“A Milano la corsa verso le elezioni comunali del 2027 è già cominciata. Manca ancora tempo alla scadenza elettorale, ma nei partiti si ragiona da mesi su un tema fondamentale: chi potrà svolgere il ruolo che ha avuto Giuseppe Sala e riportare il centrodestra alla guida di Palazzo Marino dopo oltre quindici anni di opposizione? La sensazione è che il centrodestra stia ancora elaborando una verità che in passato ha spesso sottovalutato. Milano non è una città impossibile da conquistare, ma non è neppure una città che si lascia sedurre da candidature esclusivamente identitarie o da campagne costruite soltanto sulla contrapposizione ideologica. Per vincere occorre intercettare contemporaneamente il voto di centrodestra tradizionale, il mondo produttivo, le professioni, il ceto medio urbano e una quota significativa di elettorato civico. È una sfida complessa, che spiega perché la coalizione non abbia ancora trovato una sintesi definitiva”. Lo spiega uno studio dell’istituto demoscopico Yoodata per Milano Quotidiano sul candidato sindaco a Milano per il Centrodestra alle elezioni comunali del 2027.
“Oggi il nome politicamente più forte resta quello di Maurizio Lupi. Da tempo sostenuto da Ignazio La Russa, il leader di Noi Moderati appare come il candidato più naturale per una coalizione che voglia presentarsi con un profilo rassicurante e istituzionale. Lupi possiede caratteristiche che pochi altri possono vantare. Conosce profondamente Milano, ne frequenta da decenni i mondi economici, associativi e cattolici, ha alle spalle una lunga esperienza amministrativa e ministeriale e rappresenta probabilmente la figura più capace di tenere insieme le diverse anime della coalizione. Proprio per questo continua a comparire in tutte le discussioni che riguardano il futuro del centrodestra milanese. Eppure, esiste anche un problema. Se Lupi rassicura il sistema politico, non è detto che riesca a entusiasmare l’elettorato. La sua immagine è quella di un professionista della politica, mentre Milano negli ultimi vent’anni ha spesso premiato profili percepiti come più civici che partitici. È questo il motivo per cui la sua candidatura continua a raccogliere consensi ma anche resistenze, soprattutto in alcuni settori della Lega e di Forza Italia”.
“L’alternativa più evidente è rappresentata da Silvia Sardone. L’europarlamentare leghista dispone di una notorietà molto elevata e di una capacità comunicativa che pochi altri esponenti del centrodestra possiedono. Nelle consultazioni organizzate dalla Lega il suo nome è emerso come il più apprezzato (dopo Matteo Salvini) e il suo radicamento nelle periferie milanesi è indiscutibile. Sardone avrebbe però una campagna elettorale completamente diversa da quella di Lupi. Più identitaria, più combattiva, più concentrata sui temi della sicurezza, dell’immigrazione e del disagio urbano. Temi che certamente mobilitano l’elettorato di destra ma che potrebbero non essere sufficienti per conquistare quella fascia moderata e professionale che spesso decide le elezioni milanesi. Il suo grande punto di forza coincide quindi anche con il suo principale limite: entusiasma molto, ma rischia di dividere altrettanto”.
“Negli ultimi tempi è cresciuto anche il profilo di Matteo Perego di Cremnago, indicato da diversi osservatori come una possibile soluzione di equilibrio. Il sottosegretario alla Difesa possiede un’immagine moderata, europea e istituzionale. Non porta con sé particolari elementi di conflittualità e potrebbe risultare spendibile verso quell’elettorato centrista che a Milano continua a essere decisivo. Il suo problema è opposto a quello di Sardone. Nessuno lo considera una figura divisiva, ma resta da capire se sia sufficientemente noto per affrontare una campagna elettorale che si annuncia molto competitiva. In altre parole, Perego piace a molti osservatori politici, ma deve ancora dimostrare di poter diventare un candidato popolare”.
“Poi esiste il partito degli outsider. Il nome che continua a circolare nei salotti cittadini è quello di Alessandro Spada, ex presidente di Assolombarda. Se si osserva la storia recente delle elezioni milanesi, è probabilmente questa la figura che più si avvicina al modello vincente. Un manager conosciuto, credibile agli occhi del mondo economico, capace di parlare il linguaggio dell’innovazione e dello sviluppo urbano. Il problema è che, almeno per ora, la sua resta più una suggestione che una candidatura politica vera e propria. Tuttavia, se il centrodestra decidesse di puntare su un profilo autenticamente civico, difficilmente potrebbe ignorare un nome come il suo. Sul fondo resta anche l’ipotesi di candidature mediatiche, come quella di Alessandro Sallusti, evocata periodicamente nel dibattito pubblico. Ma, al momento, si tratta più di una suggestione giornalistica che di un progetto politico strutturato”.
“La domanda finale è inevitabile: chi avrebbe oggi maggiori probabilità di vincere? Se l’obiettivo fosse semplicemente mantenere compatta la coalizione, la risposta sarebbe probabilmente Maurizio Lupi. Se invece l’obiettivo fosse massimizzare il potenziale elettorale, il discorso diventa più articolato. Milano infatti continua a premiare candidati percepiti come amministratori prima che come capi-partito. È questa la lezione lasciata prima da Gabriele Albertini e poi da Giuseppe Sala. Per questo motivo la vera questione che il centrodestra dovrà affrontare nei prossimi mesi non riguarda soltanto il nome da scegliere. Riguarda il modello di leadership che intende proporre alla città. Un candidato politico puro può garantire identità e coesione interna. Un candidato civico può garantire attrazione verso il centro. E in una Milano sempre meno ideologica e sempre più pragmatica, è probabilmente il secondo profilo quello che, sulla carta, offre oggi le maggiori possibilità di vittoria. La partita resta apertissima. Ma una cosa appare già chiara: nel 2027 il centrodestra potrà vincere soltanto se riuscirà a convincere Milano che il proprio candidato non rappresenta una parte della città. Bensì la città nel suo insieme”, conclude l’analisi di Yoodata.
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Maurizio Lupi


