, legittima, financo sacra.</p>
<p>Kedourie ha un’altra idea della questione, a partire dal fatto che<strong> le frontiere sono semplicemente linee stabilite dal potere</strong> e che “possono essere mantenute soltanto da una disponibilità a difenderle con le armi”. Kedourie considera quindi <strong>il nazionalismo una dottrina eversiva e mortifera</strong>, destinata a creare esclusivamente dei cruenti disordini, e niente affatto un sentimento o fenomeno universale, quale si annuncia, che è auspicabile orienti la politica in vista della sua promessa di liberazione. <strong>Lo considera un “veleno intellettuale”, un’“ossessione metafisica”</strong>: nient’altro che una commistione di speculazioni accademiche e letterarie e di una politica che non si vuole più garante della pacifica conservazione dei rapporti di potere, ma diventa missione palingenetica senza riguardi per la violenza. Il Novecento sarà tragico testimone di questa verità teorica, ma poi, anche come conseguenza di quei fatti, segnerà anche un superamento del nazionalismo (almeno in buona parte dell’Occidente) attraverso i successi della globalizzazione. Ma la storia, si sa, non finisce.</p>
<p><strong></p>
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		<title>La Bibbia libertaria che difende maschilisti e capitalisti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Liberilibri]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Dec 2021 15:09:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Liberilibri]]></category>
		<category><![CDATA[difendere l'indifendibile]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
		<category><![CDATA[Walter Block]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il libro di Walter Block “Difendere l’indifendibile” come Bibbia contro il politicamente corretto.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <em>modus operandi</em> del puritanesimo contemporaneo è più che semplice, triviale: fissati alcuni dogmi, ne conseguono dei tabù, i primi da osservare come atti di fede, i secondi da non questionare mai, pena il fragore di altisonanti trombe del giudizio e della pubblica gogna. A ciò si accompagna una sorta di pigrizia della ragione, che finisce per disconoscere ogni argomento, anche se perfettamente logico, che smentisca (o anche confuti in parte) quei dettami accolti in blocco e ciecamente dalle nuove anime belle.</p>
<p>Ma niente paura. A farsi spazio tra gli adepti del politicamente corretto ci pensa <strong>Walter Block</strong>: <em>Difendere l’indifendibile </em>(Liberilibri) <strong>è una bibbia libertaria che mantiene vivo il pensiero</strong>, proteggendolo dal pericolo del torpore tipico di quelle coscienze che lasciano altre pensare per loro. <em>Difendere l’indifendibile </em>è un testo agile e magnetico. Block organizza l’indifendibile in otto macroaree (sesso, salute, libertà di parola, illegalità, finanza, affari e commercio, ecologia e lavoro), per ciascuna delle quali seleziona diverse figure tipicamente biasimate, tra cui la prostituta, il tossicodipendente, il porco maschilista, il mediatore, il ricattatore, il bagarino, il pubblicitario, lo sporco capitalista, il profittatore. L’obiettivo? Difendere la legittimità del loro operato e talvolta, addirittura, la loro utilità all’interno della società.</p>
<p>A dimostrazione della semplicità del compito, la difesa dell’indifendibile si baserà tutta sulla medesima premessa: <strong>è illegittimo intraprendere aggressioni contro dei non-aggressori</strong>, con la precisazione che per “aggressione” si intende esclusivamente l’uso della violenza e non, in senso lato, lo spirito polemico, la competitività, l’antagonismo, etc. Scrive Block: «I soggetti trattati in questo libro, per quanto vituperati dai media ed istintivamente condannati quasi da tutti, non violano i diritti di nessuno, e dunque non dovrebbero essere sottoposti a sanzioni giudiziarie. È mia convinzione che essi siano dei capri espiatori – sono visibili, sono attaccabili, ma devono essere difesi perché la giustizia prevalga.»</p>
<p>Con una logicità disarmante, Block squaderna le contraddizioni interne di presunte verità indiscutibili; così, ad esempio, la molestia verbale non è paragonabile alla violenza sessuale, il mediatore è un alleato del consumatore, la legge sul salario minimo non favorisce l’occupazione, bensì la disoccupazione, la pubblicità diviene perversa nella misura in cui viene regolamentata, il bagarino ha il merito di redistribuire equamente delle risorse limitate.</p>
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		<title>L&#8217;ambientalismo è diventato una religione</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/lambientalismo-e-diventato-una-religione/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Liberilibri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Nov 2021 14:56:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Liberilibri]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[clima]]></category>
		<category><![CDATA[green]]></category>
		<category><![CDATA[greta thunberg]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un libro racconta l’altra faccia dell’ecologia, quella degenerata in una nuova religione laica nichilista e terrorizzante</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il dio verde. Ecolatria e ossessioni apocalittiche</em> di <strong>Giulio Meotti</strong>, pubblicato da Liberilibri, <strong>racconta l’altra faccia dell’ecologia</strong>, quella degenerata in ecologismo come nuova religione laica. Una nuova religione che, col suo sistema di dogmi, di peccati e redenzioni richiama di continuo alla contrizione e alla purificazione, ovvero alla povertà, alla frugalità: siamo tutti peccatori energetici, noi occidentali, redimibili solo se disposti a votarci alla sostenibilità. <strong>Una religione corredata senz&#8217;altro di <a href="https://www.nicolaporro.it/clima-non-e-colpa-delluomo-laumento-delle-temperature/" target="_blank" rel="noopener">toni apocalittici e di Greta Thunberg</a></strong>, un nuovo messia bambino; una setta che addita l’infedele e incita ad odiarlo, più di quanto professi la fede al suo dio green. <strong>È un surrogato ambientalista e mortifero del cristianesimo</strong>, per giunta contraddittorio: tutte le forme di vita vanno protette, ma alcune, quelle macchiate dal peccato del benessere, meno delle altre. Cosa ne è stato dell’autentica ecologia liberale e cristiana, culla di equilibrio e conservazione, di sincera cura? Perché l’ecologia, una cosa seria, si è rovesciata nel grottesco greenismo?</p>
<p>La già sottile linea tra la legittima preoccupazione e un ridicolo catastrofismo, risponde Meotti, è stata del tutto soppressa a colpi di sconfinamenti tematici, dalla convergenza di lotte di gruppi eterogenei ma accomunati tutti dall’ostilità nei confronti del medesimo nemico: l’Occidente liberale e capitalista. <strong>Riconoscendo nel “maschio bianco occidentale” il solo responsabile del cambiamento climatico</strong>, la religione ecologista ha occupato il posto vacante del comunismo: la natura, il biologico, il sostenibile hanno sostituito il concetto di classe qualificandosi tra i criteri di valutazione e di scelta tra ciò che è bene e ciò che è male. Un nuovo oppio dei popoli, dunque, una recente appendice del nuovo puritanesimo già Lgbt e antioccidentale, di cui ha assunto i toni accusatori e con il quale ha mescolato le proprie istanze.</p>
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