Esteri

Da Merz un “Nein” forte e chiaro a Macron

Il presidente Macron ha chiesto una mano a Berlino, la quale ha risposto "Nein", direttamente e per tramite Bce: dentro l'Euro, c'è solo la "Cura Monti". A Parigi la scelta

Merz Macron (Eliseo)

Abbiamo scritto della crisi politica e finanziaria francese. Oggi ci interessa la reazione in Germania.

La credibilità che manca

Cominciamo dall’artificio retorico del cadituro governo Bayrou. La questione posta al Parlamento, non sarebbe fiduciaria (“sì o no alla Finanziaria annunciata”), bensì confessoria (“sì o no, la Francia è sull’orlo del sovra-indebitamento che la metterebbe a rischio di perdita di sovranità?”).

Con la precisazione che chi voterà contro il governo perderà la propria credibilità. Oltrepassando il ridicolo, da parte del governo di quel Macrone che ìmpera dal 2017 e quello stesso sovra-indebitamento ha covato e fatto crescere, come la chioccia coi pulcini.

Credibilità verso chi, poi? Lo ha precisato Macrone: al Parlamento, Bayrou “ha posto una domanda semplice … che mi sembra d’altronde al centro della convergenza franco-tedesca”. Tradotto: credibilità verso i tedeschi.

Macrone chiama Berlino

Tedeschi che si sono presentati, nella persona del cancelliere Merz, alla corte di Macrone presso il forte di Breganzona e, poi, a Tolone. Per poi tenere una conferenza stampa congiunta, nella quale Macrone ha parlato di programmi di lavoro bilaterali e lì concordati, i quali “impegnano la Francia nella sua continuità”.

Sfrugugliandone l’elenco, uno trova anche testi potenzialmente impegnativi. Ad esempio, una “agenda di convergenza franco-tedesca”, in particolare dedicata a “la sincronizzazione delle nostre riforme economiche e sociali”, ossia a cosucce come “produttività, tasso di attività … assicurazione contro la disoccupazione … sui quali desideriamo avanzare insieme”. Tradotto, una offerta di commissariamento gentile, che non vuol dire il proprio nome.

Il che, trattandosi di meri programmi di lavoro (feuilles de route), discussi fra ministri (oltretutto dimissionaturi) e fantomatici esperti, appare piuttosto pretenzioso. Ma, evidentemente, Macrone è alla disperata ricerca di un modo gentile per legare le mani al governo francese che verrà.

Il corpo di Macrone

Retoricamente, tale pretesa vincolatività è sostenuta dalla asserzione di Merz (in intervista) che: “per me, il mio interlocutore in materia di cooperazione franco-tedesca è il capo dello Stato”.

Conferma Macrone: questo è “un luogo dove io sarò nei 20 mesi che vengono”, cioè fino alle presidenziali del 2027. Per poi scandire: “il mandato che mi è stato affidato dai francesi e da nessun altro è un mandato che sarà esercitato fino al suo termine” … ossia sino a scadenza costituzionale. Tradotto, che Le Pen e Melencione non si impiccino.

Ed è come se Macrone offrisse il proprio corpo, come faceva il Mussolini della battaglia del grano: stavolta, a frapporsi fra sé ed i poteri costituzionali dell’Assemblea nazionale di Francia.

Peccato che, giuridicamente, tutto ciò sia perfettamente incostituzionale: non v’è modo, per l’Eliseo, di dettare la politica economica ad un Parlamento eventualmente recalcitrante, anche se vestita da politica estera. A meno di non far ricorso allo Stato d’urgenza costituzionale … come abbiamo spiegato.

Merz non raccoglie

Merz pare esserne consapevole, infatti évita di obbligare sé stesso e la Germania. Ciò che egli fa capire in molti modi diversi.

Primo indizio, egli esplicitamente rifiuta l’offerta di partecipare alla bomba atomica francese: una offerta che pure egli esplicitamente afferma di aver ricevuto (“abbiamo avuto un’offerta dalla Francia per parlare della nostra partecipazione ai dispositivi nucleari”). E che Parigi non può aver fatto altro che per scucire qualche soldo ai tedeschi.

Secondo indizio, Merz proclama di “assumere la leadership, in Europa” in materia di garanzia di sicurezza all’Ucraina. Ma lo fa ben specificando che, di tale garanzia, “il pilastro più importante, è fin d’ora che dobbiamo rafforzare in modo duraturo le forze armate ucraine per il loro armamento, il loro finanziamento e la loro formazione” … ossia precisamente ciò che Trump ha imposto a Zelensky. Con Macrone ridotto a chiedersi: “chi è pronto a formarla, equipaggiarla, finanziarla e come”? … mentre vede sfuggirgli quella fantomatica “forza di rassicurazione”, con la quale contava di poter balzare la propria quota della bolletta per il riarmo ucraino.

Terzo indizio, Merz esclude di voler comprare armi francesi, ovvero armi sviluppate non in comunione con la Germania: alla domanda “l’obiettivo è comprare francese? comprare aerei francesi?” risponde che “non si tratta di trattativa commerciale … no, bisogna sviluppare insieme dei sistemi d’arma buoni per la Francia e la Germania” (con particolare riferimento a “SCAF e MGCS”). Insomma, si sogni Parigi di poter “vendere” a Berlino la propria tecnologia e pretesa forza militare.

Il Nein di Merz

Ma lo sforzo di Merz, per non obbligare sé stesso e la Germania, va ben oltre, sino a farsi economicamente e finanziariamente specifico.

Quarto indizio, nonostante il cancelliere debba pure ammettere di aver “parlato a lungo” di politica interna francese, egli pretende di essere venuto solo per parlare dei detti fantomatici nuovi sistemi d’arma comuni. Merz è molto preciso: “è la ragione per la quale io sono qui”.

Quinto indizio, il tedesco esplicitamente limita la propria collaborazione nel prevenire l’affermarsi di “un potere euroscettico a Parigi e a Berlino”, alla sola dimensione di “dimostrare che vogliamo rafforzare la cooperazione tra i nostri due Paesi” nei detti programmi di sviluppo di nuovi sistemi d’arma. Tradotto: non in questioni finanziarie.

Sesto indizio, pure quando parla di riforme economiche, Merz fa unicamente riferimento a riforme della legislazione Ue: non ad una fantomatica “agenda di convergenza franco-tedesca”.

Settimo indizio, al francese egli offre nulla, anzi: “abbiamo una moneta comune che deve essere stabile. Era la nostra promessa 25 anni fa, ricordatévelo! … Non vogliamo l’inflazione, vogliamo la stabilità per rassicurare le famiglie”. Tradotto: niente sostegno particolare di Bce ai titoli di Stato francesi.

Insomma, si sogni Parigi di poter strappare a Berlino un trattamento economico o finanziario particolare.

Bce con Berlino

Un Nein bello e forte, quello di Merz. Ribadito dalla presidenta di Bbc, Christine Lagarde, di solito ineffabilmente gaffeuse eppure, stavolta, particolarmente attenta nella scelta delle parole: (1) “il sistema bancario non è la fonte del rischio attuale. Ma … abbiamo visto il rischio Paese aumentare negli ultimi giorni”, cioè le banche saltano quando salta il titolo di Stato; (2) Bce “è la custode dell’euro … la sua missione è la stabilità dei prezzi … i prezzi saranno mantenuti con un’inflazione al 2 per cento”, punto.

Ciò significa che Parigi potrà sì avere accesso al sostegno di Bce, ma come tutti: unicamente a fronte di un accordo con la Troika (TPI o OMT) che imponga alla Francia una recessione tale da compensare effetti inflattivi eventualmente derivanti da qualsivoglia acquisto di banca centrale. La Curà Montì.

Conclusioni

Insomma, Macrone ha chiesto una mano a Berlino, la quale ha risposto Nein, direttamente e per tramite Bce: dentro Leuro, c’è solo la Cura Monti.

Nel prossimo articolo vedremo come tale messaggio sia giunto, a Parigi, forte e chiaro. Dove tutti i potenti van prendendo ad organizzarsi, in vista della gran scelta: fra la Cura Monti e il Franco francese.

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Iscrivi al canale whatsapp di nicolaporro.it
L'inferno è pieno di buone intenzioni