Energia

TASSA INIQUA

Energia: l’Europa apre alla proposta italiana di riforma degli Ets

Il governo spinge per ridurre i prezzi energetici, Bruxelles prepara la revisione del sistema entro fine anno

Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
Ascolta l'articolo
0:00 / --:--

Il sistema europeo di scambio delle emissioni torna al centro del dibattito politico europeo. E questa volta con un segnale di apertura da Bruxelles. In vista del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo, il governo italiano ha rilanciato con forza la richiesta di riformare l’Ets, il meccanismo europeo che attribuisce un prezzo alle emissioni di CO2 e che incide in modo significativo sul costo finale dell’elettricità.

Durante le comunicazioni al Senato, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha spiegato che in molti Paesi europei una quota rilevante del costo dell’energia è legata proprio al sistema Ets, con effetti che spesso finiscono per distorcere il mercato.

La premier ha chiarito il punto: “in molte nazioni europee una parte rilevante del costo dell’energia è legato al sistema europeo di tassazione del carbonio, il cosiddetto Ets. Un sistema che necessita di una revisione per correggere meccanismi che oggi gonfiano artificialmente il prezzo dell’elettricità”.

Secondo il governo, in Italia questo effetto può arrivare fino a 30 euro per megawattora, circa un quarto del costo complessivo dell’elettricità.

Il nodo: una “tassa” che incide su tutta l’energia

Il problema principale, secondo l’esecutivo, è che il sistema Ets nasce per colpire le fonti più inquinanti ma finisce per influenzare il prezzo dell’intero mercato elettrico, comprese le fonti rinnovabili che formalmente non pagano la quota di emissione.

Meloni lo ha sintetizzato così: “gli Ets dovrebbero gravare solo sulle modalità più inquinanti di produzione di energia, ma finiscono per determinare il prezzo di tutte le forme di energia, anche quelle rinnovabili”.

Per questo l’Italia chiede una revisione strutturale del sistema, che corregga quello che il governo considera un effetto inflattivo generato dall’intreccio tra ETS e regole europee di formazione del prezzo dell’elettricità.

La richiesta immediata: sospendere l’Ets sul termoelettrico

In attesa della revisione, Roma chiede anche una misura urgente. Con l’esplosione della crisi in Medio Oriente e le tensioni sui mercati energetici, il governo propone di sospendere temporaneamente l’applicazione dell’Ets alla produzione elettrica da fonti termiche.

Meloni ha spiegato che si tratta di “un provvedimento che serve subito, almeno fino a quando i prezzi globali delle fonti fossili non torneranno ai livelli precedenti alla crisi”.

L’obiettivo è ridurre la pressione sulle bollette di famiglie e imprese in una fase di forte volatilità dei mercati energetici.

Le altre modifiche chieste dall’Italia

La revisione dell’Ets, nelle intenzioni del governo, dovrebbe affrontare anche altri nodi strutturali.

Tra le richieste italiane c’è la proroga delle quote gratuite per le industrie energivore, settori chiave del sistema industriale europeo come siderurgia, vetro, carta e ceramica. Comparti che rischiano di perdere competitività se il costo della CO₂ aumenta troppo rapidamente.

Un secondo fronte riguarda la volatilità del prezzo delle quote Ets. Il governo propone l’introduzione di un limite al prezzo o, in alternativa, l’esclusione dal mercato degli attori finanziari non industriali, per ridurre le possibili dinamiche speculative.

Bruxelles apre alla modernizzazione del sistema

Da Bruxelles, intanto, arriva un primo segnale di disponibilità. Intervenendo alla plenaria del Parlamento europeo, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha riconosciuto che il sistema Ets deve essere aggiornato.

Pur difendendo il ruolo dello strumento nella transizione energetica, la presidente della Commissione ha affermato che “abbiamo bisogno dell’Ets, ma dobbiamo modernizzarlo”, sottolineando la necessità di ridurre il peso complessivo delle bollette energetiche per cittadini e imprese.

Von der Leyen ha ricordato che le emissioni di carbonio rappresentano in media circa l’11% della bolletta energetica europea, accanto al costo dell’energia, alle tariffe di rete e alle imposte nazionali.

La pressione della crisi energetica globale

Il tema dei prezzi dell’energia è tornato centrale anche a causa delle tensioni geopolitiche. Secondo la Commissione europea, dall’inizio del conflitto in Medio Oriente il prezzo del gas è aumentato del 50% e quello del petrolio del 27%.

Tradotto in costi per i contribuenti europei, dieci giorni di crisi hanno già generato circa 3 miliardi di euro di maggiori importazioni di combustibili fossili.

Proprio questa vulnerabilità rafforza, secondo Bruxelles, la necessità di accelerare sulla diversificazione energetica e sulle fonti interne.

La strategia italiana: diversificazione e nucleare

Sul fronte energetico il governo punta anche su una strategia più ampia. Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin ha spiegato alla Camera che nel breve periodo non ci sono rischi per la sicurezza degli approvvigionamenti, anche grazie agli stoccaggi italiani che risultano più alti rispetto alla media europea.

Gli impianti italiani sono pieni al 46,8%, contro una media europea del 30%.

Nel medio periodo, ha aggiunto il ministro, la priorità è rafforzare l’autonomia energetica europea anche attraverso nuove tecnologie. Il nucleare torna quindi nel dibattito strategico, con l’Italia che ha aderito all’impegno internazionale per triplicare la capacità nucleare globale entro il 2050.

L’obiettivo indicato dal governo è costruire un mix energetico sicuro, decarbonizzato e competitivo, basato su un approccio di neutralità tecnologica.

Il fronte interno: monitoraggio dei prezzi e stop alla speculazione

Nel frattempo l’esecutivo monitora anche l’andamento dei prezzi interni, in particolare carburanti ed energia.

Meloni ha avvertito che il governo è pronto a intervenire contro eventuali speculazioni, spiegando che chi dovesse sfruttare la crisi per aumenti ingiustificati rischierebbe misure fiscali mirate.

“Il messaggio a chi pensa di arricchirsi sulla pelle di cittadini e imprese è semplice: consiglio prudenza”, ha affermato la premier, sottolineando che l’esecutivo è pronto anche a recuperare eventuali profitti speculativi con una maggiore tassazione.

Tra le possibili contromisure allo studio c’è anche l’attivazione del meccanismo delle accise mobili, che consente di compensare l’aumento dei prezzi dei carburanti utilizzando il maggior gettito IVA generato dal rialzo delle quotazioni.

Il vero nodo europeo

Il confronto sull’Ets si inserisce in una discussione più ampia sulla competitività dell’economia europea.

Bruxelles prepara infatti una nuova tabella di marcia legislativa per rafforzare il mercato unico entro il 2027, con interventi che riguarderanno anche energia, industria e innovazione tecnologica.

Il punto politico, ormai condiviso anche nelle istituzioni europee, è che il costo dell’energia è diventato uno dei principali fattori di competitività globale. Ed è proprio su questo terreno che la revisione del sistema Ets potrebbe diventare uno dei dossier più rilevanti dei prossimi mesi.

Enrico Foscarini, 11 marzo 2026

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Lo sapevi che...

Da oggi puoi aggiungere Nicolaporro.it alle tue fonti preferite su Google visitando questa pagina e spuntando la checkbox a destra

Iscrivi al canale whatsapp di nicolaporro.it
L'inferno è pieno di buone intenzioni

SEDUTE SATIRICHE

Il bonifico della pace - Vignetta del 15/05/2026 - Sedute Satiriche di Beppe Fantin

Il bonifico della pace

Vignetta del 15/05/2026