Economia
IL FATTO

Deficit, l’Italia resta in procedura d’infrazione Ue

L'Istat rivede al rialzo il Pil 2024-2025, ma il disavanzo resta sopra il 3% e il debito pubblico sale al 136,7% del Pil. La pressione fiscale tocca il 42,9%

Aggiungi nicolaporro.it alle tue fonti preferite su Google CLICCA QUI
Ascolta l'articolo
0:00 / --:--

L’Istat ha diffuso la consueta revisione settembrina dei Conti economici nazionali. L’Italia resta in procedura d’infrazione Ue per deficit eccessivo. Da un lato la crescita del 2024 e del 2025 viene corretta al rialzo; dall’altro permangono i grandi squilibri strutturali della finanza pubblica italiana – debito e pressione fiscale – continuano a peggiorare.

L’Italia resta in procedura Ue

Nel 2025 il Pil in volume è aumentato dello 0,6%, un decimo di punto in più rispetto alla stima diffusa a marzo. Ancora più marcata la revisione per il 2024, il cui tasso di crescita sale all’1,1%, tre decimi sopra la rilevazione precedente. A spingere la revisione sono soprattutto gli investimenti fissi lordi, cresciuti del 3,9% nel 2025, e l’interscambio con l’estero, con le esportazioni in aumento dell’1,7% e le importazioni, trainate dalla domanda interna, del 4,2%.

Sul fronte dei saldi pubblici, l’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche scende al 3,1% del Pil, dal 3,4% del 2024. È un miglioramento, ma resta comunque sopra la soglia del 3% fissata dalle regole europee: la revisione al rialzo del Pil, che a parità di deficit avrebbe dovuto ridurre il rapporto, non è bastata a far scendere l’asticella sotto quel livello. Il saldo primario, cioè il risultato al netto della spesa per interessi, torna positivo per il secondo anno di fila e si porta allo 0,8% del Pil (era +0,5% nel 2024).

Debito al 136,7% e pressione fiscale al 42,9%

Se sul fronte della crescita i numeri sono incoraggianti, sul versante degli squilibri di fondo la fotografia resta severa. Il rapporto debito/Pil sale al 136,7%, dal 134,2% dell’anno precedente: un incremento di oltre due punti percentuali che riporta l’attenzione sulla sostenibilità di lungo periodo dei conti pubblici. In parallelo, la pressione fiscale complessiva – cioè il peso di imposte, contributi ed entrate in conto capitale sul Pil – si porta al 42,9%, contro il 42,2% del 2024, a fronte di un aumento delle entrate fiscali e contributive del 4,1%, superiore alla crescita del Pil nominale (+2,5%).

Una nota positiva arriva invece dalla spesa per interessi, che rallenta bruscamente la propria corsa: +2,0% nel 2025, contro il +9,9% dell’anno precedente, complice anche l’allentamento delle tensioni sui tassi.

Le parole di Giorgetti e l’orizzonte 2027

A commentare i dati è stato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che ha fissato il nuovo orizzonte temporale per l’uscita dalla procedura per disavanzo eccessivo: «Prendiamo atto, non senza rammarico, dei dati definitivi espressi dall’Istat sul rapporto Deficit-Pil 2025. Purtroppo l’Italia non uscirà anticipatamente già quest’anno dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo, come avevamo sperato, ma, coerentemente con i dati già espressi nel Dfp, questo potrà accadere nel 2027».

Restano dunque due anni davanti al governo per riportare stabilmente il deficit sotto il 3% e avviare, contestualmente, un’inversione della traiettoria del debito. Un compito reso più complesso proprio dal combinato disposto di pressione fiscale in salita e debito in aumento, che lascia margini limitati per interventi espansivi senza mettere a rischio la traiettoria di rientro concordata a Bruxelles.

Cosa cambia rispetto alle stime precedenti

Va infine ricordato che parte della revisione non dipende da un miglioramento congiunturale, ma da innovazioni metodologiche richieste da Eurostat per rispondere alle riserve poste sul reddito nazionale lordo di tutti i Paesi membri, relative in particolare alla misurazione della produzione elettrica delle famiglie e al trattamento dei flussi commerciali generati da operatori Iva non residenti. Un elemento tecnico che aiuta a spiegare perché, a fronte di una crescita rivista al rialzo, il quadro della finanza pubblica non ne abbia beneficiato in proporzione.

Enrico Foscarini, 22 settembre 2026

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Iscrivi al canale whatsapp di nicolaporro.it

SEDUTE SATIRICHE

Meloni toglie il bollo: a sinistra musi lunghi - Vignetta del 22/09/2026 - Sedute Satiriche di Beppe Fantin

Meloni toglie il bollo: a sinistra musi lunghi

Vignetta del 22/09/2026
L'inferno è pieno di buone intenzioni