in

Energia, il lungo suicidio dell’Europa - Seconda parte

Impossibile compensare l’offerta russa. Colpa anche di scelte ideologiche e miopi di Bruxelles sull’energia

Dimensioni testo

: - :

Roba da pazzi. Ma sarebbe meglio dire, «roba europea». Nella cosiddetta tassonomia per la transizione energetica, il gas veniva considerato il diavolo. Il Vecchio continente non investe più da anni nel settore e ha ridotto negli ultimi tre anni la produzione del 15 per cento. Fenomeni. Oggi ci troviamo impiccati al fornitore russo, preghiamo gli americani di fornirci a caro prezzo il loro, che comunque è insufficiente, e se dovesse arrivare nell’unico luogo in Europa dotato di rigassificatori, ebbene non avremmo i tubi per diffonderlo. Se avessimo piazzato alla guida della politica energetica europea il Joker e lo avessimo fatto fidanzare con Greta, non saremmo stati così bravi a farci del male.

Nel frattempo i cattivoni di Gazprom, come ha recentemente spiegato Paolo Scaroni a “Quarta Repubblica”, mantengono i loro contratti come se fossimo in tempi normali. Inviano il gas persino ai loro clienti ucraini. E hanno fatto della loro affidabilità e rispetto dei contratti un punto di onore e di mercato. Per questo è molto difficile che rispettino il diktat putiniano di farsi pagare in rubli. Come notava il boss dell’Eni austriaca un paio di giorni fa sul “Financial Times”, il cambio della moneta nell’esecuzione di un contratto rappresenta una violazione sostanziale dello stesso.

Quest’inverno l’Europa ha speso 400 miliardi di euro in più per elettricità e gas rispetto a quello precedente. Metteteci la tara di una robusta ripresa economica. Resta il fatto che i consumi e la domanda giustificano oggi investimenti che ieri anche dal punto di vista economico potevano apparire poco convenienti. Altro che transizione energetica e palle sulla decrescita felice. Oggi è il momento di investire in infrastrutture ed esplorazioni, rendendo davvero l’Europa unita e non a chiacchiere, su uno dei cardini della propria indipendenza.

Nicola Porro, Il Giornale 26 marzo 2022