L’Europa è meglio (dis)unita

(Dis)unione Europea

Autore: Vari
Anno di pubblicazione: 2019
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L’idea di Europa non si può toccare. E chiunque si avvicini all’altare con un approccio di sfida, viene ripudiato, escluso, eliminato. Eppure, come spiega benissimo un recente libro, (Dis)Unione Europea di Historica edizioni, le fratture che si sono verificate nel nostro continente sono di tale portata che varrebbe la pena farci un ragionamento sopra. Federico Cartelli ci ricorda come l’istituzione europea oggi sia tutt’altro che unita. E che la vittoria del partito europeista (non si capisce bene poi cosa unisca socialisti, popolari, liberali e verdi) su quello sovranista è tutt’altro che chiara. Non solo per la frattura parlamentare che sta facendo tremare la presidente designata, ma soprattutto per le sue fratture con il Regno Unito e gli Stati Uniti. Non si tratta di poca cosa.

Gervasoni nel libro ci ricorda infatti come l’europeismo buono italiano, quello che non è andato appresso alle sirene azioniste, è quello degasperiano, è quello del suo ministro del Tesoro Luigi Einaudi. Il loro europeismo era legato al posizionamento dell’Italia accanto agli Stati Uniti, al blocco atlantico. La loro partecipazione ai primi accordi economici europei (Giovanni Sallusti, nota in modo pungente, come Churchill, oggi tirato per la giacchetta europeista, si rifiutò di farne parte) fu una geniale intuizione einaudiana secondo la quale il «vincolo esterno» non rappresentava tanto l’austerity tedescocentrica, quanto l’adesione completa alle anglosassoni regole di mercato. Gervasoni, insieme a Lottieri di cui parleremo dopo, mette in chiaro la critica più forte all’europeismo delle nostre classi dirigenti. Intanto chiarisce una banale considerazione che vale la pena riportare: «Ci si può definire europei ed avere disistima del processo integrazionista».

E poi arriva a casa nostra. La prende da lontano, dalle calate dei francesi in Italia a fine ‘700 e dalla nostra folle e incosciente gioia giacobina. O meglio, la gioia delle élite del tempo. Che non capirono, come colse bene il Cuoco, come il popolo stesse da tutt’altra parte. E poi galoppa fino al manifesto di Ventotene, al suo spirito azionista, all’idea folle di fare un italiano nuovo, solo confondendolo con un nuovo cittadino europeo. Gervasoni ripercorre quel percorso che parte da lontano e che auspica un intervento esterno per rifare il «pessimo carattere» degli italiani. Il filo rosso di questo intelligente libro, che passa per un interessante saggio di Punzi sul pragmatismo anglosassone, si dipana completamente, nel capitolo conclusivo, affidato a Carlo Lottieri.


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8 Commenti

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  1. Signora Elisabetta,

    non le pare di far un po’ troppa confusione? Prima della Thatcher non c’erano regole di mercato; governavano i laburisti; ossia, i vostri compagni di Sinistra. Le regole di mercato che hanno salvato il Regno Unito dal fallimento, sono arrivate dopo, grazie alle drastiche riforme della Dama di Ferro, molto bene consigliata da uno dei più importanti pensatori del secolo scorso Hayek (austriaco e non britannico), Premio Nobel per l’economia che tanto farebbe del bene anche al nostro Paese che non ha mai conosciuto un’economia liberale.

    Infatti, nel nostro caro Paese, anche quando governavano i cosiddetti liberali nostrani, non siamo mai usciti da un obsoleta ‘economia “patrimonialista”; per cui, in Italia non s’è MAI fatta la più timida esperienza di economia di mercato, purtroppo…

  2. Ottima, ovviamente, la conclusione di Lottieri.
    Peraltro l’unica corretta: non è importante essere nelle mani di un re piuttosto che di un altro, quanto essere liberi.
    Non la definirei neanche “eterodossa”: secoli di evoluzione liberale dicono esattamente quello, dicono che bisogna limitare il potere pubblico a vantaggio delle persone.
    Pochi decenni fa, si costruivano persino monete europee su tali principi.
    Quindi erano decisamente affermati, noti, spesso condivisi.
    Se oggi sono sconosciuti e traditi, non li definirei “eterodossi”, ma solo oscurati dalla propaganda statalista, degenerata come negli anni ’30 del secolo scorso.

  3. Se l’Europa deve diventare unita come mai giornalisti attenti alle correnti di pensiero austriache, anglofone, francotedesche continuano a battere tastiere solo su argomenti di provicialissimo interesse quali le beghe propagandistiche del paesiello italia?
    Vi ricordo esimi giornalisti che in questo sito voi di economia, politica e finanza internazionale battete qualche sillaba per sbaglio, men che mai di quella europea o dei singoli stati che la compongono.
    Eppure mi pare di capire che alcuni di voi il naso fuori dall’Italia, almeno per le vacanze, ce lo mettono. I corrispondenti non esistono più?
    A parte guardarvi il panorama dei luoghi vacanziari riuscite a cogliere altro delle realtà in cui villeggiate o li smette la curiosità che dovrebbe essere pane quotidiano di uno spirito indagatore/curiosità del giornalista?
    I liberali Berlusconi, senior e junior, hanno un altissima opinione del pubblico, si evince non solo dalle trasmissioni su tutti i canali ma soprattutto dal taglio.
    Mardock gli stà facendo il pelo e contropelo con un solo canale “Nove” ove, anche se vi è spazzatura mediatica , è presentata con una raffinatezza che a casa Berlusconi non sanno cosa sia!
    la frase di Augias, seppur dettata dalla stessa sitintività che lo stesso tanto depreca, è azzeccatissima se rapportata al suo datore di lavoro.

    • Premetto che non ho niente in comune con giornalisti o corrispondenti di chicchessia.

      Ma guarda, guarda, dopo aver trascorso una vita a girare per il mondo… da chi bisogna sentirsi dire di aver scarsamente messo il naso fuori dai confini della provincialissima Italietta…

      Signora Elisabetta, se il nostro Paese si distingue per una particolarissima caratteristica, suo malgrado, è proprio per il nostro imperdonabile provincialismo che – da quanto si evince dalle sue brillantissime osservazioni – non risparmia nemmeno la sua erudita sapienza…

  4. La conclusione é sbagliata, i diritti individuali esistono solo in una Nazione Stato che li gatantisca.
    Nel mondo di oggi ci sono i pezzi da novanta come la Cina, l’USA, la Russia, l’India ma l’Europa non c’é. Non ha una cittá capitale ma molte capitalt, non ha una lingua comune, non ha un codice penale comune, non ha una frontiera comune ma solo frontiere di varie nazioni, non ha un esercito e sopratutto non ha generato un sentimento patriottico. Tutti noi “europei” siamo prima francesi o italiani o spagnoli o tedeschi e solo poi pure europei, in veritá devo ripetere la frase di Metternich: l’Europa é solo un’espressione geografica e che se non faremo i sacrifici richiesti per fare una Unione Politica saremo mangiati pezzo per pezzo dai pezzi da novanta.

  5. Chi vive realmente in Europa e cioe´condividendo la situazione reale della gente semplice ha compreso da tempo che in questa UE e´in atto una lotta silenziosa dietro le quinte fra diverse culture e modelli di vita . Nessuno dei Paesi ” galli ” vuole cedere la sua eredita´al´altro perche´dovrebbe poi farsi assimilare completamente . Il processo di assimilazione e´ in atto e questo crea molti conflitti fra Paesi che vogliono imporre il loro modello e quelli che quel modello dovrebbero assorbirlo . Germania e Francia cercano di fare da guida e lo fanno perche´ non hanno nessuna voglia di cambiare qualche virgola al loro sistema anche perche´cambiare modalita´comporta indebolimento generale . Mentre la Francia e´un Paese con Governi variabili secondo uno schema democratico basato sul cambiamento , la Germania e´un Paese che tende a lasciare lo stesso politico al comando anche per decenni , cosa che non dimostra un tendenza verso il cambiamento democratico . Da questo punto di vista la Germania , avendo governi piu´duraturi , guidata a lungo dagli stessi personaggi , ha un sistema piu´rodato per imporre il suo sistema . Hanno forzato la ruinificazione proprio per arrivare in Europa con la popolazione piu´ grande per metere un ipoteca sia sul Centro geografico che su quello politico della nuova Europa . La Germania ha consolidato la sua posizione in tutti i sensi a costo di Paesi di periferia . Il destino dei Paesi del Mediterraneo sara´quello che fu´del suditalia dopo la guerra , sara´quello delle periferie di grandi centri economici o quello di grandi citta´. Con questo andazzo l´Italia subira´forti disgregazioni a causa dell´attrazione fatale che la Germania sta´esercitando sul resto dell´Europa . Il processo di integrazione e´quindi una lotta di sistemi , vincera´che ha il sistema piu´rodato .

  6. Nel 700 il “popolo” che,tra l’altro nn contava una fava secca,stava dalla parte di chi gli dava qualcosa da mettere sotto i denti.
    Francia o Spagna,basta che se magna!
    Oggi il “popolo” sta ritornando a nn contare una fava secca e viene “tirato dalla giacchetta” sotto effetto dei mojito.
    Pian piano,con la scusa della “invasione”,perderà ancor più diritti e allora saremo alla “invasellinazione”.

  7. Quali anglosassoni regole di mercato Porro? Quelle prima della Tatcher o quelle dopo?
    Perchè questo paese deve sempre prendere a copia ed incolla , ora da anglosassoni o ancor meglio anglo americane oppure da francotedeschi o da francofonirussi? La risposta è banale, le dominazioni.
    Qual’è il vero problema dell’Italia Porro? Magari saper solo andare dietro le correnti di pensiero al di fuori dei suoi confini nazionali? Così per le scelte economiche, e finanziarie?
    La sinistra smpre prona alla “cultura” francese/Russa e la destra sempre prona alla “cultura” angloamericana, fatta eccezione per i salotti della finanza ove la regole si saltava a piè pari poichè primeggiava a livello di impieghi ed impegni economico finanziari l’ America, soprattutto e dopo che il KGB smise di finanziare la sinistra?
    Non sapete proprio dove sia l’autonomia di pensiero e quindi di scelta, questo è il vero problema dell’italianitàidiota!
    A quale economisti fulgidi di oltrefrontiera si ispirano oggi i liberali e/o liberisti e/o libertari?
    A quali studiosi di finanza olltrefrontiera si ispirano i spopracitati?
    Su Porro che oltre a prendere a pesci in faccia Battaglia ( ma ci sono studentelli che noto con piacere riescono molto meglio di me, con molta più perizia a smontarne le tesi di una scienza fondata sul gossip) sarei felice di nomi altisonanti degli studiosi del mondo che vanno per la maggiore nella destra italiana liberale etc…
    Nel frattempo non si sganci dal liberale per eccellenza di questo paese BERLUSCONI il 163 ( forbes scrive minchiate, dove sono Benetton Elkann etc..) grossostronzo del mercato finanziario. ed è noto che il mercato finanziario è strutturato appositamente per non solo ripartire la torta a pioggia sulla povera gente, ma per scremare in modalità meritocratica.

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