Politico Quotidiano

Attaccò i carabinieri di Ramy? Adesso si capisce: Gabrielli si candida

L’ex capo della Polizia si lancia con Ruffini: ora la nuova partita è tutta politica, addirittura "senza garanzie"

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Franco Gabrielli scende ufficialmente in campo. Dopo mesi di indiscrezioni, l’ex capo della Polizia ha scelto una lunga intervista ad Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera – una pagina e mezza, per intenderci – per annunciare il suo ingresso nel progetto politico di Ernesto Maria Ruffini, Più Uno. “Sì, ho deciso”, spiega. E la collocazione, questa volta, è dichiarata senza sfumature: “La nostra collocazione è nel centrosinistra“.

Una scelta destinata inevitabilmente a far rileggere anche alcune delle prese di posizione pubbliche assunte da Gabrielli negli ultimi anni. A partire da quella sul caso di Ramy Elgaml, il diciannovenne morto a Milano il 24 novembre 2024 al termine dell’inseguimento dello scooter sul quale viaggiava da parte dei carabinieri. Il 9 gennaio 2025, quando il caso era tornato al centro del dibattito dopo la diffusione di nuovi filmati, Gabrielli non aveva aspettato la conclusione degli accertamenti per esprimere un giudizio sulle modalità dell’inseguimento. “È ovvio che quella non è la modalità corretta con cui si conduce un inseguimento perché c’è pur sempre una targa, un veicolo”, aveva detto a Radio 24. E ancora: “Se il tema è fermare una persona che sta scappando, non posso metterla in una condizione di pericolo”. Nella stessa intervista, peraltro, l’ex capo della Polizia aveva invitato a evitare anche la “criminalizzazione a prescindere” delle forze dell’ordine. Curioso, considerando l’attacco frontale riservato agli uomini in divisa. Tanto più che, appena pochi giorni dopo, vennero diffuse le valutazioni della Procura secondo cui nelle modalità dell’inseguimento non sarebbero emerse violazioni di regole, protocolli o norme penali.

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Oggi Gabrielli cambia definitivamente terreno. Dalle istituzioni alla politica attiva. E lo fa spiegando di voler accompagnare Ruffini “senza chiedere ruoli o garanzie: prima viene il progetto, poi il resto”. Dopo 38 anni trascorsi tra Polizia, Protezione civile, intelligence e amministrazione dello Stato, rivendica di tornare alla politica con “la stessa idea di servizio” che avrebbe accompagnato la sua vita pubblica. Le proposte? Una destinata ad accesi dibattiti: un ministero dell’immigrazione, o per la precisione “un ministero o un’agenzia capace di tenere insieme ingressi, rimpatri e integrazione”.

Il progetto è quello di Più Uno, che non nasconde l’obiettivo: allargare il consenso del centrosinistra e arrivare, come indicato dallo stesso movimento, a una futura alleanza elettorale con altri partiti e movimenti dell’area. Ruffini ha escluso l’idea di un centro autosufficiente e Gabrielli oggi ribadisce la stessa linea: niente equidistanza tra destra e sinistra, ma ingresso pieno nel campo progressista.

Un campo nel quale c’è anche Alleanza Verdi e Sinistra. E qui il tema della sicurezza torna inevitabilmente a incrociare la politica. A Torino, lo scorso 31 gennaio, esponenti rossoverdi parteciparono alla manifestazione in difesa di Askatasuna. Come si concilia tutto questo? Perchè non parliamo di realtà qualunque. E risulta quantomeno sorprendente ipotizzare un asse tra Avs e la formazione di Gabrielli: la distanza dovrebbe essere siderale. Ma forse in realtà non lo è. E non c’è nemmeno da sorprendersi.

Gabrielli, insomma, ha scelto. Da oggi non parla più soltanto con il curriculum dell’ex capo della Polizia, dell’ex prefetto o dell’uomo delle istituzioni. Parla anche da protagonista di un progetto politico che dichiara apertamente dove intende collocarsi. E questo, almeno, elimina definitivamente ogni equivoco sul perimetro nel quale ha deciso di giocare la sua nuova partita.

Massimo Balsamo, 2 ottobre 2026

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