Ucciso a 31 anni mentre parlava ad uno dei suoi dibattiti. Charlie Kirk, l’attivista conservatore assassinato ieri durante un evento alla Utah Valley University, lascia la moglie e due bambini piccoli. Qualcuno gli ha sparato da lontano, centrandolo alla gola. Poi la corsa in ospedale, dove pare fosse arrivato ancora vivo, ma non ce l’ha fatta. Non c’è ancora un sospettato, solo un orribile video, ma certo un colpo così preciso da 200 yards, secondo le prime ricostruzioni, richiede abilità non comuni.
Profondamente religioso, pro-life, difensore della libertà, dei valori conservatori, della civiltà giudaico-cristiana, amico di Israele e sostenitore del presidente Trump.
Libertà di parola e confronto
Era un oratore brillante, efficacissimo. Se non vi è mai capitato, vi consiglio di guardarvi qualche suo dibattito. Accettava il confronto con tutti ai suoi eventi, anche i più fanatici di sinistra. Anzi, più erano fanatici, più si appassionava e si divertiva a massacrarli con le sue argomentazioni. Finché, purtroppo, qualcuno non ha massacrato lui con un colpo di fucile.
“Saremo qui per un paio d’ore… portate i migliori liberal che lo Utah ha da offrire”, aveva detto al suo pubblico aprendo l’ultimo fatale evento. Charlie incarnava lo spirito stesso della libertà d’espressione e del confronto diretto, anche aspro ma rispettoso, al quale non si è mai sottratto, con l’avversario politico, con chi la pensava diversamente, che dovrebbe essere il sale della democrazia.
Non solo durante i suoi eventi, ma accettando la sfida anche in contesti dichiaratamente ostili. Personalmente non dimenticherò il dibattito alla Oxford Union Society del 6 giugno scorso, o quello alla Cambridge Union.
Turning Point Usa
Credeva profondamente nel potere della parola, nella persuasione. Con l’organizzazione da lui fondata, Turning Point Usa, ha fatto un lavoro enorme tra i giovani e nei campus, spesso roccaforti della sinistra, dando un contributo senz’altro significativo alla rielezione di Donald Trump. La sua è una grave perdita per il movimento conservatore proprio in termini di capacità di creare consenso e influenzare il dibattito pubblico.
I media mainstream, anche italiani, hanno già iniziato la character assassination, lo spin dell’estremista divisivo che un po’ se l’è cercata. Insomma, il solito schifo. Ma non era un estremista, diceva cose che un tempo erano semplice buon senso.
Martire del free speech
Così lo ha ricordato su Truth il presidente Trump:
“Il grande, e persino leggendario, Charlie Kirk è morto. Nessuno ha compreso o posseduto il cuore della gioventù negli Stati Uniti d’America meglio di Charlie. Era amato e ammirato da tutti, soprattutto da me, e ora non è più con noi. Le condoglianze mie e di Melania vanno alla sua bellissima moglie Erika e alla sua famiglia. Charlie, ti amiamo!”
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu:
Charlie Kirk è stato assassinato per aver detto la verità e difeso la libertà. Un amico di Israele dal cuore di leone, ha combattuto le menzogne e si è eretto a difesa della civiltà giudaico-cristiana. Ho parlato con lui solo due settimane fa e l’ho invitato in Israele. Purtroppo, quella visita non avrà luogo. Abbiamo perso un essere umano straordinario. Il suo immenso orgoglio per l’America e la sua valorosa fede nella libertà di parola lasceranno un impatto duraturo. Riposa in pace, Charlie Kirk
L’ex premier britannico Boris Johnson:
L’omicidio di Charlie Kirk è una tragedia e un segno della totale disperazione e codardia di coloro che non sono riusciti a sconfiggerlo in un confronto verbale. Charlie Kirk non è stato ucciso per aver espresso opinioni estremiste – perché non lo ha fatto. È stato ucciso per aver detto cose che un tempo erano semplice buon senso. È stato ucciso perché ha avuto il coraggio di sostenere pubblicamente opinioni ragionevoli condivise da milioni e milioni di persone comuni sia negli Stati Uniti che in Gran Bretagna. Il mondo ha un nuovo, luminoso martire della libertà di parola.
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