Il mercato del lavoro italiano continua a migliorare, ma la fase di crescita impetuosa sembra alle spalle e lascia spazio a una dinamica più equilibrata, in cui diventano centrali produttività, partecipazione e disponibilità di capitale umano. Il Report lavoro di marzo della Cisl offre una fotografia aggiornata della situazione, mettendo in luce un quadro complessivamente positivo ma attraversato da nodi strutturali che richiedono scelte economiche e politiche più coraggiose.
I dati Istat sul quarto trimestre 2025 confermano che l’occupazione cresce ancora, anche se a un ritmo inferiore rispetto all’anno precedente. Nel documento si legge che “l’occupazione continua a crescere, anche se a ritmo più lento rispetto all’anno precedente”, con gli occupati che raggiungono quota 24,1 milioni grazie soprattutto all’aumento dei contratti a tempo indeterminato e del lavoro autonomo, mentre i contratti a termine continuano a ridursi.
Disoccupazione ai minimi
Il dato più significativo è proprio la stabilità della crescita occupazionale in un contesto economico meno brillante rispetto al recente passato. L’aumento di 89mila occupati su base annua e il calo della disoccupazione al 5,6% indicano un mercato del lavoro che continua a funzionare e a creare opportunità, mentre la crescita del Pil dello 0,5% segnala una fase di rallentamento ma non di crisi.
Nel report si sottolinea come il sistema produttivo mantenga una certa vitalità nonostante l’incertezza internazionale e la produttività ancora debole. La crescita dei servizi e delle costruzioni, sostenute anche dagli investimenti legati al Pnrr, dimostra che l’economia italiana resta capace di generare lavoro, ma sempre più legata alla capacità delle imprese di trovare personale e competenze adeguate.
Il rallentamento non viene letto come un segnale negativo, ma come una normalizzazione dopo la fase espansiva post-pandemia. Il documento evidenzia infatti che “la forte spinta espansiva del periodo post-Covid appare in parziale esaurimento, pur senza alcun segnale di inversione ciclica”, indicando un mercato del lavoro che entra in una fase più matura e meno dipendente da dinamiche straordinarie.
Meno contratti a termine e più lavoro stabile
Uno degli aspetti più interessanti riguarda la riduzione dell’occupazione temporanea, scesa ormai al 10% del totale degli occupati. Dal 2022 i contratti a termine sono diminuiti di oltre mezzo milione, mentre quelli a tempo indeterminato sono aumentati di circa un milione e mezzo, segno di un mercato del lavoro più stabile ma anche di una crescente difficoltà nel reperire lavoratori.
Il report sottolinea che questa dinamica è legata in parte alla demografia e in parte alla domanda delle imprese, che in un contesto di scarsità di manodopera tendono a stabilizzare più rapidamente i lavoratori o ad assumere direttamente con contratti permanenti. Si tratta di un segnale importante perché dimostra che la competizione per il lavoro si sta spostando gradualmente a favore dei lavoratori, anche se non ancora in modo pieno sul fronte dei salari e delle condizioni.
Parallelamente si riduce il part-time, soprattutto tra le donne, mentre cresce il monte ore lavorate. Questo indica che la domanda di lavoro resta sostenuta, ma incontra limiti legati alla disponibilità di personale e alla struttura demografica del Paese.
Il vero nodo resta la partecipazione al lavoro
Il punto centrale dell’analisi riguarda la partecipazione al mercato del lavoro. L’Italia continua a rimanere indietro rispetto agli altri Paesi europei, soprattutto per la scarsa presenza di giovani e donne tra gli occupati. Il report osserva che “nemmeno quattro anni consecutivi di andamento favorevole del mercato del lavoro sono sufficienti a recuperare il divario”, perché il ritardo accumulato negli anni è troppo ampio.
La crescita dell’occupazione femminile e del Mezzogiorno rappresenta un segnale positivo, ma non sufficiente a colmare il gap con l’Europa. Il problema non è solo creare nuovi posti di lavoro, ma aumentare la partecipazione e rendere il mercato più attrattivo e dinamico.
IAssume un ruolo centrale il tema degli inattivi, tornati a crescere nel quarto trimestre 2025. Nel report si legge che “oggi è fondamentale guardare non solo ai disoccupati, ma anche all’area della sottoutilizzazione, in particolare agli inattivi”, perché una parte consistente del capitale umano resta fuori dal mercato del lavoro nonostante la crescita dell’occupazione.
Demografia e fuga dei talenti, la sfida più grande
Il passaggio più significativo riguarda la questione demografica, destinata a condizionare il futuro dell’economia italiana. Il documento sottolinea che “si fanno sempre più concreti i primi significativi effetti della grande questione demografica”, rendendo sempre più difficile sostituire chi esce dal mercato del lavoro.
La riduzione della forza lavoro, l’invecchiamento della popolazione e la fuga dei giovani qualificati all’estero stanno creando una carenza strutturale di competenze, mentre le imprese continuano a segnalare difficoltà nel trovare personale. In questo scenario diventa evidente che la crescita dell’occupazione non basta: serve un sistema economico capace di valorizzare il capitale umano e attrarre nuovi lavoratori.
Il report ricorda che “non possiamo più permetterci, tanto più nella nota situazione di inverno demografico, di avere un serbatoio inutilizzato di capitale umano”, perché questo rischio potrebbe trasformarsi in un freno permanente allo sviluppo.
Serve una strategia strutturale
Per il sindacato guidato da Daniela Fumarola la sfida è trasformare la crescita dell’occupazione in sviluppo duraturo, intervenendo su produttività, formazione, partecipazione e investimenti. Il report insiste sulla necessità di una strategia che tenga insieme politiche industriali, istruzione, conciliazione tra vita e lavoro e contrattazione legata ai risultati, con un ruolo centrale della collaborazione tra imprese e lavoratori.
Il messaggio che emerge è chiaro: l’Italia ha recuperato terreno dopo la pandemia e ha raggiunto risultati importanti, come il superamento dei 24 milioni di occupati e un tasso di occupazione sopra il 62%, ma la fase più complessa inizia adesso. Senza una crescita della produttività, una maggiore partecipazione al lavoro e politiche economiche orientate allo sviluppo, il rischio è che demografia e carenza di competenze rallentino la competitività del Paese proprio mentre il mercato del lavoro mostra segnali di consolidamento.
Enrico Foscarini, 25 marzo 2026
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).
Da oggi puoi aggiungere Nicolaporro.it alle tue fonti preferite su Google visitando questa pagina e spuntando la checkbox a destra
Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


