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Draghi abbandoni la strategia della paura - Seconda parte

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Se si fa questo passo crolla l’ossessione di dover chiudere tutto per controllare tutto. Non deve essere un caso che i paesi che hanno una maggiore e più pesante tradizione statalista – in pratica, l’Europa continentale – sono anche gli Stati che hanno le maggiori difficoltà a imboccare la via di uscita dal tunnel. La cultura statalista crea l’idea di un iper-governo della società alla quale, però, non corrispondono successi ma insuccessi. L’ordine degli studi del nostro tempo vuole che le scienze sociali e perfino le mediche si applichino alla società ma si tratta di una presunzione fatale che da un lato ammazza le libertà individuali e dall’altra non garantisce la sicurezza. Con il risultato che ci siamo incamminati sulla via della schiavitù, volontaria e imposta.

Governare tutto equivale a non governare nulla. Perché il governo totale è inesistente e produce solo immobilismo sociale e depressione economica. Erano queste le due armi usate dai partiti che volevano imporre un regime totalitario. Perciò vanno recuperate la mobilità sociale e la crescita economica: non solo un ostacolo né per la sanità né per la salute ma, al contrario, sono centrali proprio per reagire all’epidemia. Il futuro dell’Italia non è nelle chiusure ma nelle aperture. Mario Draghi lo dica con chiarezza. Senza apertura culturale e materiale, nessun Recovery salverà il Paese.

Giancristiano Desiderio, 28 febbraio 2021

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