Dalla Francia all’Italia scoppia la guerra delle pensioni

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Siamo alla “guerra per le pensioni” e siamo appena agli inizi. In Francia migliaia di dimostranti sono scesi nelle strade per opporsi alla riforma del sistema pensionistico. È da qualche mese che mi occupo dettagliatamente di questo tema, ne ho fatto un approfondimento molto forte nel dossier del numero in uscita del giornale che dirigo, Wall Street Italia. Ho scritto e continuerò a scrivere articoli su articoli perché ritengo che sia arrivato il “Tempo della Verità”. Perché sulle pensioni ci dicono un mare di menzogne, perché quello che sta accadendo in Francia in queste ore potrebbe davvero essere solo il preludio di un film il cui copione è già stato scritto. Ecco perché non possiamo più nasconderci dietro un dito perché se i problemi li conosci puoi affrontarli, se li affronti forse puoi aggirarli, ma nascondere la testa sottoterra, come fossimo degli struzzi, non ci porterà molto lontano.

In Francia giovedì scorso a protestare c’erano oltre 800 mila persone, una delle manifestazioni più imponenti di sempre, a dimostrazione di come questo sia il tema dei temi, di come basti provare a cambiare qualcosa in tema pensionistico che la miccia si accende in un attimo, a qualunque latitudine. Giocare con il nostro futuro, con i nostri sacrifici, rubarci il futuro è la cosa peggiore che ci possano fare. La cosa peggiore in assoluto però che ci possa accadere, è risvegliarci domani in un futuro che è lontano anni-luce da come ce lo eravamo immaginati. Va detto, che finora il nostro sistema previdenziali è tra quelli che si sono comportati meglio in termini di prestazioni. È andato talmente bene che gli italiani ancora oggi credono di essere in una botte di ferro. Una recente indagine di State Street lo sottolinea chiedendo ai cittadini di vari Paesi a chi vada l’onere di preoccuparsi della pensione, a loro stessi o allo stato d’appartenenza? Guardate il risultato nella grafica presa in prestito dall’ultimo numero di WSI:

 

È impressionante vedere come noi italiani siamo i soli a pensare che dipenda più dallo Stato che da noi. Il problema è che continuano a farcelo credere utilizzando il tema previdenziale e del welfare come tema di scambio elettorale. Invece di dirci la verità. La verità è che lo stato spende sistematicamente per le pensioni dai 20 ai 28 miliardi in più ogni anno rispetto a quello che incassa dai contributi. Anche per questo la nostra spesa pubblica cresce a dismisura. Ma questo non è il peggiore dei mali. Così come non lo è il fatto che nella Previdenza sia inglobata anche l’Assistenza, così come non lo sono le pensioni d’oro della politica, così come non lo sono i patrimoni degli Enti Pensionistici gestiti male, cosi come… Va detto che sistemare queste ultime anomalie aiuterebbe eccome, ma non risolverebbe il problema. Mi spiego meglio.

I dati Istat sulle nascite in Italia ci dicono che:

  • In Italia ci sono poco più di 12 milioni di donne in età feconda.
  • Ognuna di loro fa in media 1,29 bambini.
  • Rispetto al 2008 nascono 460 mila bambini in meno ogni anno.
  • Questo porta ogni anno ad un saldo negativo tra nascite e morti che nell’ultimo anno è stato di -180 mila persone. Cioè ogni anno abbiamo sempre meno persone nel nostro Paese.

I dati Istat sulla longevità ci dicono che:

  • L’attesa di vita media di un italiano alla nascita è di 82 anni.
  • L’anzianità media del Paese è di 46 anni peggio di noi solo il Giappone con 47.
  • Ci sono quasi 15mila persone con più di cent’anni e tenderanno a crescere sempre di più.
  • L’attesa di vita media in salute, dopo i 65 anni è di circa 7 anni.
  • Il 50% dei ragazzi nati dopo il 2000 ha per il 50% la possibilità di superare i 100 anni.

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29 Commenti

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  1. Sistema a ripartizione da rivedere. Altro che quota 100.

    20 miliardi buttati in der wc!!!

    Prima gli itagliani…mi raccomando credeteci fortemente!

  2. Sono d’accordo con il contenuto dell’articolo. Preciso inoltre che la quota per le pensioni a carico della fiscalità generale è circa 30 mld (bilancio inps 2018), se però aggiungiamo le prestazioni assistenziali erogate dall’inps arriviamo alla follia di circa 100 miliardi. Queste cifre significano una sola cosa: pensioni sempre più a rischio nel futuro e tasse sempre più alte.

    La soluzione è una sola: incentivare la natalità, al contempo riducendo la spesa pensionistica (aumentando l’età pensionabile oppure riducendo l’importo delle pensioni o riducendone il numero).

  3. “Non sono però d’accordo sul rapporto tra investimenti pubblici ed investimenti privati: i secondi non sono determinati dai primi.”

    Non è così. Gli investimenti privati non possono essere messi in moto se non dopo quelli pubblici. Infatti le due tipologie sono sinergiche. Mentre quelli pubblici si debbono occupare di infrastrutture secondo un piano strategico di sviluppo a breve, medio e lungo termine, quelli privati si dovranno occupare di insediamenti produttivi a livello industriale e dei servizi. Le porto un esempio. Sa che in Italia noi paghiamo una tassa occulta di circa il 10/15 % sulle merci che le aziende sono costrette a mettere come ricarico sui prezzi perché non abbiamo infrastrutture di logistica?

    Sicuramente avrà scoperto che soltanto alcuni giorni orsono è stata inaugurata la stazione ferroviaria di Matera. Ma questi ci fanno o ci sono?

    Ancora. Conosce la situazione portuale attualmente in Italia? E come potremmo instaurare commerci con tutto il nod Africa e il medio oriente? Eppure al tempo dei romani le vie di tali commerci era più che fiorente? Come possiamo pretendere investimenti italiani e esteri per il Sud se non viene distrutta qualsiasi tipologia mafiosa? Come possiamo aspettarci investimenti se non riformiamo seriamente l’intero pianeta”Giustizia” sia civile che penale.?

    • “Gli investimenti privati non possono essere messi in moto se non dopo quelli pubblici. Infatti le due tipologie sono sinergiche.”

      Solo alcuni, tendenzialmente una minoranza.

      Siamo fortemente indietro ad esempio sulle nuove tecnologie, sull’informatica, su tutto quanto legato ad internet, e su questo le infrastrutture esistenti sarebbero più che sufficienti.

      O pensiamo alle piazze finanziarie, o dedicate ai servizi, come Londra o l’Olanda.

      Mancano le infrastrutture “immateriali”, cioè appunto avere una giustizia che funzioni ed un quadro regolatorio, fiscale, che sia non punitivo ed instabile.

      Cose che non richiedono investimenti particolari, ma volontà di usare regole migliori.

      Abbiamo un total tax rate sulle imprese più alto di tutti, per ottenere in cambio un sistema di istituzioni pubbliche che funziona malissimo.

      Poi, per stare sul classico, basta pensare all’industria dell’auto, un tempo fiorente ed ora quasi scomparsa, di certo non per mancanza di infrastrutture.

      Le infrastrutture fisiche mediamente sono solo una scusa, soprattutto al sud.

      Il sud è proprio l’esempio di come la creazione di infrastrutture pubbliche, spesso cattedrali nel deserto, non siano servite a nulla.

      Per l’Ilva, cosa manca, le infrastrutture od un quadro giuridico sensato?

      • Egregio Davide V8, è sempre un piacere leggere i tuoi punti di vista.

        Capisco bene la tua tristezza espressa precedentamente.

        Proprio ieri riflettevo sulle tue parole, e da persona abituata a risolvere i problemi, arrivai ad una conclusione riguardo il nostro paese, che fa veramente paura.

        Vedo un declino veloce dell’Italia, perché manca un vero LEADER con le idee chiare per il futuro, e non parlo di “dittatori”.

        L’Europa farà lo stesso declino, forse un po’ più lento del nostro.

        I nostri “politici” non saranno all’altezza di cambiare il disfascio avanti tuttti noi. Chi è mediocre, non appoggierà / accetterà uno che è più competente di lui.

        Chiesi tempo fa, cosa succederebbe se tutte le industrie, agricultura, cave ecc. sparissero nel nostro paese, dove troveranno i soldi per mantenere in piedi l’ìItalia. Purtroppo il tempo si avvicina.

        • Grazie Gianfranco.

          Tuttavia temo di non essere molto d’accordo: secondo me non ci servono “leader”.

          Credo siano un’illusione, peraltro molto antica e regolarmente tradita.

          Ci serve poter essere liberi da essi, perchè è l’uomo libero che prende decisioni sensate, lungimiranti, ma dalle conseguenze limitate, non il principe.

          Penso sia proprio su questo punto che l’occidente stia degenerando, rendendo l’uomo una pecorella senza dignità al servizio di pseudo esperti del tutto sopravvalutati, che trascinano tutti nell’abisso con loro, costringendoli a pagare le conseguenze delle loro stupide decisioni.

          • Mi aspettavo il tuo commento sul mio uso del termine “Leader”. E come sai, sono cresciuto in ambienti diversi del nostro paese.

            Per me, un leader è colui che sceglie (si circonda) i migliori collaboratori dispopnibili, ragiona ogni problema “con” loro, senza preconcetti, che ogni opinione potrebbe essere quella da scegliere. La “migliore” viene messa al voto, e quella scelta viene accettata, e anche accetta la responsabilità unica per il gruppo, in bene o male. Il “leader” è quello che aiuta il gruppo ottenere il meglio di se, però, chi ha più conoscenze nella specifica materia, prende il posto temporaneo del “leader”. Per me, il “leader” è un “trascinatore” instancabile.

            Nelson Mandella spiegò molto bene questa sua istruzione dagli “anziani” della tribù, quando era giovane. Tutti gli anziani si sedevo in cerchio, simile alla “Tavola Rotonda”, per evitare una gerarchia.

            Ma forse hai ragione, mi dimentico che noi Italiani siamo un “po'” diversi.

            (Sento che siamo colleghi di pensiero)

          • Benissimo il ruolo di persone del genere, ma continuo a pensare che in occidente non servano leader.

            Serve che non ci siano, e che la gente sia lasciata in pace, a vivere le proprie vite, a compiere le proprie scelte, senza che qualche capo lo faccia al posto loro.

            Invidio la Svizzera in questo senso: che nessuno conosca il loro capo del governo è una cosa meravigliosa.

            Ritengo quindi sbagliato sperare che le cose migliorino quando arriverà un qualche messia.

            Bisogna limitare il potere di chi comanda e di chi decide al nostro posto, incluso come spendere il 50% del pil.

            E’ necessario un leader per farlo? Forse sì, accetto il paradosso, ma più il tempo passa più mi rendo conto che il problema è il potere di per sè.

          • Ottima risposta, e adesso capisco di avere omesso quello che per me era ovvio.

            Questo gruppo di “saggi” viene scelto dai cittadini, per rappresentarli (modo proxy), solo se le loro idee (promesse) proposte sono in sintonia con le esigenze di chi li vota.

            Niente cambio di percorso, se non per migliorare, e spiegato a chi li ha votati, e dunque essere condiviso / accettato. Niente passo a gruppo misto o altri partiti.

            Davide, spero di avere chiarito il mio pensiero.

          • Tempo fa, avevo incluso nel mio FaceBook, un commento da una mia amica Canadese. Credo sia appropriato alla tua risposta.

            “Siamo stati condizionati a pensare che solo i politici possano risolvere i nostri problemi, ma ad un certo punto forse ci sveglieremo e riconosceremo che sono stati i politici (stessi) a creare i nostri problemi.”

            Saluti

          • Ottimo commento da parte della sua amica canadese.

            Aggiungerei solo che è “politica”, con analoghe conseguenze, anche quando qualche pseudo esperto che si sopravvaluta, prende analoghe decisioni discrezionali, spacciandole per “tecniche”.

            La politica monetaria ne è l’esempio più lampante: qualcuno mi spieghi che differenza c’è tra i board delle banche centrali ed il politburo, aiutato dai suoi “esperti” della teoria economica ritenuta corretta, cioè il marxismo prima e keynes (=pseudo marxismo light) oggi.

            Ma anche l’obbligo vaccinale e mille altre cose seguono questa logica perversa.

  4. Caro Leopoldo Gsparro, ho letto il tuo interessantissimo articolo; sono un Primario Medico Ortopedico in Pensione, il cui Ente pensionistico è stato prima inglobato nell’INPS, poi soppresso. Il mio commento riporta la storia documentata e presente in un articolo nel sito internet del mio Ente previdenziale, che è stato letteralmente scippato dai nostri politicanti. Il welfare italiano si basa su tre pilastri: sanità, assistenza e previdenza. In questo articolo trattiamo di assistenza e previdenza e della situazione finanziaria dell’INPS, la più grande gestione pensionistica obbligatoria all’interno della UE.La differenza tra assistenza e previdenza nasce dall’articolo 38 della nostra Costituzione che identifica la prima nel capitolo 1 e la seconda nel capitolo 2.

    L’assistenza ha come obiettivo quello di tutelare i soggetti in condizioni di bisogno ed è attuata direttamente dallo Stato, Regioni ed Enti Locali con risorse derivanti da imposte. Può esplicarsi in forme diverse: economiche o prestazioni sociali.

    La previdenza si basa, invece, su prestazioni derivanti esclusivamente dai contributi versati durante l’attività lavorativa (da parte dei lavoratori e dei datori di lavoro). Si tratta, in sostanza, di un salario “differito”.

    In ogni Paese dove la trasparenza e il rispetto per il cittadino è all’ordine del giorno queste due voci sono separate e ben distinte, in Italia, invece, sin dal dopoguerra, questa differenziazione è stata molto debole. I Governi che si sono succeduti ha trasformato molte prestazioni assistenziali in previdenziali. Si pensi agli assegni sociali, alle voci relative ai disabili di diverso tipo, alla cassa integrazione, alla mobilità, all’integrazione al trattamento minimo e così via. Sin dal 1989 ( legge 88) il legislatore ha cercato di separare, all’interno del bilancio INPS, la previdenza dall’assistenza, istituendo una speciale gestione dei trattamenti assistenziali (GIAS) da finanziarsi a carico della fiscalità generale. La GIAS tuttavia non riguarda solo le prestazioni assistenziali ma anche talune previdenziali, non coperte correttamente dai contributi versati. Pochi esempi su tutti: le pensioni dei coltivatori diretti, le pensioni d’invalidità ante 1982, l’integrazione al trattamento minimo. Voce che, da sola, vale oltre 13 miliardi di euro e che deve essere inequivocabilmente iscritta all’assistenza.

    Il tentativo di separazione proseguì, con pochi risultati, con le finanziarie del 1997 e del 1998. Quest’ultima bloccò gli anticipi di tesoreria (usati al posto dei trasferimenti generali) e cancellò il pregresso debito INPS pari a 160.000 miliardi di lire, posto a carico della fiscalità generale. da allora, le cose non sono cambiate, se i bilanci INPS continuano ad essere in rosso.

    Con queste premesse, la separazione tra assistenza e previdenza è stata, e si mantiene ancora oggi, largamente artificiosa. Non è necessario essere dei commercialisti o degli esperti contabili per capire che nel bilancio INPS ci sono cifre ballerine, poco chiare, che mancano tutte le informazioni necessarie, spese assistenziali contenute all’interno di voci previdenziali, insomma un bilancio di sicuro poco trasparente. La continua commistione tra spesa assistenziale e spesa pensionistica “vera” determina il consumo, da parte dell’INPS di “risorse contributive a fini assistenziali e sociali“. Ma l’INPS non è un Ente benefico e ha il dovere, prima di tutto, di garantire le prestazioni previdenziali a coloro che hanno versato contributi e chi riceve assistenza sociale (di ogni tipo) va messo a carico di tutti, non di alcuni. Lo ha stabilito più volte la Consulta (sentenze 316/2010, 223/2012, 113/2013).

    Se questa confusione continuerà nell’INPS, le “cicale” (tante o poche, colpevoli od incolpevoli) bruceranno le risorse delle “formiche”, che non potranno non reagire.

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  5. ” La verità è che lo stato spende sistematicamente per le pensioni dai 20 ai 28 miliardi in più ogni anno rispetto a quello che incassa dai contributi.”

    Mi spiece contraddirla. Lo stato non spende in quanto in realtà incassa circa 54/MLD in Irpef dai pensionati. Pertanto il differenziale è positivo per le casse dello stato.

    Non si può e non si deve affrontare il problema attraverso una macrocategoria, ma andando a indagare nelle sottocategorie per aver chiaro il quadro.

    In più occorrerebbe iniziare a analizzare il bilancio pubblico attraverso un altro paradigma poiché, lei non ci crederà ma è come le spiegherò di seguito, paradossalmente l’Italia ha le risorse adeguate, molto più degli altri paesi europei, per coniugare in totale armonia uno sviluppo economico mai visto senza un aumento del debito pubblico ma il rientro dello stesso secondo una strategia ben chiara seguendo un business plan molto stringente.. Occorrono soltanto personalità politiche preparate e dotate di coraggio almeno all’inizio di una nuova legislatura per dar modo alle nuove misure di carattere economico di dispiegare tutti gli effetti benefici senza inventarsi sciocchezze su sciocchezze da proporre agli elettori per raccattare voti dei meno dotati.

    Il tempo delle stupidaggini è terminato.

      • Certo, ma se andiamo ad analizzare le sottocategoria ci sarebbe da piangere, Lei pensi che soltanto il 48% delle pensioni erogate producono un gettito IRPEF di 54/MLD. Se poi venisse analizzato il bilancio dello stato allora verrebbe lo scoramento al solo pensiero di quaante centinaia di miliardi vengo no spesi a beneficio dei parassiti. Mi sono sempre domandato senza mai aver avuto risposta i motivi per cui viene sempre scelta la via più semplicistica credendo di risolvere i problemi quando poi la storia ci ha insegnato che i problemi sono sempre stati procastinati di qualche tempo sino ad arrivare a oggi in cui tutti i vari problemi sono arrivati al redde rationem e ora gli attuali governanti cosa fanno? Scempi su scempi! E i miei conati diventano sempre di maggiore intensità e irrefrenabili.

        Nessuno che voglia stamparsi nei propri cervelli gallinacei un aforisma di Eschilo:

        “L’eccesso maturando mostra i frutti dell’errore e alla mietitura non offre che lacrime”.

        Vogliono continuare a fare i fenomeni andando a contrarre sempre maggiori debiti per “marchette elettorali” e/o proposte indegne dell’intelligenza umana. Mai una volta qualcosa di intelligente che è poi ciò che si aspetta la gran parte degli italiani.

        • In generale, è vero che la spesa è elevata, ed in ogni caso sono necessari contributi ed imposti altrettanto elevati per coprirla.

          Verissimo che il lungimirante settore pubblico, quello che sceglie al posto nostro perchè il popolo bue ed ignorante altrimenti non è capace, guarda solo il breve termine ed il ritorno elettorale immediato, scaricando i problemi su chi viene dopo.

          Perchè così ottengono benefici, anche a livello personale, senza sostenerne i costi.

          Tutto risponde alla solita teoria della public choice di Buchanan, che di fatto è confermata un po’ dappertutto, al di là del fatto che alcuni facciano peggio di altri.

          Credo che questo possa, in sostanza, rispondere alla sua domanda.

          Per le pensioni, bisognerebbe chiedere conto a chi ha messo in piedi, a suo tempo, tutto ciò.

          • La spesa pubblica è composta per circa il 95% di spesa corrente. Follia all’ennesima potenza. Lei deve sapere che l’Italia, unico Paese nella UE, che dal 2000 (inizio era €) ha ancora un gap del 2,5% di PIL pro capite. Ancora. Sempre dal 2000 lo stock del debito pubblico è quasi raddoppiato a fronte di una crescita asfittica per non dire una decrescit infelice ovviamente. In rapporto al PIL ha avuto costantemente un deficit medio annuo del 3,1%. Passando ad analizzare il DEF prodotto da questo ulteriore governicchio di incapaci le cito solo tre numeri della spesa per farle comprendere la stupidità umana sino a che punto arriva:

            Previsioni di spesa oltre quelle già programmate:

            • 50/MLD per contributo in conto capitale ed interessi (spesa corrente);

            • 25/MLD per acquisti forniture
            • 80/MLD tax expenditures da ora al 2022.

            Inoltre abbiamo una evasione fiscale di circa 109/MLD per non parlare della spesa per corruzione.

            Termino citando altro cataclisma

            cerebrale dei soliti noti: sempre dal 2000 ad oggi la spesa per investimenti pubblici produttivi, e di conseguenza anche quelli privati, sono diminuiti del 50%.

            Ora dovrebbe sorgere spontanea una domanda a tutti noi: come possiamo cambiare questo stato pietoso e comatoso dell’ettuale situazione?

            P.S. In compenso sempre i grandi geni attuali sono andati a condividere il MES che quasi nessuna sa che altro non è che una società anonima di diritto lussemburghese (quindi lingua ufficiale il francese) come una qualsiasi attività imprenditoriale, il cui statuto e atto costitutivo è stato redatto e registrato in lingua inglese. E non voglio dilungarmi sul fatto che i componenti del MES sono retribuiti esentasse con il diritto dell’immunità e impunità totale.

            Evviva!

          • Gli stipendi esentasse dei burocrati degli organismi sovranazionali e comunitari, accompagnati da guarentigie varie (impunità, sanità e scuole private pagate da noi, ecc.), ricadono in effetti tra i fenomeni che preferisco.

            Non sono però d’accordo sul rapporto tra investimenti pubblici ed investimenti privati: i secondi non sono determinati dai primi.

            Anzi, ci può essere spiazzamento: aumentare la spesa pubblica può diminuire la spesa privata.

            Ritengo, concordo, una pessima idea una spesa pubblica così concentrata sulla spesa corrente: decenni fa spendevano ma almeno facevano anche qualcosa che rimaneva, e che in qualche modo serviva allo sviluppo.

            Oggi buttano soldi come non mai e non rimane nulla; poi ovviamente si lamentano che mancano soldi da investire, per colpa della Merkel tipicamente, e non del fatto che hanno già speso tutto.

            Penso che gli investimenti privati siano calati, oltre che per una minore disponibilità di risorse da investire, perchè in Italia semplicemente conviene poco, dato che massacrano di imposte, di adempimenti vari, ed il quadro normativo è spesso instabile e dà poche garanzie.

    • Si potrebbe pensare di non far pagare tasse ai pensionati, togliendo loro la possibilità di accedere ai servizi, quali la sanità, l’accompagnamento in caso di disabilità, ecc. ecc.

      Che dici, ti starebbe bene?

      • A me conviene. Infatti avrei un costo annuo di circa 6000€ per anno a fronte di una polizza assicurativa completa a fronte di un pagamento IRPEF di oltre 20000€. Come vede la sua provocazione le ritorna indietro.

        Vorrei raccontarle quanto richiesi all’INPS nel 1992 dopo la riforma Dini. Ma per ora non vale la pena.

        • Dubito fortemente che una polizza di 6000 euro copra tutto ciò che copre il ssn, e non sono nemmeno sicuro che a 80 anni esista qualcuno che assicuri ancora. A parte questo, cosa da, paga anche un servizio di vigilanza in sostituzione della polizia? E tutto il resto?

          Consideri che dei suoi ventimila euro di tasse, ben 4200 tornano ad essere spesi in pensioni, 3800 in sanità (quindi meno dei 6000 che spende lei), 2200 in interessi sul debito (che servono anche a pagare le pensioni), e così via.

          Le pensioni pubbliche italiane, nette o lorde, sono troppo generose e sono distribuite a troppi, questo è il punto.

          • Lei può pure dubitare, ma la realtà è quella da me descritta. Se non lo avesse ancora compreso io ho risposto al suo sciocco tentativo di provocazione. E per sua disgrazia lei vorrebbe continuare. Per quanto riguarda il comparto pensioni il Dott. Lanza ha scritto un intervento completo che evidentemente lei non ha letto o non ha compreso. Pertanto la rimando a una lettura più attenta all’intervento di cui in precedenza e alla mia conversazione con il Sig. Davide V8.

            Sono certo che si illuminerà d’immenso. Almeno me lo auguro. Buona giornata.

          • non è mia intenzione procurarle il mal di fegato.

            se è sufficiente che io le esponga qualche numero non a vanvera come dice lei perché il suo fegato si rivolti, piuttosto passo e chiudo

          • Lei può dubitare su tutto ciò che vuole ma la realtà è quella da me descritta. Poi se vuole continuare con i suoi tentativi goffi e scocchi di provocazione con numeri a vanvera, faccia pure ma non si attenda che io possa perdere tempo con le sue masturbazioni mentali.

  6. Sono decenni che vado dicendo che i “contributi” pensionistici dovrebbero essere pagati sulla “produzione”, che continua a salire, e non sulle “ore lavorate”, che continuano a scendere. Se le Pensioni fossero a carico della Fiscalità Generale, come dovrebbe essere la Assistenza, finirebbe questa “guerra”. Niente contributi individuali ma tassa sulla Produzione. A fine carriera la Stato ti riconosce una Pensione decente ed uguale per tutti, Se qualcuno vole fare follie a 70 anni si fa una Assicurazione Privata per avere di più.

    • Sono perfettamente d’accordo con lei. La produttività l’aumento della ricchezza nazionale e fiscalità generale è la sola via che si può percorrere per un progetto sociale decente. Purtroppo penso che il modello ” liberalistico” perseguito dalle caste finanziarie sia emigrazione a 360 gradi, impoverimento generale, i ricchi sempre più ricchi i poveri sempre più poveri. L’economia in senso reale sembra vaporizzata e il soli referenti sembrano essere logaritmi finanziari e bancari. In Francia abbiamo uno sciopero generale e una rivoluzione civile strisciante contro il potere e la volontà di questa casta, qui abbiamo migliaia di *******i e sardine che scendono in piazza contro la sola vera opposizione quella di Salvini e Meloni . Manifestazioni contro l’opposizione, cose da non crederci , senza un briciolo di analisi e di proposte. Il lambrusco e gli agnolotti alla Prodi alla fine faranno male prima a loro che a Salvini. Mi auguro che nelle elezioni in Emilia Romagna gli elettori mandino un messaggio forte e chiaro che alle sirene ,ergo sardine, non si abbocca.

      • Cosa ci sarebbe di liberale in un’economia impostata sulla spesa pubblica, sul deficit, sul dirigismo sempre più sfrenato, oggi ben rappresentato dal “green new deal”?

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