Cronaca

Youssef Siher, spuntano nuovi dettagli su chat e contatti

I contatti con la rete pro-Pal e le chat sulle rivolte: dalla Primavera araba a Hong Kong, i modelli per sfidare il potere

Foto presa dai profili social di Youssef Siher
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I rapporti con Mohammad Hannoun, i contatti con gli ambienti dell’attivismo palestinese e una strategia di mobilitazione ispirata alle grandi rivolte internazionali. Emergono nuovi dettagli sulla rete di Youssef Siher, fondatore del Movimento 17 Ottobre, finito al centro dell’inchiesta milanese sulle proteste e successivamente scarcerato per decisione del gip Tiziana Landoni. Il suo nome compare anche negli approfondimenti della Procura di Genova sui presunti finanziamenti ad Hamas, che nel dicembre 2025 avevano portato all’arresto di Hannoun e di altri indagati.

Secondo quanto ricostruito dal Giornale, Siher e Hannoun si conoscevano, con rapporti maturati soprattutto nell’ambiente delle manifestazioni pro-Pal. Gli accertamenti coordinati dal procuratore Nicola Piacente riguardano in particolare i contatti telefonici con Falestin Dawoud, figlia di Raed Dawoud, considerato uno dei principali collaboratori di Hannoun. Non risultano invece rapporti economici diretti tra Siher e il presidente dell’Associazione palestinesi in Italia.

A ricostruire la rete di relazioni contribuiscono anche i collegamenti con i Giovani Palestinesi Italiani, vicini all’area associativa di Hannoun, e il ruolo della moglie di Siher, Saja Hammoud, a sua volta coinvolta nell’inchiesta milanese. Tra le sigle che gravitano attorno a questo ambiente figura inoltre l’Unione democratica arabo palestinese (Udap), realtà considerata vicina all’area del Fronte popolare per la liberazione della Palestina. Un suo esponente, Shokri Hroub, era presente all’uscita di Siher dal carcere di San Vittore, dopo la decisione del gip di non convalidare il fermo. Con lui anche Khader Tamimi, esponente della comunità palestinese lombarda.

Ma sono soprattutto le conversazioni sui canali Telegram del Movimento 17 Ottobre a delineare il progetto politico promosso dal trentenne. L’obiettivo era costruire una mobilitazione diffusa, priva di una leadership riconoscibile e capace di coordinarsi attraverso le piattaforme digitali. Un’impostazione che guardava alle esperienze internazionali di protesta, a partire dalla Francia. “Dobbiamo fare come in Francia. Lì sono ben organizzati, soprattutto, attivi”, scriveva Siher in uno dei messaggi esaminati dagli investigatori.

I riferimenti, tuttavia, andavano ben oltre le manifestazioni francesi contro il carovita. Nei documenti interni venivano richiamate la Primavera araba, le proteste di Hong Kong del 2019 e le mobilitazioni che avevano investito Egitto, Tunisia e Sudan, oltre ai movimenti di piazza in Algeria, Libano e Cile. Tra i modelli citati comparivano anche Occupy, gli Indignados, le proteste studentesche serbe e quelle della Generazione Z in Marocco.

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Il filo conduttore era l’organizzazione orizzontale delle proteste, senza figure di riferimento facilmente individuabili e con la possibilità di modificare rapidamente iniziative e modalità di partecipazione. Particolare attenzione veniva riservata al modello di Hong Kong e al principio del be water, basato su una mobilitazione decentralizzata, flessibile e imprevedibile.

“La fluidità è una strategia, e la facciamo nostra”, si leggeva nei messaggi. L’intenzione dichiarata era quella di riprendere le tecniche organizzative dei movimenti capaci di mettere in difficoltà governi e apparati istituzionali. Un’impostazione che, nella ricostruzione della Procura milanese, assumeva un significato ulteriore alla luce degli appelli alla mobilitazione e delle indicazioni diffuse attraverso i canali social.

Il Movimento 17 Ottobre puntava dunque a trasformare la protesta in una mobilitazione permanente, capace di aggregare realtà differenti e sottrarsi alle tradizionali forme di rappresentanza politica. Una strategia condensata nello slogan scelto dagli stessi promotori: “Un movimento, nessun padrone»”.

Massimo Balsamo, 2 novembre 2026

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