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Vaccino anti Covid, la guerra a Usa e Russia

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L’Organizzazione mondiale della sanità in questi mesi ha dimostrato una visione sino-centrica, tanto che il 30 gennaio per non ledere gli interessi economici della Cina raccomandava di non inibire il commercio e il movimento con l’epicentro geografico da cui si è propagato il Covid-19. La subalternità dell’Oms verso Pechino è apparsa evidente con le omissioni informative e ritardi nella comunicazione dell’insorgenza dell’epidemia. Non solo Trump ha espresso irritazione per le coperture che l’Oms ha garantito alla Cina, anche il vice primo ministro giapponese Taro Aso nel Parlamento nipponico ha schernito l’agenzia sanitaria dell’Onu rinominandola «Chinese Health Organization». E tale sottomissione dell’Oms pare perpetuarsi, tanto che il suo portavoce Tarik Jasarevic ha replicato all’annuncio di Vladimir Putin sulla registrazione del vaccino con la precisazione che il lavoro della Russia dovrà essere sottoposto a «rigorosi esami e valutazioni di tutti i dati richiesti sulla sicurezza e l’efficacia» prima di ottenere l’approvazione sanitaria. Si invoca nei confronti della Russia e degli Stati Uniti quel rigore che nei rapporti con Pechino si è affievolito, mutandoni in compiacenza.

All’Oms fa l’eco Walter Ricciardi, consulente del ministero della Salute, che ogni qual volta viene interrogato sulla lavorazione in Russia e negli Stati Uniti dei vaccini anti Covid-19 esprime «sconcerto», mentre sul processo di perfezionamento del vaccino cinese si abbandona ad un tono di elogio. Così Ricciardi dopo l’annuncio di Putin di aver registrato il vaccino anti-Covid (Sputnik V):«Non si può che rimanere sconcertati. Di questo vaccino non è noto nulla. Una totale mancanza di trasparenza». Sulla disponibilità della Food and Drug Administration, l’ente governativo statunitense che si occupa della regolamentazione dei prodotti farmaceutici, di autorizzare un vaccino contro il Coronavirus, Ricciardi ha commentato con lo stesso aggettivo: «Assistiamo “sconcertati” a quanto sta avvenendo negli Stati Uniti dove c’è uno scollamento totale tra la politica e la scienza».

Imputare alla Russia e agli Stati Uniti mancanza di trasparenza e nello stesso tempo lodare il modello sperimentale della Cina, che si pone in un rapporto di antitesi con il concetto di trasparenza, è alquanto bizzarro. Così come denunciare la separazione fra politica e tecnica che, invero, si è slatentizzata nel regime comunista cinese con i medici imbavagliati e vessati nell’esordio dell’epidemia per preservare la reputazione politica di Pechino. Siamo convinti che i farmaci vaccinali non si possono produrre intraprendendo scorciatoie con il rischio di immettere sul mercato un prodotto insicuro, ma neanche l’indulgenza dell’Oms e dei suoi epigoni verso la culla cinese del virus è sintomo di avvedutezza.