Uno dei fattori che hanno giocato a sfavore dei Democratici americani alle elezioni del 2024, è stata l’accusa rivolta dalla sinistra propal all’allora presidente Joe Biden di “complicità” con Israele per quanto riguardava la guerra a Gaza.
Tanto che secondo il Guardian, alle elezioni presidenziali del 5 novembre 2024, solo in Michigan (Stato con una forte presenza di immigrati arabi) i Democratici persero oltre 22.000 voti rispetto alle precedenti elezioni del 2020 nelle città che ospitavano le più grandi comunità arabe e musulmane.
A dispetto di questa narrazione, la Commissione giudiziaria della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha recentemente dichiarato di aver trovato le prove che l’amministrazione Biden ha finanziato gruppi e ong di sinistra che si oppongono al governo israeliano guidato da Benjamin Netanyahu, e che in alcuni casi presentano anche legami con organizzazioni terroristiche.
Legami nascosti
L’agenzia di stampa JNS (Jewish News Syndicate) ha ottenuto in esclusiva un memorandum, rendendone pubblico il contenuto il 29 maggio, in merito alle “nuove informazioni su come l’amministrazione Biden-Harris ha contribuito a finanziare le proteste contro il governo Netanyahu”.
La tesi di fondo è che organizzazioni con sede negli Stati Uniti, tra cui il Rockefeller Brothers Fund e il Tides Network, “abbiano fornito oltre cinque milioni di dollari a gruppi che finanziavano proteste radicali antisraeliane negli Stati Uniti e in Israele, e sostenevano numerose ong aventi legami con il terrorismo”.
La Commissione Giudiziaria della Camera aveva già reso pubblici i primi risultati dell’indagine nel 2025. L’ultimo memorandum aggiunge ulteriori dettagli, descrivendo una vasta rete di connessioni finanziarie con la quale l’amministrazione Biden ha finanziato gruppi che hanno promosso le proteste in Israele contro l’attuale governo, ad esempio durante le manifestazioni del 2023 contro la riforma giudiziaria precedenti al 7 ottobre.
Le organizzazioni coinvolte
“I documenti suggeriscono che il Jewish Communal Fund, e i suoi beneficiari, Rockefeller Philanthropy Advisors e PEF Israel Endowment Funds, potrebbero aver violato il loro status di esenzione fiscale finanziando gruppi impegnati in campagne radicali antigovernative in Israele”, afferma il memorandum. “Un altro beneficiario del governo americano, Abraham Initiatives, ha promosso proteste antigovernative analoghe in Israele e, secondo un audit del 2023, l’organizzazione non ha rispettato le procedure antiterrorismo in un programma finanziato da USAID”.
Tra il 2016 e il 2022, il Tides Network ha ricevuto 30 milioni di dollari da USAID, mentre Abraham Initiatives ha ricevuto circa 2,05 milioni di dollari di fondi governativi tra il 2018 e il 2021. Tuttavia, una parte dei fondi che l’amministrazione Biden ha fornito a questi gruppi non era destinata a progetti legati a Israele. Nel caso di Tides Network, i 30 milioni di dollari in teoria erano destinati ad “un programma di sviluppo civile in regioni dell’Africa, Asia, America Latina e del Pacifico”. Il rapporto sostiene che i fondi destinati a questo progetto siano stati invece dirottati per finanziare l’attivismo anti-Netanyahu in Israele.
Legami con il terrorismo
Tra le ong che hanno beneficiato di questi finanziamenti, alcune non si limitano a promuovere proteste contro il governo Netanyahu, legittime in un sistema democratico, ma in certi casi sono contro l’intero Stato d’Israele e presentano anche legami con il terrorismo.
Per fare un esempio, secondo il memorandum il Rockefeller Brothers Fund avrebbe donato 190.000 dollari a Defense for Children International Palestine, un’organizzazione classificata come terroristica da Israele in quanto presenta dei legami con il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP).
Donazioni da parte del fondo Rockfeller sono state fatte anche a Jewish Voice for Peace, organizzazione ebraica americana di estrema sinistra e dichiaratamente antisionista (hanno organizzato eventi con terroristi palestinesi condannati per omicidio e inviato minacce e intimidazioni agli studenti ebrei filoisraeliani nei campus universitari), e all’Alliance for Global Justice, ente no profit americano che secondo le indagini avrebbe a sua volta finanziato la rete Samidoun, legata al FPLP.
Non solo finanziamenti
I legami con organizzazioni pro-Palestina non riguardano solo i finanziamenti alle ong, ma talvolta coinvolgono anche figure che erano parte integrante dell’amministrazione Biden.
Uno dei casi maggiormente degni di nota è quello di Maher Bitar: funzionario di origine palestinese, già dipendente dell’UNRWA, nel gennaio 2024 è stato scelto dall’amministrazione Biden per ricoprire il ruolo di responsabile delle informazioni dell’Intelligence e della Sicurezza Nazionale. Già nel 2021 Biden lo aveva nominato direttore dei programmi di intelligence del Consiglio per la sicurezza nazionale, dove sotto l’amministrazione Obama era stato responsabile per gli affari israeliani e palestinesi.
Prima di fare carriera nelle ultime due amministrazioni democratiche, cosa che gli ha permesso di avere accesso a documenti sensibili dei servizi di intelligence americani, da giovane Bitar è stato un dirigente del SJP (Students for Justice in Palestine), organizzazione studentesca che si è fatta notare per aver elogiato in più occasioni Hamas, sia prima che dopo il 7 ottobre 2023.
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


