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“Ma come ti permetti!”. Lite Capezzone-Azzaro sulla legittima difesa

L’ennesimo caso di cronaca (un tabaccaio ha ucciso alle spalle un ladro moldavo) riapre il dibattito sulla legittima difesa. A Quarta Repubblica, sul tema, è andato in scena un duro dibattito tra Daniele Capezzone e la giornalista Angela Azzaro, al quale ha partecipato anche Vittorio Sgarbi (02:55).

Nel video sopra, alcuni momenti salienti dalla trasmissione del 10 giugno 2019.

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6 Commenti

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  1. Ai “discorsi banali neanche risponde”… credo che l’Azzaro abbia veramente tutta l’intelligenza necessaria per essere invitata dalla Murgia a far parte del suo esclusivo gruppo su WhatsApp “Noi intellettuali”. Vorrei tanto anch’io essere abbastanza di sinistra, e profondo, e buono, e intelligente, e modesto per essere invitato.

  2. Ma chi è sta stordita? una zecca rossa immagino. Cmq per me chiunque entra in casa per rapinare perde ogni diritto, compreso quello di respirare.

    • Ricordi alla giornalista che a Lanciano una coppia e’ stata massacrata daii ladri .alla moglie hanno tagliato un pezzo di orecchio e al marito lo hanno massacrato..il loro stato di diritto dov’è?ci dobbiamo fare ammazzare per farci derubare da gente che trova più facile e conveniente rubare invece di andare a lavorare?vorrei vedere la signora cosa farebbe..

  3. Quí c¡e una confusione sul termine !aggressione”. Bisogna definire questo termine stratto, non parliamo di una aggressione fisica solamente. ne di una aggrassione verbale , parliamo di tutte quelle attivitá che rappresentano una diminuzione forzata della mia persona fisica e include la diminuzione di tutto ció che é mia propietá e mia responsabilitá in quanto persona fiisic, ovvero include tutti i membri della mia famiglia se situati in una localitá di mia propietá. Questo é il temine che deve essere usato nella legittima difesa, include la rapine ma non la minaccia di una rapina dal’esetrno della propitá. Il ladro era anche perseguito nella antica legge romano fino alla sua dimora e condannato immediatamente se li ei ricuperava la refurtiva. Per me la legge é sacrosanta ma ancora isufficente.

  4. Tutte le volte che gli intellettuali vengono messi alle strette con domande dirette come ha fatto Capezzone: “…scusi ma lei cosa farebbe se le capitasse una situazione del genere?..”, l’ennesima intellettuale filosofa da studio televisivo risponde che a questo tipo di domande talmente ovvie lei non risponde. Bravi solo a teorizzare. Più loro fanno i teorici con la puzza sotto il naso e più la gente comune si sdegna e prende le dovute distanze da loro.

    • E’ vero… ma almeno teorizzassero veramente! La realtà è che non teorizzano nemmeno più. Si limitano a dire “no” ad ogni cosa. Il loro mantra è “non esistono soluzioni semplici a problemi complessi”. Vera o no che sia questa frase (che può esser vera, come falsa, a seconda dei casi), il punto è che non propongono MAI, ma VERAMENTE MAI niente che sia NIENTE.
      E la cosa allucinante è che si definiscono “intelletuali”! Quando sento la parola “intellettuale” ormai mi fa lo stesso effetto di quanto sento la parola “riforma” (parole che negli ultimi anni hanno cambiato così tanto il loro significato da arrivare a significare il loro esatto opposto!). Cioè: mi tengo forte, sicuro che sta per succedere qualcosa di terribilemente stupido!
      Per il colpo di grazia all’antico significato della parola “riforma”, devo ringraziare Renzie, con la sua inarrivabile “riforma costituzionale”, scritta con la penna infilata non dico dove.
      Per il colpo di grazia alla parola “intelletuale”, ringrazio l’inarrivabile Murgia, con il suo gruppo WhatsApp di “noi intellettuali”. Quel “noi” è fantastico: una specie di circoletto accademico di menti illuminate che si riconoscono su WhatsApp, riconoscendosi a vicenda come “intelletuali”. E tutti gli altri, quelli non intellettuali, fuori.

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