Circa 220 milioni di fascicoli di elettori americani nelle mani del regime cinese; Cina e altri nemici degli Usa che cercano attivamente di interferire nelle elezioni; oltre 270 mila non cittadini o persone decedute negli elenchi elettorali; macchine per il voto e sistemi di conteggio delle schede esposti a hacking e manipolazione; decine di milioni di schede per voto postale in circolazione non sicure; prove di possibili frodi elettorali insabbiate; documenti e valutazioni sulle interferenze straniere nascosti al presidente.
Queste, in sintesi, le rivelazioni di ieri sera, la notte in Italia, del presidente Donald Trump in un discorso alla nazione, in cui ha annunciato la declassificazione e il rilascio di informazioni di intelligence che rivelano “vulnerabilità scioccanti nella nostra infrastruttura elettorale“. Ancora “più inquietante”, queste informazioni vitali “sono state per molti anni insabbiate e nascoste”.
Ovviamente, tali vulnerabilità alle interferenze esterne del sistema elettorale Usa denunciate dal presidente Trump rafforzano la sua spinta ad approvare il Save America Act, la legge che prevede né più né meno che una prova di cittadinanza, un documento di identità, per poter esercitare il diritto di voto, qualcosa che nelle democrazie europee, per esempio in Italia, è lo standard minino.
Interferenze cinesi
Documenti recentemente declassificati mostrano che, nel corso di un periodo di anni a partire dal ciclo elettorale del 2020, la Repubblica Popolare Cinese ha portato a termine quella che si ritiene essere la più grande compromissione di dati elettorali della storia – che ha portato all’acquisizione illecita da parte della Cina di 220 milioni di fascicoli di elettori statunitensi. Queste informazioni includono nomi, indirizzi, numeri di telefono, preferenze di partito politico e altri dati sensibili necessari per registrarsi per votare e intraprendere altre attività nefaste. Questa perdita di dati rappresenta un incubo senza precedenti per la sicurezza elettorale. L’intelligence mostra persino che la Cina ha assegnato un’unità specifica di sfruttamento dati a questo nuovo progetto.
Ma c’è di più, la Cina era impegnata in uno sforzo per minare le possibilità di rielezione del presidente Trump. I rapporti della CIA affermavano esplicitamente:
A metà del 2018, la politica del Partito Comunista Cinese era quella di sfruttare tutti gli elementi interni ed esteri che si opponevano al presidente Usa nel tentativo di ridurre i suoi voti e costringerlo a dimettersi o impedirgli la rielezione. Inoltre, a metà del 2018, la Cina stava lavorando per influenzare i risultati delle elezioni di midterm, e successivamente, i risultati delle elezioni presidenziali del 2020. Separatamente, a metà del 2019, la strategia del governo cinese contro gli Stati Uniti era focalizzata sul minare la fiducia interna nel presidente.

Questa strategia includeva pressioni sui leader delle grandi aziende Usa facendo leva sui loro contratti con la Cina e incentivi monetari ai giornalisti, ma secondo informazioni raccolte dall’FBI, le attività cinesi includevano persino un “tentativo di fabbricare schede elettorali illegali per Joe Biden“.
Secondo quanto risulta da alcuni documenti, il governo cinese avrebbe prodotto patenti di guida false e le avrebbe spedite negli Usa a propri “simpatizzanti” al fine di fabbricare decine di migliaia di voti per posta a favore di Biden nel 2020. Alcune migliaia di patenti dirette a New York furono sequestrate nel novembre 2019.
Insabbiamento interno
A rendere la situazione “ancora più scandalosa”, ha proseguito Trump, “il secondo insieme di documenti che stiamo rilasciando rivela che membri del Deep State nelle nostre agenzie di Intelligence hanno lavorato attivamente per sopprimere e minimizzare le informazioni sull’entità dell’interferenza della Cina nelle elezioni, nascondendola sia al presidente che al popolo americano“.
Le agenzie Usa hanno iniziato a scoprire nel 2020 che i dati di decine di milioni di elettori in 18 stati erano stati acquistati, rubati o hackerati dalla Cina, ma invece di lanciare l’allarme, o informare il presidente o il Congresso, hanno continuato ad affermare che “questa è l’elezione più sicura nella storia del nostro Paese”.
Decine di rapporti significativi della CIA e dell’NSA sull’obiettivo elettorale della Cina sono stati tenuti fuori dal briefing presidenziale quotidiano. Una email tra analisti di Intelligence ammetteva che avevano “deliberatamente manipolato” il Briefing per trattenere informazioni riguardanti le attività cinesi relative alle elezioni. Un’altra funzionaria all’interno dell’FBI ha scritto che stava gestendo “un governo ombra” per impedire che le informazioni sull’interferenza elettorale della Cina diventassero note. Altri funzionari che hanno assistito a tali sforzi hanno percepito le motivazioni come palesemente politiche.
Il presidente Trump ha chiesto al direttore dell’Intelligence nazionale, al Dipartimento di Giustizia, all’FBI e alla CIA di indagare su come e perché tali informazioni siano state nascoste, di licenziare coloro che sono coinvolti nell’insabbiamento e di presentare accuse penali contro di loro.
Sistemi vulnerabili
Il terzo insieme di documenti, ha proseguito Trump, dimostra che “per molti anni gli americani sono stati apertamente ingannati riguardo alla sicurezza della nostra infrastruttura elettorale, incluse le macchine per il voto elettronico e i sistemi di conteggio delle schede”, e che “il nostro governo da tempo sa che queste macchine sono estremamente esposte ad attacchi“. Come si legge in una delle valutazioni della Comunità di Intelligence:
Giudichiamo che gli avversari degli Stati Uniti, inclusi almeno Russia, Cina, Iran e Corea del Nord, nonché gruppi non statali, abbiano la capacità di compromettere l’infrastruttura elettorale degli Stati Uniti… Valutiamo che gli archivi centralizzati di dati relativi alle elezioni, come i database di registrazione degli elettori, i registri elettorali e i siti web ufficiali delle elezioni, siano i più vulnerabili, e gli avversari potrebbero utilizzare l’accesso a questi sistemi per alterare i processi elettorali.
Insomma, esiste un credibile rischio che sia effettivamente possibile “manipolare elettronicamente i totali dei voti o alterare i risultati delle elezioni“. In particolare, la CIA ha ottenuto rapporti su un “complotto specifico del regime Maduro in Venezuela per fare esattamente questo: cospirare per truccare digitalmente le elezioni del proprio Paese nel 2020”.
Morti e non cittadini nelle liste
Un’indagine del Dipartimento per la Sicurezza interna sulle liste elettorali statali e i registri pubblici, ha identificato “circa 278.000 non cittadini che sono registrati per votare nelle elezioni federali”. E questo solo in una decina di stati, quasi tutti governati da Repubblicani. In Georgia, per esempio, dove il voto fu contestatissimo nel 2020 dal presidente Trump, nelle liste risultano 42.776 deceduti e 2.549 non cittadini. In North Carolina, 34.622 morti e 1.599 illegali. “Poiché gli stati democratici rifiutano di condividere i loro registri elettorali, il numero reale è in realtà molto più alto”.

“Anche quando sono state rilevate prove significative di frode – ha denunciato il presidente – queste sono state sepolte e insabbiate“. Documenti dell’FBI riportano “prove di presunta frode da parte di un’operazione su larga scala di registrazione degli elettori in Michigan”, ma il Dipartimento di Giustizia di Biden “ha rallentato l’indagine per anni”.
Approvare il Save America Act
“Affrontare questa crisi di sicurezza elettorale”, ha concluso il presidente Trump, “richiede che il Congresso debba approvare il Save America Act. L’unico motivo per cui non vorreste farlo è che volete imbrogliare“. La riforma elettorale prevede semplicemente che tutti gli elettori debbano mostrare un documento di identità, che debbano fornire una prova di cittadinanza, qualcosa che è considerato lo standard minimo in qualsiasi democrazia occidentale, Italia inclusa.
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