Senza troppo clamore, è finita una storia mediorientale lunga quasi cinquant’anni. La missione Unifil si esaurirà il 31 dicembre 2026 ed entro la fine del 2027 tutti i caschi blu del contingente internazionale nel sud del Libano dovranno essere ritirati “gradualmente e in buon ordine”. La risoluzione è stata approvata il 28 agosto dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu.
È frutto di un compromesso fra la posizione più intransigente di Israele e Usa, che volevano subito la fine della missione e un ritiro accelerato dei caschi blu e quella più dialogante della Francia che non ha contrastato il ritiro per principio, ma è riuscito per lo meno ad allungarne i tempi.
L’origine della missione
La United Nations Interim Force In Lebanon (Unifil) è una missione di interposizione decisa dall’Onu nel 1978. Tre anni prima, nel Paese dei Cedri, era scoppiata la guerra civile. I terroristi palestinesi dell’Olp, esuli in Libano, continuavano a lanciare attacchi contro il nord di Israele, finché Israele non aveva reagito militarmente. Subito dopo l’incursione israeliana nel sud del Libano, l’Onu aveva schierato i suoi caschi blu, teoricamente per impedire nuovi scontri. Ma da allora i conflitti sono diventati più gravi.
Dal 1978 al 1982 gli attentati contro Israele divennero più frequenti. E allora nell’estate del 1982 Israele lanciò l’Operazione Pace in Galilea, con le divisioni corazzate del generale Ariel Sharon che arrivarono fino a Beirut per risolvere il problema Olp alla radice. Dal 1982 al 1984 la storia dell’Unifil si sovrappose con quella della Multinational Force Lebanon, missione di pace (a cui partecipò anche l’Italia) per ridare sovranità al Libano diviso in fazioni, ma conclusa nel sangue e con una sconfitta umiliante in meno di due anni. Unifil era sempre lì, a presidiare un confine che, di fatto, non c’era più.
La guerra di Hezbollah
Il ritiro di Israele dal sud del Libano, nel 2000, non fu risolutivo. La guerra riprese come prima. Non era più l’Olp a dominare quella regione di confine, ma il molto più potente e aggressivo Hezbollah, il “partito di Dio” finanziato e armato dalla Siria e dall’Iran. E già nel 2001 Hezbollah ricominciò ad attaccare Israele, con attentati e lanci di razzi.
Finché, il 12 luglio 2006, il rapimento di due soldati dell’Idf (Ehud Goldwasser ed Eldad Regev) non costrinse Israele ad intervenire in modo massiccio. In quella che venne chiamata Seconda Guerra Libanese, durata appena 34 giorni, Israele ottenne una vittoria tattica, ma non decisiva. Le perdite israeliane furono sufficientemente gravi da permettere a Hezbollah di cantare vittoria. Unifil: non pervenuta.
Unifil 2
Per impedire lo scoppio di nuovi conflitti, su iniziativa soprattutto dell’Italia, la missione Unifil venne rinforzata e il suo mandato ampliato. Con la risoluzione 1701 dell’Onu, venne dato avvio alla missione Unifil2. La forza di caschi blu venne triplicata, da 5mila a 15mila uomini, con un nuovo supporto navale. Non sarebbe stata più solo una forza di interposizione, ma avrebbe anche avuto il compito di supportare l’esercito regolare libanese nel Sud, impedire la presenza di milizie e traffico di armi a sud del Litani e garantire protezione civile e umanitaria alla popolazione libanese di confine.
Il governo israeliano di allora, che era a guida laburista, già dubitava dell’efficacia e della buona fede dell’operazione. Non per pensare male, sicuramente, ma ricordiamo che quelli erano i tempi dell’allora ministro degli esteri Massimo D’Alema che si faceva fotografare nella Beirut appena bombardata, mentre camminava a braccetto con un ministro di Hezbollah.
Il riarmo di Hezbollah
Che Unifil2 fosse una missione utile a fermare Israele e a ridare respiro a Hezbollah era abbastanza nell’aria. Il tempo è galantuomo e ha dimostrato che questi timori erano più che fondati. Dal 2006 al 2023, infatti: il sud del Libano non è mai tornato sotto sovranità libanese.
L’esercito regolare del Libano era impotente nel 2023 quanto lo era nel 2006. Hezbollah, in compenso, sotto il naso dei caschi blu, ha battuto un record inquietante: è diventato la prima potenza missilistica fra gli attori non statuali, praticamente il gruppo terroristico più pesantemente armato del mondo.
Dopo il 7 Ottobre
Unifil2 non è riuscito neppure a impedire lo scoppio di una nuova guerra. L’8 ottobre 2023, ventiquattro ore dopo il pogrom scatenato da Hamas nel nord di Gaza, Hezbollah ha ricominciato i suoi lanci di razzi contro Israele.
Israele aveva però imparato la lezione e ha evitato di ripetere gli stessi errori del 2006. Invece di colpire le cellule di Hezbollah sul terreno, ha colpito direttamente dirigenti e quadri, con raid mirati e con incredibili operazioni di intelligence (come l’esplosione simultanea di migliaia di cercapersone, cellulari e radio, nelle tasche di quadri e dirigenti di Hezbollah). Le operazioni sul terreno sono state limitate al minimo indispensabile, ma quel tanto che è bastato per dimezzare l’arsenale missilistico di Hezbollah.
E l’Unifil? Anche in questo caso, non solo non è riuscito a prevenire lo scoppio del conflitto, ma si è trovato coinvolto nei combattimenti nella parte del terzo incomodo. A ottobre del 2024 Unifil2 ha registrato una trentina di incidenti in cui, per colpire Hezbollah, Israele ha coinvolto anche i caschi blu. Quattro di essi sono stati feriti direttamente, altri quindici sono rimasti intossicati in un incendio nella base di Ramyah.
Israele puntava soprattutto a distruggere gli strumenti di sorveglianza di Hezbollah, spesso nascosti a ridosso delle posizioni dell’Onu. Per questo, mentre sui nostri quotidiani passava solo il messaggio “l’Idf spara sui nostri peacekeeper”, in Israele lo scandalo era che quei peacekeeper, per come erano schierati, facevano letteralmente “da palo” a Hezbollah.
La svolta del 2024
Dal 2024 Israele ha chiesto con sempre più insistenza il ritiro di Unifil2. La richiesta è stata esaudita quasi un anno dopo e dilazionata fino al 2027. Ma fino all’anno scorso sarebbe stata considerata come irricevibile. Rispetto al 2024 sono cambiati tre fattori.
Il primo è la sconfitta di Hezbollah. Sebbene anche i migliori analisti non lo ammettano, se non a denti stretti (prevale infatti la tesi che la vittoria di Israele contro gruppi di guerriglia sia “impossibile”), la vittoria di Israele contro Hezbollah, nell’autunno del 2024, è stata netta.
Il 26 novembre 2024, quando è stato firmato un accordo di cessate-il-fuoco in Libano, il gruppo terrorista aveva già perso l’iniziativa, la sua capacità offensiva e anche la sua intera leadership, compreso il capo storico, Hassan Nasrallah. Ora è talmente debole che, per la prima volta, il governo libanese parla seriamente di disarmo delle sue milizie.
Il secondo fattore, legato al primo, è il cambio di regime in Siria. Legato al primo, perché la sconfitta in Libano di Hezbollah ha privato il regime di Assad delle sue forze migliori. E ha consentito alla coalizione di jihadisti Hts di al Sharaa di prendere facilmente il potere l’8 dicembre 2024.
Sono jihadisti e come tali sono nemici di Israele (che infatti li bombarda, ogni volta che si avvicinano troppo a Israele o aggrediscono i drusi alleati degli israeliani), ma sono anche nemici degli sciiti, dell’Iran e di Hezbollah. Quindi si è interrotto quel corridoio strategico attraverso cui l’Iran, tramite le sue milizie in Iraq e la Siria di Assad, riforniva Hezbollah in Libano con continuità.
La posizione di Hezbollah, attualmente, è indifendibile, con nemici a sud (Israele) e a est (Siria), privo di rifornimenti costanti e incapace di ripristinare in fretta la forza offensiva persa nel 2024. Per la prima volta, dall’inizio della guerra civile nel 1975, l’esercito regolare libanese ha l’opportunità di ripristinare il monopolio su tutto il territorio nazionale. E questo grazie a Israele, non certo grazie a Unifil e Unifil2.
Il terzo fattore è l’amministrazione Trump che non è affatto “equivicina” (termine amato da D’Alema), ma è chiaramente schierata con Israele e contro i terroristi. In Libano sta favorendo un processo di pace in cui Beirut ripristini la sovranità e il monopolio della forza. Questa è la linea seguita dall’inviato statunitense Tom Barrack che sta premendo sul governo Salam e sul presidente Joseph Aoun perché finalmente disarmino Hezbollah e pongano fine a una lunga e assurda storia di uno Stato nello Stato.
Israele non ha ritirato del tutto le sue forze dal Libano meridionale (dove conserva cinque avamposti) e continua a lanciare raid in territorio libanese, contro Hezbollah, ovunque trovi una cellula in attività. Aspetta a ritirarsi finché la milizia filo-iraniana non sarà disarmata.
In questo nuovo processo di pace Unifil è inutile quanto lo era stato in tempo di guerra. In un Medio Oriente profondamente cambiato, è tempo di ritirarlo.
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