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Mutui, i tassi salgono al 2%: cosa cambia su rate e prestiti

Mutui, i tassi salgono al 2%: cosa cambia su rate e prestiti
Mutui, i tassi salgono al 2%: cosa cambia su rate e prestiti

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Nel mese di marzo tornano a salire i tassi sui mutui. Secondo gli ultimi dati forniti da Bankitalia, gli interessi sui prestiti erogati alle famiglie per l’acquisto di abitazioni comprensivi delle spese accessorie (Taeg,Tasso annuale effettivo globale) si sono collocati al 2,01% contro l’1,85 di febbraio.

I tassi sulle nuove erogazioni di credito al consumo restano invece all’8,06%, stabili quindi rispetto al mese precedente. Bankitalia fotografa dunque la situazione di marzo, e il trend non è cambiato nelle ultime settimane. L’Eurirs a 20 anni, parametro per i mutui a tasso fisso, aveva iniziato il 2022 intorno allo 0,6%, ha infranto la soglia dell’1% proprio a marzo ma ora veleggia verso il 2%.

L’Euribor, la guida per i mutui variabili, inaugurava l’anno a -0,6 punti e ora si trova a -0,4. E le previsioni sono per un’accelerazione: i contratti swap lo segnalano in riemersione dopo l’estate, mentre in autunno era stimato in negativo fino al 2025. Evidente la preoccupazione delle famiglie: il cambio di scenario impatta ovviamente le rate di chi ha un mutuo variabile, mentre i tassi fissi (la stragrande maggioranza del mercato) sono immuni.

Ma modifica le prospettive di chi si avvicina ora all’acquisto: il Codacons calcola che tra inizio anno e adesso un prestito trentennale da 100mila euro costi complessivamente quasi 9mila euro in più. E si intensifica, a corollario, l’alert sui mutui garantiti da Consap per i giovani, misura fortemente voluta dal governo Draghi e che costituisce ormai il 40% della domanda: per legge, le banche devono praticare un tasso inferiore all’1,99%, che però orami è fuori mercato.

Non è un caso che quasi tutti gli istituti hanno messo la ridotta sulle offerte dedicate al tasso fisso. La corsa dell’inflazione e quindi dei tassi è un’incognita anche per l’industria più prospera del paese, quella del risparmio gestito. Un’industria che «non è mai stata così forte, con oltre 2.500 miliardi di masse alla fine del 2021», ha spiegato il neo-presidente di Assogestioni, Carlo Trabattoni, inaugurando il Salone del Risparmio 2022 a Milano. «I segnali dei primi mesi di quest’anno confermano la solidità del settore», ha aggiunto, perché anche «in un periodo così complesso, il quadro che emerge dell’industria del risparmio gestito è positivo».

Ed è proprio questa la domanda che fa da sfondo al Salone: come procederà la raccolta, dopo un 2021 alla grande e una partenza d’anno positiva? Gli operatori sono ottimisti: con l’inflazione così alta, e turbolenze così forti, la ricetta peggiore è quella di lasciare i soldi sul conto corrente e affidarsi al fai da te.

Per avere i dati di settore relativi ad aprile bisognerà aspettare fine mese, ma i primi segnali sono incoraggianti: chi ha già diffuso anticipazioni mostra che la raccolta del risparmio gestito tiene e le flessioni, quando ci sono, in media sono contenute tra il 10% e il 20%. L’obiettivo, per Trabattoni, è «consentire all’ingente quota di risparmio immobilizzata come liquidità di essere un investimento produttivo a supporto della trasformazione infrastrutturale, digitale e verde».

Lorenzo Palma, 11 maggio 2022