L’Unione europea ha raggiunto un accordo politico per eliminare gradualmente tutte le importazioni di gas naturale russo entro il 2027, intervenendo anche sul petrolio. È un passaggio definito dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen come l’inizio di una nuova fase, durante la quale, ha detto, «entriamo nell’era della piena indipendenza energetica dell’Europa dalla Russia». Un percorso che però si inserisce in un contesto economico delicato, dove l’aumento strutturale dei prezzi dell’energia continua a limitare la competitività delle imprese europee e a frenare i consumi di famiglie già colpite da una lunga stagione inflattiva.
La nuova tabella di marcia europea
L’intesa tra Consiglio e Parlamento prevede una cessazione permanente del Gnl russo entro il 31 dicembre 2026 e del gas via gasdotto entro il 30 settembre 2027, con la possibilità di una proroga tecnica fino al 31 ottobre 2027 in caso di scorte insufficienti. Per i contratti a breve termine, il divieto scatterà nel 2026, mentre per quelli a lungo termine legati al Gnl si applicherà dal 1° gennaio 2027.
Von der Leyen ha ricordato che «inverno dopo inverno abbiamo aiutato Kiev e il suo sistema energetico e continueremo a farlo», collegando la decisione non solo alla sicurezza energetica ma anche al sostegno all’Ucraina. Ha definito l’accordo «solo l’inizio di un vero successo europeo» e ha aggiunto che bloccando in modo definitivo le importazioni di gas russo «stiamo esaurendo il tesoro di Putin e aprendo nuove opportunità energetiche per il settore».
Il nuovo regolamento comprende controlli più rigidi contro l’elusione del divieto, obblighi di trasparenza sui contratti, sistemi di tracciabilità delle forniture e la richiesta agli Stati membri di presentare piani nazionali di diversificazione entro il 1° marzo 2026. Bruxelles, insieme alle principali agenzie europee, valuterà i progressi e gli impatti economici di questa transizione.
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L’aumento dei costi energetici per l’Europa
Se la diversificazione ha ridotto la dipendenza da Mosca, il passaggio massiccio al Gas Naturale Liquefatto (GNL) ha comportato un incremento strutturale dei costi. Prima della guerra, il gas russo arrivava via gasdotto con un prezzo medio stimato intorno a 22,6 €/MWh, mentre il GNL statunitense costava circa 34,5 €/MWh, oltre il 50% in più soprattutto a causa dei costi di liquefazione, trasporto marittimo e rigassificazione.
Oggi il prezzo europeo di riferimento, il TTF, è sceso a livelli vicini a quelli pre-crisi — circa 27,97 €/MWh (3 dicembre 2025) — ma rimane comunque più alto rispetto al gas russo pre-conflitto, con una differenza strutturale di circa 5,37 €/MWh.
Questa dinamica continua a pesare sull’economia europea: l’aumento dei costi energetici degli ultimi anni ha alimentato inflazione e rallentamento dei consumi, mentre molte imprese faticano a mantenere competitività sui mercati globali. Non a caso il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov ha sottolineato che la rinuncia della Ue al gas russo “accelererà solo il processo già in atto negli ultimi anni di perdita del potenziale di leadership dell’economia europea”. “Significa – ha affermato il portavoce, citato dall’agenzia Interfax – che l’Europa dipenderà da un gas che costa di più, e a volte molto di più, rispetto al gas russo. In questo modo l’Europa si condanna a fonti di energia molto più costose, il che inevitabilmente porterà a conseguenze per l’economia europea e a una diminuzione della competitività dell’Europa”. Accettare questo dato di fatto non significa certo essere filorussi, ma essere consapevoli delle scelte effettuate.
La nuova geografia delle forniture
Nel nuovo scenario europeo, i Paesi che stanno rimpiazzando la Russia come fornitori principali sono soprattutto Algeria, Stati Uniti, Qatar e Azerbaigian, con differenze importanti tra gasdotto e GNL. L’Italia è uno degli esempi più chiari di questa transizione.
L’Algeria, tramite il gasdotto Transmed, è diventata il primo fornitore dell’Italia, mentre l’Azerbaigian ha rafforzato il suo ruolo grazie al corridoio TAP. Sul fronte del GNL, prevalgono Stati Uniti e Qatar, mentre l’Italia continua ad ampliare la capacità di rigassificazione con nuovi terminali.
Enrico Foscarini, 3 dicembre 2025
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


