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La guerra del gas

Come funziona il rigassificatore (e perché va fatto proprio a Piombino)

La nave al centro delle polemiche. Senza gas russo, serve il Gnl. E non c’è alternativa a Piombino

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La faccenda del rigassificatore galleggiante (FRSU) è il più tipico esempio di commedia all’italiana. O forse è una tragedia. Tutti i partiti, ad eccezione del Terzo Polo, sono favorevoli a parole ma contrari nei fatti. Si dividono tra i vertici nazionali, che straparlano di indipendenza energetica dalla Russia, e sezioni locali, le quali cavalcano il malcontento della popolazione in salsa Nimby. Non nel mio giardino.

Fratelli d’Italia è favorevole “in linea generale” ma non vuole metterlo a Piombino, visto che lì il suo sindaco Ferrari fa da capopopolo alla rivolta. Forza Italia dice sì, ma “su Piombino bisogna discutere” (parola di Massimo Mallegni). Il Pd ha il governatore Giani che è commissario straordinario all’opera e il collega Bonaccini che a Ravenna ne farebbe anche due, poi però la sua sezione locale toscana è contraria mentre Andrea Romano chiede di aumentare i controlli burocratici (alla faccia dell’emergenza). Del M5s neanche a parlarne (pochi mesi fa evocavano un attacco missilistico di Putin sulla nave), così come di Sinistra Italiana e Verdi. Ciliegina sulla torta: la Lega si divide tra Giorgetti (“non si può dire di no”) e altri esponenti preoccupati per la pesca. Sintesi: follia collettiva.

Perché se c’è una cosa sicura nella vita è che nulla si ottiene gratis. Vuoi sanzionare Putin, privarti del suo gas e sostenere l’Ucraina? Bene, ma devi pagarne un prezzo (il famoso condizionatore di Draghi). Qui le opzioni sono due: o troviamo un modo per diversificare, oppure chiudiamo aziende e altiforni, spegniamo riscaldamenti e luci di Natale. Tertium non datur. Noi, che al rigassificatore siamo favorevoli, cerchiamo allora di spiegarvi cosa è, perché serve in breve tempo e soprattutto perché va fatto a Piombino (e non altrove).

1. Perché serve un rigassificatore

Il gas si può ricevere in due modi: o allo stato gassoso, tramite i metanodotti; oppure allo stato liquido (GNL) grazie a “navi metaniere”. In Italia abbiamo tre impianti (Rovigo, La Spezia, Livorno) che ricevono il GNL e lo riportano allo stato gassoso, ma sono già al 75% della loro operatività. Dunque ne servono altri. Snam, società che si occupa di questo da una vita, ha comprato due navi costruite appositamente allo scopo. Quella prevista per Piombino, la Golar Tundra, con avvio previsto per aprile 2023, ha una capacità di stoccaggio di 170mila metri cubi e una capacità di rigassificazione annua di 5 miliardi di metri cubi. In soldoni, significa circa il 6,5% di fabbisogno nazionale di gas liquefatto. Una manna dal cielo, soprattutto qualora Putin decidesse di chiudere i rubinetti in inverno.

Insieme al rigassificatore di Ravenna (avvio previsto per il terzo trimestre 2024), si prevedono in totale 10 miliardi di metri cubi di gas all’anno, oltre un terzo del gas importato dalla Russia nel 2021 (29 miliardi di metri cubi). Forse non è ben chiaro a tutti: è vero che l’Italia sta riempiendo tutte le riserve possibili per fare scorta, ma senza un minimo di flusso invernale non possiamo andare molto lontano. Per questo già si parla di razionamenti.

2. Come funziona il rigassificatore

Nulla di straordinario. Il gas viene estratto, portato allo stato liquido, caricato su navi metaniere, venduto sul mercato spot e trasferito appunto sul rigassificatore. Qui resta in serbatoi coibentati a circa -161 °C finché non viene riscaldato, riportato allo stato gassoso e immesso nella rete di metanodotti. Come viene riscaldato? Facile: con l’acqua del mare, che è una fonte di calore infinita e gratuita. Il rigassificatore pesca l’acqua marina, la fa passare vicino (ma non a contatto) col gas liquido e lo scambio di temperatura riporta il Gnl allo stato gassoso. Il quale poi viene trasferito ed è utilizzabile nelle nostre case.

3. Ci sono pericoli?

Le proteste dei piombinesi corrono lungo quattro direttive.
a) “Raffredderà l’acqua del mare”. Gli esperti concordano nel ritenere gli sbalzi termici bassissimi e dall’impatto nullo. Il problema del mare, semmai, è la sua temperatura troppo elevata. Non il contrario. “Lo scambiatore di calore – spiega Snam – è costituito da una serpentina di acciaio (in cui scorre il GNL) immerso in una vasca che contiene acqua a temperatura ambiente, che viene continuamente fatta ricircolare per evitare che si raffreddi. La temperatura alla quale l’acqua viene reimmessa in mare è costantemente controllata e deve rientrare nei limiti autorizzati”.
b) “La nave usa cloro che inquina le acque”. Leonardo Brunori, ingegnere meccanico che da 30 anni si occupa di gas naturale liquido, spiega: “Il cloro serve per ‘pulire’ i sistemi e non ritrovarsi con le cozze attaccate al rigassificatore. Ma sono quantità minime: non succederà nulla alla biodiversità marina. Nel mondo esistono 150 rigassificatori operativi, di cui 30 su nave. Mai sorto un problema: sono impianti sicuri”.
c) “Il rigassificatore in porto è pericoloso”. Snam ha già consegnato decine di pagine di relazioni tecniche. Ma una cosa è certa: una nave in porto è nella sua condizione migliore e le eventuali operazioni di manutenzione e manovra saranno più semplici. I contrari all’opera ricordano però che l’altro rigassificatore in Toscana si trova sì a Livorno, ma al largo (offshore) ed è circondato da un’area interdetta alla navigazione. Vero. Ma il motivo è proprio il fatto che se ne sta in mezzo al mare in balia delle onde e delle correnti: la nave FSRU ruota attorno a un sistema di ancoraggio, non è immobile e per evitare incidenti quell’area viene vietata al traffico. Tenerla in porto, inoltre, significa garantirle un’operatività continua: anche col mare in tempesta, trasferire il Gnl dalle navi metaniere al rigassificatore non sarà un problema.
d) “Il FRSU ostacola le attività del porto”. Spiega Snam: “Mediamente la frequenza di arrivo delle navi metaniere che trasportano il GNL è di circa una alla settimana. Le operazioni di accosto, ormeggio e disormeggio durano circa due ore ciascuna”. Niente di drammatico.

4. Perché una nave e perché a Piombino?

Tecnicamente i rigassificatori possono essere costruiti anche a terra. Piccolo problema: ci vuole molto più tempo. Vista l’emergenza gas, il ministro Cingolani ha virato sulle navi di Snam proprio perché pronte all’uso. E qui arriviamo a Piombino. Direte: perché bisogna metterla proprio nella città dell’ex acciaieria? I motivi principali sono tre:
a) Il Gnl deve servire le aziende e le famiglie del Nord Italia, lì dove potrebbero venire a mancare i flussi dalla Russia. Metterla al Sud (tipo a Gioia Tauro) sarebbe inutile, visto che la rete di metanodotti meridionale è già satura e faticherebbe a trasferire il gas dove occorre. Per questo sono state scelte Piombino e Ravenna, per “massimizzare la capacità di rigassificazione”.
b) Piombino ha il porto con una profondità di pescaggio idonea a ospitare la nave in breve tempo e una banchina sufficientemente lunga. Altri porti non hanno queste caratteristiche, motivo per cui per vedere la FRSU di Ravenna attiva bisognerà attendere un po’ di più.
c) Il porto di Piombino dista solo 8km dalla prima rete di metanodotti. Una delle poche opere che bisognerà realizzare per rendere operativa la Golar Tundra sarà un tubo che porti il gas rigassificato alla rete nazionale. La banchina prescelta è vicina al primo snodo utile. Se la nave venisse messa al largo, bisognerebbe realizzare un tubo sotto l’acqua e i tempi, ovviamente, si allungherebbero a dismisura.

5. Quali vantaggi (e svantaggi) ha il rigassificatore?

Partiamo dai vantaggi. Poter rigassificare il Gnl permette di non dipendere da un unico fornitore. Ci spieghiamo: Draghi e Di Maio sono andati a stipulare accordi in Africa (Libia, Egitto, Angola, Algeria) per sostituire il gas di Putin, ma prima di riuscire ad ottenere quel metano passerà del tempo (servono opere infrastrutturali). Ma soprattutto nulla ci assicura che un domani l’Algeria finisca nei guai o i rapporti internazionali si logorino, riportandoci punto e daccapo. Il Gnl si può acquistare da chiunque e non è “legato” a un tubo che fisicamente lo trasporta.

Ad oggi, spiega Snam, “il mercato mondiale si sta avvicinando ai 500 miliardi di metri cubi di GNL commercializzati ogni anno, un dato superiore alla domanda dell’intera Europa”. Secondo Sebastien Bumbolo, General Counsel di Adriatic LNG, la società che gestisce l’impianto di rigassificazione di Rovigo, “entro il 2025 la capacità di liquefazione mondiale raggiungerà circa 1.000 miliardi di metri cubi l’anno”.

Piccolo problema, anzi due: primo il Gnl a disposizione oggi non è molto (quello degli Usa non basta e dobbiamo competere col mercato asiatico); secondo, costa di più visto il processo di trasformazione e ritrasformazione. Ma, come detto, le sanzioni hanno un prezzo. E lo stiamo già pagando. Sicuri abbia senso privarci pure di un rigassificatore solo perché qualcuno grida “fatelo altrove, ma non qui”?