Dopo il monito “No ghetti” (che è esattamente l’obiettivo che mira a raggiungere la previsione di un limite massimo alla presenza di stranieri nelle classi) del Presidente della Repubblica, l’esclusiva pubblicata ieri su nicolaporro.it grazie ad un brillante Guglielmo Mastroianni ha fatto luce, nei meandri legislativi della storia repubblicana, su una circolare del 1990 firmata dallo stesso Sergio Mattarella – all’epoca Ministro della Pubblica Istruzione – che, guarda un po’, imponeva un limite alla concentrazione nella stessa classe di alunni dello “stesso gruppo linguistico” e una distribuzione di poche unità per classe per favorire l’integrazione.
Ma non è l’unico, Re Sergio. Il progressismo è smemorato e ogni tanto i colpi sulla porta delle nocche del passato non sono isolati ma molteplici e rumorosi: TOC, TOC!
Nel marzo del 1998, durante il primo Governo Prodi, il Parlamento approvò la cosiddetta legge Turco-Napolitano (legge 40/1998) di iniziativa governativa sulla disciplina dell’immigrazione e sulla condizione dello straniero: il disegno di legge fu presentato dal Presidente del Consiglio Romano Prodi insieme a Livia Turco, Lamberto Dini e Giorgio Napolitano tra i ministri proponenti. All’art. 47, la legge conferiva delega al Governo per l’emanazione di un decreto legislativo che coordinasse la normativa sull’immigrazione: fu così che l’estate dello stesso anno si arrivò, attraverso Decreto legislativo, al Testo unico sull’immigrazione (D.Lgs. 286/1998) ovviamente emanato dal Presidente della Repubblica dell’epoca, Oscar Lugi Scalfaro e firmato, tra gli altri – sentite e tremate – oltre che dal Presidente del Consiglio, Prodi, da Giorgio Napolitano, Ministro dell’interno, Luigi Berlinguer (cugino di Enrico), Ministro dell’istruzione, Ciampi, Ministro del Tesoro, Dini, Ministro degli Affari Esteri, Bindi, Ministro della Sanità. Sarà poi attuato attraverso norme regolamentari contenute nel D.P.R. 31 agosto 1999, n. 394 emanato dal successore di Scalfaro al Quirinale, Carlo Azeglio Ciampi, seguito dalla controfirma di D’Alema, nuovo Presidente del Consiglio, e dagli altri ministri tra cui l’accoglientissimo Pierluigi Bersani, Rosy Bindi
E insomma, qual era il cuore normativo del provvedimento, il punto che evidenzia la perenne tendenza progressista all’amnesia? Prendiamo il testo, terzo comma dell’art.45: “Il collegio dei docenti formula proposte per la ripartizione degli alunni stranieri nelle classi; la ripartizione è effettuata evitando comunque la costituzione di classi in cui risulti predominante la presenza di alunni stranieri”. Niente più, niente meno che il principio teso ad evitare a tutti i costi la segregazione, le classi ghetto “evitando la costituzione di classi in cui risulti predominante la presenza di stranieri”. Proprio ciò che fa la misura annunciata lo scorso weekend da Giorgia Meloni e Valditara e su cui presto il Consiglio dei Ministri lavorerà. Sono provvedimenti speculari: fanno la stessa cosa, raggiungono gli stessi obiettivi. Stavolta spostando il focus da un atto di autonomia collegiale prevista in un regolamento, ad una previsione legislativa di rango primario.
Ma allora perché oggi la sinistra la critica? I padri della sinistra dovrebbero adorare Meloni: c’erano proprio tutti sulla linea del tetto massimo agli stranieri nelle classi, da Scalfaro a Ciampi, da Napolitano a Prodi e alla Bindi. Eppure ci troviamo ad evidenziare il cortocircuito dei progressisti odierni, eredi politici di quei nomi e quella tradizione, che – col contesto competitivo cambiato – si stracciano le vesti per una misura che hanno storicamente sempre difeso e inseguito, un principio che condividevano, sposavano e per cui si battevano.
Un curioso paradosso che sa tanto di speculazione propagandistica, l’inversione del Nixon goes to China effect: quando è l’avversario a realizzare in modo strutturale una misura che in qualche modo aveva albergato nella tradizione politica della propria parte, i figliocci ereditieri di quella storia ne ridefiniscono il valore e la contestano proprio perché ora è diventata bandiera dell’avversario.
Esemplificazione banale dell’appartenenza ideologica che pesa più della coerenza della posizione politica.
La letteratura sui policy reversal, il principio; la sinistra italiana, il significato.
Francesco Catera, 23 settembre 2026
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