Esteri

Democrazia in crisi negli Usa e in Europa

Brogli elettorali negli Usa, cessione di sovranità all'Ue, islamizzazione del Regno Unito: il suicidio dell'Occidente. Responsabilità principale dei partiti di sinistra

Keir Starmer e i centri per migranti Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Negli Stati Uniti stanno emergendo sempre più le frodi elettorali con le quali nel 2020 Donald Trump perse le elezioni presidenziali.

Brogli negli Usa

Il Dipartimento di Giustizia ha appena acclarato numerosi brogli compiuti dai Dem in Arizona, Georgia, Wisconsin e in Maryland: 500 mila schede false solo in quest’ultimo, mentre reo confessi e indagini hanno accertato quasi in ogni Stato elettori falsi, votazioni multiple, voto di clandestini e defunti, schede gettate nei rifiuti, conteggi fraudolenti. I dati sono pubblici e disponibili.

Oggi si sta verificando l’esistenza degli stessi brogli nelle elezioni per sindaci e governatore della California, con i Dem in netto svantaggio alle urne, ma poi in testa solo tramite il voto postale durato settimane e impedendo i controlli sulle schede arrivate per posta.

Al Congresso il Partito Democratico sta bloccando in tutti i modi l’approvazione del Save America Act, una normale legge che obbligherebbe a presentare la carta d’identità per votare, dimostrandosi la parte politica meno interessata ai diritti dei cittadini americani e intenta solo a conservare il proprio potere con ogni mezzo. In questa battaglia antidemocratica i Dem sono affiancati dai Rinos (Repubblicani solo nel nome) e dalle correnti repubblicane avverse ai Maga di Trump.

La tecno-burocrazia Ue

In Europa, di contro, abbiamo volontariamente ceduto la sovranità nazionale ai burocrati della Ue e ai manager super stipendiati dalle corporation private che fanno a capo della Bce, non eletti da nessuno e facenti gli interessi non certo dei popoli bensì della finanza sovrastatale.

Le consultazioni elettorali nazionali servono solamente a eleggere una congrega di esecutori delle direttive antidemocratiche europee.

Islamizzazione

Il Regno Unito, brillantemente approdato alla Brexit, si è però castrato da sé, accettando supinamente di diventare uno Stato islamico in cui spesso si difende la sharia in luogo delle leggi statali, con le amministrazioni locali sempre più invase da eletti musulmani.

Il 7 maggio 2026, Birmingham, quarta città per grandezza in Gran Bretagna, ha eletto 13 indipendenti musulmani, laburisti sbaragliati e presenza islamica attorno al 33 per cento della popolazione. I consiglieri eletti non si sono candidati parlando di strade, tasse o sanità, bensì sproloquiando di Gaza, Israele e di una politica retrograda e oscurantista importata integralmente da regioni tuttora teocratiche e autoritarie. E questo è il trend non solo del Regno Unito.

L’Islam – per sua definizione, con tanto di proclami e documenti – è nemico di ogni principio democratico e l’Occidente è preda delle strategie di potentissime multinazionali che ne fomentano l’invasione tramite ong e partiti di sinistra.

In quest’ottica si è acuita una narrazione mediatica e politica fatta di continue accuse di islamofobia nei confronti di chi vi si oppone, mentre sparisce ogni ipotesi di cristianofobia dei musulmani radicalizzati.

VIene subito stigmatizzato come razzista, sovranista e fascista chiunque sollevi i temi dell’intolleranza islamica, delle politiche migratorie, dell’antisemitismo, dell’autoritarismo finanziario della Bce.

Ma in questa caduta velocissima della democrazia la colpa maggiore risiede nei partiti occidentali di sinistra, i quali negli ultimi decenni si sono dimostrati odiatori di tutti i principi socialdemocratici solo per ingraziarsi – vanamente – da un lato le banche private mondiali, dall’altro l’elettorato immigrazionista, che li spazzerà via non appena otterrà i voti sufficienti. Come a Birmingham. Torneremo al Medioevo?

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