Mentre i media sono in gran parte concentrate sulle ultime, sconvolgenti rivelazioni sul caso di Garlasco, prosegue la lunga odissea della cosiddetta famiglia nel bosco. In questi giorni, dopo ben 11 mesi, i tre bambini della coppia anglo-australiana hanno potuto fare visita, per circa 90 minuti, alla loro vecchia casa di Palmoli e, soprattutto, ai loro amatissimi animali.
Tutto questo in linea con il discutibile percorso di ricongiungimento a tappe stabilito dal Tribunale dei minori dell’Aquila. Così commenta l’incontro l’avvocato della famiglia, Simone Pillon: “ “Nathan e Catherine hanno atteso i figli abbracciati tra loro, e hanno preparato una grande merenda nel giardino. Si tratta solo di un’ora e mezza ma è un altro passo verso il rientro definitivo. Tra 15 giorni dovrebbero cominciare i pernotti e poi via via speriamo la situazione si possa avviare a una soluzione definitiva”.
Assai più critiche le parole dell’illustre psichiatra Tonino Cantelmi, da tempo consulente della famiglia Trevallion-Birmingham: “È stato un incontro strepitoso, che ha sprigionato tutta la potenza del legame di amore che c’è fra questi genitori e questi bambini – esordisce lo studioso -. Questi incontri nel luogo della felicità, con gli amatissimi animali e nell’armonia della natura, spazzano via e frantumano il pregiudizio che purtroppo ha caratterizzato questa vicenda”.
Dopodiché Cantelmi porta il suo affondo contro chi ha preso un provvedimento di allontanamento così prolungato e dichiara: “Questi incontri rendono plasticamente evidente la bellezza del legame di amore che che c’è in questa famiglia e quanto questo non possa essere devastato in cambio di un po’ d’istruzione nelle scuole italiane o di un bagno moderno. Risulta ancora più evidente la sproporzione dell’intervento rispetto alle criticità rilevate”.
Tuttavia, ancora una volta emerge con chiarezza l’assoluta necessità di porre un argine legislativo all’evidente strapotere delle istituzioni che, sulla carta, sono chiamate a tutelare i diritti dei minori anche quando tali diritti, come sembra che sia accaduto nel caso in oggetto, non sembrano proprio essere stati violati. Una legge, repetita iuvant, che recepisca il dettato della Corte europea dei diritti dell’uomo, secondo la quale “l’allontanamento forzoso è giustificato solo da un pericolo grave e imminente per il benessere o la sicurezza psicofisica del bambino, quando ogni altro rimedio preventivo o di sostegno alla famiglia si rivela impossibile o insufficiente”.
Leggi anche:
- A scuola sì, a casa no. Lo strano doppio standard sulla Famiglia nel Bosco
- Famiglia nel bosco, l’accusa di Pillon: i servizi sociali ritardano il rientro
Comprendo che le elezioni sempre più vicine stiano occupando l’agenda dell’attuale maggioranza di governo. Tuttavia, attualmente ci sono alcune decine di migliaia di minori allontanati dalle loro famiglie, molte delle quali probabilmente nelle stesse condizioni di Nathan e Catherine. Sarebbe quindi il caso, visto che alcune proposte di legge sono già state da tempo presentate in Parlamento, di darsi una mossa.
Claudio Romiti, 4 ottobre 2026
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).


