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Farci odiare tra noi: l’ultima trovata del CEO capitalism - Seconda parte

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Il fatto che uno dei “padroni” abbia scelto di esporsi personalmente ha spiazzato sia gli altri “padroni” sia i “maggiordomi”. Lo confesso, a me apòta, l’arrivo di Draghi ha fatto piacere, perché io in un regime ci sono nato (anni Trenta) e in parte vissuto (l’orrendo cattocomunismo radical chic) e so che è meglio stare sotto un “padrone” che non essere servo di un “maggiordomo”, pure con la puzza al naso.

Il Ceo capitalism sta cercando di trasformare psicologicamente noi cittadini in servi, sfruculia in modo sottile per mantenerci in perenne rissosità fra noi, su temi che la classe dominante, che governa l’intera comunicazione, giudica di volta in volta idonei. In proposito hanno schierato una batteria H 24 di giornalisti, accademici, intellò che picchiano duro sui presunti reprobi, rispolverando gli attrezzi del fascismo (!). E i cittadini, bovinamente, cadono nella trappola ideologica, si dividono, raffreddano amicizie, a volte le rompono, su argomenti resi importanti solo dalla comunicazione di regime, in realtà irrilevanti.

Come la pandemia, che se la si fosse affrontata con il puro buonsenso dei famosi “madri e padri di famiglia”, sarebbe stata risolta attraverso approssimazioni successive. E invece no, oggi ci ritroviamo addirittura con due pandemie, quella dei vaccinati e quella dei non vaccinati. Che fare per uscire da questo idiota cul de sac in cui ci hanno scaraventato, facendoci bisticciare fra noi sul nulla?

Vogliono forse che ci auto distruggiamo in nome della reciproca intolleranza? Scriveva Voltaire: “Il diritto dell’intolleranza è assurdo e barbaro; è il diritto delle tigri; anzi, è anche più orribile, perché le tigri non sbranano che per mangiare, mentre noi ci siamo sterminati per dei paragrafi”. Prosit!

Riccardo Ruggeri, 4 settembre 2021

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