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La politica che servirebbe è di un altro Mondo

La politica che servirebbe è di un altro Mondo
La politica che servirebbe è di un altro Mondo

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Ma quanto ne sai davvero sul Metaverso? La domanda è di Deborah, una delle mie collaboratrici. Lei è digitale fino al midollo osseo. Sa molto di questi aspetti e, dopo aver letto un mio articolo scritto sull’argomento, vuole confrontarsi con me.

Entra in ufficio con una valigetta che poggia delicatamente sulla scrivania. E’ bianca. Non è proprio una valigetta, ma sicuramente il suo contenuto credo possa essere molto delicato. La apre con attenzione rivolgendo il dorso della parte mobile verso di me. In quel modo non riesco a vedere cosa ci sia all’interno. Dopo qualche secondo però la gira ed estrae degli occhiali, anzi, dei visori, che mi fanno immediatamente pensare ai film di fantascienza di cui andavo pazzo quando ero bambino.

Una volta tolto l’otturatore mi chiede di indossarli, poi mi dice: “con questi il Metaverso potrai vederlo direttamente, potrai capirlo, potrai toccarlo. Questo visore ti permetterà di capire cosa può significare il Metaverso”.

Lo indosso. Lo accendo e comincio il mio viaggio all’interno di una realtà che pian piano diventa sempre meno virtuale, sempre più tangibile. Non so quanto tempo sia passato prima che l’esaurirsi delle batterie del visore mi costringesse a tornare indietro. 

Ma l’esperienza era stata davvero esaltante.

Avevo visto e vissuto nell’Italia del futuro.

Era il posto in cui avevo sempre desiderato vivere. La bellezza del Paese aveva fatto il paio con una crescita economica straordinariamente forte e sostenibile. Le città erano state ripulite dallo smog, i trasporti erano efficienti e ad emissioni zero.

Avevamo compreso come sfruttare al massimo le risorse rinnovabili di cui eravamo stati fatti dono dalla natura: sole, mare, geotermia, vento, non ci mancava niente.

Avevamo praticamente azzerato il debito pubblico grazie a scelte di politica economica ed industriale che avevano permesso alle imprese di aumentare la loro efficienza e la loro capacità produttiva, la crescita sostenuta aveva permesso di fare scelte che poi avevano sortito gli effetti sperati. Non c’erano più disoccupati.

L’ Italia si era legata in un grande consorzio. Le fiere in tutto il Mondo avevano creato un sistema di comunicazione straordinario, di un brand riconosciuto come unico. Insomma, tutto sembrava funzionare per il verso giusto.

Anche la quota straordinariamente importante di risparmi degli italiani, che qualche anno prima languiva sui conti correnti, ora era correttamente investita ed era diventata un substrato forte su cui poggiava una parte della solidità dell’impresa e del Paese.

Insomma. Il visore mi stava facendo vedere l’Italia dei mie sogni. Viva, ricca, affascinante, pulita. Era diventata l’oasi naturalistica, storica e culturale del Mondo. Finalmente avevamo imparato a sfruttare la nostra miglior risorsa, Il turismo.

Le stazioni, gli aeroporti, brulicavano di gente. Il mondo attorno a loro era efficiente, funzionale ai loro desiderata, capace di attrarli con mille sollecitazioni positive.

Non sapevo che cosa fosse accaduto per generare tutta quella “bellezza”. Non sapevo neanche come e perchè. 

Le mie domande trovarono risposta proprio dal visore. Mi fece vedere una data: 24 gennaio del 2022.

Era quello il giorno in cui tutto era cambiato. Apro una app di storia. Mi tuffo in quel carosello di immagini a ritroso che mi portano a quel lunedì di gennaio del 2022. Apro un video-giornale dell’epoca.

Strabuzzo gli occhi. Che ci fanno assieme tutti sorridenti Berlusconi, Conte, Grillo, Salvini, Di Maio, Meloni, Renzi, Di Battista, Zingaretti Draghi…

Le immagini li ritraggono su un palco. Possibile? Si tengono per mano. Non ci credo. Ora ricordo, quel giorno per me deve ancora arrivare. Per me, se non avessi avuto il visore, sarebbe il 23 gennaio del 2022. Due giorni prima, due giorni prima che cominciassero le votazioni per nominare il nuovo Presidente della Repubblica.

Ma in quel video-giornale d’epoca, quello che io guardavo dal futuro, c’era una scritta che campeggiava su quel gruppo inusuale di politici. C’era scritto: “Tutti assieme per l’Italia e gli Italiani”.

C’erano riusciti? C’erano riusciti davvero? Avevano messo da parte egoismi e poltrone per guardare solo alla Res Publica (cosa del popolo)? Quella loro scelta aveva cambiato il futuro del paese.

Un futuro che io avevo visto, vissuto. Lo stesso futuro che in tanti aneliamo da sempre. Ma purtroppo la realtà lascia spazio ad altre considerazioni.

Mi tolgo il visore, rientro nel presente e il presente è il 23 gennaio del 2022. Mi guardo attorno, quello che potrebbe accadere di positivo ancora non è accaduto.

Ma c’è speranza, c’è sempre speranza che qualcosa di straordinario possa arrivare a cambiare le cose a modificare il corso della storia. 

Accendo il telegiornale e trovo gli stessi protagonisti che avevano cambiato l’Italia.

Litigano, rumoreggiano, sembrano lontani anni luce dal potersi avvicinare a quell’idea di unità di cui questo paese, avrebbe veramente bisogno. E’ un’Utopia quella cui anelo?

Probabilmente sì, ma il contrario di Utopia è Distopia, e la Distopia è un mondo cupo, oscuro.

Non voglio vivere in un mondo distopico, 

Quel sogno dipende da ciascuno di noi. Ma dipende anche da chi ci rappresenta in questo momento. Voi che siete i politici, i tecnici, voi non governate solo il paese, Voi non governate solo il presente.

Con le vostre scelte governate l’oggi è il domani. Se sulla mia vita avete incidenza, con il vostro atteggiamento, ne avrete ancora di più su quella dei nostri figli, dei nostri nipoti, e quando dico nostri mi riferisco anche ai vostri.

Abbiamo avuto tanti straordinari insegnanti di vita, nella nostra vita.

Mio padre mi diceva sempre: “se vuoi essere un uomo libero, ti devi comportare come tale, e non puoi essere un uomo libero se sei sempre disposto a fare compromessi. Ricordati il nero è nero, il bianco è bianco, il grigio è solo confusione. Fai le tue scelte, falle con responsabilità, fa bene le cose e sarai premiato”.

Spesso, nella mia vita, quando capita qualcosa di importante su cui fare scelte, ripenso alle sue parole, ripenso al suo modo di pensare, fuori dal tempo, così netto, così forte. Ed ogni volta mi chiedo: “lui cosa farebbe?”.

Cari signori della politica e…della tecnica, lo chiedo anche a voi.

Scegliete un esempio importante, un esempio virtuoso, un esempio utopico, e seguitelo.

Regalateci un sogno. Regalateci le immagini di quel visore. Pensate potreste essere davvero ricordati come quelli che hanno costruito l’Utopia o come quelli che hanno distrutto i sogni. Già perché siamo ad un punto di svolta nella storia di questo paese, di questo mondo.

Viviamo un momento storico in cui le vostre scelte incideranno molto più di quanto non abbiano fatto tutte quelle di chi vi ha preceduto. In questo periodo sono indispensabili responsabilità, competenza e fiducia. Utilizzate queste leve e regalateci il sogno.

Leopoldo Gasbarro, 23 gennaio 2022