Il volto più inquietante di Hamas non è soltanto quello delle stragi del 7 ottobre, ma il suo gigantesco giro d’affari. Dai fondi in contanti consegnati in valigette al denaro occultato in aziende di facciata, dalle criptovalute alle tasse sui civili di Gaza: un impero economico che vale miliardi e che ha trasformato un’organizzazione terroristica in un colosso finanziario.
L’ideologia inculcata ai bambini
Già nel 2019, a Gaza, bambini vestiti da miliziani mettevano in scena un assalto contro una casa israeliana costruita con mattoncini. Fucili finti, volti coperti e bambolotti al posto degli ostaggi: una macabra rappresentazione applaudita dagli adulti. “È la dimostrazione di cosa abbia generato l’ideologia di Hamas”, ha ricordato l’ex agente del Mossad Uzi Shaya.
Dietro a queste scene c’è il sistema Dawa, la rete civile di Hamas che usa scuole, moschee e associazioni di beneficenza per indottrinare e raccogliere fondi.
Il denaro del Qatar
Ogni anno Doha versa ad Hamas circa 360 milioni di dollari, ufficialmente destinati a sanità e infrastrutture ma in realtà dirottati verso il Dawa e la propaganda. A questi si aggiungono 70-80 milioni di dollari da ong qatariote e oltre 500 milioni complessivi per mantenere i leader del gruppo a Doha.
Secondo Reuters, “i fondi vengono trasferiti elettronicamente dal Qatar a Israele, poi funzionari israeliani e delle Nazioni Unite portano a mano il contante oltre il confine con Gaza”.
Le tasse sui civili
Nonostante miliardi di dollari di aiuti internazionali, lo stipendio medio a Gaza resta tra i 200 e i 300 dollari, con la disoccupazione oltre il 50%. La ragione è semplice: Hamas tassa qualunque merce che entri nella Striscia, legale o di contrabbando. Questo sistema frutta circa 300 milioni di dollari l’anno.
I fondi dell’Iran
Teheran fornisce a Hamas 100-150 milioni di dollari l’anno, spesso attraverso Hezbollah in Libano e reti di società in Turchia e Malesia. Secondo il Dipartimento di Stato USA, i soldi arrivano anche tramite “spedizioni di metalli preziosi e società di comodo”.
Leggi anche:
- Flotilla pro-Pal, cosa si nasconde dietro agli aiuti umanitari
- Sentite cosa dice Hamas: “prima gli ebrei, poi conquisteremo Roma”
- Il piano dei Fratelli Musulmani per prendersi Sudan e Mar Rosso
- La foto dello scandalo: ecco come si arricchisce Hamas
La sede finanziaria in Turchia
Il vero hub di Hamas è Istanbul, dove il capo dell’apparato finanziario, Zaher Ali Moussa Jabarin, gestisce investimenti, conti e contatti con Teheran. Le banche turche e il sistema delle criptovalute garantiscono flussi miliardari fuori dalla portata delle sanzioni occidentali.
La Financial Action Task Force ha inserito la Turchia nella lista grigia dei paesi che fanno troppo poco contro il riciclaggio di denaro dei terroristi.
Le ramificazioni in Europa e in Italia
Il sistema Dawa si estende fino all’Europa. In Italia l’Associazione benefica di solidarietà con il popolo palestinese, guidata da Mohammad Hannoun, è stata più volte al centro di indagini per sospetti legami con Hamas. Dopo segnalazioni dell’Antiriciclaggio, sia Unicredit che Crédit Agricole hanno chiuso i suoi conti.
Hannoun, nonostante i sospetti, è riuscito a conquistare spazio politico, arrivando a definire l’attacco del 7 ottobre come “autodifesa” e negando le atrocità compiute dai terroristi.
Criptovalute e investimenti occulti
Hamas ha sfruttato il boom delle criptovalute per raccogliere oltre 20 milioni di dollari attraverso uffici di cambio in Turchia. Parallelamente, possiede aziende nel settore immobiliare e minerario sparse tra Sudan, Algeria, Emirati Arabi e persino Europa, con un portafoglio stimato in oltre 500 milioni di dollari.
“Ogni volta che si pensa di aver preso un pesce grosso, questo cambia nome”, ha dichiarato un ex funzionario del Tesoro USA, descrivendo la rete finanziaria tentacolare del gruppo.
Il paradosso: miliardi per Hamas, miseria per Gaza
Secondo Uzi Shaya, Hamas oggi dispone di un budget annuale di circa 2,6 miliardi di dollari. Eppure i gazawi vivono con stipendi da fame, privati di acqua, luce e servizi. Come nota l’Adnkronos, “dietro i finanziamenti ad Hamas ci sono Stati che hanno interesse a impedire qualsiasi percorso di pace in Medio Oriente, Iran e Qatar su tutti”.
Una minaccia per tutti
Mentre la popolazione di Gaza sprofonda nella povertà, i leader di Hamas banchettano sul Bosforo e i loro affari prosperano. Israele può continuare la sua guerra, ma finché resteranno intatti i conti correnti e le società offshore, Hamas – o un suo erede – continuerà a minacciare la sicurezza globale.
Enrico Foscarini, 4 settembre 2025
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).
Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


