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Piccole secessioni: la proposta di Lottieri

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Localizzare quanto più sia possibile i centri delle decisioni politiche e mettere in concorrenza le giurisdizioni. È questa, in sintesi, la proposta politica formulata da Carlo Lottieri nel suo agile pamphlet intitolato Per una Nuova Costituente. Liberare i territori, rivitalizzare le comunità, pubblicato lo scorso anno da Liberilibri.

Nel testo si auspica un processo politico che favorisca la secessione pacifica di ogni comunità locale. Il superamento dell’unità imposta indurrebbe i diversi territori a gestirsi al meglio, tassare il meno possibile, adottare le regole migliori e più confacenti alle esigenze locali. In fondo, se l’Italia sotto tanti aspetti è un luogo speciale questo dipende – secondo Lottieri – dal fatto che per secoli Siena non è stata Firenze, Venezia non è stata Genova, Napoli non è stata Palermo. Riconoscere la natura plurale della penisola obbliga, quindi, a superare l’attuale assetto prefettizio, che ha ridotto gloriose città e formidabili regioni in derelitte e grigie periferie di quella che è soltanto una copia malriuscita della Francia.

Il testo intende ispirare all’azione e scommette sul collasso istituzionale di uno Stato sommerso dai debiti, con alti livelli di disoccupazione (specie al Sud), che non cresce da anni e ha dovuto subire politiche anti-pandemiche che hanno aggravato una situazione già compromessa. Quando si tenterà di uscire dal disastro bisognerà immaginare una via d’uscita in un nuovo passaggio costituente: in una “convenzione” che riunisca i rappresentanti delle realtà regionali e li porti a scrivere un nuovo testo costituzionale. Quella carta, però, entrerà in vigore solo nei territori in cui una maggioranza l’approverà; dove si registrerà il rifiuto, ci si dovrà dotare di un distinto ordine istituzionale all’insegna di una compiuta indipendenza.

La proposta è radicale e in qualche modo “rivoluzionaria”, poiché rifiuta il mito secolare dell’indissolubilità nazionale. D’altra parte, a giudizio di Lottieri solo la volontaria adesione a un patto sottoscritto (che dovrà essere temporaneo o comunque revocabile) può far convivere differenti comunità entro le stesse istituzioni. Tanto più che soltanto una vera concorrenza istituzionale può fare emergere il meglio da ogni area.

Un’attenzione particolare, nel volume, è riservata al Mezzogiorno. Secondo l’autore, se da un lato è vero che tutti i territori trarrebbero beneficio da un pieno autogoverno, il Sud ne trarrebbe particolari vantaggi, specie alla luce degli effetti della centralizzazione italiana. Da decenni, le popolazioni meridionali si trovano in una situazione di disagio che è causata, più di tutto, dalla politicizzazione della società. L’assistenzialismo gestito dai politici di professione non può dare dignità, prosperità e crescita civile; può solo attribuire privilegi a pochi e miseria ai più.

Invece che proseguire sulla strada di logiche redistributive, le comunità che compongono il Meridione dovrebbero guadagnare quell’indipendenza che può permettere loro di adottare una bassa fiscalità e fissare salari collegati al mercato e alla produttività. Oggi è spesso poco conveniente investire al Sud e quindi non è sorprendente che il reddito pro capite della Romania abbia superato quello del Mezzogiorno: e questo perché in Romania le imposte sono basse, il costo del lavoro assai inferiore, il “posto” pubblico è meno attrattivo e tutto questo crea un clima generale più favorevole alla crescita e all’imprenditorialità.