Gli Stati Uniti di Donald Trump e la Cina di Xi Jinping firmano la tregua sui dazi. Le Borse brindano: mentre scriviamo l’indice FtseMib di Piazza Affari sfonda la soglia psicologica dei 40mila punti mettendo a segno un progresso superiore al 2 percento. A dare fiducia agli investitori sono anche i segnali di schiarita nel conflitto russo-ucraino.
Ma andiamo con ordine. L’armistizio nella guerra commerciale tra Stati Uniti e il Dragone poggia su un canale di consultazione diretto con il quale Washington e Pechino verificheranno le reciproche politiche commerciali.
Il risultato è stato raggiunto dopo la maratona negoziale di Ginevra che ha occupato per tutto il fine settimana gli inviati delle due superpotenze: a guidare le delegazioni erano per Washington il segretario al Tesoro e Scott Bessent e il rappresentante per il commercio Jamieson Gree, per la Cina il vicepremier He Lifeng.
E’ atteso a breve un comunicato con i dettagli dell’accordo, certa però la riedizione del “telefono rosso” che tanto ricorda quello tra Washington e Mosca dai tempi della Guerra Fredda. Questa volta però alla cornetta si parlerà solo di commerci.
Soddisfatte entrambe le parti, con Bessent che ha sottolineato i «progressi sostanziali» raggiunti, a cui ha fatto eco Pechino. E Donald Trump che ha scritto sui social di un “completo reset” dei rapporti con il Dragone nell’ambito di un clima amichevole e costruttivo.
Se tutto procederà come previsto, spariranno quindi sia il super-dazio del 145% che ha posto da Trump alle merci cinesi in arrivo negli Usa sia la ritorsione cinese con la contro-tariffa del 125 percento. Resta da capire quale sarà il punto di caduta definitivo a livello di imposte, perché naturalmente quella tra America e Dragone non potrà certo essere un’area commerciale di libero scambio.
Prospettiva questa molto difficile da raggiungere anche con un alleato come l’Europa. Trump venerdì scorso aveva lasciato intendere di ritenere appropriato un dazio dell’80 percento. Va ricordato che la Cina è l’unico Paese a cui l’inquilino dello studio ovale non ha concesso la moratoria di novanta giorni, imponendo dazi immediatamente esecutivi.
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Gli Usa accusano infatti un disavanzo commerciale da quasi 300 miliardi rispetto all’ex Celeste impero e prossimo a 1.200 miliardi con il resto del Pianeta. Per l’Unione europea il momento della verità sui dazi è a inizio luglio. La premier Giorgia Meloni ha aperto al strada alle diplomazie, ora spetta a Ursula von der Leyen. Le imprese del made in Italy fanno gli scongiuri.
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© ronniechua tramite Canva.com


